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Romics aprile 2018 da Elena Paoletta blog

Anche quest’anno non potevo mancare al Romics! Anzi…ci sono andata due giorni! :)

Tra gli innumerevoli e immancabili stand di manga e gadget vari, le cose che più mi hanno colpito questa volta sono state tre.

Ho apprezzato molto la mostra “Le straordinarie avventure di Tsukasa Hōjō da Occhi di gatto a City Hunter”. Hōjō, per la prima volta in Italia, ha ricevuto il premio Romics d’Oro ed io ho avuto la fortuna di vederlo proprio alla premiazione.

La mostra si snodava in un percorso suggestivo di oltre cento immagini tra manga, sagome, poster speciali ed illustrazioni equilibrate e raffinate.




I suoi personaggi si inseriscono tra dramma e commedia, ma tutto sempre trattato con uno humor sottile, per raggiungere quel mix perfetto che ne ha decretato il successo. I suoi protagonisti, pur rientrando nei canoni distintivi del disegno manga, sono caratterizzati da una forte influenza occidentale, soprattutto nelle donne splendide che Hojo disegna con colori intensi per renderle più sensuali. Questa sua caratteristica è stata mantenuta in tutti i suoi lavori: immagini di volti tristi, gioiosi, riflessivi, ma sempre bellissimi, pronti ad emozionare e divertire.“Occhi di gatto” è l’opera che ha reso Tsukasa Hōjō famoso in tutto il mondo. Le tre sorelle ladre protagoniste hanno divertito almeno tre generazioni di bambini, tra cui la mia, prendendosi gioco del detective a volte goffo e  impacciato che dà loro la caccia e portando lo spettatore a tifare per le furbe e abilissime ladre.




City Hunter” narra le vicende di un detective affascinante, sempre alle prese con casi complicati e donne bellissime. Le storie si svolgono tra vendette e drammi descritti in situazioni surreali che, forse proprio per questo, diventano tragicomiche. Come ad esempio quando l’assistente Kaori usa un grande martello sulla sulla testa del detective per riportarlo alla realtà perché lui viene inevitabilmente distratto da donne stupende.




Da queste sue prime opere sono state tratte due serie TV di enorme successo internazionale, ma Hōjō approfondisce anche temi importanti, sempre trattati con la sua inconfondibile commedia degli equivoci, come la transessualità in “Family Compo” o il trapianto di cuore in “Angel Heart”; tutte storie commoventi e ricche di suspance che lo hanno fatto amare sempre più da tanti lettori.

Con mia grande sorpresa al Romics ho trovato un Maid Cafè, un particolare tipo di caffetteria a tema pensata soprattutto per una clientela di appassionati di anime e manga. La mia prima esperienza in un Maid Cafè è stata quella a Tokyo nel quartiere di Akihabara: un ricordo indelebile che inevitabilmente mi fa sorridere ogni volta che lo riporto alla mente.

Nel Maid del Romics hanno cercato di ricreare le atmosfere, i colori, i costumi e le coreografie tipiche dei Maid Cafè originali, ma a mio parere i due non si possono paragonare: quelli giapponesi sono irraggiungibili…troppo KAWAII!

Sicuramente la location non permetteva più di tanto poiché questo piccolo angolo giapponese è stato ricreato in uno spazio limitato di un padiglione del Romics. Non era un vero e proprio locale, ma i poster alle pareti dei personaggi manga, le divise delle cameriere e i colori degli arredi, soprattutto il fucsia, erano quasi del tutto simili agli originali.




Il menù naturalmente, proprio per mancanza di una vera e propria cucina, non poteva ricalcare quello riccamente illustrato giapponese con gli enormi gelati ad orsetto o gli spuntini a forma di manga, tuttavia presentava una vasta scelta di bevande e cibo che, anche se preconfezionato, veniva decorato in modo kawaii.




Mi è tanto mancata però la frase di rito «Oishii kunare, moe moe kyun», un incantesimo necessario a migliorare il sapore di ciò che si mangia, che le maid giapponesi pronunciano appena portato il cibo in tavola ed è assolutamente vietato assaggiare ogni cosa se prima non si pronuncia la formula magica. Le maid italiane si prodigavano però in giochi da tavolo per intrattenere i clienti in attesa dell’ordinazione e donavano piccoli gadget per ricordo.

Le cameriere del Maid Cafè al Romics erano vestite in modo impeccabile, con nastri e merletti, l’abito corto e le maniche a palloncino, truccate e pettinate come le classiche figure manga, con tanto di parrucche colorate.




La maid deve necessariamente indossare accessori eccentrici e recitare con una vocina kawaii, fare mossettine buffe e ballare sulle musiche delle più note canzoni J-pop e bisogna dire che le maid italiane ce l’hanno messa proprio tutta! Ho assistito a vere e proprie coreografie in perfetto stile Maid Cafè, dove partecipavano anche due ragazzi vestiti da Butler, il tipico maggiordomo galante e affascinante giapponese ispirato a quelli più classici inglesi. I ragazzi italiani erano carini e simpatici anche se il loro fascino consisteva più che altro nell’essere un pochino imbarazzati nell’interpretare un ruolo certamente non facile e non abituale.




Ma alla fine il tutto è risultato gradevole e divertente e ha scacciato via la voglia di fare paragoni perché con gentilezza e simpatia i ragazzi e le ragazze sono riusciti a dare spensieratezza ed allegria.

Tutti i clienti e anche gli spettatori esterni, molto incuriositi, sono rimasti coinvolti e fotografavano e filmavano a più non posso, perfino i bambini e due ragazzi giapponesi sembravano molto divertiti.

Entrare in un vero Maid Cafè è come entrare nel Paese delle Meraviglie e di conseguenza è come vivere in uno strano sogno! Comunque mi sono emozionata tantissimo anche qui, insieme alla mia amica Gioia e sono felice di aver potuto condividere questo momento insieme. Per lei era la prima volta ed è stato bello vedere che le sue reazione erano simili alle mie quando per la prima volta sono entrata nel Maid Cafè di Tokyo. È stato come aver vissuto un pezzo di Giappone insieme! Per noi questo è davvero un posto magico e quindi non volevamo più andare via… Tra sorprese, emozioni e risate abbiamo trascorso un’ora e mezza di leggerezza condividendo questa passione per il Giappone, per quella cultura, per i manga e per gli anime che ci hanno fatto incontrare. Grazie Gioia per aver reso questa giornata speciale *-*




(Se l’argomento Maid Cafè vi interessa e volete approfondirlo, cliccate qui https://jobok.eu/blogs/80).




Per concludere in bellezza, domenica 8 aprile ho partecipato al concerto di Cristina D’Avena, Special Guest di questa edizione del Romics!!! L’evento era legato alla presenza di Tsukasa Hōjō poiché la cantante ha interpretato la sigla italiana della serie “Occhi di Gatto”.




Per alcune generazioni di italiani, sigle tv significa soprattutto un nome: Cristina D’Avena. La cantante bolognese è infatti sulla cresta dell’onda da ormai più di trent’anni, interamente spesi nel genere sigle di cartoni animati, la carriera in assoluta più duratura nel settore.

Dal 1981 ad oggi ha cantato oltre seicento canzoni, pubblicato oltre centoquaranta dischi e superato le sei milioni di copie vendute. 

La sua è una storia che parte da lontano, ovvero dal 1968, quando partecipò allo Zecchino d’Oro arrivando terza con il celebre Valzer del Moscerino, per arrivare al 1981, quando viene ingaggiata dalla Fininvest per interpretare le sigle delle serie animate e da allora resterà l’interprete storica del genere.




Dopo il primo singolo, la sigla di “Bambino Pinocchio”, interpreta La canzone dei Puffi, un suo intramontabile cavallo di battaglia, a cui seguono Georgie, Pollon Pollon combina guai, L’incantevole Creamy e la già citata Occhi di Gatto, solo per nominarne alcuni.

Nel 1985 è il turno della sigla del fortunato “Kiss Me Licia”, che la porta l’anno successivo e fino al 1987, a rivestire i panni di attrice interpretando Licia negli spin-off tratti dalla serie animata. Interpreta poi se stessa nei successivi telefilm che la vedono protagonista assoluta, a partire da “Arriva Cristina”.

A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta si cimenta nel suo primo tour nei palazzetti dello sport e al forum di Assago registra l’afflusso record di tredicimila paganti. Questa però è solamente una tappa intermedia della sua carriera: le generazioni si rinnovano e nuove serie animate reclamano nuove sigle. Cristina canta allora Sailor Moon, Piccoli problemi di cuore, Sakura, Hamtaro, DoReMi e i Pokémon e tante altre.




La sua sterminata produzione è caratterizzata dall’impiego di musiche scritte per lei sempre da grandi autori, ma la sua vera caratteristica è probabilmente l’impiego della voce che sfrutta un particolare colore bambinesco, un utilizzo che si distingue per i guizzi divertiti e per l’interpretazione frizzante e fanciullesca, proprio come farebbe una bambina cantando di eroi e di mondi fantastici. Forse sta proprio in questo approccio alla musica il segreto del suo successo che è inarrestabile.




Nel 2016 partecipa in qualità di super ospite al 66°esimo Festival di Sanremo e nel 2017 esce Duets, una raccolta di alcune delle più celebri sigle di cartoni animati reinterpretate da Cristina D’Avena insieme ad alcuni dei più importanti cantanti italiani tra cui Noemi, Annalisa, Giusi Ferreri, J-Ax e Loredana Bertè insieme alla quale interpreta proprio Occhi di Gatto.

Domenica 8 aprile, sotto il palco del Pala Romics, si è finalmente avverato un mio grande desiderio, quello di assistere ad un concerto di Cristina D’Avena❤Eravamo tutti pronti a cantare le colonne sonore della nostra infanzia: bambini, giovani, adulti, anziani, tutti a squarciagola abbiamo intonato insieme a lei le sigle dei cartoni animati più famosi, copiando perfino le sue mossettine. 

Devo dire che oltre al puro divertimento e alla gioia di tornare un po’ bambini per un’ora, mi hanno molto colpito le parole che Cristina D’Avena ha rivolto al pubblico durante il concerto, dedicate soprattutto a chi crede nei sogni, come me. Ho raccolto i momenti più emozionanti, al di là delle canzoni, in questo video.





Chi vuole vedere altre foto del Romics può visitare la mia pagina https://www.facebook.com/WonderlandTales/  ^__^


Pictures © Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91


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