Loading...

Articoli utenti sul blog

Risultati della ricerca di tag: "#arte"
Elena Paoletta C

Il fenomeno cosplay è oggi una realtà consolidata.

Questa arte divertente consiste nell'interpretare un personaggio imitandone il modo di vestire, le movenze e i comportamenti.

Dilettanti e professionisti si cimentano in questa rappresentazione annullando perfino la loro personalità per assumere quella del personaggio interpretato.


Cliccate qui per leggere la mia esperienza! ^__^

https://www.otakusjournal.it/il-fenomeno-cosplay-larte-di-interpretare-un-personaggio/

Elena Paoletta C

 Artwork by me


Ciao a tutti, volevo dirvi che ho aperto un nuovo profilo instagram dedicato a ciò che amo fare di più:colorare, disegnare personaggi manga, scrivere e montare video.
https://www.instagram.com/elenapaoletta/  Qui troverete i miei lavori che cercano di mettere in evidenza le mie capacità creative. Spero di emozionarvi!
Seguitemi, grazie! ❤️ ^__^

Elena Paoletta C

Ci appassionano e ci fanno sognare, ma quale è l'origine dei manga? Come è nato questo fenomeno che ha coinvolto così tanto anche noi occidentali?

Una rigorosa e minuziosa analisi storica che, rivelando molti aspetti pressoché sconosciuti della loro origine, ripercorrerà la formazione e lo sviluppo di questo tipo di arte così acclamata.




Clicca qui per l'articolo completo https://www.otakusjournal.it/origine-dei-manga/

Elena Paoletta C


Lo chiamano Festival dell’Oriente, ma di fatto è un festival del mondo poiché quest’anno riunisce alla Fiera di Roma, dal 22 al 25 aprile e dal 29 aprile al primo maggio, ben cinque festival: ognuno a raccontare universi differenti e lontani in un unico e indimenticabile viaggio.Un giro del mondo tra cultura, arte, tradizioni, folklore, musica e sapori attraverso mostre fotografiche, cerimonie tradizionali, spettacoli, concerti, danze e stand ricchi di prodotti tipici, tutto distribuito in cinque padiglioni interni e tre aree esterne. 




Il Festival dell’Oriente, che occupa due padiglioni interni, trascina il visitatore nella magia dei suoi affascinanti Paesi: India, Cina, Giappone, Thailandia, Indonesia, Malesia, Vietnam e molti altri offrono il meglio delle loro atmosfere e delle loro tradizioni. Tra gli stand commerciali si trovano interi spazi dedicati alla salute e al benessere dove sperimentare le terapie tradizionali o quelle bionaturali come lo yoga, lo shiatsu, l’ayurvedica. Per la prima volta è presente un Festival delle Arti Marziali con il suo connubio di disciplina, potenza e spiritualità.




Imperdibile lo spettacolo dei tamburi giapponesi offerto dai Masa Daiko, uno dei gruppi più rappresentativi del genere a livello internazionale. In Giappone originariamente il tamburo veniva usato durante le battaglie per intimidire i nemici e per inviare comandi; in seguito divenne uno strumento utile nell’esecuzione di musiche popolari e per questo molto apprezzato. I Masa Daiko, pur suonando pezzi della tradizione giapponese, sono riusciti a mantenere l’antica cultura del tamburo di guerra imponendo ugualmente forza e vigore ma dando anche una rappresentazione estetica che riesce a trascinare e coinvolgere il pubblico.




La mia amica Fabiana ed io ci siamo molto soffermate in questi due padiglioni dedicati all’Oriente, soprattutto sugli stand del Giappone con le spezie di ogni tipo, le varietà di tè, i kimoni, i costumi da samurai e una grande quantità di oggettistica. Mi è sembrato di tornare indietro di un anno e trovarmi di nuovo nell’affascinante terra del Sol Levante.



Un’atmosfera di allegria e divertimento si respira al Festival Irlandese dove il pubblico, oltre a bere birra, può partecipare a molte attività tra cui rievocazioni storiche, festose danze celtiche e tipici giochi come il tiro alla fune. Gli stand gastronomici offrono zuppe tradizionali, stinco alla birra scura, salmone affumicato, formaggi alle erbe e dolci alle mele accompagnati da distillati irlandesi, mentre alcuni gruppi musicali tra i più rappresentativi dell’Irlanda trasmettono gioia e buonumore.




Novità di quest’anno è poi il Festival Country tra speroni lucidi, indiani d’America, atmosfere rurali, cappelli a larghe falde, balli e gruppi musicali. Un padiglione interno è completamente allestito con le tipiche tende indiane, i carri e pagliericci recintati dove riposano pecore e pony.Divertente è il Western Horse show, un evento dedicato a gare di monta americana e esibizioni di splendidi cavalli.




That’s America è invece un tour tra le mitiche atmosfere americane dagli anni ’50 fino agli anni ’80. Un viaggio tra auto e moto storiche, drive in, fast-food, juke-box e sosia di Elvis Presley, per un’immersione totale nelle atmosfere americane di quei tempi.




Travolgente risulta il Festival dell’America Latina con i colori, i suoni, i profumi e il cibo del Brasile, dell’Argentina, di Cuba, del Messico e tanti altri splendidi Paesi. In un’area all’aperto il ritmo e il folklore latino trovano spazio tra storia e cultura di popoli che vantano millenarie tradizioni.In un’aerea all’aperto c’è anche l’Holi Festival dedicato alla tradizione spirituale e religiosa induista che celebra sentimenti ed emozioni positive ed intense. Si balla, si canta e ci si diverte lanciandosi polveri colorate, un modo simbolico per rendersi tutti uguali e per creare un momento di gioia tra amici e sconosciuti. Senza la paura di sporcarsi tutti abbandonano ogni sentimento negativo e aprono il cuore e l’anima all’integrazione, la pace e l’armonia tra i popoli.Si svolge sempre all’esterno il Festival Spagnolo caratterizzato da esibizioni di flamenco, concerti dal vivo e gastronomia tipica. Un nuovo evento con spettacoli tipici del folklore spagnolo che rievocano le feste in strada, con le esibizioni degli splendidi cavalli andalusi e le canzoni struggenti accompagnate dalla malinconica chitarra spagnola.Naturalmente viaggiando tra tutti questi eventi, si trova sempre qualche souvenir ;)




Quest’anno il Festival dell’Oriente è dunque un vero e proprio giro del mondo da non perdere assolutamente!
Potete vedere altre foto del Festival cliccando sulla mia pagina https://www.facebook.com/WonderlandTales/




Per chi invece avesse voglia di emozionarsi un po’ con la potenza dei tamburi giapponesi, ecco un mio video che può rendere l’idea…





Roma, 22/04/2018



Pictures © Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91

Elena Paoletta C

Nell’est dell’Inghilterra, nella contea del Cambridgeshire, a 137 km da Londra, si trova sulle rive del fiume Nene la cittadina di Peterborough. 

Nel centro di questa City si erge l’imponente Cattedrale gotica dalla particolare triplice facciata dedicata a San Pietro, San Paolo e Sant’Andrea. In origine era un monastero che poi venne consacrato e divenne la Cattedrale della città. Qui vi hanno trovato sepoltura ben due regine: Caterina d’Aragona, prima moglie di Enrico VIII e Maria Stuarda, le cui spoglie però furono trasferite nell’abbazia di Westminster a Londra per volere del figlio Giacomo I in occasione della sua incoronazione. La cattedrale ha ispirato lo scrittore Ken Follet per il romanzo “I Pilastri della Terra”.





Nella piazza principale di Peterborough si erge, su un colonnato che forma un portico, la magnifica costruzione settecentesca Guildhall, un tempo sede di varie bancarelle alimentari oggi trasferite nel luogo una volta adibito al mercato di bestiame. In origine denominata Piazza del Mercato proprio per le attività che vi si svolgevano, oggi la piazza deve il suo nome attuale alla più famosa Cattedrale che si trova proprio lì davanti.




A Peterborough vi è un’altra importante e maestosa costruzione: è la St. John the Baptist Church che si trova sempre in Cathedral Square e dista solo pochi minuti a piedi dalla Cattedrale stessa.

Questo perché in origine la cattedrale era riservata esclusivamente ai monaci, mentre la chiesa era per i cittadini e per questo la St. John Baptist Church è ufficialmente la chiesa parrocchiale di Peterborough.




Accanto alle bellezze storiche c’è una Peterborough moderna: importante nodo ferroviario oltre che capitale dello shopping per la presenza del grande centro commerciale Queensgate, uno dei più grandi di tutta l’Inghilterra, o del più piccolo ma accogliente Rivergate.




È molto piacevole passeggiare per le vie di Peterborough, tra i curati giardini, i negozi, le golose gelaterie, i molti ristoranti e il rilassante lungofiume: si può apprezzare un’emozionante città cosmopolita dove viene rispettato l’ambiente e allo stesso tempo organizzati eventi interessanti e approfonditi in ogni dettaglio.




La City infatti vanta un intenso programma di festeggiamenti che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno: dal Peterborough Festival che si tiene in estate e porta concerti, spettacoli e performance artistiche, al Peterborough Folk Festival che riempie di musica le strade della città, per non parlare della Peterborough Comi-con che per la prima volta quest’anno ha visto la partecipazione di tanti ragazzi e non solo, appassionati di cosplay, manga e fumetti. https://elenapaoletta.tumblr.com/post/173227181700/viaggio-a-peterborough




Ma Peterborugh ha un’altra particolarità: è considerata anche la città dei fantasmi. Molti sono infatti i racconti che si possono ascoltare riguardo a misteriose morti e presenze inquietanti, tanto è vero che è stato organizzato anche un tour per visitare i luoghi dove avverrebbero queste apparizioni.

Quando vengo qui a trovare mia sorella, ho sempre la sensazione di camminare per le vie di Storybrooke, la cittadina famosa agli appassionati della serie televisiva “Once upon a time”, per l’atmosfera un po’ fiabesca e coinvolgente che rende questa città molto speciale. 

Se capitate dalle parti di Londra vale veramente la pena visitare Peterborough❤




21/03/2018


Chi vuole vedere altre foto del Romics può visitare la mia pagina Wonderland Tales ^__^


Pictures © Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at https://www.facebook.com/WonderlandTales/

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91

Elena Paoletta C


Una delle prime cose che uno straniero nota nel visitare il Giappone è che tutti leggono manga.La spiegazione si può far risalire al padre dei manga, Osamu Tezuka, che viene ricordato soprattutto per le sue storie comiche e di avventure, ma anche per aver dato forma all’idea che il dramma serio e i temi adulti potevano essere raccontati con i disegni. Il fatto di alzare il livello dei manga, fino allora ritenuti adatti solo ai bambini, ha contribuito a farli diventare una lettura per tutti e ha originato una vasta gamma di generi e sottogeneri; i primi servono a suddividere il pubblico cui si rivolgono per sesso ed età, mentre i secondi il tipo di contenuto trattato.Il genere Kodomo (“bambino”) indica i manga destinati ai bambini. I kodomo prevedono trame semplici, il più delle volte formati da una serie di episodi autoconclusivi o comunque da archi narrativi molto brevi. I protagonisti di solito sono bambini delle elementari o simpatici animaletti parlanti. I disegni tendono ad essere molto semplici senza troppi particolari e con linee molto morbide. Esempi di kodomo sono Hamtaro e Mirmo.Un sottogenere usato per lo più nei kodomo è l’Aniparo (Anime parody), la cui caratteristica peculiare sono i personaggi in stile super deformed, cioè ridisegnati per assumere le proporzioni e la fisionomia di neonati: occhi enormi, corpo tozzo e rotondeggiante, la testa che occupa un terzo dell’altezza corporea. A volte vengono aggiunti particolari come orecchie da gatto o code da volpe, una qualsiasi stravaganza, per dar vita a tutti quei personaggi bizzarri che sono molto accattivanti per i bambini. L’Aniparo da luogo infatti ad un merchandising di notevoli dimensioni, costituito per lo più dai gadget dei protagonisti super deformed (portachiavi, pupazzi, magliette ecc.).Altro sottogenere dei kodomo è il Fantasī basato su storie e personaggi di fantasia, spesso ambientate nel Giappone contemporaneo, nel quale arrivano extraterrestri o simpatici mostri. Lo stile è quello tipico dei kodomo dove prevalgono il tratto spesso e le linee morbide. Gli esempi più famosi sono senza dubbio Carletto il Principe dei Mostri e Doraemon.




Oltre al genere Kodomo si trovano gli Shōjo (“ragazza”), i manga rivolti per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici o dodici anni e fino ai diciotto. I maggiori successi di questo genere vengono comunque fruiti trasversalmente anche da persone di età maggiore e di genere maschile. Fino alla fine degli anni Sessanta gli shōjo manga erano stati creati soprattutto da autori uomini; in seguito cominciarono ad essere realizzati principalmente da donne, che ne modificarono profondamente tematiche e grafica. Inizialmente confinati su temi sentimentali (Ren'ai, storie d'amore), con ambientazioni europee e personaggi idealizzati ma dalle emozioni esplicite in situazioni melodrammatiche, gli shōjo ampliano con il trascorrere degli anni i loro soggetti, spaziando dall'horror al mistero (Psychic Detective Yakumo), dallo sport (Mila e Shiro) al fantasy (Vampire Knight) e allo storico (Lady Oscar) fino alla più comune commedia scolastica (Le situazioni di lui e lei).




Dal punto di vista grafico si distinguono per un'impaginazione libera, un ampio uso di elementi simbolici per esprimere gli stati d'animo (celebri le decorazioni floreali), personaggi dai fisici eterei e gli occhi dalle dimensioni pronunciate. Tuttavia negli anni più recenti, autrici come Naoko Takeuchi, Moyoco Anno o Kyoko Okazaki hanno preferito una grafica più veloce, volutamente scarna e sgradevole, lontana dagli idealismi dei manga shōjo classici, nel tentativo di dipingere con maggior realismo l'alienazione contemporanea. Il protagonista coincide con il pubblico a cui si rivolge, quindi nella maggior parte degli shōjo è una ragazza adolescente, con tratti in genere più spigolosi ed occhi e ciglia più grandi rispetto a quelli dei disegni degli altri generi. In particolare negli occhi spesso si possono notare i riflessi della luce ben definiti per mettere maggiormente in risalto l’aspetto romantico del personaggio. 

Tra i sottogeneri particolarmente fiorenti e notevoli dello shōjo troviamo il Mahō shōjo oMajokko (in italiano “fanciulla magica”), che fonde elementi fantasy, in particolare la magia, con la commedia e il sentimentalismo tipici di quel genere (Bia-la sfida della magia, L’incantevole Creamy, Magica DoReMi, Yui ragazza virtuale, Ransie la strega e Sailor Moon).




Il Romakome (Romantic Comedy) è invece la tipica commedia d’amore scolastica molto diffusa e apprezzata (Marmalade Boy, Kodomo no omocha/Rossana, Special A, Lovely Complex).

Con la parola Smut (dall’inglese “osceno”) i fan occidentali indicano i manga shōjo ad alto contenuto erotico esplicito anche se hanno solo una finalità di completamento all’amore a volte troppo platonico tra due personaggi di sesso diverso (Say I love you, Inferno Blu e Black Bird).




Forse il genere più diffuso di manga è quello degli Shōnen (“ragazzo”), rivolto principalmente ad un pubblico maschile di età compresa tra i dodici e i diciotto anni.

Gli shōnen si focalizzano principalmente sull'azione, come il seguitissimo Shingeki no kyojin/L’attacco dei giganti. La trama si snoda intorno ad alcune prove, con cui i protagonisti devono continuamente confrontarsi; ogni serie è quindi formata da un obiettivo principale, che di solito è il traguardo che il protagonista si è imposto di raggiungere e che viene conseguito solo alla conclusione della storia, come ad esempio vincere un prestigioso torneo sportivo o sconfiggere un nemico ritenuto imbattibile. Ne sono esempi eclatanti: Saiyuki, Naruto, Fairy Tail e Bleach.

Nella trama degli shōnen tutta una serie di sfide intermedie, oltre a sbloccare la strada verso la meta finale, permettono al protagonista di prepararsi allo scontro decisivo, migliorando le proprie capacità oppure ottenendo elementi necessari alla vittoria finale. L'ambientazione tipica è un universo dedicato con elementi magici e/o tecnologie fantascientifiche, come in Dragon Ball e One Piece, anche se un sottogenere molto diffuso è lo Spokon, ambientato nel mondo dello sport giovanile nell'epoca contemporanea (Mimi e la nazionale di pallavolo e Holly e Benji).




Il tema amoroso è assente o viene messo in secondo piano, anche se esistono alcune eccezioni di rilievo (Video Girl Ai). Si tende a compensarne l’assenza con ragazze dalle forme ben definite e con l’inserimento di fanservice, scene di nudo, parziale o totale, inserite tra una vignetta e l'altra per soddisfare le richieste del pubblico maschile come in Hentai ōji to warawanai neko. Rientrano negli shōnen anche Lamu e Ranma1/2.




Due dei sottogeneri più diffusi tra gli shōnen sono SF Fantascienza e Fantasī, storie fantastiche o fantasy che seguono delle tappe obbligatorie. 

Nella maggior parte dei fantasī il protagonista parte all’avventura per raggiungere un suo obiettivo e durante il viaggio incontra dei compagni che lo aiuteranno nella sua impresa. Spesso si troverà a lottare contro forze malvagie per salvare persone indifese o sconfiggere un potente nemico che vuole conquistare il mondo per assoggettare tutto e tutti al proprio volere. Nelle varie storie è ampiamente presente l’elemento magico o quello soprannaturale, anche se molti di essi sviluppano temi diversi: mistero, azione, horror, storico, drammatico, romantico, scolastico, oppure historical dark fantasy come Kuroshitsuji/Black Butler, che vede nel famoso Sebastian, maggiordomo diabolico dell’antica e potente casata londinese Phantomhive nell’epoca vittoriana, uno dei personaggi più apprezzati dai fan.




Nei fantasī con il progredire della narrazione aumenta anche il livello dei combattimenti (Inuyasha). In alcuni casi le avventure sono ambientate in paesi medioevali ed hanno storie drammatiche intrise di violenza; in altri possono invece predominare situazioni comiche o romantiche, oppure incentrate su una realtà virtuale ricca di avventura e azione, come avviene nell’acclamato Sword art online, il cui protagonista, genio della programmazione, entra in un gioco di ruolo in rete da dove è possibile uscire sol da vincitori, poiché non completare il gioco equivale a morte certa. 

Gli SF Fantascienza sono per lo più ambientati in universi paralleli (Dr. Slump e Arale) e si mescolano con alcune suggestive leggende nipponiche, contaminandosi pian piano con la corrente cyberpunk che vuole il mondo in piena decadenza a causa dello smodato uso della tecnologia (Ghost in the shell).




Si vedono allora universi dove nessuno è eroe fino in fondo, ma tutti cercano giustizia e libertà e dove si trovano i principali temi della fantascienza, come l’invasione aliena ma anche il classico viaggio iniziatico in cerca di qualcosa (La corazzata Yamato, Capitan Harlock, Galaxy Express 999), oppure società futuribili dove le cose sono andate di male in peggio, mondi ipertecnologici ma rimandati indietro ad un’epoca preindustriale a causa di una catastrofe nucleare (Akira). 

Simile al cyberpunk è lo Steampunk, la fantascienza del passato, dove è preponderante l’uso di macchinari a vapore e le cui opere sono ambientate sempre in universi paralleli ma intorno al XIX secolo (Il mistero della pietra azzurra e Full Metal Alchemist).

Alcune volte gli SF Fantascienza possono avere altre ambientazioni, magari appartenenti alla vita quotidiana, come nel caso de La malinconia di Haruhi Suzumiya, una divertente commedia scolastica, in cui la protagonista possiede poteri immensi e sconosciuti che le consentirebbero di fare qualsiasi cosa, compreso distruggere e ricostruire l’universo.




Con il termine Mecha si individua il genere fantascientifico robotico comeNeo Genesis Evangelion e Full Metal Panic che ha come caratteristica principale la presenza dei cosiddetti robot giganti, solitamente pilotati da umani. Per i fan di manga c’è una distinzione fra due "classi” di mecha: i Real Robot, ovvero i mezzi caratterizzati da un certo realismo tecnologico, spesso prodotti in serie e considerati come macchine comuni per quanto costose (Gundam) e i Super Robot, esemplari unici dai poteri praticamente illimitati che rappresentano i veri protagonisti della serie (Mazinga Z, Grande Mazinga, Mazinkaiser o Goldrake). La maggior parte dei mecha sono diretti ad un pubblico molto giovane, soprattutto i Mecha Trasformabili, i famosissimi Transformers, protagonisti di alcune serie animate e di film dal vivo, i cui modellini hanno invaso i negozi di giocattoli di tutto il mondo.




Il Meitantei (“investigatore”) è invece un sottogenere degli shōnen che si basa su storie da romanzo giallo. Il protagonista è infatti un investigatore che porta a termine i casi che gli vengono sottoposti, oppure un ladro che cerca di mettere a segno i suoi colpi. È un sottogenere realistico che però lascia ampio spazio alla fantasia dell’autore, che deve creare sempre nuovi casi da risolvere cercando di stupire il più possibile. In Italia hanno avuto fortuna Lupin III, Occhi di gatto, City Hunter, Detective Conan e Il fiuto di Sherlock Holmes.

Il genere Josei (“donna”) è pensato per un pubblico femminile che ormai ha superato la maggiore età. Più serio e pacato dello shōjo, il josei tratta relazioni meno idealizzate con linguaggio e rappresentazioni più espliciti; le trame sono più verosimili, sia nella scelta degli argomenti trattati, che nello sviluppo delle vicende. In genere il batticuore del primo amore lascia il posto a storie più complesse con tradimenti, relazioni finite o difficoltose e l'ambiente tipo non è più la scuola superiore, ma il posto di lavoro come la redazione giornalistica in Tokyo Style o la stanza di una mangaka come in Spicy Pink. I sentimenti non sono più assoluti e sconvolgenti, ma pacati e smorzati dall'esperienza e dalla necessità di confrontarsi con i problemi e le esigenze della vita adulta. L'eroina di un josei è spesso laureata, lavora, ha una carriera più che soddisfacente, portata avanti però a discapito della vita sentimentale; è invischiata in una storia d'amore problematica o è single da molto tempo e ha perso la fiducia negli uomini. Nel josei si avverte maggiormente l’attenzione data alle emozioni perché la psicologia dei personaggi è molto delineata. Il tratto dei disegni è più realistico e pulito rispetto ai generi dedicati agli adolescenti, con proporzioni corporee che non lasciano spazio agli artifici e fanno a meno anche dei grandi occhi scintillanti, pur mantenendo una certa influenza nella cura dei dettagli. A volte presentano nella trama elementi soprannaturali, come in Midnight Secretary, dove la protagonista, pur rispecchiando la donna adulta che lavora, è la segretaria di un vampiro. I josei hanno avuto un grande successo di pubblico soprattutto grazie a Cortili del cuore, Paradise Kiss e il famosissimo Nana.




Con il termine Seinen (“maggiorenne”) si indica il genere manga e anime indirizzato ad un pubblico maschile adulto o comunque oltre i diciotto anni. Pur essendo notevolmente più seri degli shōnen, si adattano a varie e complesse tematiche che danno ampio spazio allo studio psicologico. Gran parte dei seinen sono molto violenti e per questa ragione non di rado vengono censurati. Il loro stile è volutamente sporco per rendere il disegno il più realistico possibile, ma ciò non toglie il fatto che sia ben curato e particolareggiato. Alcuni illustri esempi sono: Liar Game, Tokyo Ghoul e Welcome to the NHK.




Un sottogenere dei seinen è il Gekiga, termine giapponese che significa “immagini drammatiche”, le cui caratteristiche sono: incremento del fattore psicologico; realismo delle descrizioni grafiche; riduzione o abolizione dell'elemento umoristico e comico; orientamento del prodotto verso un pubblico giovane o adulto e non più infantile (Black Bizzard/Tempesta nera).

IlSuriraa è il sottogenere seinen che spesso viene affiancato dal fantasy o dal poliziesco. È assimilabile al thriller cinematografico, con storie a sfondo psicologico e spesso basato su indagini che vedono coinvolti la CIA e l’FBI. La psicologia dei personaggi è ben curata e spesso presenta una gran quantità di ragionamenti che possono renderne complessa la lettura. Infatti il suriraa non è adatto a chi ama una lettura veloce ma si presenta adeguato per un pubblico più maturo e interessato. Titoli noti sono: Monster, Death Note e Mirai Nikki – Future Diary.




Gore, Kyoufu o Horā (dall’inglese “splatter”, sottogenere del cinema horror), è un altro sottogenere tipico dei seinen che tratta storie violente, del terrore o dell'orrore; spesso affiancato da una storia fantasy, è il più cruento tra i manga (Berserk, Gantz, Battle Royale e Another). 

La parola Hentai (“anormale”), che in Giappone si utilizza soprattutto con il significato di “sessualmente perverso”, indica un particolare genere pornografico giapponese contenenti riferimenti sessuali espliciti. Negli hentai le trame diventano secondarie e i personaggi possono essere ritratti come timidi o senza pensieri fino a che non vengono inseriti in una situazione nella quale sono stimolati ed eccitati. Può anche accadere che una donna venga usata contro la sua volontà solo per i fini propriamente sessuali e carnali dell’uomo, ma ci sono anche rappresentazioni di sesso consensuale tra coppie, così come di donne che prendono l’iniziativa sessuale come in Futari Ecchi.




Al genere pornografico hentai appartiene il termine ecchi o etchi, che deriva dalla pronuncia del nome inglese della consonante "H”, sinonimo di ero (eros), che però ha un significato più attenuato.

In Giappone il termineecchi può essere utilizzato per indicare proprio il rapporto sessuale nello specifico (la frase “ecchi shiyo-ze” in italiano viene tradotta con “facciamo sesso”). Nei fanservice, per rendere ancor più divertente e leggera tutta la situazione si fa uso di questo termine soprattutto nelle gag dove di solito la testa di uno dei personaggi maschili va a finire tra i seni di un procace personaggio femminile, magari durante il loro primo incontro, oppure quando uniformi, costumi o abiti, tutti rigorosamente attillati, che possono essere provocatori, vengono indossati come abbigliamento quotidiano da parte del personaggio. Nel genere ecchi c’è dunque del sesso, ma non è così esplicito come nell’hentai e non si vede il nudo integrale.

Ai manga per adulti appartengono anche i generi Yaoi e Yuri, che al loro interno presentano una vasta gamma di sottogeneri, dal drammatico al comico, dallo storico al fantasy.

Negli Yaoi, noti anche come Boy’s Love (Bōizu Rabu), generalmente i protagonisti sono maschi ambigui, sia nell'aspetto che nei comportamenti. Questi maschi sono detti bishōnen, che letteralmente significa “bel ragazzo” e vengono raffigurati magri, non molto muscolosi, con un mento affusolato e un’apparenza effeminata o androgina.




Il motivo dell'androginia è che il pubblico degli yaoi è principalmente composto da femmine, ma è anche molto apprezzato da alcuni maschi omosessuali. Spesso negli yaoi la sessualità è esplicita e i protagonisti finalizzano le proprie relazioni solo ai rapporti sessuali, anche se la trama viene focalizzata su relazioni fisico-romantiche omosessuali (amicizia romantica), più o meno idealizzate, nella stragrande maggioranza dei casi con protagonisti ragazzi e studenti poco più che adolescenti (Il tiranno innamorato). 

Nello yaoi, il rapporto sessuale è uno dei modi primari per esprimere anche l’impegno sociale nei confronti del partner e la violenza apparente entro cui si consuma l’atto, è una misura della reciproca passione: 

i ragazzi che vengono amati e posseduti sono ancora del tutto imbevuti di un’innocenza quasi angelica (Love Stage!!). Quasi tutti i Boy’s Love esplorano le diverse fasi del romanticismo sottolineando e soffermandosi spesso sull'interiorità e la psicologia dei personaggi come ad esempio in Junjō Romantica e Sekai-ichi hatsukoi.





Anche se spesso confuso con l'etichetta generica di yaoi, il vero e proprio manga a tematica gay (GEI Comi) è chiamato Bara (letteralmente “rosa") o Men’s Love (Menzu Rabu). Esso si rivolge ad un pubblico gay maschile e tende inoltre ad essere prodotto principalmente da autori maschi omosessuali o in alternativa bisessuali e serializzato per riviste espressamente gay. 

Il bara viene considerato ufficialmente un sottogenere dell'hentai, ovvero manga per adulti, assomiglia cioè molto più ai fumetti per soli uomini di stampo erotico piuttosto che a quelli shōjo o josei.

Il genere Yuri anche conosciuto come Girl’s Love (Gāruzu Rabu), è molto simile allo yaoi e si focalizza su relazioni omosessuali femminili. Le femmine negli yuri sono conosciute come bishōjo, che è sostanzialmente traducibile come “bella ragazza”. È un termine giapponese utilizzato per fare riferimento a giovani e belle ragazze di solito al di sotto dell’età universitaria. 

Gli Yuri enfatizzano sia la parte sessuale che quella romantica-emotiva delle relazioni tra donne. 

Il termine yuri letteralmente ha il significato di giglio ed è esattamente come molti altri nomi di fiori, piuttosto comune come nome personale femminile.

Le opere yuri si soffermano più sul rapporto fisico come inHaru yo, Simoun, Hanjuku Joshi e Girl friends.




Col termine gergale harem (hāremu) o hāremumono, si vuole descrivere un sottogenere comune a più generi di manga in cui un protagonista maschile si trova “amorosamente” circondato da tre o più membri del sesso opposto (Rosario + Vampire).

Di solito il protagonista è timido e imbranato ed è conteso da tante belle ragazze che provano sentimenti per lui, ma che creano spesso situazioni buffe, imbarazzanti e divertenti. Ci sono anche harem con toni più seri e drammatici e altri che presentano scene ecchi, ma che non sono per forza pornografiche (Love Hina). 

Quando il senso viene invertito, cioè una protagonista femminile è circondata da maschi, si parla di gyakuhāremu (reverse harem) come in Ouran Host Club e Perfect Girl Evolution.

In questo tipo di storie una ragazza dolce e ingenua e senza nessuna rivale, è circondata da un gruppo di bei ragazzi che la corteggiano contemporaneamente, come nello shojo Diabolik Lovers.




I manga in Giappone fanno quindi parte di una cultura dominante proprio perché, mano a mano che i giovani lettori crescono, si spostano naturalmente verso il genere più adatto alla loro età e ai loro gusti, trovando tutta una vasta gamma di sottogeneri che soddisfa ogni esigenza. In questo modo le case editrici hanno un pubblico che si rinnova sempre e che gli resta fedele per decenni.




Collages by Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91


Elena Paoletta C

Al Palazzo delle Esposizioni a Roma c'è ancora per poco la mostra Mangasia...Io ci sono andata questa mattina e mi sono emozionata nel vedere esposti alcuni degli argomenti trattati nella mia tesi di laurea magistrale ''La comunicazione artistica degli anime''. Mi sono divertita e ho trovato tutto molto interessante!


Chi vuole vedere le foto della mostra può cliccare nel mio album Mangasia


Picture © Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91



Elena Paoletta C



Fino ad ora conoscevo solamente ''La Grande Onda'' del maestro Hokusai ma non sapevo niente della sua vita. 

Grazie alla mostra a lui dedicata all'Ara Pacis a Roma, ho avuto modo di scoprire un artista eccentrico e meticoloso e sono rimasta affascinata dal suo meraviglioso amore per l'arte, la natura e la vita.

«Hokusai non è solo un artista fra tanti nel mondo fluttuante, è un'isola, un continente, da solo un mondo». (Edgar Degas)

Hokusai è stato fonte di ispirazione per molti artisti impressionisti e post-impressionisti e ha insegnato a tutti che non c'è un'età in cui si deve per forza essere al meglio delle proprie capacità, ma ogni giorno si può e si deve migliorare. Esiste quindi un percorso artistico che va vissuto al meglio e con convinzione dall'inizio alla fine per poter raggiungere la perfezione.

«Solo ora, a settantatré anni ho capito pressappoco la conformazione degli animali, delle erbe, degli alberi e degli uccelli, dei pesci e degli insetti; a ottant'anni avrò fatto progressi ancora maggiori; a novanta penetrerò il mistero delle cose; a cento raggiungerò il grado puro della meraviglia; a centodieci, nella mia opera, tutto, anche una semplice linea o punto, sarà una cosa viva».




Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91



Elena Paoletta C
Ho sempre amato gli impressionisti, in particolar modo Claude Monet, quindi andare a vedere ieri la mostra a lui dedicata è stato un piacere immenso (a parte la lunga fila per entrare). Davanti alle sue opere mi sono veramente commossa e non nascondo di aver pensato alle atmosfere di alcuni fondali dei più famosi anime, primo fra tutti Il Giardino delle Parole di Makoto Shinkai.




La mostra Monet, ospitata dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018 nella sede del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma, propone al pubblico sessanta opere del padre dell’Impressionismo provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, che l’artista conservava nella sua ultima dimora e che il figlio Michel donò al Museo.




Da sempre definito il pittore che dipingeva en plein air, “all’aria aperta”, dal 1883 Claude Monet si trasferì a Giverny, una città situata sulla riva destra della Senna in Normandia, dove poi acquistò una proprietà e visse lì fino alla sua morte, avvenuta nel 1926.In quel luogo Monet dipinse molte delle sue più celebri tele e coltivò la sua passione per l’acqua, continuando la ricerca di effetti ricchi di colore e luce.




A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, a Parigi e in tutta la Francia si diffuse la moda della cultura giapponese e Monet fu affascinato dalla particolare filosofia di vita che arrivava dal Sol Levante, che univa la visione della natura alla propria spiritualità. Il suo giardino di Giverny esprime proprio questo: per il suo laghetto fece arrivare i semi delle ninfee dal Giappone, sulle sponde coltivò delle piante esotiche, fece piantare dei salici piangenti e costruire un ponte in stile giapponese, tutto per il piacere di meditare ammirando le bellezze e i colori della natura.








Le ninfee poi rappresentarono per lui icone di un pensiero che andava oltre il dipinto, quella visione astratta della natura che divenne il manifesto dell’Impressionismo e di cui Monet fu il fondatore.L’artista scrisse nel 1912: «No, non sono un grande pittore. Grande poeta nemmeno. Io so solamente che faccio quanto è nelle mie possibilità per rendere ciò che provo davanti alla natura e che più spesso, per arrivare a rendere ciò che sento, dimentico le regole più elementari della pittura».A rievocare Monet nella mostra del Vittoriano, oltre alle sue opere, ci sono i suoi occhiali tondi con le lenti ambrate di giallo, la pipa e la tavolozza con i colori che sembrano essere lì da poco, come se l’artista li avesse lasciati così, per ricordare forse che dietro tutta quell’eterea bellezza dipinta c’è una figura umana.





Dipinte in piena luce solare, con la nebbia o con la pioggia fitta, i soggetti delle sue tele spiccano tra tutte le varianti atmosferiche attraverso pennellate spontanee, che li rendono astratti ma allo stesso tempo carichi di energia tanto da abbagliare con i loro colori e donare un senso di bellezza e serenità.«Tutti discutono la mia arte e affermano di comprenderla, come se fosse necessario comprendere, quando invece basterebbe amare». (Monet)




Picture © Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91

Elena Paoletta C


A Terracina, caratteristica cittadina in provincia di Latina nel Lazio, ho potuto visitare Il tempio di Giove Anxur; un tempio romano del I secolo a.C. sulla sommità del monte Sant’Angelo. Di recente, attraverso il ritrovamento di nuovi reperti archeologici, si è scoperto che il tempio in realtà non era dedicato al protettore della città Jupiter Anxur (Giove fanciullo), ma alla dea Venere.




Le imponenti arcate del tempio formano una grande terrazza affacciata sul mare che offre un suggestivo panorama dei luoghi legati alla maga Circe. Tutto il sito infatti, pur essendo di architettura romana, mi ha ricordato una scenografia molto vicina alle leggende omeriche e mi ha fatto respirare un’atmosfera altamente mitologica.


Terracina, 2/09/2017


Picture © Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91

Pagine: 1 2 »

JobOk Magazine

Partnership