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Elena Paoletta C
Nana Reloaded Edition, la ristampa del capolavoro di Ai Yazawa, ci ripropone questo manga senza tempo che narra in un modo tutto particolare la storia di una profonda amicizia.




Se siete curiosi leggete il mio articolo  https://www.otakusjournal.it/nana-storia-di-una-profonda-amicizia/  

Elena Paoletta C


«Un giorno guarderemo i ciliegi fiorire...insieme».


今日は えいがかんに いきました。

アニメが だいすきです! 


Leggete il mio articolo 5 cm al secondo:

un amore fiorito tra i ciliegi

https://www.otakusjournal.it/5-cm-al-secondo-un-amore-fiorito-tra-i-ciliegi/











Elena Paoletta C


Non sempre la pioggia porta malinconia, anzi spesso induce alla riflessione. Guardare il cielo dopo la pioggia aiuta a comprendere i propri sogni e a far sì che non sembrino poi così lontani…


Per leggere la recensione dell'opera, andate qui https://www.otakusjournal.it/dopo-la-pioggia-arrivera-il-sereno/


Elena Paoletta C


La notte del 24 febbraio a Los Angeles verranno assegnati gli Oscar. Quest'anno nella categoria animazione c'è Mirai di Mamoru Hosoda. Riuscirà il regista giapponese a prevalere sull'ennesima vittoria Disney?



Per leggere la recensione dell'opera, cliccate sul link https://www.otakusjournal.it/mirai/

Elena Paoletta C
Mary e il fiore della strega è il primo film che il regista Hiromasa Yonebayashi ha creato insieme ad altri colleghi nel suo nuovo Studio Ponoc, dopo aver lasciato lo studio Ghibli. In realtà è il suo terzo film perché aveva debuttato nel 2010 con Arrietty, il maggiore incasso del cinema giapponese di quell'anno, seguito poi da Quando c'era Marnie nel 2014 che è stato nominato agli Oscar.




Impossibile guardare Mary e il fiore della strega senza notare omaggi e similitudini con altri film. Quando Mary giunge alla scuola per streghe con tanto di professori, aule e strani corridoi è facile immaginare le atmosfere di Harry Potter descritte da J.K. Rowling, oppure rintracciare nel percorso che la porterà al fiore magico elementi di Alice nel Paese delle Meraviglie.  Nell’opera di Yonebayashi però si cita tanto e soprattutto Miyazaki, partendo dalle atmosfere fantasiose e magnifiche de La città incantata e de Il Castello errante di Howl, fino a Kiki consegne a domicilio dove la streghetta vola con la scopa insieme al suo gatto nero Jiji.




Ma non solo. Tutto il film è pieno di metafore sul volo e sull’ecologia, temi carissimi a Hayao Miyazaki che sicuramente sono rimasti impressi a Yonebayashi dopo vent’anni passati nello Studio Ghibli, come da sua stessa ammissione: «Dopo la chiusura del reparto di produzione dello Studio Ghibli, me ne sono andato da lì con alcuni colleghi. È stato un momento di grande tristezza per chi come me aveva amato lo Studio Ghibli, e anche di delusione, perché dopo aver finito “Quando c'era Marnie”, avevo un solo pensiero in mente: fino a quando ne avrò la possibilità, voglio fare film d'animazione». Con questa motivazione nel 2015 il regista insieme al produttore Yoshiaki Nishimura, entrambi noti per il loro lavoro presso lo Studio Ghibli, portando con sé altri animatori dello stesso Studio, hanno fondato la casa di produzione Ponoc. Il nome deriva da una parola serbo-croata che significa "mezzanotte", ovvero l'inizio di un nuovo giorno, a 100 anni esatti dalla nascita dell'animazione giapponese. «Il momento in cui un giorno finisce e un altro comincia», ha dichiarato Yonebayashi, anche se in un’epoca ricca di animazione digitale, lo studio Ponoc ha voluto mantenere il valore delle immagini “animate come una volta”. 




Mary to Majo no Hana è basato sul romanzo La piccola scopa della scrittrice britannica Mary Stewart, pur mantenendo la struttura di una fiaba. Sicuramente questo non è una novità, ma l’essersi aperti ancora una volta a racconti britannici e non a manga giapponesi per trovare l’idea giusta, denota un’ammirazione verso quella letteratura europea che ha ispirato in passato tanti meisaku, il genere di anime la cui sceneggiatura è sempre ispirata a un romanzo occidentale, reinterpretata in chiave nipponica soprattutto riguardo le psicologie e le interazioni dei personaggi.



Il primo film prodotto dallo Studio Ponoc è quindi la storia di Mary, una bambina come tante alle prese con un mondo magico e una scuola di magia. Trasferitasi prima dei suoi genitori nella casa della prozia Charlotte, circondata da persone anziane e con nulla da fare se non piccole commissioni, Mary si annoia terribilmente mentre trascorre gli ultimi giorni d’estate. Per questo combina pasticci cercando di aiutare gli altri o passa del tempo bighellonando per la campagna.È proprio qui che fa uno strano incontro con due gatti che la introducono in una foresta dove troverà il fiore più raro di tutti. Questo infatti fiorisce una sola volta ogni sette anni ed è capace di donare, se pur per poco tempo, poteri magici. Mary potrà così cavalcare una scopa che la condurrà fino a una misteriosa scuola di magia per aspiranti maghi e streghe, il College Endor, dove però si cela un terribile segreto… 




Non ci sono solo i gatti, ma nel film gli animali hanno tutti un ruolo decisivo perché mettono in moto una serie di eventi che porteranno Mary a mettersi in gioco sfidando poteri ben al di sopra di lei. I bambini e gli animali sono un binomio perfetto: non si contano nella storia dell’animazione le storie di amicizia e tenerezza che riguardano piccoli protagonisti di ogni tipo, così anche Mary si ritroverà a dover fare scelte coraggiose per salvarli.




Da tutti i protagonisti delle storie targate Ghibli, Yonebayashi ha saputo cogliere le migliori sfumature: Mary ha la scopa e il gatto nero di Kiki, i capelli "pel di carota" di Anna dai capelli rossi e Arrietty, ha dovuto traslocare da poco come le sorelle Satsuki e Mei de Il mio vicino Totoro e, come in Quando c’era Marnie, dovrà confrontarsi con qualcosa accaduto nel passato di una donna della sua famiglia. Arrietty doveva affrontare un ignoto molto più grande di lei; Anna e Marnie dovevano fare i conti con la propria solitudine per poter andare avanti. 




Mary dimostra che il coraggio può superare tutto e capirà che trovare la forza dentro sé stessi è più potente di qualsiasi magia, anche di quella data da un fiore fatato. Un po’ come ha fatto Yonebayashi, che ha deciso di continuare a realizzare film da solo, anche dopo aver perso il sostegno della straordinaria atmosfera dello Studio Ghibli.




Mary e il fiore della Strega è un film per tutti; è una storia di libertà, coraggio e di un’amicizia che fa vincere ogni paura e prendere coscienza delle proprie capacità e dei propri limiti.Mary è un personaggio che sbaglia e fallisce, ma non si scoraggia mai e si rialza ogni volta. È una forza che non si incontra facilmente, neanche tra gli adulti, incapaci nel film di migliorare senza la magia. Yonebayashi dice di Mary: «Vorrei che gli spettatori la vedessero e decidessero di fare come lei, di lottare e andare avanti. Per quanto possibile, vorrei che i bambini pensassero con la loro testa senza condizionamenti, proprio come Mary».Mary si rivela una ragazzina coraggiosa e responsabile, che non lascia nessuno indietro ed è disposta a correre rischi anche per amici appena conosciuti. Quello che Yonebayashi vuole raccontare è la bellezza della crescita interiore, il passaggio da bambini ad adulti, insieme alle sfide che tutto ciò porta: «Le nostre storie raccontano di piccoli eroi, che nonostante le loro debolezze affrontano con grande coraggio i propri problemi».Vivace come la sua protagonista, il film è avvolto da un alone magico simile a quello che contagia Mary quando trova il fiore della strega. Si resta abbagliati soprattutto dai luoghi e dalle creature del film e conquistati dal coraggio di Mary. 




Tutta l’ambientazione è coinvolgente ai fini della storia: dai fondali spettacolari ai colori decisi che contribuiscono fortemente a divertire ed incuriosire sul fantasioso mondo in cui precipita la protagonista tanto da rimanerne affascinati fino ai titoli di coda. Il regista precisa: «Proprio perché sono i bambini a guardare le nostre opere, la ricerca e la preparazione deve essere fatta con la massima cura. Questo è per noi un concetto fondamentale. Anche quando abbiamo creato Mary, nonostante fossimo un'azienda senza molte disponibilità finanziarie, siamo andati di persona a visitare le location. In questo modo, abbiamo potuto catturare le sensazioni di ciò che osservavamo, e le abbiamo portate sullo schermo. Un'altra lezione è quella di non chiudersi dentro l'opera, ma lasciare che gli spettatori raccolgano ciascuno un suo pezzo, un suo tema, e se lo portino via con sé». E questo io l’ho fatto.




Elena Paoletta
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Elena Paoletta C


Il 24 e il 25 ottobre alcuni cinema italiani hanno proiettato nelle loro sale La forma della voce ( 聲の形 Koe no katachi), il nuovo anime della Kyoto Animation scritto da Reiko Yoshida (già sceneggiatrice de La ricompensa del gatto prodotto dallo Studio Ghibli) e diretto da Naoko Yamada, una delle rare registe giapponesi. Distribuito da Nexo Digital e Dynit, il film è tratto dal manga di Yoshitoki Oima che è stato acclamato dalla critica, ha vinto numerosi premi e riconoscimenti ed è stato molto apprezzato dal pubblico tanto che i sette volumi che compongono la serie completa sono stati venduti in milioni di copie sia in Giappone che all’estero.Spesso per molti l’animazione viene considerata solo come puro intrattenimento o semplice evasione, quando invece tratta anche problemi sociali e argomenti complessi sulla realtà che ci circonda e che ha per protagoniste persone vere, con le loro esperienze di vita, le loro fragilità e i loro sentimenti. Certo ci vuole coraggio, delicatezza e sensibilità per non cadere nella retorica o in toni troppo drammatici, ma soprattutto occorre avere la voglia di raccontare qualcosa non per se stessi ma per qualcun altro. Naoko Yamada è riuscita a realizzare un’opera profonda e realistica sul tema del bullismo a scuola, una piaga sociale che riguarda molti giovani e non solo; probabilmente la mangaka ventottenne Yoshitoki Oima doveva conoscere abbastanza bene questo tema, visto che ha iniziato a scrivere i primi tre volumi quando aveva diciotto anni.La Forma della Voce racconta le difficoltà di Shoko Nishimiya, una ragazzina non udente, che diventa vittima del bullismo del suo compagno delle elementari Shoya Ishida, un bulletto amante delle bravate. Il ragazzo è incapace di relazionarsi con lei, che comunica solo scrivendo su un quaderno, e questo lo porta al totale disinteresse, al non volere né conoscere né sapere nulla di chi considera diverso. Questa sua incapacità è un problema che non vuole ammettere perché è più facile incolpare gli altri dei propri limiti che considerarli tali e cercare di correggerli. È più facile vedere fragili gli altri che riconoscere di esserlo: dentro Shoya balena un lampo di odio verso la ragazza e scattano così una serie di molestie e atti di bullismo che poi finiscono con il coinvolgere quasi tutta la classe. Shoku è una ragazza delicata, molto fragile, dolce e timida e all’inizio attira le attenzioni dei nuovi compagni di classe proprio per il suo modo di comunicare.




L'iniziale curiosità e il loro volenteroso sforzo, scrivendo piuttosto che parlando normalmente, inizia però ad affievolirsi presto e, un po’ per volta, le attenzioni che le vengono rivolte diventano di tutt'altra natura, rendendola la vittima preferita di frasi offensive e scherzi pesanti, come quello di strapparle gli apparecchi acustici e gettare i suoi quaderni in una fontana.L’approfondimento dell’argomento di cui tratta l’opera arriva dal personaggio di Shoya Ishida e dai suoi comportamenti prima dell’entrata in classe della sua nuova compagna. L’anime inizia con lui che passeggia lungo un ponte e poi si ferma ad osservare l’acqua sottostante con lo sguardo ipnotico, lasciando intendere che pensa di suicidarsi. I ricordi affollano la sua mente, soprattutto un episodio della sua infanzia che più di tutti ha condizionato il suo modo di essere attuale. Si rivede infatti in quel ragazzino scapestrato che sfidava continuamente gli amici a saltare nel fiume da altezze pericolosissime, sempre ammirato e cercato da tutti. Questo è il punto di partenza su cui verranno a ricomporsi i vari pezzi della sua vita attraverso tutto lo svolgersi del film. L’arrivo in classe della ragazzina silenziosa, fin troppo gentile ed educata, il disagio di Shoya davanti a tutto ciò e il suo conseguente bullismo, non fanno che aumentare il suo ruolo di leader fino a quando tutte le prepotenze superano il limite attirando l’attenzione degli adulti.Shoko è costretta a cambiare scuola e Shoya viene lasciato solo dai suoi compagni, che oltre a scaricargli addosso tutta la responsabilità delle azioni violente, lo fanno diventare la nuova vittima prescelta emarginandolo e costringendolo così a guardare il mondo con occhi diversi. A questo punto l’anime ritorna al presente: in preda ai sensi di colpa che lo hanno accompagnato negli anni successivi, Shoya decide di imparare il linguaggio dei segni, di cercare Shoko per chiederle scusa e farsi perdonare. Questo suo percorso lo porterà anche a incontrare di nuovo i suoi ex compagni di classe, quelli che credeva amici e che invece non si sono rivelati tali. La forma della voce, oltre che ad affrontare il tema del disagio infantile di fronte ad un handicap, è psicologicamente costruito nel tratteggiare la complessa figura del ragazzo bullo. Attraverso piccoli gesti, dettagli e situazioni apparentemente ordinarie, il suo ritratto emerge in tutta la complessità e profondità che lo caratterizza, mentre intorno a lui anche alle figure minori e alle loro relazioni interpersonali viene data la giusta importanza nello svolgimento narrativo.




Sono molte le sfumature che la storia riesce a toccare: la solitudine, la disabilità, la superficialità, il non pensare alle conseguenze delle proprie azioni, la depressione, la redenzione, i legami con le persone e di come a volte si venga discriminati per cose di cui non si è responsabili e altre volte invece di cui si è colpevoli. Ma La forma della voce è soprattutto una storia di ritorni; un racconto in cui il passato torna costantemente a invadere il presente per affrontare i rimorsi e cercare il modo migliore per liberarsene. Un passato che carica tutti di pesi insostenibili e che incatena tra loro i protagonisti, legandoli ad errori purtroppo commessi ma che si vorrebbero assolutamente cancellare. Sia che si tratti di avere e gestire un handicap, oppure di aver causato del male ad una persona per cattiveria, crudeltà, stupidità o semplice ignoranza, non è però possibile cancellare questi macigni dalle proprie coscienze, né riuscire a dimenticarli. Ognuno ha le sue difficoltà; tutti sembrano bloccati in un eterno presente, impossibilitati ad andare oltre, ad affrontare la vita e il futuro perché i sensi di colpa sono più forti di tutto. Il film riesce a mostrare chiaramente il difficile e doloroso percorso con cui i protagonisti tentano di fare l’atteso passo in avanti che cambierà per sempre le loro vite e il loro modo di essere.La storia di Shoko e Shoya sembra dirci esattamente questo: se non si riesce a comunicare il proprio malessere, il proprio disagio, ad accettare se stessi, a perdonarsi e amarsi per quello che si è, si può finire stritolati da un muro di tristezza e solitudine dal quale neanche una voce può uscire per invocare aiuto, neppure gridando silenziosamente nell’anima. Non è un caso che entrambi inizino a trovare un proprio equilibrio solo quando riescono ad avere il coraggio di confrontarsi con il passato, ritrovare i vecchi compagni che si credevano persi e accettando nuovi amici che aspettavano solo di poter entrare nelle loro vite.




Forse la Yamada è stata influenzata dalle opere di Makoto Shinkai: entrambi immergono le loro storie in un contesto realistico affrontando tematiche contemporanee che mettono al centro l’uomo e il suo voler trovare il coraggio nel guardare avanti; entrambi optano per una regia attenta ai dettagli, che si avvale del montaggio per evidenziare la particolare sceneggiatura; entrambi sanno dare i giusti tempi emozionali alternando le immagini più sofferte a quelle più poetiche e distensive, sfruttando inoltre una colonna sonora alquanto coinvolgente.Molto efficaci sono alcuni tratti distintivi del manga utilizzati anche nel film, come l’uso del linguaggio dei segni e le grandi X che coprono il volto di alcuni personaggi a sottolineare lo sguardo indifferente del bullo Shoya verso il prossimo. Quando il ragazzo prenderà coscienza dei vari comportamenti e soprattutto capirà le problematiche degli altri liberandosi delle sue, le grandi X inizieranno a cadere perché lui finalmente osserva i volti delle persone che incrociano il suo cammino, non resta più chiuso nei suoi cupi pensieri ma si apre ad un futuro più luminoso che include anche il rispetto per gli altri.




Gli animatori della Kyoto Animation hanno saputo valorizzare la bellezza dei fondali adottando colori luminosi, scegliendo con cura le ambientazioni e i dettagli di ogni tipo; ogni aspetto della costruzione visiva dell'anime è particolarmente ricercato e apprezzato, grazie anche al character designer Futoshi Nishiya che si ispira ai tratti originali del manga di Ōima. Dal canto suo la regista Yamada tratta la storia con grande senso di responsabilità, gestendo i tempi con le dovute pause ed un ritmo dilatato che lascia allo spettatore il tempo di assimilare e riflettere: come accade in tanti anime, anche ne La forma della voce l’amore per la vita è l’unica arma per affrontarla con coraggio.




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Tratto dall’omonimo manga di Keiji Nakazawa, questo anime è stato distribuito in sala da Nexo Digital in collaborazione con Dynit per soli due giorni, il 19 e il 20 settembre. Pur essendo fuori dai consolidati schemi del mercato dell’animazione, In questo angolo di mondo ha vinto il premio “Animation of the year” ai Japan Academy Prize, battendo il più conosciuto Your Name di Makoto Shinkai, e il premio della giuria al Festival Internazionale del film di animazione di Annecy ottenendo eccellenti risultati anche al botteghino. Sunao Katabuchi, il regista del film, viene dallo Studio Ghibli; il suo primo lavoro infatti è stato quello di assistente alla regia per Kiki, consegne a domicilio (1989). In questo angolo di mondo porta con sé tutto l’insegnamento dello Studio Ghibli: dal character design, alle musiche e allo sviluppo dei personaggi, caratteristica di Miyazaki, ma anche la scelta cromatica soffusa, quasi acquarellata, che si ispira agli ultimi lavori del maestro Isao Takahata, come La storia della principessa splendente (2013). Molti hanno paragonatoIn questo angolo di mondo con Una tomba per le lucciole (1988) ma forse solo per il fatto che trattano argomenti simili ovvero i drammatici giorni del conflitto che hanno segnato in maniera profonda e indelebile la storia del Giappone. Il film di Takahata viaggia però su una linea ideologica pessimista, mentre In questo angolo di mondo offre una narrazione drammatica ma aperta al futuro.È l’inizio degli anni Trenta e a Hiroshima la giovane Suzu Urano è ancora una bambina felice, spensierata, con la testa tra le nuvole; una sognatrice a cui piace disegnare e inventare storie per la sua sorellina.




La vita scorre serena per la famiglia Urano, mentre il mondo si avvia a grandi passi verso la guerra mettendo a dura prova la vita di tutti. Il primo di una serie di traumi Suzu lo vive quando nel 1944, il giovane Shusaku Hojo, funzionario della marina imperiale, la chiede in sposa. Suzu deve lasciare la sua famiglia e la sua città natale per questo matrimonio combinato e, senza mai aver visto il suo futuro marito, si trasferisce in un paese che non le appartiene, dove anche il paesaggio è differente: dalla tranquillità di Hiroshima a Kure, una cittadina con un porto militare. Inizia così una nuova vita tra molte difficoltà, soprattutto quelle relative all’integrazione nel nuovo nucleo familiare e il suo modo di essere un po’ distratta ed impacciata, porta Suzu a scontrarsi spesso con la cognata, una giovane vedova con una figlia piccola che vive immersa nella realtà e proprio per questo si rivelerà poi un ottimo aiuto per la piccola sognatrice. A peggiorare le cose ci sono la guerra e i continui bombardamenti statunitensi che rendono quasi impossibile l’esistenza per gli abitanti di Kure, impotenti e costretti a rintanarsi nel sottosuolo a ogni richiamo delle sirene antiaeree. Anche la vita di Suzu è sconvolta e la sua filosofia di vita “resta ordinaria e resta sana” la fa apparire fragile e inadatta alle difficoltà della vita, ma con tenacia, perseveranza, senso del dovere, un pizzico di creatività e tanto coraggio, riesce sempre a ottenere il massimo con gli scarsi mezzi a sua disposizione. Emergono dettagli di vita sociale e quotidiana; in particolar modo, il regista si sofferma sulle abitudini alimentari giapponesi con ricette di piatti tipici e piccoli trucchi per renderli più appetitosi e abbondanti in un tempo in cui il cibo scarseggiava.




Tutta la storia è basata su sentimenti contrastanti che non si focalizzano solo sulle vicende della giovane Suzu e sul suo modo bellissimo di ridisegnare la realtà ma, grazie ai personaggi di contorno  molto caratterizzati, viene offerto uno sguardo particolare sulla vita in tempo di guerra. Con la povertà imperante e le operazioni militari in sottofondo, viene reso perfino un triste omaggio alla leggendaria Yamato, la più grande nave da guerra giapponese.Il film è costantemente pervaso da una toccante amarezza che lascia comunque spazio alla speranza, riservando nella narrazione degli eventi tutta la forza di spirito del popolo nipponico di fronte alla realtà dei bombardamenti aerei fino al più devastante evento della bomba atomica. Suzu è l’emblema della guerra: la tranquillità di poter camminare guardando il cielo, la libertà di potersi sedere davanti al fiume con la sua matita a disegnare, la spensieratezza delle sue giornate, vengono sostituite da un cielo che fa paura, dall’insicurezza del domani, dalle lunghe file per avere un pezzo di pane che il più delle volte però è finito. Suzu resta intrappolata nella guerra, nella fame, nella sofferenza, nei sensi di colpa, ma soprattutto nella consapevolezza di non poter fare niente.




Tutto sembra vano e senza senso, ma non si può tornare indietro e non si potrà più avere quello che si è perso, tranne forse che l’atteggiamento positivo nei confronti della vita. Suzu è giapponese…non si spezza; stringe i denti e decide di voler essere forte, di rialzarsi e di ricominciare a sorridere. Vuole tornare a essere spensierata, a camminare guardando in su, a ricominciare a vivere “in questo angolo di mondo” in cui tutto ciò sembra ora impossibile.Un anime visivamente emozionante grazie anche ad uno stile grafico di grande fascino, con tratti semplici ma incisivi e una cura per i dettagli che immergono immediatamente nelle atmosfere e in un realismo impressionante.




La tanta luminosità delle scene contrasta con l’oscurità del dramma e trasforma la violenza della guerra in un amaro sogno ad occhi aperti. In una vicenda ricca di dolore e ansia, con l'ultima parte altamente drammatica, il regista lascia spazio alla tenerezza, alla semplicità dei piccoli gesti, lanciando un messaggio di speranza: la Storia è crudele ma l’amore e la poesia possono salvare l’uomo dalla sua stessa follia.



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Elena Paoletta C

Sicuramente non tutti gli anime prodotti in Giappone arrivano in Occidente. Non si sa di preciso neanche quanti siano, né si conosce il nome di tutti i loro autori ma, grazie ad alcune case di produzione come la Lucky Red, la Dynit, la Yamato Video e la Nexo Digital, si sono potute ammirare anche in Italia alcune delle opere più significative non solo del maestro Hayao Miyazaki ma anche di quelli che vengono definiti i suoi “eredi”. Primo fra tutti Makoto Shinkai conosciuto già in Italia per i suoi film 5 Centimetri al Secondo e Il Giardino delle Parole e ora per il suo nuovo capolavoro Kimi no na wa (Your Name), presentato in Italia come evento e per questo motivo doveva essere proiettato sugli schermi cinematografici solo per tre giorni, ma oltre ogni aspettativa il film ha richiamato un vasto pubblico ed è rimasto in programmazione per diversi giorni.




L’animazione è un genere che al di fuori del Giappone ha purtroppo un destino difficile; molto spesso non viene compresa per le evidenti differenze culturali o viene marcata dall’etichetta “per soli bambini” pensando che sia come tutti i cartoni animati a cui siamo da sempre abituati. La difficoltà sta forse proprio nella non accettazione che storie importanti vengano raccontate attraverso il disegno animato e per questo Makoto Shinkai potrebbe essere uno dei disegnatori e registi capaci di trovare la strada giusta per allargare il target e arrivare così più facilmente a tutti. Prima di dare vita al suo ultimo fenomeno cinematografico, l’autore ha scritto l’omonimo romanzo raccontando la storia che ha poi commosso milioni di spettatori al cinema.

Grazie alla casa editrice J-Pop (etichetta di Edizioni BD) infatti è stata resa disponibile la light novel di Your Name, che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. Nella postfazione Shinkai ha spiegato la nascita della storia e il suo senso profondo:

«Il motivo è perché ha sentito che da qualche parte ci fossero dei ragazzi come Taki e Mitsuha. Questa è ovviamente una storia di fantasia, eppure credo che da qualche parte esistano delle persone che hanno vissuto esperienze simili e provano sentimenti simili ai protagonisti; che hanno perso figure o luoghi importanti e che hanno deciso mentalmente di lottare lo stesso. Persone che continuano a tendere la mano verso qualcosa che ancora non possono incontrare, assolutamente sicure però che un giorno succederà. E poi credo di aver scritto questo libro perché sentivo che ci fosse il bisogno di raccontare questi sentimenti con una serietà diversa rispetto allo splendore del film».




Tra il romanzo e il film non ci sono grosse differenze. Secondo Shinkai è difficile stabilire quale sia l’opera originale, anche se il libro è stato scritto prima di completare il film. 

Nel romanzo la storia è raccontata in prima persona dai due protagonisti secondo il loro punto di vista; nel film viene mostrata dalla telecamera, quindi in terza persona e le scene in cui Taki e Mitsuha non sono presenti (cosa che nel romanzo non succede mai) sono raccontate in maniera veloce.

Il produttore e scrittore Genki Kawamura è stato importantissimo per la stesura del romanzo poiché Shinkai gli aveva chiesto di esprimere un commento in un momento di forti dubbi sullo scriverlo o meno. Kawamura desiderava che la nuova opera del regista fosse “il meglio di Makoto Shinkai”, in modo che chi ancora non lo conoscesse potesse rimanere sorpreso venendo a contatto con i suoi mondi e chi aveva già visto le sue opere potesse nuovamente assistere ai risultati del suo talento. 

Tutte le opere di Shinkai hanno sempre avuto una colonna sonora meravigliosa, per questo anche Your Name doveva essere quanto più possibile musicale. Kawamura chiese a Shinkai se ci fosse un musicista in particolare che gli piacesse e lui nominò i Radwimps. Fatalità il produttore conosceva il frontmen della band e gli scrisse subito una mail; in questo modo Shinkai e Yojiro Noda hanno potuto incontrarsi ed iniziare una collaborazione miracolosa che sembra guidata dal destino. Noda ha preso storia e sceneggiatura e le ha ampliate sotto forma di musica; dall’unione di tutto ciò è nato il romanzo e contemporaneamente è stato completato il film. Shinkai aveva precedentemente dichiarato di non voler scrivere il romanzo ma è stato portato a realizzarlo proprio dalla musica di Noda. Insieme sono riusciti a illustrare una storia in cui due persone si incrociano quasi per caso in un mondo grandissimo: Makoto Shinkai e Yojiro Noda uniti dal destino hanno dato vita a ciò che sembrava impossibile. Ovviamente nel romanzo non può esistere la musica di sottofondo, ma il libro ha subito una forte influenza dei testi dei Radwimps e nel romanzo si riescono a percepire chiaramente le note della rock band giapponese.

La canzone Zenzenzense (Vita Preprecedente) sottolinea in modo magistrale la storia d’amore di un ragazzo e una ragazza che vogliono lottare in modo splendido in questo mondo crudele, contribuendo senza dubbio a far definire Your Name il più grande capolavoro di Makoto Shinkai:

«Ho iniziato a cercati dalla tua vita preprecedente…

“Sei in ritardo", dici con tono arrabbiato…eppure, sono arrivato il prima possibile

Il mio cuore è arrivato da te prima di me».

Shinkai ha raccontato il ruolo del destino in una storia d’amore, dove due persone si incrociano in mondi stupendi, magnifici, senza tempo e la musica lo conferma:

«Ho iniziato a cercarti tante vite prima che nascessi;

È poggiando lo sguardo su quel sorriso strano, che sono arrivato ad oggi.

Anche se tu dovessi perdere tutto e venissi spazzata via dal vento,

Non dimenticherò più chi sono e inizierei semplicemente a cercarti dal principio.

O forse dovrei ricostruire l'intero universo da zero?…

Ci incontrammo ai confini estremi tra tante galassie;

Come devo afferrarti la mano per evitare che si spezzi?»…

La canzone parla di  questo mondo pieno di incroci legati da un sottile filo; è difficile incontrare la persona del proprio destino e anche se ci si riesce, chi garantisce che sia proprio quella? 

Il filo rosso del destino è una leggenda popolare di origine cinese diffusa in Giappone. Ognuno di noi nasce con un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra (la versione originale cinese narra che il filo è legato alle caviglie). Questo filo ci lega alla persona a cui siamo destinati, alla propria anima gemella.

Le due persone così unite sono destinate ad incontrarsi; non importa il tempo che dovrà passare, le circostanze, le distanze che le separano, l’età, la classe sociale o altro, perché il filo rosso sarà lunghissimo e fortissimo e dato che ha la caratteristica di essere indistruttibile non si spezzerà mai. Sarà lo stesso destino a tenerlo saldo e unito finché esse non si incontreranno. Questo filo lega indissolubilmente due anime gemelle, due amanti, due persone destinate a vivere insieme per sempre. Essendo molto lungo il filo spesso si aggroviglia e crea intrecci strani e nodi che creano difficoltà alle due anime destinate a congiungersi; ogni groviglio che verrà sciolto sarà il superamento di un ostacolo nella relazione, ogni nodo che verrà districato servirà a rafforzare il legame.




Uscito in Giappone lo scorso agosto, Your Name si è trasformato in pochissimi mesi in uno dei più grandi successi cinematografici di sempre, l’unico film d’animazione della storia capace di competere con il successo dei più famosi film di Miyazaki come La Città Incantata.

Shinkai è cresciuto col mito e all’ombra del maestro Miyazaki, per sua stessa ammissione: 

«È un enorme fonte di ispirazione. Lui e il suo team hanno praticamente fondato l’intero sistema.

Hanno creato quello che l’animazione giapponese è oggi. É impossibile non essere influenzati dal lavoro del maestro Miyazaki…Io non voglio fare film simili a lui, ma riuscire a suscitare le stesse emozioni che il maestro suscita nelle persone, me compreso».

Lui sostiene di essere un disegnatore mediocre; uno che scrive storie e poi cerca immagini da proporre agli animatori per far vedere loro cosa vorrebbe che disegnassero, in questo modo riesce a creare anime meravigliosi e ad inventare storie ugualmente importanti e coinvolgenti. Viene ormai considerato da tutti un maestro assoluto dell’animazione giapponese, grazie alla sua straordinaria padronanza delle arti visive e alla sua incredibile abilità narrativa.

I suoi panorami iperrealistici e le sue atmosfere malinconiche hanno commosso e incantato in tutto il mondo milioni di appassionati di anime. La sua maestria nel creare e la regia lo hanno consacrato come l’erede di Miyazaki, pur essendo la sua un’animazione molto diversa; l’artista risente inoltre delle influenze della letteratura contemporanea giapponese, in particolare delle opere di Murakami ed è quindi definibile come più matura e concentrata sul mondo reale.

Campione di incassi in Giappone e molto elogiato dalla critica mondiale, Your Name ha portato come conseguenza perfino dei tour che ripercorrono il giro delle location della storia e perfino la biblioteca che appare nel film ha dovuto esporre un regolamento speciale per far fronte all’improvvisa ondata di visitatori. Oltre agli innumerevoli gadget di ogni tipo e al materiale pubblicitario distribuito in ogni luogo, è stato prodotto anche un sakè ispirato ad una delle principali scene del film.

Sebbene la pellicola si presenti come una storia romantica (in gergo shojo) tra un ragazzo e una ragazza che senza un perché si ritrovano l’uno nel corpo dell’altra, Your Name è molto di più. 

L’incipit mostra che dal cielo cade una stella cometa; lenta e inesorabile brucia nell’atmosfera dividendosi in diversi frammenti infuocati. Un ragazzo e una ragazza distanti tra loro, senza sapere di star condividendo lo stesso momento, fissano di notte l’insolito e meraviglioso spettacolo, pervasi da una strana sensazione; a fior di labbra un unico pensiero, un sussurro del cuore: «Quel giorno dal cielo cadde una stella e fu come vivere un sogno, come condividerlo».

Li rivediamo di giorno, ognuno nelle proprie città di appartenenza, risvegliarsi con le lacrime agli occhi e nel cuore e nell’anima la sensazione vivissima di aver perduto qualcosa o qualcuno.

«Ogni tanto, la mattina, appena sveglia, mi capita di ritrovarmi a piangere, senza sapere perché».




I due adolescenti vivono in luoghi ed ambienti molto diversi tra loro, ma entrambi sono insoddisfatti della propria quotidianità, così senza conoscersi si ritrovano a vivere uno la vita dell’altro; una storia che si intreccia tra reale e soprannaturale. I ragazzi, lasciandosi dei messaggi a vicenda, inizieranno a comunicare e a cercare il perché di ciò che sta loro accadendo e di comprendere il legame che li unisce, che si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa, quella che in realtà gli spettatori hanno visto nell’incipit.

Mitsuha è una studentessa che vive nel paesino di montagna Itomori. Intrappolata in una vita monotona desidera trasferirsi a Tokyo, la grande metropoli dove ogni sogno si può realizzare. 

Taki è uno studente delle superiori che vive proprio a Tokyo e si mantiene facendo il cameriere in un ristorante italiano che non a caso si chiama “Il Giardino delle Parole”; ha una grande passione per il disegno e vorrebbe un giorno lavorare nel campo dell’arte o dell’architettura.

Mitsuha è costretta a svolgere il compito di sacerdotessa scintoista ereditato dalla madre e un giorno implora il suo dio di farla diventare un bel ragazzo di città, magari in una prossima vita. L’indomani al suo risveglio qualcosa è cambiato inesorabilmente e il suo sogno si è avverato: la ragazza si ritrova infatti in una stanza che non conosce, ha nuovi amici e lo skyline di Tokyo si apre davanti al suo sguardo. Mitsuha si è risvegliata a Tokyo nel corpo di Taki e contemporaneamente il ragazzo si risveglia nel corpo di Mitsuha nella piccola città di montagna mai vista prima.

É un divertente scambio di ruoli che serve a far entrare nella storia lo spettatore e farlo affezionare ai protagonisti. Ci si trova di fronte ad una tipica divertente commedia degli equivoci, come accade spesso in anime di questo genere: ci sono due adolescenti che si scambiano di sesso, con scene che lo raccontano in modo abbastanza esplicito. Per esempio quando Taki capisce di essere nel corpo di Mitsuha e inizia a toccarsi incuriosito il seno o viceversa quando lei, trovandosi improvvisamente ad essere un ragazzo, si guarda scioccata le parti intime. Poi però ci si rende conto che c’è qualcosa che non va, che i particolari della storia non sono messi lì a caso ma devono focalizzare l’attenzione dello spettatore sulle dinamiche narrative.




Taki e Mitsuha non si conoscono, non hanno idea di che cosa stia loro accadendo e, come se non bastasse, ad ogni risveglio non si ricordano l’uno dell’altra. Cosa sta succedendo? Quale sarà il segreto che si cela dietro questi strani sogni incrociati e perché si scambiano i propri corpi mentre la loro personalità resta la stessa?

L’intreccio si complica e il mistero si infittisce perché i due ragazzi quando riprendono possesso dei loro corpi, si ricordano ciò che hanno fatto nella vita dell’altro ma non ne conoscono il nome; non si incontrano mai ma le loro vite si legano indissolubilmente. A dire il vero ci provano a lanciarsi dei segnali per ricordarsi l’uno dell’altra: una scritta sulla mano, il nastro rosso per capelli che Taki riceve da una sconosciuta ragazzina sul treno e soprattutto la richiesta scritta su un foglio...Your Name.

All’inizio quindi entrambi sono sconcertati e capiscono poco e nulla di ciò che sta accadendo, poi giorno dopo giorno, grazie ad una sorta di diario che Taki tiene nel suo cellulare, riescono a capire che lo strano fenomeno avviene in modo casuale e di notte durante i loro sogni.




Anche se non sanno nulla l’uno dell’altra ma apprendono cose della propria personalità tramite le persone che li circondano, i due si affezionano e cominciano così a cercare di comunicare e a lasciare tracce di ciò che accade durante il loro scambio, per poter poi ricordarsene. Entrambi quando assumono il corpo dell’altro/a migliorano le rispettive quotidianità e riescono a vivere esperienze che altrimenti non avrebbero mai potuto fare; questo fragile equilibrio è però destinato ad infrangersi perché qualcosa di minaccioso incombe sulle loro vite. Taki, preso da un presentimento dopo aver saputo del passaggio imminente della cometa, partirà alla ricerca di Mitsuha pur non sapendo né chi sia, né come si chiami, né dove abiti, perché il messaggio del film è proprio questo: qualcuno che tu non hai ancora incontrato, si chiede come potrebbe essere conoscere una persona come te.

C’è il grande sacrificio dell’impegnarsi in prima persona, sfidando i limiti dello spazio e del tempo, anche a costo di rimetterci la carriera scolastica o addirittura la vita: 

«Ovunque tu possa essere nel mondo, io verrò a cercarti».




Ciò che rende questo film un capolavoro è quello che accade da questo momento in avanti reso attraverso una magia di luci, sensazioni ed emozioni. In modo sublime Shinkai porta avanti una grande regia e una straordinaria realizzazione tecnica catturando i colori caldi e freddi che, accompagnati da una entusiasmante colonna sonora, sostengono e sviluppano il rapporto tra i personaggi, trascinando lo spettatore nel senso profondo della storia.

Mentre la prima parte del film è divertente e ritmata, la seconda ha un risvolto del tutto differente: è qui che si riscontrano le amare riflessioni sul terremoto del 2011 e sul disastro di Fukushima. In questo momento nel film gli elementi fantascientifici si intrecciano al naturalismo e al pensiero buddista sul tempo e lo spazio.

Grazie alla bellezza della doppia ambientazione, quella urbana e quella campestre, Shinkai ha potuto dare il meglio nel raccontare i suoi scenari prediletti: la vita nella metropoli e quella in comunione con la natura. In questo suo modo visivo di trasportare luoghi e sensazioni, lo spettatore avverte una serie di emozioni che vanno dalla gioia, al dubbio, alla tristezza fino a un dolce senso di speranza capace di rincuorare anche le più oscure previsioni. 




Your Name è splendido tecnicamente, merita di essere visto anche più di una volta per cogliere al meglio i dettagli e lasciarsi coinvolgere dai sentimenti.

La capacità di Shinkai di enfatizzare la luce creando immagini e situazioni che lasciano senza fiato è ben nota agli appassionati dell’animazione giapponese. Nel suo lavoro Il Giardino delle parole era stato capace di creare probabilmente la migliore pioggia mai vista su un grande schermo. 

Da un semplice pretesto narrativo la storia di Your Name avanza complicandosi fino ad arrivare ad una toccante riflessione sulla meraviglia del destino e dell’amore.

Pur ritrovando le tematiche tanto care a Shinkai, questo film porta però una novità: chiude il capitolo dell’amore destinato a non accadere e apre quello delle anime gemelle, dei legami che vanno oltre il tempo, lo spazio, l’età e l’aspetto fisico.

Per definizione il romantico è colui che è capace di vedere oltre la superficie delle relazioni, delle cose in generale e crea storie protese verso un domani meraviglioso ma disperatamente irrealizzabile. È ciò che Shinkai è in grado di fare e in questo senso si può definire un romantico; le storie che racconta racchiudono un’amara attualità in un animo estremamente sensibile.

Bisogna quindi lasciarsi alle spalle i pregiudizi sull’animazione giapponese e accettare che un romantico artista completo racconti una storia semplice, con la sorpresa e la meraviglia delle illustrazioni, la profondità e il modo delicato e poetico in cui viene narrata, perché questo film fa bene agli occhi, al cuore e rassicura lo spirito.





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Elena Paoletta C

Alcuni giorni fa mi è capitato di leggere la classifica, stilata da centosettantasette critici cinematografici proveniente da trentasei Paesi, dei cento film più memorabili dal 2000 ad oggi.

La mia sorpresa più grande è stata quella di trovare piazzato al quarto posto il capolavoro di animazione del maestro giapponese Hayao Miyazaki La città incantata, già premiato con L’Orso d’oro a Berlino nel 2002 e con l’Oscar nel 2003.




Da vent'anni a questa parte, Miyazaki è il re del cinema d'animazione giapponese. Dopo essere stato uno dei pionieri del genere, è considerato ancora oggi il migliore e sicuramente è il più conosciuto a livello mondiale. Considerando l'immensa varietà delle sue opere, si può affermare che forse è proprio il suo essere versatile la chiave del suo immenso successo: produttore, scenografo, regista, scrittore e autore, Miyazaki è un vero genio, una delle menti più brillanti della sua generazione.Nella sua lunga carriera ha affrontato vari temi imponendosi come molto più di un semplice cineasta: Miyazaki è un poeta, un trovatore che racconta storie ambientate tra la fine del secolo e l'alba del nuovo millennio. Il suo spirito di sacrificio, il suo rigore, la sua passione per il lavoro lo hanno portato a spingere al limite la sua percezione e le sue potenzialità cinematografiche. È un autentico artigiano, scrupoloso, meticoloso e irremovibile, che ha fatto del suo lavoro un tributo al potere di un'immaginazione straordinaria.Quest’uomo che adora il volo, non sopporta di essere vincolato e costringe lo spettatore a una difficile e stimolante sfida culturale; lo obbliga a liberarsi dalla forza esercitata dalla tradizione e a leggere il cinema proprio come si fa con i manga, in un verso opposto a quello al quale si è da sempre abituati. In questo modo riesce a dare diversi significati che rendono i film adatti a ripetute visioni: ogni volta affiora un senso nascosto, un dettaglio sfuggito, una chiave di lettura trascurata.La città incantata racconta di Chihiro, una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l'intero universo debba sottostare ai suoi bizzarri voleri. Quando i suoi genitori decidono di traslocare, la bambina non fa nulla per nascondere la sua rabbia, ma sulla strada che li porta alla nuova casa sono costretti a fermarsi davanti ad un tunnel che somiglia ad una gigantesca bocca. La curiosità spinge tutti e tre ad addentrarsi a piedi nella galleria, anche se Chihiro è molto riluttante e ben presto si ritrovano in una città fantasma, composta quasi interamente da ristoranti e locali. I genitori si gettano famelici su un suntuoso banchetto e questo gesto snaturato e ignorante li fa trasformare in maiali sotto gli occhi della figlia, mentre si ingozzano in maniera irrefrenabile. Nella filosofia buddista il maiale è l’animale che rappresenta l’ignoranza. Rimasta sola Chihiro si rende conto ben presto di essere in un mondo abitato da antiche divinità e esseri magici, governato da una strega malvagia, l'arpia Yubaba. Apprenderà così che i nuovi arrivati nella città vengono trasformati in animali prima di essere uccisi e mangiati, mentre coloro che riescono a sfuggire a questo tragico destino saranno condannati all'annientamento quando verrà dimostrato che non servono a nulla. Per salvare i genitori, ritardare il più possibile il terribile giorno della resa dei conti e sopravvivere in questo mondo strano e pericoloso, Chihiro dovrà rendersi utile e quindi lavorare nel complesso termale dove incontrerà numerosi e particolari ospiti, tra cui il “senza volto” Kaonashi. Così la ragazzina rinuncerà alla sua pigrizia, ai suoi capricci e a molte altre cose; dovrà cambiare il suo carattere, il suo modo di pensare e persino il suo nome.Tutti i lavori a cui Chihiro viene sottoposta durante la sua permanenza alle Terme, costituiscono il suo percorso che non è di crescita, ma di cambiamento: da bambina annoiata e disinteressata, diventerà curiosa, forte, tenace, volenterosa e amante della natura.





Miyazaki è riuscito a spazzare via quel pregiudizio che vuole i film di animazione destinati ai bambini, giudicati incapaci di cogliere la complessità e l’ambiguità della vita. Il regista invece ripone in loro la giusta fiducia nella capacità innata che hanno di afferrare un’idea senza bisogno di troppe spiegazioni. Trovare questo suo capolavoro così in alto in quella speciale graduatoria mi ha molto sorpreso e mi ha fatto riflettere su ciò che di quel film mi avevano maggiormente colpita. Ad esempio non trovo giusto il fatto che spesso si accusa Miyazaki dell’incapacità di definire personaggi interamente cattivi, anzi di fornire una motivazione alla loro cattiveria. Sarebbe difficile immaginare una produzione Disney senza il suo protagonista cattivo; al contrario i film di Miyazaki sono notevoli proprio per la mancanza di personaggi completamente malvagi, anche se questi si riconoscono dall’aspetto fisico volutamente esagerato. Il pensiero giapponese non prevede che nell’uomo esistano due elementi in costante antagonismo, non c’è l’idea di un Bene e di un Male assoluti. Per ogni comportamento c’è una ragione e una circostanza e, se queste mutano, cambiano anche le reazioni dei personaggi: Miyazaki quindi offre sempre una spiegazione.NeLa città incantata, la strega Yubaba, che pensa solo ai soldi e ad avere il controllo di tutto, è avida e arrogante, ma perde tutta la sua arroganza davanti al figlio, un grande mostruoso neonato che vive rinchiuso in una camera stracolma di giochi. La differenza tra la donna di affari che gestisce al meglio le Terme e la madre amorosa è enorme e repentina. Nella sequenza in cui Yubaba si rassegna a prendere Chihiro al suo servizio, la donna riesce a parlare alla ragazzina con tono sprezzante e allo stesso tempo a sussurrare parole affettuose al figlio. Al contrario sua sorella gemella Zeniba, vive ritirata in una casa di campagna e la sua personalità è unica, solida e compatta. Bada agli aspetti essenziali della vita e ciò le permette di essere rispettata senza bisogno di alzare la voce; le persone stanno bene accanto a lei perché si sentono utili piuttosto che sfruttate. Se Yubaba rappresenta la realtà della maggior parte delle persone obbligate a scindere la vita professionale da quella privata, Zeniba incarna ciò che quasi tutti vorrebbero essere e di come vorrebbero vivere. In questa rappresentazione della doppia identità che ciascuno assume nella vita contemporanea, si manifesta una volta di più il segno della capacità di Miyazaki non solo di osservare la realtà, ma di riprodurla in modo simbolico e universale. 




Se le donne protagoniste dei suoi film sono scisse tra atteggiamenti di compromesso e spirito battagliero, ciò non è dovuto al loro vivere con disagio la femminilità quanto piuttosto al fatto di agire in società incapaci di rendere serenamente possibile la fusione di caratteristiche tradizionalmente separate in femminili e maschili. Non occorre essere un guerriero per essere intrepidi e non occorre essere una donna per rinunciare alla lotta.Il femminismo è uno dei temi più ricorrenti nei film di Miyazaki. Gran parte dei suoi protagonisti sono ragazzine o donne che mandano avanti città intere ed emergono come forza trainante della società. Sono spesso le donne quelle che gestiscono le situazioni più difficili e complicate; sono le figure femminili che, al contrario degli uomini, riescono ad entrare in collegamento con la natura e a comprenderne la forza o la magia. A differenza delle politiche femministe estremiste, le donne di Miyazaki non cercano mai la prevaricazione sugli uomini: primeggiano per la loro autorità, la loro dolcezza o le loro capacità, emergono senza forzature perché sono esseri umani e, come tali, si impongono per le loro caratteristiche naturali.Il cinema di animazione di Miyazaki è riuscito anche a colmare quel vuoto che la maggior parte delle storie, nel descrivere l’infanzia e l’adolescenza, ignorava. Il regista ha privilegiato la fascia di età dai nove agli undici anni, proposta a volte solo attraverso gli occhi e i desideri degli adulti, perché attraverso la lettura di shōjo manga si è reso conto che non c’è nessuno che si preoccupa dei problemi e delle esigenze delle ragazzine. Per questo motivo ha scelto di scrivere qualcosa che arrivasse soprattutto alle future donne; qualcosa a cui le bambine potessero pensare e fare riferimento quando immaginano il loro futuro e i loro rapporti con la società e per questo motivo molte di loro sono protagoniste dei suoi film. Miyazaki inoltre popola di creature divine i luoghi meravigliosi in cui svolge le sue storie: sono la cornice ideale per rendere al meglio la sacralità della natura e condannarne la sua profanazione.Ne La città incantata è particolarmente affascinante la divinità vagabonda del “senza volto”, che non ha nessun riferimento con la tradizione giapponese. Attraverso Kaonashi, Miyazaki intende rappresentare il Giappone contemporaneo, quello dove in molti sono convinti che i soldi bastino ad assicurare la felicità. La divinità si trova alle Terme, un luogo in cui Miyazaki immagina si rechino sia gli uomini che gli dei perché presuppone che le divinità del folklore giapponese, proprio come gli uomini d’affari, abbiano bisogno di fortificarsi in acque calde. Il loro percorso termale viene proposto attraverso ambienti favolosi, evocativi, onirici, che si fondono per creare un universo sorprendente e a tratti cupissimo, trasmettendo sensazioni forti e nostalgiche. Naturalmente gli dei desidererebbero rimanere più a lungo in quel tepore, ma sono costretti ad uscire quando si conclude il fine settimana perché, come gli uomini di oggi, sono indaffarati e devono riprendere le loro attività.Kaonashi si trova lì ed elargisce continuamente oro con le sue mani e tutti gli schiavetti rana si accalcano e si calpestano pur di ottenerlo; accecati dalla ricchezza e dal potere dei soldi, si picchierebbero e si ammazzerebbero per possederne la maggior quantità possibile. Hanno solo quello in testa, non gli interessa altro. Il “senza volto” ha però un’altra caratteristica, ovvero mangia qualsiasi cosa ed ha sempre fame, è inarrestabile e quindi arriva a mangiare anche gli schiavetti rana. Miyazaki vuol far capire che inseguendo continuamente la ricchezza tanto da esserne ossessionati senza pensare al resto, si può anche essere divorati dalla stessa fonte che produce quella ricchezza. Kaonashi non è però malvagio, anche se cerca di conquistare Chihiro con dell’oro, ma a lei questo non interessa; vuole solamente salvare i suoi genitori. Il “senza volto”, abituato ad ottenere sempre tutto quello che vuole resta così spiazzato, non capisce come conquistare la bambina e quindi impazzisce e si infuria. Si calmerà solo quando Chihiro, capendo la solitudine della divinità causata dal suo eccessivo potere a discapito di ogni sentimento, gli consentirà di prendere insieme a lei il suggestivo treno sull’acqua per condurlo da Zeniba e trovargli finalmente un posto tranquillo dove stare. 




Il regista dimostra ancora una volta che la ricchezza non è tutto nella vita, che ci sono altri aspetti molto più importanti, come i sentimenti, la gioia delle piccole cose, il senso del sentirsi utili, ma anche l’ecologia ed il rispetto dell’ambiente. A questo proposito introduce quindi alle Terme il personaggio di Okusare-Sama, un demone dal cattivo odore (Kusare in giapponese significa marcio), un mostro sporco e puzzolente che pretende di essere lavato. Una sorta di macchia gigante che nessuno vuole pulire per ribrezzo; solo Chihiro trova questo coraggio. Sotto la melma il demone è composto da lavatrici, frullatori, forni, televisori, tutti elettrodomestici e pezzi di metallo: questi elementi rappresentano il marcio del Giappone, ovvero l’inquinamento e il consumismo. Quando la bambina finirà di pulirlo, scoprirà che sotto tutta quella sporcizia e ammasso di elettrodomestici, c’era lo spirito di un fiume che era stato precedentemente inquinato.Ora finalmente si rivela la parte pulita del Giappone: fiumi incontaminati, bellissimi, perfetti, quella parte del Paese che dovrebbe sempre essere pulita e preservata, nonostante tutti gli elementi che rappresentano il progresso.Anche Haku, un bambino che accompagna ed aiuta Chihiro durante la sua permanenza alle Terme, ha a che fare con la natura. Sottomesso a Yubaba, ne esegue gli ordini segreti trasformato in dragone, ma ha perduto la sua identità, non sa più chi è e questo lo ha portato a perdere anche la sua libertà. Durante un volo sul dorso del dragone, Chihiro ricorda un evento infantile: da piccola era stata salvata mentre stava per annegare in un fiume. Il suo salvatore era stato Nume Kohaku Nigihayami, il dio del fiume che lei riconosce nel suo amico Haku. Ritrovata la propria identità, il ragazzino recupera anche le fattezze umane e si libera dalla schiavitù della strega Yubaba.




Un altro aspetto dei film di Miyazaki che mi ha sempre affascinata, è che molti di questi non si adeguano alla sempre più diffusa abitudine di abbandonare la sala prima del completo scorrimento dei titoli di coda. Il regista infatti aggiunge quasi sempre una piccola storia utilizzando quello spazio per evitare soluzioni scontate e accompagnare gli spettatori verso l’uscita. Il film finisce così con un tono più naturale e realistico fornendo spiegazioni o particolari della trama. Per esempio ne La città incantata, durante i titoli di coda vengono proposti i disegni preparatori dei fondali utilizzati poi per il film. I colori più tenui e le linee sfumate che definiscono i luoghi soprannaturali riportano Chihiro e gli spettatori alle Terme, dove la protagonista ha smesso di essere una bambina debole e capricciosa. Inoltre suggeriscono che quel mondo non è più nel presente di Chihiro, ma si conserva comunque nella sua memoria grazie al nastrino per capelli che lei ha con sè e che è stato intessuto con tanto affetto per lei dai suoi amici della città magica.La classifica stabilita dalla particolare giuria si basa ovviamente sui gusti dei critici interpellati, gusti da cinefili che non comprendono i grandi film da incasso o i blockbuster. Tuttavia ci sono dentro i film di animazione Disney, come Alla ricerca di Nemo al novantaseiesimo posto o Inside Out al quarantunesimo. Tuttavia trovare un anime tra i primi quattro classificati non può che riempire di orgoglio gli appassionati del genere e anche i semplici fan.



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Elena Paoletta C

Oggi vi parlo di un bellissimo manga che racconta una storia d’amore tormentata e che, insieme a Nana, considero tra i miei preferiti: Vampire Knight.

É uscito in Italia nel 2006 ma io l’ho scoperto, sempre grazie a mia sorella, qualche anno dopo nel 2010 quando ancora non leggevo manga (cioè quelli che io chiamavo fumetti, mentre lei aveva già collezionato tutta la serie di Ranma½).

Visto che leggevo poco o niente, mia sorella per invogliarmi alla lettura mi consigliò proprio Vampire Knight, dato che condividiamo la stessa passione per le storie sui vampiri. 

Affascinata da ciò che lei mi raccontava sui personaggi e incuriosita anche dal titolo, decisi di andare in fumetteria per la prima volta ad acquistarlo. Arrivata al pari con i volumi già pubblicati, ho dovuto aspettare però diversi mesi prima di leggere un altro volume perché le uscite andavano a rilento. Questo mi procurava ansia perché non vedevo l’ora di sapere come proseguiva quella storia piuttosto complessa, ma a cui mi ero senza dubbio appassionata.

Vampire Knight mi ha coinvolta ed emozionata dall’inizio alla fine, anche se purtroppo il finale del manga (per quanto in parte credo sia giusto) lascia il lettore con un po' di amarezza perché alcune cose non sono chiarite ma vengono lasciate in sospeso.

Lo ritengo importante perché è stato il primo manga che ho comprato e che ha fatto scattare in me la voglia di leggerne sempre di più e di collezionarli. Mentre lo leggevo ho scoperto che esisteva anche una serie animata e che era stata doppiata in italiano. Sicuramente a livello emozionale l’anime rende di più rispetto al manga, soprattutto grazie alle sigle che con le parole accennano alla storia, mentre la musica gotica di sottofondo sottolinea gli stati d’animo dei personaggi, i loro conflitti interiori e l’atmosfera cupa, carica di tensione di questo bellissimo e misterioso racconto. L’anime è composto da due serie: Vampire Knight e Vampire Knight Guilty e la storia ricopre fino al volume 10 del manga; nel 2009 è stato pubblicato in Italia il primo DVD della serie.


Dopo il successo del manga sono state realizzate anche tre light novel ispirate alla saga, ma non direttamente legate alla storia. Il terzo romanzo, Vampire Knight: Sogno d’argento, uscito in Italia nel 2014 e che io ho acquistato, contiene sei storie che si ricollegano ai fatti avvenuti nel manga e gettano una nuova luce sugli amatissimi personaggi, regalando un inedito punto di vista per rileggere ed apprezzare ancora di più i momenti salienti della storia. Rivelano interessanti retroscena, illustrano buchi narrativi lasciati all’immaginazione, danno delle sicurezze circa le questioni sentimentali e arricchiscono alcuni personaggi, mettendo in evidenza il loro lato più “umano”.

Il grande successo del manga è indubbiamente dovuto anche ai disegni; l’autrice Matsuri Hino si concentra più sui personaggi che sugli sfondi. Le sue illustrazioni hanno subito una grande trasformazione rispetto ai primi volumi. Sono infatti molto cambiati nei tratti, che all’inizio erano più spigolosi e meno morbidi, questo forse per mostrare la crescita dei protagonisti. I personaggi sembrano tutti molto somiglianti anche se le principali differenze si riscontrano negli occhi e nei capelli, che sottolineano le caratteristiche particolari di ognuno e delineano le espressioni attraverso le quali si riesce ad intuire il loro carattere, cosa provano e cosa dicono anche senza parlare.

Vampire Knight è composto da diciannove volumi ed è uno shōjo manga fantasy.

Lo shōjo indica una tipologia di manga rivolto per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici-dodici anni e fino ai diciotto (una fascia d’età compresa tra la fine dell’infanzia e l’inizio della maturità), anche se i maggiori successi vengono comunque letti da persone di età maggiore e di genere maschile.Solitamente lo shōjo introduce un’incantevole storia d’amore romantica, abbellita con elementi fiabeschi dove, nonostante ostacoli e avversità, alla fine è possibile superare tutto ed essere felici, ma in Vampire Knight non è proprio così…Si tratta pur sempre di vampiri!

Dimenticate Twilight, Vampire Knight è una storia più complessa, più cupa, con tinte dark e gotiche, ricca di suspance e colpi di scena. Non è la classica storia sui vampiri che fanno paura o che sono oggetto di attenzioni amorose da parte della bella protagonista, ma pone al centro della narrazione un triangolo amoroso tormentato non tanto per le pene d’amore, ma per il passato dei tre protagonisti che li lega l’uno all’altro per circostanze diverse. I loro sentimenti cambiano e si evolvono man mano che crescono, anche se i loro coinvolgimenti emotivi sono pur sempre quelli di normali adolescenti che conducono una vita apparentemente come quella dei loro coetanei.

Di vampiri si è parlato tanto, ci sono diverse teorie e racconti, ma dopo aver letto questa storia ci si rende conto di come la condizione di essere un vampiro non sia propriamente privilegiata anche se spesso si invidiano i loro poteri e soprattutto la loro immortalità.

Come sempre quando si segue una storia, ognuno ha il proprio personaggio preferito e di conseguenza un proprio punto di vista che propone forse una diversa interpretazione degli eventi. Senza svelarvi particolari o troppi dettagli, vi dirò la mia attraverso le parole dei personaggi e un’analisi del loro sofferto percorso provando a spiegarvi perché questo manga mi ha così emozionata e coinvolta.

«”Vampiro” …Significa belva in forma umana che succhia il sangue delle persone. I vampiri esistono, è solo che tu non te ne rendi conto…. Le persone non si devono avvicinare ai vampiri, se ti avvicini troppo a loro, sarai catturato da quegli occhi…».Con questo incipit vengono introdotti i principali elementi di inquietudine dei tre protagonisti resi ancora più evidenti attraverso gli occhi espressivi, che rispecchiano gli stati d’animo senza bisogno di troppe parole.



Vampire Knight è ambientato principalmente nella Cross Academy, un prestigioso Istituto privato con un’insolita struttura delle classi. Gli studenti sono infatti divisi tra Day Class, composta da ragazzi con la divisa nera che svolgono le lezioni di giorno e Night Class, ragazzi con la divisa bianca che svolgono le lezioni di notte, un’elite di bellissimi geni che in realtà sono tutti vampiri guidati da Kaname Kuran. Gli umani della Day Class ignorano il fatto che gli studenti della Night Class siano vampiri. Di questo segreto ne sono a conoscenza solo tre persone: il fondatore dell’Academy Kaien Cross e i suoi figli adottivi, Yuki Cross e Zero Kiryu. I due ragazzi fanno parte del comitato disciplinare e hanno il compito di assicurare una convivenza pacifica tra umani e vampiri, mantenere ordine e sicurezza nelle vesti di Guardian, ma soprattutto far sì che nessuno venga a conoscenza di quel particolare aspetto della Night Class. La storia è interessante dal punto di vista narrativo perché presenta diversi salti temporali e ha una struttura circolare: la prima parte si svolge all’interno dell’Istituto Cross, mentre la seconda anche al di fuori per poi tornare nuovamente dentro l’Istituto.

Vampire Knight è un manga sensuale ed intrigante, ma con momenti anche comici che servono ad intervallare la drammaticità della storia: ad esempio le scene di vita scolastica soprattutto quelle nel dormitorio della Night Class, i battibecchi quotidiani di Zero e Yuki, oppure quando lei si addormenta durante le lezioni perché ha lavorato come Guardian tutta la notte o quando ha difficoltà nello studio che Zero tenta di farle superare.

É fondamentale sapere come sono suddivise le diverse tipologie di vampiro, perché l’autrice mostra gli sconvolgimenti della loro complessa società, anche attraverso storie di personaggi secondari enigmatici e i loro misteri da svelare. Dimostra attraverso situazioni tese, come un membro della propria famiglia può arrivare a tradire per prendere il potere, come gli amici a volte feriscono e possono diventare nemici, mentre quello che si crede un nemico può diventare il tuo migliore alleato. 

Nella scala gerarchica dei vampiri di Vampire Knight esistono cinque status sociali:

LIVELLO A: Sangue puro. Non hanno alcun tipo di sangue umano nelle vene, sono puri fin dalla nascita. A loro spetta il ruolo di supervisori e di guide dell’intera società dei vampiri. Possono trasformare in vampiro le persone che mordono e se mordono un altro sangue puro ne possono acquisire il potere bevendone il sangue, tirando però a sé una specie di maledizione o di sventura.

LIVELLO B: Classe nobiliare. Anche a loro spetta il compito di sorvegliare le classi inferiori, pur rimanendo comunque dei sottoposti nei confronti dei sangue puro che sono molto più numerosi. Tutti i membri della Night Class sono nobili, ad eccezione del capoclasse Kaname Kuran che è un sangue puro.

LIVELLO C: Vampiri comuni. La stragrande maggioranza dei vampiri rientra in questa categoria; non hanno mansioni speciali ma devono sottostare alle direttive dell’aristocrazia. Appartengono a questa classe anche i vampiri ex-umani che sono riusciti a stabilizzare la sete di sangue. Le loro prerogative sono: forza superiore, velocità e rigenerazione.

LIVELLO D: Vampiri ex-umani. Sono vampiri ormai assetati di sangue tanto da esserne ossessionati. Attaccano gli umani appena ne hanno l’occasione stando attenti a non rischiare di essere scoperti. Quindi pur mantenendo in parte le capacità mentali, non sono ben visti dal resto della società. Vengono considerati solo uno status intermedio prima di abbassarsi al livello E, che possono evitare solo se riescono a bere il sangue del sangue puro che li ha trasformati.

LIVELLO E: Livello End. Termine usato per classificare tutti quei vampiri una volta umani, che sono ormai bestie in preda alla sete di sangue e attaccano gli umani a vista. Non hanno più la capacità cognitiva e spesso sono eliminati nel giro di poco tempo dagli Hunter (associazione di cacciatori apposita) o dalla stessa classe nobiliare perché considerati un disonore.

Come in molti racconti, i vampiri di Vampire Knight appaiono agli occhi umani estremamente belli ed affascinanti, ma si differenziano dai classici vampiri perché al sole non diventano cenere, anche se possono ustionarsi facilmente e sono più deboli rispetto a quando è notte, al punto che hanno bisogno spesso di fare un riposino. Si riflettono negli specchi e possono essere feriti però è molto difficile ucciderli.

Quando un sangue puro viene ucciso si sgretola in cristalli, mentre i vampiri normali si dissolvono in granelli di sabbia. Tutti i vampiri possono essere uccisi con la decapitazione oppure pugnalando il cuore con specifiche armi anti-vampiro. Possono riprodursi sessualmente e tra i sangue puro è consentito, quindi abbastanza frequente, il matrimonio tra fratelli per preservare la razza.

I vampiri di livello A e quelli della classe nobiliare possiedono dei poteri: ad esempio sono in grado di cancellare la memoria, dispongono della telecinesi e alcuni riescono a manipolare gli elementi. Inoltre un vampiro, meno sangue umano possiede nelle vene, più a lungo vive; per questo i livelli A vivono in eterno, i livelli B vivono estremamente a lungo e i vampiri comuni molto a lungo.

Un vampiro può essere dissetato completamente solo bevendo il sangue della persona che ama e questo lo disseta maggiormente se l’amore è ricambiato. Inoltre bere sangue di un altro vampiro, può essere visto come un gesto d’amore. Il sangue dei livelli A è bramato da molti, in quanto sembra dia molto potere; tuttavia anche solo chiedere di berlo è considerato un affronto. Solo i vampiri appartenenti a questo livello possono trasformare gli esseri umani in vampiri, ma se questi poi non bevono il sangue di un sangue puro sono destinati fatalmente a trasformarsi in un livello E.

I vampiri per dissetarsi possono nutrirsi benissimo con delle pasticche chiamate “pastiche ematiche” al sapore di sangue, un po' come gli esseri umani che al posto della carne mangiano solo legumi e verdure o quelli che sostituiscono i pasti con delle barrette iperproteiche.

I personaggi sono tutti, chi più chi meno, tormentati ed emotivi; si intuisce dai loro sguardi e dai discorsi che fanno, dal loro passato, dai monologhi interiori pieni di riflessioni e pensieri intimi e profondi:

«Quando ci si abbandona all’abbraccio delle tenebre è una liberazione, è vero. In quella morsa gelida si annulla ogni dolore. Eppure, continuo a credere che ci sia un modo per uscire tutti quanti, un giorno, da questo bosco scuro intriso di dolore e far sì che i nostri corpi gelidi siano finalmente riscaldati dalla luce del sole».I tre protagonisti intraprendono ognuno un percorso di vita diverso per mettere fine a quel combattimento interno che mina le loro già complesse personalità.


Yuki Cross è la protagonista, una ragazza carina, socievole, affettuosa e sempre sorridente, forse un po' infantile e distratta, ma di indole dolce e gentile, tanto che il padre adottivo le sceglie un nome adeguato:

«Kaname ha detto che le fanciulle sono tutte principesse. Quindi da oggi in poi pensavo di chiamarti Yuki che significa principessa gentile…bello vero?»Il nome giapponese Yuki è infatti una combinazione della parola Yu che significa “gentile” e Ki “principessa”; è interessante notare che Yuki può significare anche “neve”.

Purtroppo lei non ricorda nulla dei suoi primi cinque anni di vita e il suo percorso di crescita si basa proprio sulla ricerca del suo passato. La sua mente sarà presto attanagliata da dubbi e da visioni sanguinose, soprattutto quando scoprirà che Kaname Kuran, il ragazzo di cui è da sempre innamorata, le nasconde un segreto che riguarda proprio la sua infanzia. Yuki è sempre stata legata a quel ragazzo che le ha salvato la vita quando stava per essere uccisa da un vampiro e che poi l’ha sempre protetta, guardandola in lontananza e vegliando silenziosamente su di lei. Fin da bambina Yuki si è sempre confidata con Kaname; gli raccontava ogni cosa che la riguardasse e, anche se ha sempre pensato che gli occhi dei vampiri le facessero paura, non riesce a guardare altro:

«Grazie a te ho aperto gli occhi Kaname e per la prima volta ho scoperto il mondo. Prima tutto nella mia testa era solo bianco…ma la tua presenza ha dato colore alla mia vita».

Kaname è il vampiro più rispettato e temuto dagli altri studenti-vampiri perché appartiene alla stirpe dei "sangue puro". Possiede dei poteri unici e straordinari e tutti gli ubbidiscono da quando ha ordinato di seguire le regole stabilite dagli umani.

Yuki è consapevole di ciò che comporta essere un vampiro, della necessità di sangue e del pericolo che corre, non si spiega però perché lui l’abbia salvata e vuole cercare la verità a tutti i costi. Si renderà conto ben presto che Kaname non le dà risposte perché vuole tenerla al sicuro, lontana da ogni tormento poiché è misteriosamente legato proprio a quei ricordi che lei non riesce a recuperare. Yuki ammira Kaname, le è devota e gli sarà sempre debitrice; per lei rappresenta il suo inizio, il suo destino.

Lei dentro di sé sente che resterà per sempre legata a Kaname e anche se la sua vita cambierà, non cambierà mai il suo amore per lui. Sarà sempre innamorata di quel vampiro di sangue puro che ha sacrificato tutto per lei e senza il quale non esisterebbe:

«I miei ricordi iniziano quel giorno di neve di dieci anni fa…il bianco della neve e il rosso del sangue…poi la paura…ed infine, il ricordo di quel dolce abbraccio».



Kaname Kuran è un personaggio ambiguo e complesso e non tutti riescono a comprenderlo davvero, ma è proprio nella sua complessità che risiede tutta la sua bellezza, perché niente di ciò che lo riguarda è scontato, anche se il suo lato distaccato e calcolatore a volte spaventa. In più occasioni dimostra che il suo amore per Yuki è così grande da volerla possedere a tutti costi anche attraverso il desiderio di bere il sangue della ragazza che ama e trattenersi è per lui una dimostrazione di rispetto e anche una prova d’amore. Si percepisce subito il suo lato protettivo, a tratti ossessivo verso di lei; non vuole lasciarla andare, per questo cerca in ogni modo di rassicurarla e se potesse vorrebbe portarla lontano dai suoi ricordi per paura che questi possano distruggerla, perché lui li conosce nei minimi dettagli.

Kaname agli occhi di tutti rappresenta un mistero. Non si comprende mai ciò che sa e pensa realmente; è spesso subdolo e manipolatore, bugiardo, troppo testardo e fermo sulle sue convinzioni. Per attuare il suo piano di cui nessuno è a conoscenza, sfrutterà tutte le persone e i vampiri che lo circondano come se non gliene importasse nulla delle loro vite, ma in realtà non è proprio così…Appare estremamente egoista ed indifferente a tutto e a tutti e considera gli altri come pedine da manovrare, ma quello che pensa e che fa ha uno scopo ben preciso, tutte le sue azioni sono ragionevolmente ben motivate anche se non se ne viene a conoscenza fino alla fine della storia.

Kaname ha vissuto fin troppo a lungo ed è tremendamente stanco della sua esistenza di vampiro; soffrendo si ritira nella sua solitudine e nel suo silenzio, risultando così più fragile di quanto si possa immaginare. Si percepisce quasi subito, poi è evidente nel corso della storia, che la sua sofferenza e la sua solitudine non avranno mai fine. Ha sempre difeso la razza umana e desiderato restare insieme a Yuki, ma ciò che vuole di più in assoluto è osservare il mondo con gli occhi di un umano e non più con quelli di un vampiro, che conoscono soltanto oscurità. Lui è consapevole fin dall’inizio del suo destino e lo accetta con maturità e responsabilità; Yuki rappresenta la sua sola fonte di luce, perché non ne è mai stata totalmente immersa in quell’oscurità:

«Ascolta Yuki. Non è il mondo che è meraviglioso, ad esserlo è il tuo sguardo. Quando i tuoi occhi si posano sul mondo, il mondo diventa bello».In Yuki vede quindi quello che gli è sempre mancato: voler vivere una vita da essere umano per poter restare al suo fianco quanto più possibile e sapere che i suoi sentimenti sono ricambiati senza più dover soffrire. Questo è ciò che realmente prova, oltre all’affetto sincero e all’amore indiscusso che lo legano alla ragazza. Il loro rapporto può essere inteso come vincolo di appartenenza, un legame unico ed inscindibile che lega due esseri in modo speciale. Questo tipo di legame così forte è basato su eventi, fatti e coinvolgimenti che non è possibile ripetere con altri, perché ciò che Yuki vive con Kaname sono esperienze e sensazioni uniche, che la “costringono” a rimanere attaccata a lui per sempre. Dal canto suo lui fa capire costantemente quanto tiene a Yuki, preoccupandosi profondamente per lei e circondandola di un amore eterno, nel senso più romantico della parola. Lei è preziosa, per lui rappresenta tutto il suo mondo; una persona rara, diversa da tutte quelle che lo circondano. Yuki è una creatura in grado di farlo sentire bene nonostante tutto, che gli dà calore e conforto fin da quando era bambina, quando per lui era forse più facile starle accanto, proteggerla e tenerla lontana da ogni pericolo.

Kaname non ha mai creduto nell’esistenza di una persona come Yuki, qualcuno che lo facesse sentire in quel modo speciale e i ricordi che ha di lei bambina desidera fortemente custodirli per sempre, perché sono quelli che lo rendono felice.

Kaname e Yuki sono vicini ma allo stesso tempo lontani e per quasi tutta la durata della storia i due si allontanano e si respingono, ma non possono fare a meno l’uno dell’altra e cercano sempre un modo per restare insieme. Non smettono mai di cercarsi, di incontrarsi, perché sanno benissimo che si appartengono. Nonostante ciò sanno anche che non potranno mai essere felicemente uniti; ne è consapevole soprattutto Kaname e il loro sentimento viene sempre sottolineato da questa troppo grande, ma inevitabile distanza che li separa e li fa soffrire.

Il loro amore è difficile da accettare e da capire e i loro comportamenti appaiono per certi aspetti irritanti. In più di un’occasione Yuki si rivela troppo testarda ed egoista e con l’avanzare della storia sembra sempre più sottomessa a Kaname. Spesso si caccia in situazioni assurde, un po' forzate, che la fanno risultare troppo ingenua ma ostinata, indifesa e dalla lacrima facile. Kaname invece ha un modo di rapportarsi diverso da tutti, sia per il carattere che per l’educazione ricevuta, sia per il ruolo che ricopre nella società dei vampiri che per le responsabilità che ricadono su di lui.

È sempre calmo, impassibile e lucido, tanto da risultare freddo ed autoritario con i suoi compagni, mentre con Yuki è sempre gentile e dolce, anche se a volte le sorride forzatamente e diventa sfuggente per non soffrire troppo. Il suo linguaggio tagliente e poetico, la sua bellezza e il suo fascino irresistibile, la sua aura misteriosa, la sua intelligenza e logica mista ad ironia, il suo amore e il senso di protezione verso Yuki, il suo bisogno di sentirsi amato, la sua solitudine e malinconia, lo rendono un personaggio unico nel suo genere. All’inizio della storia non rivela il suo tormento ma sembra essere perfetto, soprattutto agli occhi di Yuki che lo idealizza forse troppo. Kaname diventa mano a mano il maschio dominante e riesce a conquistarla grazie alla sua forza, quella che offre riparo e protezione con le sue spalle larghe e i suoi abbracci rassicuranti.

Spesso quando sono soli, lui la tiene stretta a sé e il modo in cui la guarda è carico di amore e dolcezza ma allo stesso tempo di profonda tristezza:

«Vuoi diventare un vampiro? Vuoi trasformarti in un mostro che si nutre di sangue ed essere condannata a vivere al mio fianco per l’eternità?».


 


In questa storia d’amore c’è un altro protagonista: Zero Kiryu, vampiro ex-umano cresciuto insieme a Yuki verso la quale nutre sentimenti fraterni e di affetto sincero, tanto che i due riescono a stringere un’amicizia profonda che li legherà per sempre.

Zero è un vampiro di livello D perché la sua famiglia era umana, una generazione di cacciatori di vampiri ferocemente uccisa da una vampira di sangue puro. Insieme a lui era sopravvissuto solo il fratello gemello che però la donna ha portato via con sé e, proprio per questo motivo, ha sviluppato un profondo odio contro i vampiri, pur essendo stato trasformato lui stesso perché morso durante l’attacco.

Ha un modo di fare avventato, scontroso e scostante che risulta a volte fastidioso e a tratti pesante, difficile da comprendere; in realtà sotto questa apparenza da duro nasconde un animo fragile e sensibile. Spesso è cupo, cinico, schivo, sempre sulla difensiva e può comportarsi in maniera fredda ed ostile quando sembra pensare solo a sé stesso.

All’Istituto impara le tecniche più efficaci contro i vampiri, convinto nel proprio intimo che non potranno mai diventare delle creature buone e gentili, ma che sono e saranno sempre e soltanto mostri assetati da continuo desiderio di sangue, per questo il suo fine ultimo è eliminarli.

La vita di Zero è cambiata irrimediabilmente; a causa della sua terribile infanzia ha costruito barriere intorno a sé e non riesce ad aprirsi agli altri. Si è lasciato travolgere dalla sua solitudine fino al giorno in cui è stato adottato e Yuki lo ha consolato iniziando a stargli vicino, prendendosi cura di e cercando di proteggerlo dai suoi tristi pensieri con la leggerezza dei suoi sorrisi e i suoi goffi tentativi di distrarlo.Zero però all’inizio nasconde a Yuki il fatto di essere un vampiro, anche se questo suo segreto influisce nei suoi atteggiamenti e nei suoi pensieri più profondi. Con il passare del tempo il desiderio di protezione verso gli umani e la comprensione che Yuki gli dimostra preoccupandosi per lui, lo porta ad innamorarsi di lei. I due si trovano però spesso a litigare, il più delle volte perché Zero non sopporta le numerose attenzioni di Kaname nei confronti della ragazza. La gelosia è comunque il tipo di sentimento che accomuna i due vampiri, perché anche Kaname non approva il comportamento di Zero, un livello inferiore che si appropria di ciò che secondo lui gli appartiene.

Zero compie un percorso travagliato che gli logora l’anima anche se Yuki attribuisce questa sofferenza ai tragici eventi familiari senza accorgersi dell’amore che lui prova per lei. Quando scoprirà sulla propria pelle che Zero è un vampiro, allieverà le sue sofferenze donandogli spontaneamente il suo sangue ogni volta che lui ne avrà bisogno. Pur non riuscendo a confessare quello che prova da sempre per Yuki, Zero lotterà per tenerla accanto a sé, perché lei è l’unico rimedio alla sua solitudine, l’unica ragione per non restare immerso nel suo dolore. Per Yuki lui è il “il ragazzo dalle pupille rosso fuoco”, che si posano su di lei e, nonostante il suo sguardo la spaventi, non riesce a sottrarsene e ne è sempre più attratta, tanto che quel legame fatto di debolezze e ricordi li unisce in modo particolare. Sembra non esserci razionalità nei sentimenti che provano, ma soltanto passione e desiderio continuo di donare e bere sangue.

Zero è incapace di gestire ciò che prova ma anche la sua continua sete di sangue, per questo non riesce a controllarsi come vorrebbe e ciò lo fa risultare un personaggio forse più realistico rispetto a Kaname. Questa sua prerogativa umana di fragilità per la continua lotta contro ciò che è diventato, lo fa piacere sicuramente di più rispetto agli altri personaggi; lui incarna lo stereotipo del ragazzo per cui vale la pena rischiare, osare, ma anche perdere o rinunciare a qualcosa per aiutarlo nell’accettazione della sua condizione.

Sia Kaname che Zero hanno alle spalle un passato difficile e tormentato, presentano due caratteri particolari ma diversi anche se a tratti hanno alcune somiglianze, come il fatto di essere due bellissimi ragazzi, di poche parole, con un’espressione indecifrabile sul volto che li fa risultare scostanti e sulle loro.

Ciò che più li accomuna, oltre ad andare contro la loro natura di vampiro, è l’amore e il forte desiderio di proteggere Yuki, la ragazza che amano profondamente, ma in modo diverso. Zero la ama con tutte le sue debolezze umane tra cui la costante paura di perderla; Kaname con tutta la sua indole complessa ma nella convinzione che Yuki tornerà sempre da lui:

«Anche se senti qualcosa per lui, hai comunque detto che resterai accanto a me per sempre…Anche se scegliere solo uno di noi ti farà soffrire per sempre…ed è proprio questa la prova del tuo vero amore per me».Se Zero è centrale nell’opera, tutta la storia è però retta da Kaname; lui è il punto di forza, elegante e composto, una figura inafferrabile al di sopra di tutti anche più di quella del cavaliere, come richiama il titolo del manga, tanto che la stessa Yuki lo chiama “il nobile Kaname”. 



Non nascondo che Kaname Kuran è il mio personaggio preferito, non soltanto per la maturità che mostra di avere, ma perché riesco a comprendere tutta la sua grande tristezza e malinconia per essere quello che è e non poter cambiare le cose. L’ho molto rivalutato anche guardando l’anime, di cui ho apprezzato in particolar modo il doppiaggio italiano che ha reso bene il suo carattere attribuendogli una voce sensuale e più profonda, che rispecchia al meglio la sua forte personalità.

Zero invece è allo stesso livello di Yuki; i due sembrano proprio essere fatti l’uno per l’altra. Insieme a lei prova a superare le disastrose conseguenze del suo passato e grazie al suo affetto e alla sua dedizione può andare avanti e non vuole perderla a causa di Kaname.

Non è preparato all’idea di vederla andare via perché in questo modo deve trovare da solo la forza per perdonare sé stesso, accettare di essere ciò che è diventato e capire che lui non ha colpe se suo malgrado ora è un vampiro; solo così potrà mostrare i suoi veri sentimenti a Yuki e riuscire a stare al suo fianco per sempre finalmente felice insieme a lei. Ci riuscirà?...

C’è un unico momento in cui Zero ha la certezza di poter ricominciare da capo e che il suo amore possa essere da Yuki compreso e se non accolto, comunque ascoltato:

«Non importa se nel tuo cuore c’è anche un altro; io so quali sono i tuoi sentimenti per me, io sono una delle persone che ami e questo mi basta».

Queste sue parole fanno riflettere su quanto tutti e due i protagonisti maschili siano importanti nella vita di Yuki. Zero la protegge dai suoi incubi pur non conoscendo il suo passato e la fa sentire viva, necessaria per la sua vita in quanto lo nutre con il suo sangue e in lui Yuki vede un amore più umano e per questo raggiungibile; Kaname conosce bene il suo passato, vuole tenerla lontano da ogni tormento che questo potrebbe causarle e cerca di farla rimanere il più possibile nel suo mondo incantato, dove non esistono brutti ricordi. Avendole salvato la vita, rappresenta per Yuki l’amore romantico per eccellenza, quel tipo di amore eterno ma impossibile.Si può amare qualcuno che non ti rende felice? Kaname senza Yuki accanto soffrirebbe ancora di più, ma è perfettamente consapevole di ciò che lei prova per Zero e viceversa. Inoltre sa bene che la forza dei suoi sentimenti non può bastare a colmare la distanza che li separa e finirà sempre per far piangere il suo cuore, perché il loro è un amore irrealizzabile. Zero, da parte sua, non potrà mai perdonare al suo rivale il modo in cui ama Yuki proprio perché non le permette di “ridere dal profondo del cuore”.

Rendersi conto di essere legati a qualcuno nonostante il destino avverso, porta in questo caso all’impossibilità di riuscire a stare bene, qualsiasi cosa si provi a fare.

Il destino mette tutti alla prova e fa capire che a volte per vivere felici ci sono cose che è meglio dimenticare e altre che bisogna necessariamente affrontare. Ognuno ha la sua storia, il proprio carattere, le sue ragioni, un proprio scopo e così, come i personaggi di Vampire Knight, ognuno ha un proprio destino.Una storia d’amore intensa e forte, romantica e straziante può mettere in crisi e far perdere la cognizione di sé stessi e di quello che realmente si prova:

«Nessuno può essere il surrogato di un’altra persona. É per questo che gli addii sono sempre difficili».




Collages and Pictures by Elena Paoletta 

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at http://jobok.eu/user/Elena91


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