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Elena Paoletta C
Mary e il fiore della strega è il primo film che il regista Hiromasa Yonebayashi ha creato insieme ad altri colleghi nel suo nuovo Studio Ponoc, dopo aver lasciato lo studio Ghibli. In realtà è il suo terzo film perché aveva debuttato nel 2010 con Arrietty, il maggiore incasso del cinema giapponese di quell'anno, seguito poi da Quando c'era Marnie nel 2014 che è stato nominato agli Oscar.




Impossibile guardare Mary e il fiore della strega senza notare omaggi e similitudini con altri film. Quando Mary giunge alla scuola per streghe con tanto di professori, aule e strani corridoi è facile immaginare le atmosfere di Harry Potter descritte da J.K. Rowling, oppure rintracciare nel percorso che la porterà al fiore magico elementi di Alice nel Paese delle Meraviglie.  Nell’opera di Yonebayashi però si cita tanto e soprattutto Miyazaki, partendo dalle atmosfere fantasiose e magnifiche de La città incantata e de Il Castello errante di Howl, fino a Kiki consegne a domicilio dove la streghetta vola con la scopa insieme al suo gatto nero Jiji.




Ma non solo. Tutto il film è pieno di metafore sul volo e sull’ecologia, temi carissimi a Hayao Miyazaki che sicuramente sono rimasti impressi a Yonebayashi dopo vent’anni passati nello Studio Ghibli, come da sua stessa ammissione: «Dopo la chiusura del reparto di produzione dello Studio Ghibli, me ne sono andato da lì con alcuni colleghi. È stato un momento di grande tristezza per chi come me aveva amato lo Studio Ghibli, e anche di delusione, perché dopo aver finito “Quando c'era Marnie”, avevo un solo pensiero in mente: fino a quando ne avrò la possibilità, voglio fare film d'animazione». Con questa motivazione nel 2015 il regista insieme al produttore Yoshiaki Nishimura, entrambi noti per il loro lavoro presso lo Studio Ghibli, portando con sé altri animatori dello stesso Studio, hanno fondato la casa di produzione Ponoc. Il nome deriva da una parola serbo-croata che significa "mezzanotte", ovvero l'inizio di un nuovo giorno, a 100 anni esatti dalla nascita dell'animazione giapponese. «Il momento in cui un giorno finisce e un altro comincia», ha dichiarato Yonebayashi, anche se in un’epoca ricca di animazione digitale, lo studio Ponoc ha voluto mantenere il valore delle immagini “animate come una volta”. 




Mary to Majo no Hana è basato sul romanzo La piccola scopa della scrittrice britannica Mary Stewart, pur mantenendo la struttura di una fiaba. Sicuramente questo non è una novità, ma l’essersi aperti ancora una volta a racconti britannici e non a manga giapponesi per trovare l’idea giusta, denota un’ammirazione verso quella letteratura europea che ha ispirato in passato tanti meisaku, il genere di anime la cui sceneggiatura è sempre ispirata a un romanzo occidentale, reinterpretata in chiave nipponica soprattutto riguardo le psicologie e le interazioni dei personaggi.



Il primo film prodotto dallo Studio Ponoc è quindi la storia di Mary, una bambina come tante alle prese con un mondo magico e una scuola di magia. Trasferitasi prima dei suoi genitori nella casa della prozia Charlotte, circondata da persone anziane e con nulla da fare se non piccole commissioni, Mary si annoia terribilmente mentre trascorre gli ultimi giorni d’estate. Per questo combina pasticci cercando di aiutare gli altri o passa del tempo bighellonando per la campagna.È proprio qui che fa uno strano incontro con due gatti che la introducono in una foresta dove troverà il fiore più raro di tutti. Questo infatti fiorisce una sola volta ogni sette anni ed è capace di donare, se pur per poco tempo, poteri magici. Mary potrà così cavalcare una scopa che la condurrà fino a una misteriosa scuola di magia per aspiranti maghi e streghe, il College Endor, dove però si cela un terribile segreto… 




Non ci sono solo i gatti, ma nel film gli animali hanno tutti un ruolo decisivo perché mettono in moto una serie di eventi che porteranno Mary a mettersi in gioco sfidando poteri ben al di sopra di lei. I bambini e gli animali sono un binomio perfetto: non si contano nella storia dell’animazione le storie di amicizia e tenerezza che riguardano piccoli protagonisti di ogni tipo, così anche Mary si ritroverà a dover fare scelte coraggiose per salvarli.




Da tutti i protagonisti delle storie targate Ghibli, Yonebayashi ha saputo cogliere le migliori sfumature: Mary ha la scopa e il gatto nero di Kiki, i capelli "pel di carota" di Anna dai capelli rossi e Arrietty, ha dovuto traslocare da poco come le sorelle Satsuki e Mei de Il mio vicino Totoro e, come in Quando c’era Marnie, dovrà confrontarsi con qualcosa accaduto nel passato di una donna della sua famiglia. Arrietty doveva affrontare un ignoto molto più grande di lei; Anna e Marnie dovevano fare i conti con la propria solitudine per poter andare avanti. 




Mary dimostra che il coraggio può superare tutto e capirà che trovare la forza dentro sé stessi è più potente di qualsiasi magia, anche di quella data da un fiore fatato. Un po’ come ha fatto Yonebayashi, che ha deciso di continuare a realizzare film da solo, anche dopo aver perso il sostegno della straordinaria atmosfera dello Studio Ghibli.




Mary e il fiore della Strega è un film per tutti; è una storia di libertà, coraggio e di un’amicizia che fa vincere ogni paura e prendere coscienza delle proprie capacità e dei propri limiti.Mary è un personaggio che sbaglia e fallisce, ma non si scoraggia mai e si rialza ogni volta. È una forza che non si incontra facilmente, neanche tra gli adulti, incapaci nel film di migliorare senza la magia. Yonebayashi dice di Mary: «Vorrei che gli spettatori la vedessero e decidessero di fare come lei, di lottare e andare avanti. Per quanto possibile, vorrei che i bambini pensassero con la loro testa senza condizionamenti, proprio come Mary».Mary si rivela una ragazzina coraggiosa e responsabile, che non lascia nessuno indietro ed è disposta a correre rischi anche per amici appena conosciuti. Quello che Yonebayashi vuole raccontare è la bellezza della crescita interiore, il passaggio da bambini ad adulti, insieme alle sfide che tutto ciò porta: «Le nostre storie raccontano di piccoli eroi, che nonostante le loro debolezze affrontano con grande coraggio i propri problemi».Vivace come la sua protagonista, il film è avvolto da un alone magico simile a quello che contagia Mary quando trova il fiore della strega. Si resta abbagliati soprattutto dai luoghi e dalle creature del film e conquistati dal coraggio di Mary. 




Tutta l’ambientazione è coinvolgente ai fini della storia: dai fondali spettacolari ai colori decisi che contribuiscono fortemente a divertire ed incuriosire sul fantasioso mondo in cui precipita la protagonista tanto da rimanerne affascinati fino ai titoli di coda. Il regista precisa: «Proprio perché sono i bambini a guardare le nostre opere, la ricerca e la preparazione deve essere fatta con la massima cura. Questo è per noi un concetto fondamentale. Anche quando abbiamo creato Mary, nonostante fossimo un'azienda senza molte disponibilità finanziarie, siamo andati di persona a visitare le location. In questo modo, abbiamo potuto catturare le sensazioni di ciò che osservavamo, e le abbiamo portate sullo schermo. Un'altra lezione è quella di non chiudersi dentro l'opera, ma lasciare che gli spettatori raccolgano ciascuno un suo pezzo, un suo tema, e se lo portino via con sé». E questo io l’ho fatto.




Elena Paoletta
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Elena Paoletta C

17/06/2018 - Domenica al mercatino giapponese con le mie amiche Gioia e Fabiana ^__^





Rivedo sempre con piacere l'organizzatrice di questi deliziosi mercatini! ^^

あ り が と う ご ざ い ま す ❤ またね ! 


I miei acquisti al mercatino giapponese!

Ringrazio ancora https://www.instagram.com/il_mercatino_di_micia/ per tutte queste cosine super kawaii!!!



Sono molto contenta di aver vinto il giveaway e di aver ricevuto come sorpresa questo fantastico portachiavi di uno dei miei personaggi manga preferiti! Ringrazio di nuovo tantissim https://www.instagram.com/il_mercatino_di_micia/



E questa non potevo non averla... I ❤ NANA!



Roma, 17/06/2018



Elena Paoletta

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Elena Paoletta C

Una delle ricette più famose della cucina giapponese e allo stesso tempo semplice da realizzare, sono gli Yakitori やきとり, ovvero gli spiedini di pollo.

In molte strade giapponesi si trovano gli Yakitori-ya’, stand che cuociono sul momento gli spiedini da mangiare mentre si passeggia e che in Giappone ne fanno lo street food per eccellenza insieme ai Takoyaki, le polpette fritte di polipo.

Yakitori signifca pollo grigliato, ma prima di essere cotto in questo modo, il pollo viene marinato per circa un'ora in salsa di soia, aceto e aglio, quindi infilzato su degli spiedini e cotto alla brace. Quando gli spiedini di pollo sono ben cotti e croccanti vanno ricoperti con salsa Teriyaki che dà loro quel gusto particolare che li rende tanto saporiti e gustosi!

Trovo questa ricetta molto facile da realizzare in casa, bastano pochi ingredienti:

- bocconcini di pollo (o se preferiti spiedini già preparati) - salsa di soia - salsa teriyaki - uno spicchio di aglio - un cucchiaio di aceto - olio q.b. per grigliare - sale - pepe - spiedini di legno o di ferro.

Per fare gli spiedini i bocconcini di pollo possono essere alternati con pezzetti di verdure come porri, zucchine o peperoni (nel caso della mia ricetta) e accompagnati da altre verdure a piacere.


Consiglio a tutti di provarli!


いただきます ! ITADAKIMASU ❤



Elena Paoletta C


Lo chiamano Festival dell’Oriente, ma di fatto è un festival del mondo poiché quest’anno riunisce alla Fiera di Roma, dal 22 al 25 aprile e dal 29 aprile al primo maggio, ben cinque festival: ognuno a raccontare universi differenti e lontani in un unico e indimenticabile viaggio.Un giro del mondo tra cultura, arte, tradizioni, folklore, musica e sapori attraverso mostre fotografiche, cerimonie tradizionali, spettacoli, concerti, danze e stand ricchi di prodotti tipici, tutto distribuito in cinque padiglioni interni e tre aree esterne. 




Il Festival dell’Oriente, che occupa due padiglioni interni, trascina il visitatore nella magia dei suoi affascinanti Paesi: India, Cina, Giappone, Thailandia, Indonesia, Malesia, Vietnam e molti altri offrono il meglio delle loro atmosfere e delle loro tradizioni. Tra gli stand commerciali si trovano interi spazi dedicati alla salute e al benessere dove sperimentare le terapie tradizionali o quelle bionaturali come lo yoga, lo shiatsu, l’ayurvedica. Per la prima volta è presente un Festival delle Arti Marziali con il suo connubio di disciplina, potenza e spiritualità.




Imperdibile lo spettacolo dei tamburi giapponesi offerto dai Masa Daiko, uno dei gruppi più rappresentativi del genere a livello internazionale. In Giappone originariamente il tamburo veniva usato durante le battaglie per intimidire i nemici e per inviare comandi; in seguito divenne uno strumento utile nell’esecuzione di musiche popolari e per questo molto apprezzato. I Masa Daiko, pur suonando pezzi della tradizione giapponese, sono riusciti a mantenere l’antica cultura del tamburo di guerra imponendo ugualmente forza e vigore ma dando anche una rappresentazione estetica che riesce a trascinare e coinvolgere il pubblico.




La mia amica Fabiana ed io ci siamo molto soffermate in questi due padiglioni dedicati all’Oriente, soprattutto sugli stand del Giappone con le spezie di ogni tipo, le varietà di tè, i kimoni, i costumi da samurai e una grande quantità di oggettistica. Mi è sembrato di tornare indietro di un anno e trovarmi di nuovo nell’affascinante terra del Sol Levante.



Un’atmosfera di allegria e divertimento si respira al Festival Irlandese dove il pubblico, oltre a bere birra, può partecipare a molte attività tra cui rievocazioni storiche, festose danze celtiche e tipici giochi come il tiro alla fune. Gli stand gastronomici offrono zuppe tradizionali, stinco alla birra scura, salmone affumicato, formaggi alle erbe e dolci alle mele accompagnati da distillati irlandesi, mentre alcuni gruppi musicali tra i più rappresentativi dell’Irlanda trasmettono gioia e buonumore.




Novità di quest’anno è poi il Festival Country tra speroni lucidi, indiani d’America, atmosfere rurali, cappelli a larghe falde, balli e gruppi musicali. Un padiglione interno è completamente allestito con le tipiche tende indiane, i carri e pagliericci recintati dove riposano pecore e pony.Divertente è il Western Horse show, un evento dedicato a gare di monta americana e esibizioni di splendidi cavalli.




That’s America è invece un tour tra le mitiche atmosfere americane dagli anni ’50 fino agli anni ’80. Un viaggio tra auto e moto storiche, drive in, fast-food, juke-box e sosia di Elvis Presley, per un’immersione totale nelle atmosfere americane di quei tempi.




Travolgente risulta il Festival dell’America Latina con i colori, i suoni, i profumi e il cibo del Brasile, dell’Argentina, di Cuba, del Messico e tanti altri splendidi Paesi. In un’area all’aperto il ritmo e il folklore latino trovano spazio tra storia e cultura di popoli che vantano millenarie tradizioni.In un’aerea all’aperto c’è anche l’Holi Festival dedicato alla tradizione spirituale e religiosa induista che celebra sentimenti ed emozioni positive ed intense. Si balla, si canta e ci si diverte lanciandosi polveri colorate, un modo simbolico per rendersi tutti uguali e per creare un momento di gioia tra amici e sconosciuti. Senza la paura di sporcarsi tutti abbandonano ogni sentimento negativo e aprono il cuore e l’anima all’integrazione, la pace e l’armonia tra i popoli.Si svolge sempre all’esterno il Festival Spagnolo caratterizzato da esibizioni di flamenco, concerti dal vivo e gastronomia tipica. Un nuovo evento con spettacoli tipici del folklore spagnolo che rievocano le feste in strada, con le esibizioni degli splendidi cavalli andalusi e le canzoni struggenti accompagnate dalla malinconica chitarra spagnola.Naturalmente viaggiando tra tutti questi eventi, si trova sempre qualche souvenir ;)




Quest’anno il Festival dell’Oriente è dunque un vero e proprio giro del mondo da non perdere assolutamente!
Potete vedere altre foto del Festival cliccando sulla mia pagina https://www.facebook.com/WonderlandTales/




Per chi invece avesse voglia di emozionarsi un po’ con la potenza dei tamburi giapponesi, ecco un mio video che può rendere l’idea…





Roma, 22/04/2018



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Elena Paoletta C

Nell’est dell’Inghilterra, nella contea del Cambridgeshire, a 137 km da Londra, si trova sulle rive del fiume Nene la cittadina di Peterborough. 

Nel centro di questa City si erge l’imponente Cattedrale gotica dalla particolare triplice facciata dedicata a San Pietro, San Paolo e Sant’Andrea. In origine era un monastero che poi venne consacrato e divenne la Cattedrale della città. Qui vi hanno trovato sepoltura ben due regine: Caterina d’Aragona, prima moglie di Enrico VIII e Maria Stuarda, le cui spoglie però furono trasferite nell’abbazia di Westminster a Londra per volere del figlio Giacomo I in occasione della sua incoronazione. La cattedrale ha ispirato lo scrittore Ken Follet per il romanzo “I Pilastri della Terra”.





Nella piazza principale di Peterborough si erge, su un colonnato che forma un portico, la magnifica costruzione settecentesca Guildhall, un tempo sede di varie bancarelle alimentari oggi trasferite nel luogo una volta adibito al mercato di bestiame. In origine denominata Piazza del Mercato proprio per le attività che vi si svolgevano, oggi la piazza deve il suo nome attuale alla più famosa Cattedrale che si trova proprio lì davanti.




A Peterborough vi è un’altra importante e maestosa costruzione: è la St. John the Baptist Church che si trova sempre in Cathedral Square e dista solo pochi minuti a piedi dalla Cattedrale stessa.

Questo perché in origine la cattedrale era riservata esclusivamente ai monaci, mentre la chiesa era per i cittadini e per questo la St. John Baptist Church è ufficialmente la chiesa parrocchiale di Peterborough.




Accanto alle bellezze storiche c’è una Peterborough moderna: importante nodo ferroviario oltre che capitale dello shopping per la presenza del grande centro commerciale Queensgate, uno dei più grandi di tutta l’Inghilterra, o del più piccolo ma accogliente Rivergate.




È molto piacevole passeggiare per le vie di Peterborough, tra i curati giardini, i negozi, le golose gelaterie, i molti ristoranti e il rilassante lungofiume: si può apprezzare un’emozionante città cosmopolita dove viene rispettato l’ambiente e allo stesso tempo organizzati eventi interessanti e approfonditi in ogni dettaglio.




La City infatti vanta un intenso programma di festeggiamenti che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno: dal Peterborough Festival che si tiene in estate e porta concerti, spettacoli e performance artistiche, al Peterborough Folk Festival che riempie di musica le strade della città, per non parlare della Peterborough Comi-con che per la prima volta quest’anno ha visto la partecipazione di tanti ragazzi e non solo, appassionati di cosplay, manga e fumetti. https://elenapaoletta.tumblr.com/post/173227181700/viaggio-a-peterborough




Ma Peterborugh ha un’altra particolarità: è considerata anche la città dei fantasmi. Molti sono infatti i racconti che si possono ascoltare riguardo a misteriose morti e presenze inquietanti, tanto è vero che è stato organizzato anche un tour per visitare i luoghi dove avverrebbero queste apparizioni.

Quando vengo qui a trovare mia sorella, ho sempre la sensazione di camminare per le vie di Storybrooke, la cittadina famosa agli appassionati della serie televisiva “Once upon a time”, per l’atmosfera un po’ fiabesca e coinvolgente che rende questa città molto speciale. 

Se capitate dalle parti di Londra vale veramente la pena visitare Peterborough❤




21/03/2018


Chi vuole vedere altre foto del Romics può visitare la mia pagina Wonderland Tales ^__^


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Elena Paoletta C

Anche quest’anno non potevo mancare al Romics! Anzi…ci sono andata due giorni! :)

Tra gli innumerevoli e immancabili stand di manga e gadget vari, le cose che più mi hanno colpito questa volta sono state tre.

Ho apprezzato molto la mostra “Le straordinarie avventure di Tsukasa Hōjō da Occhi di gatto a City Hunter”. Hōjō, per la prima volta in Italia, ha ricevuto il premio Romics d’Oro ed io ho avuto la fortuna di vederlo proprio alla premiazione.

La mostra si snodava in un percorso suggestivo di oltre cento immagini tra manga, sagome, poster speciali ed illustrazioni equilibrate e raffinate.




I suoi personaggi si inseriscono tra dramma e commedia, ma tutto sempre trattato con uno humor sottile, per raggiungere quel mix perfetto che ne ha decretato il successo. I suoi protagonisti, pur rientrando nei canoni distintivi del disegno manga, sono caratterizzati da una forte influenza occidentale, soprattutto nelle donne splendide che Hojo disegna con colori intensi per renderle più sensuali. Questa sua caratteristica è stata mantenuta in tutti i suoi lavori: immagini di volti tristi, gioiosi, riflessivi, ma sempre bellissimi, pronti ad emozionare e divertire.“Occhi di gatto” è l’opera che ha reso Tsukasa Hōjō famoso in tutto il mondo. Le tre sorelle ladre protagoniste hanno divertito almeno tre generazioni di bambini, tra cui la mia, prendendosi gioco del detective a volte goffo e  impacciato che dà loro la caccia e portando lo spettatore a tifare per le furbe e abilissime ladre.




City Hunter” narra le vicende di un detective affascinante, sempre alle prese con casi complicati e donne bellissime. Le storie si svolgono tra vendette e drammi descritti in situazioni surreali che, forse proprio per questo, diventano tragicomiche. Come ad esempio quando l’assistente Kaori usa un grande martello sulla sulla testa del detective per riportarlo alla realtà perché lui viene inevitabilmente distratto da donne stupende.




Da queste sue prime opere sono state tratte due serie TV di enorme successo internazionale, ma Hōjō approfondisce anche temi importanti, sempre trattati con la sua inconfondibile commedia degli equivoci, come la transessualità in “Family Compo” o il trapianto di cuore in “Angel Heart”; tutte storie commoventi e ricche di suspance che lo hanno fatto amare sempre più da tanti lettori.

Con mia grande sorpresa al Romics ho trovato un Maid Cafè, un particolare tipo di caffetteria a tema pensata soprattutto per una clientela di appassionati di anime e manga. La mia prima esperienza in un Maid Cafè è stata quella a Tokyo nel quartiere di Akihabara: un ricordo indelebile che inevitabilmente mi fa sorridere ogni volta che lo riporto alla mente.

Nel Maid del Romics hanno cercato di ricreare le atmosfere, i colori, i costumi e le coreografie tipiche dei Maid Cafè originali, ma a mio parere i due non si possono paragonare: quelli giapponesi sono irraggiungibili…troppo KAWAII!

Sicuramente la location non permetteva più di tanto poiché questo piccolo angolo giapponese è stato ricreato in uno spazio limitato di un padiglione del Romics. Non era un vero e proprio locale, ma i poster alle pareti dei personaggi manga, le divise delle cameriere e i colori degli arredi, soprattutto il fucsia, erano quasi del tutto simili agli originali.




Il menù naturalmente, proprio per mancanza di una vera e propria cucina, non poteva ricalcare quello riccamente illustrato giapponese con gli enormi gelati ad orsetto o gli spuntini a forma di manga, tuttavia presentava una vasta scelta di bevande e cibo che, anche se preconfezionato, veniva decorato in modo kawaii.




Mi è tanto mancata però la frase di rito «Oishii kunare, moe moe kyun», un incantesimo necessario a migliorare il sapore di ciò che si mangia, che le maid giapponesi pronunciano appena portato il cibo in tavola ed è assolutamente vietato assaggiare ogni cosa se prima non si pronuncia la formula magica. Le maid italiane si prodigavano però in giochi da tavolo per intrattenere i clienti in attesa dell’ordinazione e donavano piccoli gadget per ricordo.

Le cameriere del Maid Cafè al Romics erano vestite in modo impeccabile, con nastri e merletti, l’abito corto e le maniche a palloncino, truccate e pettinate come le classiche figure manga, con tanto di parrucche colorate.




La maid deve necessariamente indossare accessori eccentrici e recitare con una vocina kawaii, fare mossettine buffe e ballare sulle musiche delle più note canzoni J-pop e bisogna dire che le maid italiane ce l’hanno messa proprio tutta! Ho assistito a vere e proprie coreografie in perfetto stile Maid Cafè, dove partecipavano anche due ragazzi vestiti da Butler, il tipico maggiordomo galante e affascinante giapponese ispirato a quelli più classici inglesi. I ragazzi italiani erano carini e simpatici anche se il loro fascino consisteva più che altro nell’essere un pochino imbarazzati nell’interpretare un ruolo certamente non facile e non abituale.




Ma alla fine il tutto è risultato gradevole e divertente e ha scacciato via la voglia di fare paragoni perché con gentilezza e simpatia i ragazzi e le ragazze sono riusciti a dare spensieratezza ed allegria.

Tutti i clienti e anche gli spettatori esterni, molto incuriositi, sono rimasti coinvolti e fotografavano e filmavano a più non posso, perfino i bambini e due ragazzi giapponesi sembravano molto divertiti.

Entrare in un vero Maid Cafè è come entrare nel Paese delle Meraviglie e di conseguenza è come vivere in uno strano sogno! Comunque mi sono emozionata tantissimo anche qui, insieme alla mia amica Gioia e sono felice di aver potuto condividere questo momento insieme. Per lei era la prima volta ed è stato bello vedere che le sue reazione erano simili alle mie quando per la prima volta sono entrata nel Maid Cafè di Tokyo. È stato come aver vissuto un pezzo di Giappone insieme! Per noi questo è davvero un posto magico e quindi non volevamo più andare via… Tra sorprese, emozioni e risate abbiamo trascorso un’ora e mezza di leggerezza condividendo questa passione per il Giappone, per quella cultura, per i manga e per gli anime che ci hanno fatto incontrare. Grazie Gioia per aver reso questa giornata speciale *-*




(Se l’argomento Maid Cafè vi interessa e volete approfondirlo, cliccate qui https://jobok.eu/blogs/80).




Per concludere in bellezza, domenica 8 aprile ho partecipato al concerto di Cristina D’Avena, Special Guest di questa edizione del Romics!!! L’evento era legato alla presenza di Tsukasa Hōjō poiché la cantante ha interpretato la sigla italiana della serie “Occhi di Gatto”.




Per alcune generazioni di italiani, sigle tv significa soprattutto un nome: Cristina D’Avena. La cantante bolognese è infatti sulla cresta dell’onda da ormai più di trent’anni, interamente spesi nel genere sigle di cartoni animati, la carriera in assoluta più duratura nel settore.

Dal 1981 ad oggi ha cantato oltre seicento canzoni, pubblicato oltre centoquaranta dischi e superato le sei milioni di copie vendute. 

La sua è una storia che parte da lontano, ovvero dal 1968, quando partecipò allo Zecchino d’Oro arrivando terza con il celebre Valzer del Moscerino, per arrivare al 1981, quando viene ingaggiata dalla Fininvest per interpretare le sigle delle serie animate e da allora resterà l’interprete storica del genere.




Dopo il primo singolo, la sigla di “Bambino Pinocchio”, interpreta La canzone dei Puffi, un suo intramontabile cavallo di battaglia, a cui seguono Georgie, Pollon Pollon combina guai, L’incantevole Creamy e la già citata Occhi di Gatto, solo per nominarne alcuni.

Nel 1985 è il turno della sigla del fortunato “Kiss Me Licia”, che la porta l’anno successivo e fino al 1987, a rivestire i panni di attrice interpretando Licia negli spin-off tratti dalla serie animata. Interpreta poi se stessa nei successivi telefilm che la vedono protagonista assoluta, a partire da “Arriva Cristina”.

A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta si cimenta nel suo primo tour nei palazzetti dello sport e al forum di Assago registra l’afflusso record di tredicimila paganti. Questa però è solamente una tappa intermedia della sua carriera: le generazioni si rinnovano e nuove serie animate reclamano nuove sigle. Cristina canta allora Sailor Moon, Piccoli problemi di cuore, Sakura, Hamtaro, DoReMi e i Pokémon e tante altre.




La sua sterminata produzione è caratterizzata dall’impiego di musiche scritte per lei sempre da grandi autori, ma la sua vera caratteristica è probabilmente l’impiego della voce che sfrutta un particolare colore bambinesco, un utilizzo che si distingue per i guizzi divertiti e per l’interpretazione frizzante e fanciullesca, proprio come farebbe una bambina cantando di eroi e di mondi fantastici. Forse sta proprio in questo approccio alla musica il segreto del suo successo che è inarrestabile.




Nel 2016 partecipa in qualità di super ospite al 66°esimo Festival di Sanremo e nel 2017 esce Duets, una raccolta di alcune delle più celebri sigle di cartoni animati reinterpretate da Cristina D’Avena insieme ad alcuni dei più importanti cantanti italiani tra cui Noemi, Annalisa, Giusi Ferreri, J-Ax e Loredana Bertè insieme alla quale interpreta proprio Occhi di Gatto.

Domenica 8 aprile, sotto il palco del Pala Romics, si è finalmente avverato un mio grande desiderio, quello di assistere ad un concerto di Cristina D’Avena❤Eravamo tutti pronti a cantare le colonne sonore della nostra infanzia: bambini, giovani, adulti, anziani, tutti a squarciagola abbiamo intonato insieme a lei le sigle dei cartoni animati più famosi, copiando perfino le sue mossettine. 

Devo dire che oltre al puro divertimento e alla gioia di tornare un po’ bambini per un’ora, mi hanno molto colpito le parole che Cristina D’Avena ha rivolto al pubblico durante il concerto, dedicate soprattutto a chi crede nei sogni, come me. Ho raccolto i momenti più emozionanti, al di là delle canzoni, in questo video.





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Elena Paoletta C
Mia sorella, che vive a Peterborough nel Cambridgeshire mi ha fatto la sorpresa di regalarmi il biglietto per la Comic-Con che si è svolta proprio in quella City prima di Pasqua. È stata la mia prima esperienza importante da cosplayer e ho scelto di indossare i panni di Ciel Phantomhive il protagonista del manga Black Butler, perchè lo trovo un personaggio interessante anche se lontano da me: io sono una giovane donna e lui è un maschio adolescente e per di più lord con tanto di affascinante maggiordomo. Black Butler è un manga ambientato proprio in Inghilterra nell’epoca vittoriana e i suoi protagonisti rispecchiano quel mondo in modo impeccabile, sia nell’abbigliamento che nello stile di vita. Non è stato facile quindi calarmi nel personaggio ma mi è venuto spontaneo immedesimarmi in quel ragazzino dagli occhi azzurri e dai lineamenti molto delicati, di statura bassa e di fragile costituzione, serio, riservato e taciturno.




Posso dire che il mio essere cosplayer è iniziato con le feste di Halloween ma in modo più approfondito si è sviluppato durante le fiere dedicate al mondo del fumetto e dei manga, in particolare a Lucca dove centinaia di persone girano per le strade con dei cosplay stupendi. In Giappone e non solo, l’arte di fare cosplay è poi una vera e propria professione che permette un buon guadagno divertendosi. Tutto ciò comporta comunque il fatto che il personaggio in cui immedesimarsi deve essere ben conosciuto nei minimi particolari. La Comic-Con è stata un successone anche se si è svolta in un teatro e quindi una location più piccola rispetto ad altre convention come il nostro Romics, però tutto era molto ben organizzato e la folla non impediva la passeggiata lungo gli stand. Mi ha suscitato un’emozione continua vedere che il mio cosplay veniva riconosciuto e molti mi fermavano per fare delle foto…Mi sono sentita quasi una star! La maggior parte dei cosplay erano di personaggi che conosco molto bene perché appartenenti al mondo dei manga e degli anime come Death Note, L’attacco dei giganti, Sailor Moon e Pincipessa Mononoke del mio amato Miyazaki. Come descrivere inoltre la sorpresa e la felicità di incontrare altri due cosplay di Black Butler, cioè Grell Sutcliffe e Undertaker? La sintonia è stata tale che forse sono state le foto meglio riuscite! :D




Ho assistito alla gara dei cosplayer divisa in quattro gruppi a seconda dell’età e mi sono stupita nel vedere che anche i bambini più piccoli partecipavano alla sfilata; c’erano persino due neonati in braccio alle loro mamme! Anche i gruppi mi hanno particolarmente divertita…É bello vedere intere famiglie o semplici amici che condividono la stessa passione e si immedesimano nei loro personaggi preferiti recitando scenette e assumendo pose riconducibili a loro. Con mia grande gioia nel gruppo della mia età è risultata vincitrice la cosplayer che interpretava la Principessa Mononoke in modo molto fedele all’originale, non solo nel costume ma anche nella recitazione. Molto interessanti sono state le sezioni dedicate ai videogame e ai giochi virtuali e l’immancabile lezione di spada laser dato che era presente lo stand dedicato a Star Wars!




Tantissimi erano gli stand variopinti con oggettistica per tutti i gusti e con gadget particolari e imperdibili…come resistere? 





Spero che si ripresenterà l’occasione di partecipare ad un’altra Comic-Con dove sicuramente, ora che ho superato l’impatto, gareggerò come cosplayer! ✌ Un grazie particolare a mia sorella per avermi fatto vivere questa esperienza indimenticabile! ❤




 24/03/2018


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Grazie amica mia per questo piacevole pomeriggio trascorso insieme!

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