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Elena Paoletta C

Anche quest’anno non potevo mancare al Romics! Anzi…ci sono andata due giorni! :)

Tra gli innumerevoli e immancabili stand di manga e gadget vari, le cose che più mi hanno colpito questa volta sono state tre.

Ho apprezzato molto la mostra “Le straordinarie avventure di Tsukasa Hōjō da Occhi di gatto a City Hunter”. Hōjō, per la prima volta in Italia, ha ricevuto il premio Romics d’Oro ed io ho avuto la fortuna di vederlo proprio alla premiazione.

La mostra si snodava in un percorso suggestivo di oltre cento immagini tra manga, sagome, poster speciali ed illustrazioni equilibrate e raffinate.




I suoi personaggi si inseriscono tra dramma e commedia, ma tutto sempre trattato con uno humor sottile, per raggiungere quel mix perfetto che ne ha decretato il successo. I suoi protagonisti, pur rientrando nei canoni distintivi del disegno manga, sono caratterizzati da una forte influenza occidentale, soprattutto nelle donne splendide che Hojo disegna con colori intensi per renderle più sensuali. Questa sua caratteristica è stata mantenuta in tutti i suoi lavori: immagini di volti tristi, gioiosi, riflessivi, ma sempre bellissimi, pronti ad emozionare e divertire.“Occhi di gatto” è l’opera che ha reso Tsukasa Hōjō famoso in tutto il mondo. Le tre sorelle ladre protagoniste hanno divertito almeno tre generazioni di bambini, tra cui la mia, prendendosi gioco del detective a volte goffo e  impacciato che dà loro la caccia e portando lo spettatore a tifare per le furbe e abilissime ladre.




City Hunter” narra le vicende di un detective affascinante, sempre alle prese con casi complicati e donne bellissime. Le storie si svolgono tra vendette e drammi descritti in situazioni surreali che, forse proprio per questo, diventano tragicomiche. Come ad esempio quando l’assistente Kaori usa un grande martello sulla sulla testa del detective per riportarlo alla realtà perché lui viene inevitabilmente distratto da donne stupende.




Da queste sue prime opere sono state tratte due serie TV di enorme successo internazionale, ma Hōjō approfondisce anche temi importanti, sempre trattati con la sua inconfondibile commedia degli equivoci, come la transessualità in “Family Compo” o il trapianto di cuore in “Angel Heart”; tutte storie commoventi e ricche di suspance che lo hanno fatto amare sempre più da tanti lettori.

Con mia grande sorpresa al Romics ho trovato un Maid Cafè, un particolare tipo di caffetteria a tema pensata soprattutto per una clientela di appassionati di anime e manga. La mia prima esperienza in un Maid Cafè è stata quella a Tokyo nel quartiere di Akihabara: un ricordo indelebile che inevitabilmente mi fa sorridere ogni volta che lo riporto alla mente.

Nel Maid del Romics hanno cercato di ricreare le atmosfere, i colori, i costumi e le coreografie tipiche dei Maid Cafè originali, ma a mio parere i due non si possono paragonare: quelli giapponesi sono irraggiungibili…troppo KAWAII!

Sicuramente la location non permetteva più di tanto poiché questo piccolo angolo giapponese è stato ricreato in uno spazio limitato di un padiglione del Romics. Non era un vero e proprio locale, ma i poster alle pareti dei personaggi manga, le divise delle cameriere e i colori degli arredi, soprattutto il fucsia, erano quasi del tutto simili agli originali.




Il menù naturalmente, proprio per mancanza di una vera e propria cucina, non poteva ricalcare quello riccamente illustrato giapponese con gli enormi gelati ad orsetto o gli spuntini a forma di manga, tuttavia presentava una vasta scelta di bevande e cibo che, anche se preconfezionato, veniva decorato in modo kawaii.




Mi è tanto mancata però la frase di rito «Oishii kunare, moe moe kyun», un incantesimo necessario a migliorare il sapore di ciò che si mangia, che le maid giapponesi pronunciano appena portato il cibo in tavola ed è assolutamente vietato assaggiare ogni cosa se prima non si pronuncia la formula magica. Le maid italiane si prodigavano però in giochi da tavolo per intrattenere i clienti in attesa dell’ordinazione e donavano piccoli gadget per ricordo.

Le cameriere del Maid Cafè al Romics erano vestite in modo impeccabile, con nastri e merletti, l’abito corto e le maniche a palloncino, truccate e pettinate come le classiche figure manga, con tanto di parrucche colorate.




La maid deve necessariamente indossare accessori eccentrici e recitare con una vocina kawaii, fare mossettine buffe e ballare sulle musiche delle più note canzoni J-pop e bisogna dire che le maid italiane ce l’hanno messa proprio tutta! Ho assistito a vere e proprie coreografie in perfetto stile Maid Cafè, dove partecipavano anche due ragazzi vestiti da Butler, il tipico maggiordomo galante e affascinante giapponese ispirato a quelli più classici inglesi. I ragazzi italiani erano carini e simpatici anche se il loro fascino consisteva più che altro nell’essere un pochino imbarazzati nell’interpretare un ruolo certamente non facile e non abituale.




Ma alla fine il tutto è risultato gradevole e divertente e ha scacciato via la voglia di fare paragoni perché con gentilezza e simpatia i ragazzi e le ragazze sono riusciti a dare spensieratezza ed allegria.

Tutti i clienti e anche gli spettatori esterni, molto incuriositi, sono rimasti coinvolti e fotografavano e filmavano a più non posso, perfino i bambini e due ragazzi giapponesi sembravano molto divertiti.

Entrare in un vero Maid Cafè è come entrare nel Paese delle Meraviglie e di conseguenza è come vivere in uno strano sogno! Comunque mi sono emozionata tantissimo anche qui, insieme alla mia amica Gioia e sono felice di aver potuto condividere questo momento insieme. Per lei era la prima volta ed è stato bello vedere che le sue reazione erano simili alle mie quando per la prima volta sono entrata nel Maid Cafè di Tokyo. È stato come aver vissuto un pezzo di Giappone insieme! Per noi questo è davvero un posto magico e quindi non volevamo più andare via… Tra sorprese, emozioni e risate abbiamo trascorso un’ora e mezza di leggerezza condividendo questa passione per il Giappone, per quella cultura, per i manga e per gli anime che ci hanno fatto incontrare. Grazie Gioia per aver reso questa giornata speciale *-*




(Se l’argomento Maid Cafè vi interessa e volete approfondirlo, cliccate qui https://jobok.eu/blogs/80).




Per concludere in bellezza, domenica 8 aprile ho partecipato al concerto di Cristina D’Avena, Special Guest di questa edizione del Romics!!! L’evento era legato alla presenza di Tsukasa Hōjō poiché la cantante ha interpretato la sigla italiana della serie “Occhi di Gatto”.




Per alcune generazioni di italiani, sigle tv significa soprattutto un nome: Cristina D’Avena. La cantante bolognese è infatti sulla cresta dell’onda da ormai più di trent’anni, interamente spesi nel genere sigle di cartoni animati, la carriera in assoluta più duratura nel settore.

Dal 1981 ad oggi ha cantato oltre seicento canzoni, pubblicato oltre centoquaranta dischi e superato le sei milioni di copie vendute. 

La sua è una storia che parte da lontano, ovvero dal 1968, quando partecipò allo Zecchino d’Oro arrivando terza con il celebre Valzer del Moscerino, per arrivare al 1981, quando viene ingaggiata dalla Fininvest per interpretare le sigle delle serie animate e da allora resterà l’interprete storica del genere.




Dopo il primo singolo, la sigla di “Bambino Pinocchio”, interpreta La canzone dei Puffi, un suo intramontabile cavallo di battaglia, a cui seguono Georgie, Pollon Pollon combina guai, L’incantevole Creamy e la già citata Occhi di Gatto, solo per nominarne alcuni.

Nel 1985 è il turno della sigla del fortunato “Kiss Me Licia”, che la porta l’anno successivo e fino al 1987, a rivestire i panni di attrice interpretando Licia negli spin-off tratti dalla serie animata. Interpreta poi se stessa nei successivi telefilm che la vedono protagonista assoluta, a partire da “Arriva Cristina”.

A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta si cimenta nel suo primo tour nei palazzetti dello sport e al forum di Assago registra l’afflusso record di tredicimila paganti. Questa però è solamente una tappa intermedia della sua carriera: le generazioni si rinnovano e nuove serie animate reclamano nuove sigle. Cristina canta allora Sailor Moon, Piccoli problemi di cuore, Sakura, Hamtaro, DoReMi e i Pokémon e tante altre.




La sua sterminata produzione è caratterizzata dall’impiego di musiche scritte per lei sempre da grandi autori, ma la sua vera caratteristica è probabilmente l’impiego della voce che sfrutta un particolare colore bambinesco, un utilizzo che si distingue per i guizzi divertiti e per l’interpretazione frizzante e fanciullesca, proprio come farebbe una bambina cantando di eroi e di mondi fantastici. Forse sta proprio in questo approccio alla musica il segreto del suo successo che è inarrestabile.




Nel 2016 partecipa in qualità di super ospite al 66°esimo Festival di Sanremo e nel 2017 esce Duets, una raccolta di alcune delle più celebri sigle di cartoni animati reinterpretate da Cristina D’Avena insieme ad alcuni dei più importanti cantanti italiani tra cui Noemi, Annalisa, Giusi Ferreri, J-Ax e Loredana Bertè insieme alla quale interpreta proprio Occhi di Gatto.

Domenica 8 aprile, sotto il palco del Pala Romics, si è finalmente avverato un mio grande desiderio, quello di assistere ad un concerto di Cristina D’Avena❤Eravamo tutti pronti a cantare le colonne sonore della nostra infanzia: bambini, giovani, adulti, anziani, tutti a squarciagola abbiamo intonato insieme a lei le sigle dei cartoni animati più famosi, copiando perfino le sue mossettine. 

Devo dire che oltre al puro divertimento e alla gioia di tornare un po’ bambini per un’ora, mi hanno molto colpito le parole che Cristina D’Avena ha rivolto al pubblico durante il concerto, dedicate soprattutto a chi crede nei sogni, come me. Ho raccolto i momenti più emozionanti, al di là delle canzoni, in questo video.





Chi vuole vedere altre foto del Romics può visitare la mia pagina https://www.facebook.com/WonderlandTales/  ^__^


Pictures © Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

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Elena Paoletta C
Mia sorella, che vive a Peterborough nel Cambridgeshire mi ha fatto la sorpresa di regalarmi il biglietto per la Comic-Con che si è svolta proprio in quella City prima di Pasqua. È stata la mia prima esperienza da cosplayer e ho scelto di indossare i panni di Ciel Phantomhive il protagonista del manga Black Butler, perchè lo trovo un personaggio interessante anche se lontano da me: io sono una giovane donna e lui è un maschio adolescente e per di più lord con tanto di affascinante maggiordomo. Black Butler è un manga ambientato proprio in Inghilterra nell’epoca vittoriana e i suoi protagonisti rispecchiano quel mondo in modo impeccabile, sia nell’abbigliamento che nello stile di vita. Non è stato facile quindi calarmi nel personaggio ma mi è venuto spontaneo immedesimarmi in quel ragazzino dagli occhi azzurri e dai lineamenti molto delicati, di statura bassa e di fragile costituzione, serio, riservato e taciturno.




Posso dire che il mio essere cosplayer è iniziato con le feste di Halloween ma in modo più approfondito si è sviluppato durante le fiere dedicate al mondo del fumetto e dei manga, in particolare a Lucca dove centinaia di persone girano per le strade con dei cosplay stupendi. In Giappone e non solo, l’arte di fare cosplay è poi una vera e propria professione che permette un buon guadagno divertendosi. Tutto ciò comporta comunque il fatto che il personaggio in cui immedesimarsi deve essere ben conosciuto nei minimi particolari. La Comic-Con è stata un successone anche se si è svolta in un teatro e quindi una location più piccola rispetto ad altre convention come il nostro Romics, però tutto era molto ben organizzato e la folla non impediva la passeggiata lungo gli stand. Mi ha suscitato un’emozione continua vedere che il mio cosplay veniva riconosciuto e molti mi fermavano per fare delle foto…Mi sono sentita quasi una star! La maggior parte dei cosplay erano di personaggi che conosco molto bene perché appartenenti al mondo dei manga e degli anime come Death Note, L’attacco dei giganti, Sailor Moon e Pincipessa Mononoke del mio amato Miyazaki. Come descrivere inoltre la sorpresa e la felicità di incontrare altri due cosplay di Black Butler, cioè Grell Sutcliffe e Undertaker? La sintonia è stata tale che forse sono state le foto meglio riuscite! :D




Ho assistito alla gara dei cosplayer divisa in quattro gruppi a seconda dell’età e mi sono stupita nel vedere che anche i bambini più piccoli partecipavano alla sfilata; c’erano persino due neonati in braccio alle loro mamme! Anche i gruppi mi hanno particolarmente divertita…É bello vedere intere famiglie o semplici amici che condividono la stessa passione e si immedesimano nei loro personaggi preferiti recitando scenette e assumendo pose riconducibili a loro. Con mia grande gioia nel gruppo della mia età è risultata vincitrice la cosplayer che interpretava la Principessa Mononoke in modo molto fedele all’originale, non solo nel costume ma anche nella recitazione. Molto interessanti sono state le sezioni dedicate ai videogame e ai giochi virtuali e l’immancabile lezione di spada laser dato che era presente lo stand dedicato a Star Wars!




Tantissimi erano gli stand variopinti con oggettistica per tutti i gusti e con gadget particolari e imperdibili…come resistere? 





Spero che si ripresenterà l’occasione di partecipare ad un’altra Comic-Con dove sicuramente, ora che ho superato l’impatto, gareggerò come cosplayer! ✌ Un grazie particolare a mia sorella per avermi fatto vivere questa esperienza indimenticabile! ❤




 24/03/2018


 Elena Paoletta


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Elena Paoletta C





Grazie amica mia per questo piacevole pomeriggio trascorso insieme!

Elena Paoletta C


Una delle prime cose che uno straniero nota nel visitare il Giappone è che tutti leggono manga.La spiegazione si può far risalire al padre dei manga, Osamu Tezuka, che viene ricordato soprattutto per le sue storie comiche e di avventure, ma anche per aver dato forma all’idea che il dramma serio e i temi adulti potevano essere raccontati con i disegni. Il fatto di alzare il livello dei manga, fino allora ritenuti adatti solo ai bambini, ha contribuito a farli diventare una lettura per tutti e ha originato una vasta gamma di generi e sottogeneri; i primi servono a suddividere il pubblico cui si rivolgono per sesso ed età, mentre i secondi il tipo di contenuto trattato.Il genere Kodomo (“bambino”) indica i manga destinati ai bambini. I kodomo prevedono trame semplici, il più delle volte formati da una serie di episodi autoconclusivi o comunque da archi narrativi molto brevi. I protagonisti di solito sono bambini delle elementari o simpatici animaletti parlanti. I disegni tendono ad essere molto semplici senza troppi particolari e con linee molto morbide. Esempi di kodomo sono Hamtaro e Mirmo.Un sottogenere usato per lo più nei kodomo è l’Aniparo (Anime parody), la cui caratteristica peculiare sono i personaggi in stile super deformed, cioè ridisegnati per assumere le proporzioni e la fisionomia di neonati: occhi enormi, corpo tozzo e rotondeggiante, la testa che occupa un terzo dell’altezza corporea. A volte vengono aggiunti particolari come orecchie da gatto o code da volpe, una qualsiasi stravaganza, per dar vita a tutti quei personaggi bizzarri che sono molto accattivanti per i bambini. L’Aniparo da luogo infatti ad un merchandising di notevoli dimensioni, costituito per lo più dai gadget dei protagonisti super deformed (portachiavi, pupazzi, magliette ecc.).Altro sottogenere dei kodomo è il Fantasī basato su storie e personaggi di fantasia, spesso ambientate nel Giappone contemporaneo, nel quale arrivano extraterrestri o simpatici mostri. Lo stile è quello tipico dei kodomo dove prevalgono il tratto spesso e le linee morbide. Gli esempi più famosi sono senza dubbio Carletto il Principe dei Mostri e Doraemon.




Oltre al genere Kodomo si trovano gli Shōjo (“ragazza”), i manga rivolti per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici o dodici anni e fino ai diciotto. I maggiori successi di questo genere vengono comunque fruiti trasversalmente anche da persone di età maggiore e di genere maschile. Fino alla fine degli anni Sessanta gli shōjo manga erano stati creati soprattutto da autori uomini; in seguito cominciarono ad essere realizzati principalmente da donne, che ne modificarono profondamente tematiche e grafica. Inizialmente confinati su temi sentimentali (Ren'ai, storie d'amore), con ambientazioni europee e personaggi idealizzati ma dalle emozioni esplicite in situazioni melodrammatiche, gli shōjo ampliano con il trascorrere degli anni i loro soggetti, spaziando dall'horror al mistero (Psychic Detective Yakumo), dallo sport (Mila e Shiro) al fantasy (Vampire Knight) e allo storico (Lady Oscar) fino alla più comune commedia scolastica (Le situazioni di lui e lei).




Dal punto di vista grafico si distinguono per un'impaginazione libera, un ampio uso di elementi simbolici per esprimere gli stati d'animo (celebri le decorazioni floreali), personaggi dai fisici eterei e gli occhi dalle dimensioni pronunciate. Tuttavia negli anni più recenti, autrici come Naoko Takeuchi, Moyoco Anno o Kyoko Okazaki hanno preferito una grafica più veloce, volutamente scarna e sgradevole, lontana dagli idealismi dei manga shōjo classici, nel tentativo di dipingere con maggior realismo l'alienazione contemporanea. Il protagonista coincide con il pubblico a cui si rivolge, quindi nella maggior parte degli shōjo è una ragazza adolescente, con tratti in genere più spigolosi ed occhi e ciglia più grandi rispetto a quelli dei disegni degli altri generi. In particolare negli occhi spesso si possono notare i riflessi della luce ben definiti per mettere maggiormente in risalto l’aspetto romantico del personaggio. 

Tra i sottogeneri particolarmente fiorenti e notevoli dello shōjo troviamo il Mahō shōjo oMajokko (in italiano “fanciulla magica”), che fonde elementi fantasy, in particolare la magia, con la commedia e il sentimentalismo tipici di quel genere (Bia-la sfida della magia, L’incantevole Creamy, Magica DoReMi, Yui ragazza virtuale, Ransie la strega e Sailor Moon).




Il Romakome (Romantic Comedy) è invece la tipica commedia d’amore scolastica molto diffusa e apprezzata (Marmalade Boy, Kodomo no omocha/Rossana, Special A, Lovely Complex).

Con la parola Smut (dall’inglese “osceno”) i fan occidentali indicano i manga shōjo ad alto contenuto erotico esplicito anche se hanno solo una finalità di completamento all’amore a volte troppo platonico tra due personaggi di sesso diverso (Say I love you, Inferno Blu e Black Bird).




Forse il genere più diffuso di manga è quello degli Shōnen (“ragazzo”), rivolto principalmente ad un pubblico maschile di età compresa tra i dodici e i diciotto anni.

Gli shōnen si focalizzano principalmente sull'azione, come il seguitissimo Shingeki no kyojin/L’attacco dei giganti. La trama si snoda intorno ad alcune prove, con cui i protagonisti devono continuamente confrontarsi; ogni serie è quindi formata da un obiettivo principale, che di solito è il traguardo che il protagonista si è imposto di raggiungere e che viene conseguito solo alla conclusione della storia, come ad esempio vincere un prestigioso torneo sportivo o sconfiggere un nemico ritenuto imbattibile. Ne sono esempi eclatanti: Saiyuki, Naruto, Fairy Tail e Bleach.

Nella trama degli shōnen tutta una serie di sfide intermedie, oltre a sbloccare la strada verso la meta finale, permettono al protagonista di prepararsi allo scontro decisivo, migliorando le proprie capacità oppure ottenendo elementi necessari alla vittoria finale. L'ambientazione tipica è un universo dedicato con elementi magici e/o tecnologie fantascientifiche, come in Dragon Ball e One Piece, anche se un sottogenere molto diffuso è lo Spokon, ambientato nel mondo dello sport giovanile nell'epoca contemporanea (Mimi e la nazionale di pallavolo e Holly e Benji).




Il tema amoroso è assente o viene messo in secondo piano, anche se esistono alcune eccezioni di rilievo (Video Girl Ai). Si tende a compensarne l’assenza con ragazze dalle forme ben definite e con l’inserimento di fanservice, scene di nudo, parziale o totale, inserite tra una vignetta e l'altra per soddisfare le richieste del pubblico maschile come in Hentai ōji to warawanai neko. Rientrano negli shōnen anche Lamu e Ranma1/2.




Due dei sottogeneri più diffusi tra gli shōnen sono SF Fantascienza e Fantasī, storie fantastiche o fantasy che seguono delle tappe obbligatorie. 

Nella maggior parte dei fantasī il protagonista parte all’avventura per raggiungere un suo obiettivo e durante il viaggio incontra dei compagni che lo aiuteranno nella sua impresa. Spesso si troverà a lottare contro forze malvagie per salvare persone indifese o sconfiggere un potente nemico che vuole conquistare il mondo per assoggettare tutto e tutti al proprio volere. Nelle varie storie è ampiamente presente l’elemento magico o quello soprannaturale, anche se molti di essi sviluppano temi diversi: mistero, azione, horror, storico, drammatico, romantico, scolastico, oppure historical dark fantasy come Kuroshitsuji/Black Butler, che vede nel famoso Sebastian, maggiordomo diabolico dell’antica e potente casata londinese Phantomhive nell’epoca vittoriana, uno dei personaggi più apprezzati dai fan.




Nei fantasī con il progredire della narrazione aumenta anche il livello dei combattimenti (Inuyasha). In alcuni casi le avventure sono ambientate in paesi medioevali ed hanno storie drammatiche intrise di violenza; in altri possono invece predominare situazioni comiche o romantiche, oppure incentrate su una realtà virtuale ricca di avventura e azione, come avviene nell’acclamato Sword art online, il cui protagonista, genio della programmazione, entra in un gioco di ruolo in rete da dove è possibile uscire sol da vincitori, poiché non completare il gioco equivale a morte certa. 

Gli SF Fantascienza sono per lo più ambientati in universi paralleli (Dr. Slump e Arale) e si mescolano con alcune suggestive leggende nipponiche, contaminandosi pian piano con la corrente cyberpunk che vuole il mondo in piena decadenza a causa dello smodato uso della tecnologia (Ghost in the shell).




Si vedono allora universi dove nessuno è eroe fino in fondo, ma tutti cercano giustizia e libertà e dove si trovano i principali temi della fantascienza, come l’invasione aliena ma anche il classico viaggio iniziatico in cerca di qualcosa (La corazzata Yamato, Capitan Harlock, Galaxy Express 999), oppure società futuribili dove le cose sono andate di male in peggio, mondi ipertecnologici ma rimandati indietro ad un’epoca preindustriale a causa di una catastrofe nucleare (Akira). 

Simile al cyberpunk è lo Steampunk, la fantascienza del passato, dove è preponderante l’uso di macchinari a vapore e le cui opere sono ambientate sempre in universi paralleli ma intorno al XIX secolo (Il mistero della pietra azzurra e Full Metal Alchemist).

Alcune volte gli SF Fantascienza possono avere altre ambientazioni, magari appartenenti alla vita quotidiana, come nel caso de La malinconia di Haruhi Suzumiya, una divertente commedia scolastica, in cui la protagonista possiede poteri immensi e sconosciuti che le consentirebbero di fare qualsiasi cosa, compreso distruggere e ricostruire l’universo.




Con il termine Mecha si individua il genere fantascientifico robotico comeNeo Genesis Evangelion e Full Metal Panic che ha come caratteristica principale la presenza dei cosiddetti robot giganti, solitamente pilotati da umani. Per i fan di manga c’è una distinzione fra due "classi” di mecha: i Real Robot, ovvero i mezzi caratterizzati da un certo realismo tecnologico, spesso prodotti in serie e considerati come macchine comuni per quanto costose (Gundam) e i Super Robot, esemplari unici dai poteri praticamente illimitati che rappresentano i veri protagonisti della serie (Mazinga Z, Grande Mazinga, Mazinkaiser o Goldrake). La maggior parte dei mecha sono diretti ad un pubblico molto giovane, soprattutto i Mecha Trasformabili, i famosissimi Transformers, protagonisti di alcune serie animate e di film dal vivo, i cui modellini hanno invaso i negozi di giocattoli di tutto il mondo.




Il Meitantei (“investigatore”) è invece un sottogenere degli shōnen che si basa su storie da romanzo giallo. Il protagonista è infatti un investigatore che porta a termine i casi che gli vengono sottoposti, oppure un ladro che cerca di mettere a segno i suoi colpi. È un sottogenere realistico che però lascia ampio spazio alla fantasia dell’autore, che deve creare sempre nuovi casi da risolvere cercando di stupire il più possibile. In Italia hanno avuto fortuna Lupin III, Occhi di gatto, City Hunter, Detective Conan e Il fiuto di Sherlock Holmes.

Il genere Josei (“donna”) è pensato per un pubblico femminile che ormai ha superato la maggiore età. Più serio e pacato dello shōjo, il josei tratta relazioni meno idealizzate con linguaggio e rappresentazioni più espliciti; le trame sono più verosimili, sia nella scelta degli argomenti trattati, che nello sviluppo delle vicende. In genere il batticuore del primo amore lascia il posto a storie più complesse con tradimenti, relazioni finite o difficoltose e l'ambiente tipo non è più la scuola superiore, ma il posto di lavoro come la redazione giornalistica in Tokyo Style o la stanza di una mangaka come in Spicy Pink. I sentimenti non sono più assoluti e sconvolgenti, ma pacati e smorzati dall'esperienza e dalla necessità di confrontarsi con i problemi e le esigenze della vita adulta. L'eroina di un josei è spesso laureata, lavora, ha una carriera più che soddisfacente, portata avanti però a discapito della vita sentimentale; è invischiata in una storia d'amore problematica o è single da molto tempo e ha perso la fiducia negli uomini. Nel josei si avverte maggiormente l’attenzione data alle emozioni perché la psicologia dei personaggi è molto delineata. Il tratto dei disegni è più realistico e pulito rispetto ai generi dedicati agli adolescenti, con proporzioni corporee che non lasciano spazio agli artifici e fanno a meno anche dei grandi occhi scintillanti, pur mantenendo una certa influenza nella cura dei dettagli. A volte presentano nella trama elementi soprannaturali, come in Midnight Secretary, dove la protagonista, pur rispecchiando la donna adulta che lavora, è la segretaria di un vampiro. I josei hanno avuto un grande successo di pubblico soprattutto grazie a Cortili del cuore, Paradise Kiss e il famosissimo Nana.




Con il termine Seinen (“maggiorenne”) si indica il genere manga e anime indirizzato ad un pubblico maschile adulto o comunque oltre i diciotto anni. Pur essendo notevolmente più seri degli shōnen, si adattano a varie e complesse tematiche che danno ampio spazio allo studio psicologico. Gran parte dei seinen sono molto violenti e per questa ragione non di rado vengono censurati. Il loro stile è volutamente sporco per rendere il disegno il più realistico possibile, ma ciò non toglie il fatto che sia ben curato e particolareggiato. Alcuni illustri esempi sono: Liar Game, Tokyo Ghoul e Welcome to the NHK.




Un sottogenere dei seinen è il Gekiga, termine giapponese che significa “immagini drammatiche”, le cui caratteristiche sono: incremento del fattore psicologico; realismo delle descrizioni grafiche; riduzione o abolizione dell'elemento umoristico e comico; orientamento del prodotto verso un pubblico giovane o adulto e non più infantile (Black Bizzard/Tempesta nera).

IlSuriraa è il sottogenere seinen che spesso viene affiancato dal fantasy o dal poliziesco. È assimilabile al thriller cinematografico, con storie a sfondo psicologico e spesso basato su indagini che vedono coinvolti la CIA e l’FBI. La psicologia dei personaggi è ben curata e spesso presenta una gran quantità di ragionamenti che possono renderne complessa la lettura. Infatti il suriraa non è adatto a chi ama una lettura veloce ma si presenta adeguato per un pubblico più maturo e interessato. Titoli noti sono: Monster, Death Note e Mirai Nikki – Future Diary.




Gore, Kyoufu o Horā (dall’inglese “splatter”, sottogenere del cinema horror), è un altro sottogenere tipico dei seinen che tratta storie violente, del terrore o dell'orrore; spesso affiancato da una storia fantasy, è il più cruento tra i manga (Berserk, Gantz, Battle Royale e Another). 

La parola Hentai (“anormale”), che in Giappone si utilizza soprattutto con il significato di “sessualmente perverso”, indica un particolare genere pornografico giapponese contenenti riferimenti sessuali espliciti. Negli hentai le trame diventano secondarie e i personaggi possono essere ritratti come timidi o senza pensieri fino a che non vengono inseriti in una situazione nella quale sono stimolati ed eccitati. Può anche accadere che una donna venga usata contro la sua volontà solo per i fini propriamente sessuali e carnali dell’uomo, ma ci sono anche rappresentazioni di sesso consensuale tra coppie, così come di donne che prendono l’iniziativa sessuale come in Futari Ecchi.




Al genere pornografico hentai appartiene il termine ecchi o etchi, che deriva dalla pronuncia del nome inglese della consonante "H”, sinonimo di ero (eros), che però ha un significato più attenuato.

In Giappone il termineecchi può essere utilizzato per indicare proprio il rapporto sessuale nello specifico (la frase “ecchi shiyo-ze” in italiano viene tradotta con “facciamo sesso”). Nei fanservice, per rendere ancor più divertente e leggera tutta la situazione si fa uso di questo termine soprattutto nelle gag dove di solito la testa di uno dei personaggi maschili va a finire tra i seni di un procace personaggio femminile, magari durante il loro primo incontro, oppure quando uniformi, costumi o abiti, tutti rigorosamente attillati, che possono essere provocatori, vengono indossati come abbigliamento quotidiano da parte del personaggio. Nel genere ecchi c’è dunque del sesso, ma non è così esplicito come nell’hentai e non si vede il nudo integrale.

Ai manga per adulti appartengono anche i generi Yaoi e Yuri, che al loro interno presentano una vasta gamma di sottogeneri, dal drammatico al comico, dallo storico al fantasy.

Negli Yaoi, noti anche come Boy’s Love (Bōizu Rabu), generalmente i protagonisti sono maschi ambigui, sia nell'aspetto che nei comportamenti. Questi maschi sono detti bishōnen, che letteralmente significa “bel ragazzo” e vengono raffigurati magri, non molto muscolosi, con un mento affusolato e un’apparenza effeminata o androgina.




Il motivo dell'androginia è che il pubblico degli yaoi è principalmente composto da femmine, ma è anche molto apprezzato da alcuni maschi omosessuali. Spesso negli yaoi la sessualità è esplicita e i protagonisti finalizzano le proprie relazioni solo ai rapporti sessuali, anche se la trama viene focalizzata su relazioni fisico-romantiche omosessuali (amicizia romantica), più o meno idealizzate, nella stragrande maggioranza dei casi con protagonisti ragazzi e studenti poco più che adolescenti (Il tiranno innamorato). 

Nello yaoi, il rapporto sessuale è uno dei modi primari per esprimere anche l’impegno sociale nei confronti del partner e la violenza apparente entro cui si consuma l’atto, è una misura della reciproca passione: 

i ragazzi che vengono amati e posseduti sono ancora del tutto imbevuti di un’innocenza quasi angelica (Love Stage!!). Quasi tutti i Boy’s Love esplorano le diverse fasi del romanticismo sottolineando e soffermandosi spesso sull'interiorità e la psicologia dei personaggi come ad esempio in Junjō Romantica e Sekai-ichi hatsukoi.





Anche se spesso confuso con l'etichetta generica di yaoi, il vero e proprio manga a tematica gay (GEI Comi) è chiamato Bara (letteralmente “rosa") o Men’s Love (Menzu Rabu). Esso si rivolge ad un pubblico gay maschile e tende inoltre ad essere prodotto principalmente da autori maschi omosessuali o in alternativa bisessuali e serializzato per riviste espressamente gay. 

Il bara viene considerato ufficialmente un sottogenere dell'hentai, ovvero manga per adulti, assomiglia cioè molto più ai fumetti per soli uomini di stampo erotico piuttosto che a quelli shōjo o josei.

Il genere Yuri anche conosciuto come Girl’s Love (Gāruzu Rabu), è molto simile allo yaoi e si focalizza su relazioni omosessuali femminili. Le femmine negli yuri sono conosciute come bishōjo, che è sostanzialmente traducibile come “bella ragazza”. È un termine giapponese utilizzato per fare riferimento a giovani e belle ragazze di solito al di sotto dell’età universitaria. 

Gli Yuri enfatizzano sia la parte sessuale che quella romantica-emotiva delle relazioni tra donne. 

Il termine yuri letteralmente ha il significato di giglio ed è esattamente come molti altri nomi di fiori, piuttosto comune come nome personale femminile.

Le opere yuri si soffermano più sul rapporto fisico come inHaru yo, Simoun, Hanjuku Joshi e Girl friends.




Col termine gergale harem (hāremu) o hāremumono, si vuole descrivere un sottogenere comune a più generi di manga in cui un protagonista maschile si trova “amorosamente” circondato da tre o più membri del sesso opposto (Rosario + Vampire).

Di solito il protagonista è timido e imbranato ed è conteso da tante belle ragazze che provano sentimenti per lui, ma che creano spesso situazioni buffe, imbarazzanti e divertenti. Ci sono anche harem con toni più seri e drammatici e altri che presentano scene ecchi, ma che non sono per forza pornografiche (Love Hina). 

Quando il senso viene invertito, cioè una protagonista femminile è circondata da maschi, si parla di gyakuhāremu (reverse harem) come in Ouran Host Club e Perfect Girl Evolution.

In questo tipo di storie una ragazza dolce e ingenua e senza nessuna rivale, è circondata da un gruppo di bei ragazzi che la corteggiano contemporaneamente, come nello shojo Diabolik Lovers.




I manga in Giappone fanno quindi parte di una cultura dominante proprio perché, mano a mano che i giovani lettori crescono, si spostano naturalmente verso il genere più adatto alla loro età e ai loro gusti, trovando tutta una vasta gamma di sottogeneri che soddisfa ogni esigenza. In questo modo le case editrici hanno un pubblico che si rinnova sempre e che gli resta fedele per decenni.




Elena Paoletta

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Elena Paoletta C

Al Palazzo delle Esposizioni a Roma c'è ancora per poco la mostra Mangasia...Io ci sono andata questa mattina e mi sono emozionata nel vedere esposti alcuni degli argomenti trattati nella mia tesi di laurea magistrale ''La comunicazione artistica degli anime''. Mi sono divertita e ho trovato tutto molto interessante!


Chi vuole vedere le foto della mostra può cliccare nel mio album Mangasia


Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

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