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Elena Paoletta C


わたしは 2ねんまえからにほんごを べんきょうしています。

いま、わたしは かんたんなにほんごが はなす ことが できます。

にほんの アニメを よく みるようになりました。

わたしのせかいがすこし ひろく なりました。

これからも がんばりたいです。

Io studio giapponese da due anni.

Adesso parlo un giapponese semplice.

Ho iniziato a guardare spesso anime.

Il mio mondo è diventato un po' più vasto.

Da qui in poi voglio mettercela tutta!


Grazie, Istituto Giapponese di Cultura

Elena Paoletta C


Non sempre la pioggia porta malinconia, anzi spesso induce alla riflessione. Guardare il cielo dopo la pioggia aiuta a comprendere i propri sogni e a far sì che non sembrino poi così lontani…


Per leggere la recensione dell'opera, andate qui https://www.otakusjournal.it/dopo-la-pioggia-arrivera-il-sereno/



Elena Paoletta C


La notte del 24 febbraio a Los Angeles verranno assegnati gli Oscar. Quest'anno nella categoria animazione c'è Mirai di Mamoru Hosoda. Riuscirà il regista giapponese a prevalere sull'ennesima vittoria Disney?




Per leggere la recensione dell'opera, cliccate sul link https://www.otakusjournal.it/mirai/

Elena Paoletta C

Mirai è il nuovo anime del regista Mamoru Hosoda che ha conquistato la critica di Cannes lo scorso maggio, dove è stato proiettato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalizateurs 2018 e che è stato in programmazione nelle sale cinematografiche italiane il 15-16-17 ottobre.




Il film conferma il fatto che quasi tutte le opere di Hosoda sono fortemente influenzate dalla sua vita. Nel 2006 La ragazza che saltava nel tempo, vedeva la protagonista sfidare il tempo tornando nel suo passato per poi lasciarsi raggiungere dal presente e questo rifletteva lo stato mentale del regista che in quel momento si apprestava a diventare indipendente e a sposarsi. L’avvicinamento di Hosoda agli emergenti social network può ravvisarsi in Summer Wars del 2009, mentre in Wolf Children tutto il suo dolore per la perdita della cara madre è ben rappresentato dall’ululato del Lupo-Ame che echeggia tra le montagne. Nel 2015, dopo la nascita del figlio, con The Boy & The Best sosteneva che la responsabilità di tramandare conoscenze ed esperienze alle giovani generazioni risiede negli adulti.




I temi dell’amore filiale e della relazione genitore-figlio sono il denominatore comune nel lavoro di Mamoru Hosoda, ma in Mirai questi temi appaiono attraverso i modi in cui i personaggi esprimono il loro affetto e crescono insieme. La novità sta nel fatto che il regista affronta questo suo tema preferito attraverso il punto di vista di un bambino di quattro anni, Kun che deve affrontare l’arrivo della sorellina Mirai nella sua famiglia.




Geloso fino alle lacrime, il piccolo cerca, tra capricci e ricatti, di attirare l'attenzione dei genitori monopolizzata dai bisogni primari di Mirai e colma quella che lui avverte come una perdita di affetto, rifugiandosi nel cortile della casa dove un albero genealogico magico lo catapulta in un mondo fantastico in cui il passato e il presente si confondono.




Il giardino e il suo albero sono potenti simboli che legano e intrecciano i temi del cambio delle stagioni, del passare del tempo e della genealogia, perché proprio in quel luogo Kun incontra i suoi parenti in epoche e avventure diverse scoprendo la sua storia e trovando la sua identità. Ogni volta che il bambino si comporta male nei confronti della sorellina o dei genitori, la dimensione realistica del film lascia il campo a quella fantastica. Vede allora la personificazione del suo cane che gli spiega come anche lui abbia sofferto la perdita di attenzioni quando Kun è entrato a far parte della famiglia; viene accompagnato in avventure surreali dalla sorella magicamente diventata adolescente (Mirai significa “futuro”) e quindi più grande di lui; incontra la mamma quando era bambina e può vedere come caratterialmente gli somigli così tanto e il nonno da giovane, nel momento in cui conosce la nonna e dà il via a quella che sarebbe diventata poi la sua famiglia.




Tutto il film si snoda tra i piccoli gesti come scendere le scale, andare in bicicletta, reclamare l'attenzione degli adulti o strillare a perdifiato, con le osservazioni, i comportamenti e le espressioni tipiche dell'infanzia.

Tutto ciò che riguarda la via famigliare è reso da Hosoda con la semplicità delle azioni quotidiane e la maestria dei disegni, ma è necessario un po’ di soprannaturale per intraprendere quel percorso di crescita e di formazione necessario all’intera famiglia. È allora che storia e visivo rendono al meglio; è in quelle scene che si ammirano i disegni e i colori più forti come nella ricostruzione della stazione futurista o dove il passato riesce meglio a spiegare il presente come nell’incontro tra Kun e il nonno. Il potere immaginario del bambino è dunque il punto di forza del film, quello che ne traccia una trama altrimenti chiusa all’interno della normale amministrazione della vita di una giovane famiglia. Ma è la domanda che forse Hosada vuole porre allo spettatore quella che racchiude la sua poetica: come siamo arrivati qui e dove siamo diretti? E la risposta la suggerisce nell’affermazione visiva che ciò che viene tramandato di generazione in generazione non è altro che l’eterna continuità dell’esistenza.




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Elena Paoletta C
Mary e il fiore della strega è il primo film che il regista Hiromasa Yonebayashi ha creato insieme ad altri colleghi nel suo nuovo Studio Ponoc, dopo aver lasciato lo studio Ghibli. In realtà è il suo terzo film perché aveva debuttato nel 2010 con Arrietty, il maggiore incasso del cinema giapponese di quell'anno, seguito poi da Quando c'era Marnie nel 2014 che è stato nominato agli Oscar.




Impossibile guardare Mary e il fiore della strega senza notare omaggi e similitudini con altri film. Quando Mary giunge alla scuola per streghe con tanto di professori, aule e strani corridoi è facile immaginare le atmosfere di Harry Potter descritte da J.K. Rowling, oppure rintracciare nel percorso che la porterà al fiore magico elementi di Alice nel Paese delle Meraviglie.  Nell’opera di Yonebayashi però si cita tanto e soprattutto Miyazaki, partendo dalle atmosfere fantasiose e magnifiche de La città incantata e de Il Castello errante di Howl, fino a Kiki consegne a domicilio dove la streghetta vola con la scopa insieme al suo gatto nero Jiji.




Ma non solo. Tutto il film è pieno di metafore sul volo e sull’ecologia, temi carissimi a Hayao Miyazaki che sicuramente sono rimasti impressi a Yonebayashi dopo vent’anni passati nello Studio Ghibli, come da sua stessa ammissione: «Dopo la chiusura del reparto di produzione dello Studio Ghibli, me ne sono andato da lì con alcuni colleghi. È stato un momento di grande tristezza per chi come me aveva amato lo Studio Ghibli, e anche di delusione, perché dopo aver finito “Quando c'era Marnie”, avevo un solo pensiero in mente: fino a quando ne avrò la possibilità, voglio fare film d'animazione». Con questa motivazione nel 2015 il regista insieme al produttore Yoshiaki Nishimura, entrambi noti per il loro lavoro presso lo Studio Ghibli, portando con sé altri animatori dello stesso Studio, hanno fondato la casa di produzione Ponoc. Il nome deriva da una parola serbo-croata che significa "mezzanotte", ovvero l'inizio di un nuovo giorno, a 100 anni esatti dalla nascita dell'animazione giapponese. «Il momento in cui un giorno finisce e un altro comincia», ha dichiarato Yonebayashi, anche se in un’epoca ricca di animazione digitale, lo studio Ponoc ha voluto mantenere il valore delle immagini “animate come una volta”. 




Mary to Majo no Hana è basato sul romanzo La piccola scopa della scrittrice britannica Mary Stewart, pur mantenendo la struttura di una fiaba. Sicuramente questo non è una novità, ma l’essersi aperti ancora una volta a racconti britannici e non a manga giapponesi per trovare l’idea giusta, denota un’ammirazione verso quella letteratura europea che ha ispirato in passato tanti meisaku, il genere di anime la cui sceneggiatura è sempre ispirata a un romanzo occidentale, reinterpretata in chiave nipponica soprattutto riguardo le psicologie e le interazioni dei personaggi.



Il primo film prodotto dallo Studio Ponoc è quindi la storia di Mary, una bambina come tante alle prese con un mondo magico e una scuola di magia. Trasferitasi prima dei suoi genitori nella casa della prozia Charlotte, circondata da persone anziane e con nulla da fare se non piccole commissioni, Mary si annoia terribilmente mentre trascorre gli ultimi giorni d’estate. Per questo combina pasticci cercando di aiutare gli altri o passa del tempo bighellonando per la campagna.È proprio qui che fa uno strano incontro con due gatti che la introducono in una foresta dove troverà il fiore più raro di tutti. Questo infatti fiorisce una sola volta ogni sette anni ed è capace di donare, se pur per poco tempo, poteri magici. Mary potrà così cavalcare una scopa che la condurrà fino a una misteriosa scuola di magia per aspiranti maghi e streghe, il College Endor, dove però si cela un terribile segreto… 




Non ci sono solo i gatti, ma nel film gli animali hanno tutti un ruolo decisivo perché mettono in moto una serie di eventi che porteranno Mary a mettersi in gioco sfidando poteri ben al di sopra di lei. I bambini e gli animali sono un binomio perfetto: non si contano nella storia dell’animazione le storie di amicizia e tenerezza che riguardano piccoli protagonisti di ogni tipo, così anche Mary si ritroverà a dover fare scelte coraggiose per salvarli.




Da tutti i protagonisti delle storie targate Ghibli, Yonebayashi ha saputo cogliere le migliori sfumature: Mary ha la scopa e il gatto nero di Kiki, i capelli "pel di carota" di Anna dai capelli rossi e Arrietty, ha dovuto traslocare da poco come le sorelle Satsuki e Mei de Il mio vicino Totoro e, come in Quando c’era Marnie, dovrà confrontarsi con qualcosa accaduto nel passato di una donna della sua famiglia. Arrietty doveva affrontare un ignoto molto più grande di lei; Anna e Marnie dovevano fare i conti con la propria solitudine per poter andare avanti. 




Mary dimostra che il coraggio può superare tutto e capirà che trovare la forza dentro sé stessi è più potente di qualsiasi magia, anche di quella data da un fiore fatato. Un po’ come ha fatto Yonebayashi, che ha deciso di continuare a realizzare film da solo, anche dopo aver perso il sostegno della straordinaria atmosfera dello Studio Ghibli.




Mary e il fiore della Strega è un film per tutti; è una storia di libertà, coraggio e di un’amicizia che fa vincere ogni paura e prendere coscienza delle proprie capacità e dei propri limiti.Mary è un personaggio che sbaglia e fallisce, ma non si scoraggia mai e si rialza ogni volta. È una forza che non si incontra facilmente, neanche tra gli adulti, incapaci nel film di migliorare senza la magia. Yonebayashi dice di Mary: «Vorrei che gli spettatori la vedessero e decidessero di fare come lei, di lottare e andare avanti. Per quanto possibile, vorrei che i bambini pensassero con la loro testa senza condizionamenti, proprio come Mary».Mary si rivela una ragazzina coraggiosa e responsabile, che non lascia nessuno indietro ed è disposta a correre rischi anche per amici appena conosciuti. Quello che Yonebayashi vuole raccontare è la bellezza della crescita interiore, il passaggio da bambini ad adulti, insieme alle sfide che tutto ciò porta: «Le nostre storie raccontano di piccoli eroi, che nonostante le loro debolezze affrontano con grande coraggio i propri problemi».Vivace come la sua protagonista, il film è avvolto da un alone magico simile a quello che contagia Mary quando trova il fiore della strega. Si resta abbagliati soprattutto dai luoghi e dalle creature del film e conquistati dal coraggio di Mary. 




Tutta l’ambientazione è coinvolgente ai fini della storia: dai fondali spettacolari ai colori decisi che contribuiscono fortemente a divertire ed incuriosire sul fantasioso mondo in cui precipita la protagonista tanto da rimanerne affascinati fino ai titoli di coda. Il regista precisa: «Proprio perché sono i bambini a guardare le nostre opere, la ricerca e la preparazione deve essere fatta con la massima cura. Questo è per noi un concetto fondamentale. Anche quando abbiamo creato Mary, nonostante fossimo un'azienda senza molte disponibilità finanziarie, siamo andati di persona a visitare le location. In questo modo, abbiamo potuto catturare le sensazioni di ciò che osservavamo, e le abbiamo portate sullo schermo. Un'altra lezione è quella di non chiudersi dentro l'opera, ma lasciare che gli spettatori raccolgano ciascuno un suo pezzo, un suo tema, e se lo portino via con sé». E questo io l’ho fatto.




Elena Paoletta
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Elena Paoletta C


Una delle prime cose che uno straniero nota nel visitare il Giappone è che tutti leggono manga.La spiegazione si può far risalire al padre dei manga, Osamu Tezuka, che viene ricordato soprattutto per le sue storie comiche e di avventure, ma anche per aver dato forma all’idea che il dramma serio e i temi adulti potevano essere raccontati con i disegni. Il fatto di alzare il livello dei manga, fino allora ritenuti adatti solo ai bambini, ha contribuito a farli diventare una lettura per tutti e ha originato una vasta gamma di generi e sottogeneri; i primi servono a suddividere il pubblico cui si rivolgono per sesso ed età, mentre i secondi il tipo di contenuto trattato.Il genere Kodomo (“bambino”) indica i manga destinati ai bambini. I kodomo prevedono trame semplici, il più delle volte formati da una serie di episodi autoconclusivi o comunque da archi narrativi molto brevi. I protagonisti di solito sono bambini delle elementari o simpatici animaletti parlanti. I disegni tendono ad essere molto semplici senza troppi particolari e con linee molto morbide. Esempi di kodomo sono Hamtaro e Mirmo.Un sottogenere usato per lo più nei kodomo è l’Aniparo (Anime parody), la cui caratteristica peculiare sono i personaggi in stile super deformed, cioè ridisegnati per assumere le proporzioni e la fisionomia di neonati: occhi enormi, corpo tozzo e rotondeggiante, la testa che occupa un terzo dell’altezza corporea. A volte vengono aggiunti particolari come orecchie da gatto o code da volpe, una qualsiasi stravaganza, per dar vita a tutti quei personaggi bizzarri che sono molto accattivanti per i bambini. L’Aniparo da luogo infatti ad un merchandising di notevoli dimensioni, costituito per lo più dai gadget dei protagonisti super deformed (portachiavi, pupazzi, magliette ecc.).Altro sottogenere dei kodomo è il Fantasī basato su storie e personaggi di fantasia, spesso ambientate nel Giappone contemporaneo, nel quale arrivano extraterrestri o simpatici mostri. Lo stile è quello tipico dei kodomo dove prevalgono il tratto spesso e le linee morbide. Gli esempi più famosi sono senza dubbio Carletto il Principe dei Mostri e Doraemon.




Oltre al genere Kodomo si trovano gli Shōjo (“ragazza”), i manga rivolti per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici o dodici anni e fino ai diciotto. I maggiori successi di questo genere vengono comunque fruiti trasversalmente anche da persone di età maggiore e di genere maschile. Fino alla fine degli anni Sessanta gli shōjo manga erano stati creati soprattutto da autori uomini; in seguito cominciarono ad essere realizzati principalmente da donne, che ne modificarono profondamente tematiche e grafica. Inizialmente confinati su temi sentimentali (Ren'ai, storie d'amore), con ambientazioni europee e personaggi idealizzati ma dalle emozioni esplicite in situazioni melodrammatiche, gli shōjo ampliano con il trascorrere degli anni i loro soggetti, spaziando dall'horror al mistero (Psychic Detective Yakumo), dallo sport (Mila e Shiro) al fantasy (Vampire Knight) e allo storico (Lady Oscar) fino alla più comune commedia scolastica (Le situazioni di lui e lei).




Dal punto di vista grafico si distinguono per un'impaginazione libera, un ampio uso di elementi simbolici per esprimere gli stati d'animo (celebri le decorazioni floreali), personaggi dai fisici eterei e gli occhi dalle dimensioni pronunciate. Tuttavia negli anni più recenti, autrici come Naoko Takeuchi, Moyoco Anno o Kyoko Okazaki hanno preferito una grafica più veloce, volutamente scarna e sgradevole, lontana dagli idealismi dei manga shōjo classici, nel tentativo di dipingere con maggior realismo l'alienazione contemporanea. Il protagonista coincide con il pubblico a cui si rivolge, quindi nella maggior parte degli shōjo è una ragazza adolescente, con tratti in genere più spigolosi ed occhi e ciglia più grandi rispetto a quelli dei disegni degli altri generi. In particolare negli occhi spesso si possono notare i riflessi della luce ben definiti per mettere maggiormente in risalto l’aspetto romantico del personaggio. 

Tra i sottogeneri particolarmente fiorenti e notevoli dello shōjo troviamo il Mahō shōjo oMajokko (in italiano “fanciulla magica”), che fonde elementi fantasy, in particolare la magia, con la commedia e il sentimentalismo tipici di quel genere (Bia-la sfida della magia, L’incantevole Creamy, Magica DoReMi, Yui ragazza virtuale, Ransie la strega e Sailor Moon).




Il Romakome (Romantic Comedy) è invece la tipica commedia d’amore scolastica molto diffusa e apprezzata (Marmalade Boy, Kodomo no omocha/Rossana, Special A, Lovely Complex).

Con la parola Smut (dall’inglese “osceno”) i fan occidentali indicano i manga shōjo ad alto contenuto erotico esplicito anche se hanno solo una finalità di completamento all’amore a volte troppo platonico tra due personaggi di sesso diverso (Say I love you, Inferno Blu e Black Bird).




Forse il genere più diffuso di manga è quello degli Shōnen (“ragazzo”), rivolto principalmente ad un pubblico maschile di età compresa tra i dodici e i diciotto anni.

Gli shōnen si focalizzano principalmente sull'azione, come il seguitissimo Shingeki no kyojin/L’attacco dei giganti. La trama si snoda intorno ad alcune prove, con cui i protagonisti devono continuamente confrontarsi; ogni serie è quindi formata da un obiettivo principale, che di solito è il traguardo che il protagonista si è imposto di raggiungere e che viene conseguito solo alla conclusione della storia, come ad esempio vincere un prestigioso torneo sportivo o sconfiggere un nemico ritenuto imbattibile. Ne sono esempi eclatanti: Saiyuki, Naruto, Fairy Tail e Bleach.

Nella trama degli shōnen tutta una serie di sfide intermedie, oltre a sbloccare la strada verso la meta finale, permettono al protagonista di prepararsi allo scontro decisivo, migliorando le proprie capacità oppure ottenendo elementi necessari alla vittoria finale. L'ambientazione tipica è un universo dedicato con elementi magici e/o tecnologie fantascientifiche, come in Dragon Ball e One Piece, anche se un sottogenere molto diffuso è lo Spokon, ambientato nel mondo dello sport giovanile nell'epoca contemporanea (Mimi e la nazionale di pallavolo e Holly e Benji).




Il tema amoroso è assente o viene messo in secondo piano, anche se esistono alcune eccezioni di rilievo (Video Girl Ai). Si tende a compensarne l’assenza con ragazze dalle forme ben definite e con l’inserimento di fanservice, scene di nudo, parziale o totale, inserite tra una vignetta e l'altra per soddisfare le richieste del pubblico maschile come in Hentai ōji to warawanai neko. Rientrano negli shōnen anche Lamu e Ranma1/2.




Due dei sottogeneri più diffusi tra gli shōnen sono SF Fantascienza e Fantasī, storie fantastiche o fantasy che seguono delle tappe obbligatorie. 

Nella maggior parte dei fantasī il protagonista parte all’avventura per raggiungere un suo obiettivo e durante il viaggio incontra dei compagni che lo aiuteranno nella sua impresa. Spesso si troverà a lottare contro forze malvagie per salvare persone indifese o sconfiggere un potente nemico che vuole conquistare il mondo per assoggettare tutto e tutti al proprio volere. Nelle varie storie è ampiamente presente l’elemento magico o quello soprannaturale, anche se molti di essi sviluppano temi diversi: mistero, azione, horror, storico, drammatico, romantico, scolastico, oppure historical dark fantasy come Kuroshitsuji/Black Butler, che vede nel famoso Sebastian, maggiordomo diabolico dell’antica e potente casata londinese Phantomhive nell’epoca vittoriana, uno dei personaggi più apprezzati dai fan.




Nei fantasī con il progredire della narrazione aumenta anche il livello dei combattimenti (Inuyasha). In alcuni casi le avventure sono ambientate in paesi medioevali ed hanno storie drammatiche intrise di violenza; in altri possono invece predominare situazioni comiche o romantiche, oppure incentrate su una realtà virtuale ricca di avventura e azione, come avviene nell’acclamato Sword art online, il cui protagonista, genio della programmazione, entra in un gioco di ruolo in rete da dove è possibile uscire sol da vincitori, poiché non completare il gioco equivale a morte certa. 

Gli SF Fantascienza sono per lo più ambientati in universi paralleli (Dr. Slump e Arale) e si mescolano con alcune suggestive leggende nipponiche, contaminandosi pian piano con la corrente cyberpunk che vuole il mondo in piena decadenza a causa dello smodato uso della tecnologia (Ghost in the shell).




Si vedono allora universi dove nessuno è eroe fino in fondo, ma tutti cercano giustizia e libertà e dove si trovano i principali temi della fantascienza, come l’invasione aliena ma anche il classico viaggio iniziatico in cerca di qualcosa (La corazzata Yamato, Capitan Harlock, Galaxy Express 999), oppure società futuribili dove le cose sono andate di male in peggio, mondi ipertecnologici ma rimandati indietro ad un’epoca preindustriale a causa di una catastrofe nucleare (Akira). 

Simile al cyberpunk è lo Steampunk, la fantascienza del passato, dove è preponderante l’uso di macchinari a vapore e le cui opere sono ambientate sempre in universi paralleli ma intorno al XIX secolo (Il mistero della pietra azzurra e Full Metal Alchemist).

Alcune volte gli SF Fantascienza possono avere altre ambientazioni, magari appartenenti alla vita quotidiana, come nel caso de La malinconia di Haruhi Suzumiya, una divertente commedia scolastica, in cui la protagonista possiede poteri immensi e sconosciuti che le consentirebbero di fare qualsiasi cosa, compreso distruggere e ricostruire l’universo.




Con il termine Mecha si individua il genere fantascientifico robotico comeNeo Genesis Evangelion e Full Metal Panic che ha come caratteristica principale la presenza dei cosiddetti robot giganti, solitamente pilotati da umani. Per i fan di manga c’è una distinzione fra due "classi” di mecha: i Real Robot, ovvero i mezzi caratterizzati da un certo realismo tecnologico, spesso prodotti in serie e considerati come macchine comuni per quanto costose (Gundam) e i Super Robot, esemplari unici dai poteri praticamente illimitati che rappresentano i veri protagonisti della serie (Mazinga Z, Grande Mazinga, Mazinkaiser o Goldrake). La maggior parte dei mecha sono diretti ad un pubblico molto giovane, soprattutto i Mecha Trasformabili, i famosissimi Transformers, protagonisti di alcune serie animate e di film dal vivo, i cui modellini hanno invaso i negozi di giocattoli di tutto il mondo.




Il Meitantei (“investigatore”) è invece un sottogenere degli shōnen che si basa su storie da romanzo giallo. Il protagonista è infatti un investigatore che porta a termine i casi che gli vengono sottoposti, oppure un ladro che cerca di mettere a segno i suoi colpi. È un sottogenere realistico che però lascia ampio spazio alla fantasia dell’autore, che deve creare sempre nuovi casi da risolvere cercando di stupire il più possibile. In Italia hanno avuto fortuna Lupin III, Occhi di gatto, City Hunter, Detective Conan e Il fiuto di Sherlock Holmes.

Il genere Josei (“donna”) è pensato per un pubblico femminile che ormai ha superato la maggiore età. Più serio e pacato dello shōjo, il josei tratta relazioni meno idealizzate con linguaggio e rappresentazioni più espliciti; le trame sono più verosimili, sia nella scelta degli argomenti trattati, che nello sviluppo delle vicende. In genere il batticuore del primo amore lascia il posto a storie più complesse con tradimenti, relazioni finite o difficoltose e l'ambiente tipo non è più la scuola superiore, ma il posto di lavoro come la redazione giornalistica in Tokyo Style o la stanza di una mangaka come in Spicy Pink. I sentimenti non sono più assoluti e sconvolgenti, ma pacati e smorzati dall'esperienza e dalla necessità di confrontarsi con i problemi e le esigenze della vita adulta. L'eroina di un josei è spesso laureata, lavora, ha una carriera più che soddisfacente, portata avanti però a discapito della vita sentimentale; è invischiata in una storia d'amore problematica o è single da molto tempo e ha perso la fiducia negli uomini. Nel josei si avverte maggiormente l’attenzione data alle emozioni perché la psicologia dei personaggi è molto delineata. Il tratto dei disegni è più realistico e pulito rispetto ai generi dedicati agli adolescenti, con proporzioni corporee che non lasciano spazio agli artifici e fanno a meno anche dei grandi occhi scintillanti, pur mantenendo una certa influenza nella cura dei dettagli. A volte presentano nella trama elementi soprannaturali, come in Midnight Secretary, dove la protagonista, pur rispecchiando la donna adulta che lavora, è la segretaria di un vampiro. I josei hanno avuto un grande successo di pubblico soprattutto grazie a Cortili del cuore, Paradise Kiss e il famosissimo Nana.




Con il termine Seinen (“maggiorenne”) si indica il genere manga e anime indirizzato ad un pubblico maschile adulto o comunque oltre i diciotto anni. Pur essendo notevolmente più seri degli shōnen, si adattano a varie e complesse tematiche che danno ampio spazio allo studio psicologico. Gran parte dei seinen sono molto violenti e per questa ragione non di rado vengono censurati. Il loro stile è volutamente sporco per rendere il disegno il più realistico possibile, ma ciò non toglie il fatto che sia ben curato e particolareggiato. Alcuni illustri esempi sono: Liar Game, Tokyo Ghoul e Welcome to the NHK.




Un sottogenere dei seinen è il Gekiga, termine giapponese che significa “immagini drammatiche”, le cui caratteristiche sono: incremento del fattore psicologico; realismo delle descrizioni grafiche; riduzione o abolizione dell'elemento umoristico e comico; orientamento del prodotto verso un pubblico giovane o adulto e non più infantile (Black Bizzard/Tempesta nera).

IlSuriraa è il sottogenere seinen che spesso viene affiancato dal fantasy o dal poliziesco. È assimilabile al thriller cinematografico, con storie a sfondo psicologico e spesso basato su indagini che vedono coinvolti la CIA e l’FBI. La psicologia dei personaggi è ben curata e spesso presenta una gran quantità di ragionamenti che possono renderne complessa la lettura. Infatti il suriraa non è adatto a chi ama una lettura veloce ma si presenta adeguato per un pubblico più maturo e interessato. Titoli noti sono: Monster, Death Note e Mirai Nikki – Future Diary.




Gore, Kyoufu o Horā (dall’inglese “splatter”, sottogenere del cinema horror), è un altro sottogenere tipico dei seinen che tratta storie violente, del terrore o dell'orrore; spesso affiancato da una storia fantasy, è il più cruento tra i manga (Berserk, Gantz, Battle Royale e Another). 

La parola Hentai (“anormale”), che in Giappone si utilizza soprattutto con il significato di “sessualmente perverso”, indica un particolare genere pornografico giapponese contenenti riferimenti sessuali espliciti. Negli hentai le trame diventano secondarie e i personaggi possono essere ritratti come timidi o senza pensieri fino a che non vengono inseriti in una situazione nella quale sono stimolati ed eccitati. Può anche accadere che una donna venga usata contro la sua volontà solo per i fini propriamente sessuali e carnali dell’uomo, ma ci sono anche rappresentazioni di sesso consensuale tra coppie, così come di donne che prendono l’iniziativa sessuale come in Futari Ecchi.




Al genere pornografico hentai appartiene il termine ecchi o etchi, che deriva dalla pronuncia del nome inglese della consonante "H”, sinonimo di ero (eros), che però ha un significato più attenuato.

In Giappone il termineecchi può essere utilizzato per indicare proprio il rapporto sessuale nello specifico (la frase “ecchi shiyo-ze” in italiano viene tradotta con “facciamo sesso”). Nei fanservice, per rendere ancor più divertente e leggera tutta la situazione si fa uso di questo termine soprattutto nelle gag dove di solito la testa di uno dei personaggi maschili va a finire tra i seni di un procace personaggio femminile, magari durante il loro primo incontro, oppure quando uniformi, costumi o abiti, tutti rigorosamente attillati, che possono essere provocatori, vengono indossati come abbigliamento quotidiano da parte del personaggio. Nel genere ecchi c’è dunque del sesso, ma non è così esplicito come nell’hentai e non si vede il nudo integrale.

Ai manga per adulti appartengono anche i generi Yaoi e Yuri, che al loro interno presentano una vasta gamma di sottogeneri, dal drammatico al comico, dallo storico al fantasy.

Negli Yaoi, noti anche come Boy’s Love (Bōizu Rabu), generalmente i protagonisti sono maschi ambigui, sia nell'aspetto che nei comportamenti. Questi maschi sono detti bishōnen, che letteralmente significa “bel ragazzo” e vengono raffigurati magri, non molto muscolosi, con un mento affusolato e un’apparenza effeminata o androgina.




Il motivo dell'androginia è che il pubblico degli yaoi è principalmente composto da femmine, ma è anche molto apprezzato da alcuni maschi omosessuali. Spesso negli yaoi la sessualità è esplicita e i protagonisti finalizzano le proprie relazioni solo ai rapporti sessuali, anche se la trama viene focalizzata su relazioni fisico-romantiche omosessuali (amicizia romantica), più o meno idealizzate, nella stragrande maggioranza dei casi con protagonisti ragazzi e studenti poco più che adolescenti (Il tiranno innamorato). 

Nello yaoi, il rapporto sessuale è uno dei modi primari per esprimere anche l’impegno sociale nei confronti del partner e la violenza apparente entro cui si consuma l’atto, è una misura della reciproca passione: 

i ragazzi che vengono amati e posseduti sono ancora del tutto imbevuti di un’innocenza quasi angelica (Love Stage!!). Quasi tutti i Boy’s Love esplorano le diverse fasi del romanticismo sottolineando e soffermandosi spesso sull'interiorità e la psicologia dei personaggi come ad esempio in Junjō Romantica e Sekai-ichi hatsukoi.





Anche se spesso confuso con l'etichetta generica di yaoi, il vero e proprio manga a tematica gay (GEI Comi) è chiamato Bara (letteralmente “rosa") o Men’s Love (Menzu Rabu). Esso si rivolge ad un pubblico gay maschile e tende inoltre ad essere prodotto principalmente da autori maschi omosessuali o in alternativa bisessuali e serializzato per riviste espressamente gay. 

Il bara viene considerato ufficialmente un sottogenere dell'hentai, ovvero manga per adulti, assomiglia cioè molto più ai fumetti per soli uomini di stampo erotico piuttosto che a quelli shōjo o josei.

Il genere Yuri anche conosciuto come Girl’s Love (Gāruzu Rabu), è molto simile allo yaoi e si focalizza su relazioni omosessuali femminili. Le femmine negli yuri sono conosciute come bishōjo, che è sostanzialmente traducibile come “bella ragazza”. È un termine giapponese utilizzato per fare riferimento a giovani e belle ragazze di solito al di sotto dell’età universitaria. 

Gli Yuri enfatizzano sia la parte sessuale che quella romantica-emotiva delle relazioni tra donne. 

Il termine yuri letteralmente ha il significato di giglio ed è esattamente come molti altri nomi di fiori, piuttosto comune come nome personale femminile.

Le opere yuri si soffermano più sul rapporto fisico come inHaru yo, Simoun, Hanjuku Joshi e Girl friends.




Col termine gergale harem (hāremu) o hāremumono, si vuole descrivere un sottogenere comune a più generi di manga in cui un protagonista maschile si trova “amorosamente” circondato da tre o più membri del sesso opposto (Rosario + Vampire).

Di solito il protagonista è timido e imbranato ed è conteso da tante belle ragazze che provano sentimenti per lui, ma che creano spesso situazioni buffe, imbarazzanti e divertenti. Ci sono anche harem con toni più seri e drammatici e altri che presentano scene ecchi, ma che non sono per forza pornografiche (Love Hina). 

Quando il senso viene invertito, cioè una protagonista femminile è circondata da maschi, si parla di gyakuhāremu (reverse harem) come in Ouran Host Club e Perfect Girl Evolution.

In questo tipo di storie una ragazza dolce e ingenua e senza nessuna rivale, è circondata da un gruppo di bei ragazzi che la corteggiano contemporaneamente, come nello shojo Diabolik Lovers.




I manga in Giappone fanno quindi parte di una cultura dominante proprio perché, mano a mano che i giovani lettori crescono, si spostano naturalmente verso il genere più adatto alla loro età e ai loro gusti, trovando tutta una vasta gamma di sottogeneri che soddisfa ogni esigenza. In questo modo le case editrici hanno un pubblico che si rinnova sempre e che gli resta fedele per decenni.




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