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Elena Paoletta C



Il genere Kodomo indica i manga destinati ai bambini fino ai dieci anni di età. Oltre al divertimento si basa sul metodo educativo giapponese, quello di responsabilizzare il bambino sin dalla prima infanzia attraverso un sano percorso di crescita.

Se volete saperne di più leggete il mio articolo https://www.otakusjournal.it/kodomo-linfanzia-tra-divertimento-e-pedagogia/

Elena Paoletta C

Ci appassionano e ci fanno sognare, ma quale è l'origine dei manga? Come è nato questo fenomeno che ha coinvolto così tanto anche noi occidentali?

Una rigorosa e minuziosa analisi storica che, rivelando molti aspetti pressoché sconosciuti della loro origine, ripercorrerà la formazione e lo sviluppo di questo tipo di arte così acclamata.



Clicca qui per l'articolo completo https://www.otakusjournal.it/origine-dei-manga/

Elena Paoletta C


Una delle prime cose che uno straniero nota nel visitare il Giappone è che tutti leggono manga.La spiegazione si può far risalire al padre dei manga, Osamu Tezuka, che viene ricordato soprattutto per le sue storie comiche e di avventure, ma anche per aver dato forma all’idea che il dramma serio e i temi adulti potevano essere raccontati con i disegni. Il fatto di alzare il livello dei manga, fino allora ritenuti adatti solo ai bambini, ha contribuito a farli diventare una lettura per tutti e ha originato una vasta gamma di generi e sottogeneri; i primi servono a suddividere il pubblico cui si rivolgono per sesso ed età, mentre i secondi il tipo di contenuto trattato.Il genere Kodomo (“bambino”) indica i manga destinati ai bambini. I kodomo prevedono trame semplici, il più delle volte formati da una serie di episodi autoconclusivi o comunque da archi narrativi molto brevi. I protagonisti di solito sono bambini delle elementari o simpatici animaletti parlanti. I disegni tendono ad essere molto semplici senza troppi particolari e con linee molto morbide. Esempi di kodomo sono Hamtaro e Mirmo.Un sottogenere usato per lo più nei kodomo è l’Aniparo (Anime parody), la cui caratteristica peculiare sono i personaggi in stile super deformed, cioè ridisegnati per assumere le proporzioni e la fisionomia di neonati: occhi enormi, corpo tozzo e rotondeggiante, la testa che occupa un terzo dell’altezza corporea. A volte vengono aggiunti particolari come orecchie da gatto o code da volpe, una qualsiasi stravaganza, per dar vita a tutti quei personaggi bizzarri che sono molto accattivanti per i bambini. L’Aniparo da luogo infatti ad un merchandising di notevoli dimensioni, costituito per lo più dai gadget dei protagonisti super deformed (portachiavi, pupazzi, magliette ecc.).Altro sottogenere dei kodomo è il Fantasī basato su storie e personaggi di fantasia, spesso ambientate nel Giappone contemporaneo, nel quale arrivano extraterrestri o simpatici mostri. Lo stile è quello tipico dei kodomo dove prevalgono il tratto spesso e le linee morbide. Gli esempi più famosi sono senza dubbio Carletto il Principe dei Mostri e Doraemon.




Oltre al genere Kodomo si trovano gli Shōjo (“ragazza”), i manga rivolti per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici o dodici anni e fino ai diciotto. I maggiori successi di questo genere vengono comunque fruiti trasversalmente anche da persone di età maggiore e di genere maschile. Fino alla fine degli anni Sessanta gli shōjo manga erano stati creati soprattutto da autori uomini; in seguito cominciarono ad essere realizzati principalmente da donne, che ne modificarono profondamente tematiche e grafica. Inizialmente confinati su temi sentimentali (Ren'ai, storie d'amore), con ambientazioni europee e personaggi idealizzati ma dalle emozioni esplicite in situazioni melodrammatiche, gli shōjo ampliano con il trascorrere degli anni i loro soggetti, spaziando dall'horror al mistero (Psychic Detective Yakumo), dallo sport (Mila e Shiro) al fantasy (Vampire Knight) e allo storico (Lady Oscar) fino alla più comune commedia scolastica (Le situazioni di lui e lei).




Dal punto di vista grafico si distinguono per un'impaginazione libera, un ampio uso di elementi simbolici per esprimere gli stati d'animo (celebri le decorazioni floreali), personaggi dai fisici eterei e gli occhi dalle dimensioni pronunciate. Tuttavia negli anni più recenti, autrici come Naoko Takeuchi, Moyoco Anno o Kyoko Okazaki hanno preferito una grafica più veloce, volutamente scarna e sgradevole, lontana dagli idealismi dei manga shōjo classici, nel tentativo di dipingere con maggior realismo l'alienazione contemporanea. Il protagonista coincide con il pubblico a cui si rivolge, quindi nella maggior parte degli shōjo è una ragazza adolescente, con tratti in genere più spigolosi ed occhi e ciglia più grandi rispetto a quelli dei disegni degli altri generi. In particolare negli occhi spesso si possono notare i riflessi della luce ben definiti per mettere maggiormente in risalto l’aspetto romantico del personaggio. 

Tra i sottogeneri particolarmente fiorenti e notevoli dello shōjo troviamo il Mahō shōjo oMajokko (in italiano “fanciulla magica”), che fonde elementi fantasy, in particolare la magia, con la commedia e il sentimentalismo tipici di quel genere (Bia-la sfida della magia, L’incantevole Creamy, Magica DoReMi, Yui ragazza virtuale, Ransie la strega e Sailor Moon).




Il Romakome (Romantic Comedy) è invece la tipica commedia d’amore scolastica molto diffusa e apprezzata (Marmalade Boy, Kodomo no omocha/Rossana, Special A, Lovely Complex).

Con la parola Smut (dall’inglese “osceno”) i fan occidentali indicano i manga shōjo ad alto contenuto erotico esplicito anche se hanno solo una finalità di completamento all’amore a volte troppo platonico tra due personaggi di sesso diverso (Say I love you, Inferno Blu e Black Bird).




Forse il genere più diffuso di manga è quello degli Shōnen (“ragazzo”), rivolto principalmente ad un pubblico maschile di età compresa tra i dodici e i diciotto anni.

Gli shōnen si focalizzano principalmente sull'azione, come il seguitissimo Shingeki no kyojin/L’attacco dei giganti. La trama si snoda intorno ad alcune prove, con cui i protagonisti devono continuamente confrontarsi; ogni serie è quindi formata da un obiettivo principale, che di solito è il traguardo che il protagonista si è imposto di raggiungere e che viene conseguito solo alla conclusione della storia, come ad esempio vincere un prestigioso torneo sportivo o sconfiggere un nemico ritenuto imbattibile. Ne sono esempi eclatanti: Saiyuki, Naruto, Fairy Tail e Bleach.

Nella trama degli shōnen tutta una serie di sfide intermedie, oltre a sbloccare la strada verso la meta finale, permettono al protagonista di prepararsi allo scontro decisivo, migliorando le proprie capacità oppure ottenendo elementi necessari alla vittoria finale. L'ambientazione tipica è un universo dedicato con elementi magici e/o tecnologie fantascientifiche, come in Dragon Ball e One Piece, anche se un sottogenere molto diffuso è lo Spokon, ambientato nel mondo dello sport giovanile nell'epoca contemporanea (Mimi e la nazionale di pallavolo e Holly e Benji).




Il tema amoroso è assente o viene messo in secondo piano, anche se esistono alcune eccezioni di rilievo (Video Girl Ai). Si tende a compensarne l’assenza con ragazze dalle forme ben definite e con l’inserimento di fanservice, scene di nudo, parziale o totale, inserite tra una vignetta e l'altra per soddisfare le richieste del pubblico maschile come in Hentai ōji to warawanai neko. Rientrano negli shōnen anche Lamu e Ranma1/2.




Due dei sottogeneri più diffusi tra gli shōnen sono SF Fantascienza e Fantasī, storie fantastiche o fantasy che seguono delle tappe obbligatorie. 

Nella maggior parte dei fantasī il protagonista parte all’avventura per raggiungere un suo obiettivo e durante il viaggio incontra dei compagni che lo aiuteranno nella sua impresa. Spesso si troverà a lottare contro forze malvagie per salvare persone indifese o sconfiggere un potente nemico che vuole conquistare il mondo per assoggettare tutto e tutti al proprio volere. Nelle varie storie è ampiamente presente l’elemento magico o quello soprannaturale, anche se molti di essi sviluppano temi diversi: mistero, azione, horror, storico, drammatico, romantico, scolastico, oppure historical dark fantasy come Kuroshitsuji/Black Butler, che vede nel famoso Sebastian, maggiordomo diabolico dell’antica e potente casata londinese Phantomhive nell’epoca vittoriana, uno dei personaggi più apprezzati dai fan.




Nei fantasī con il progredire della narrazione aumenta anche il livello dei combattimenti (Inuyasha). In alcuni casi le avventure sono ambientate in paesi medioevali ed hanno storie drammatiche intrise di violenza; in altri possono invece predominare situazioni comiche o romantiche, oppure incentrate su una realtà virtuale ricca di avventura e azione, come avviene nell’acclamato Sword art online, il cui protagonista, genio della programmazione, entra in un gioco di ruolo in rete da dove è possibile uscire sol da vincitori, poiché non completare il gioco equivale a morte certa. 

Gli SF Fantascienza sono per lo più ambientati in universi paralleli (Dr. Slump e Arale) e si mescolano con alcune suggestive leggende nipponiche, contaminandosi pian piano con la corrente cyberpunk che vuole il mondo in piena decadenza a causa dello smodato uso della tecnologia (Ghost in the shell).




Si vedono allora universi dove nessuno è eroe fino in fondo, ma tutti cercano giustizia e libertà e dove si trovano i principali temi della fantascienza, come l’invasione aliena ma anche il classico viaggio iniziatico in cerca di qualcosa (La corazzata Yamato, Capitan Harlock, Galaxy Express 999), oppure società futuribili dove le cose sono andate di male in peggio, mondi ipertecnologici ma rimandati indietro ad un’epoca preindustriale a causa di una catastrofe nucleare (Akira). 

Simile al cyberpunk è lo Steampunk, la fantascienza del passato, dove è preponderante l’uso di macchinari a vapore e le cui opere sono ambientate sempre in universi paralleli ma intorno al XIX secolo (Il mistero della pietra azzurra e Full Metal Alchemist).

Alcune volte gli SF Fantascienza possono avere altre ambientazioni, magari appartenenti alla vita quotidiana, come nel caso de La malinconia di Haruhi Suzumiya, una divertente commedia scolastica, in cui la protagonista possiede poteri immensi e sconosciuti che le consentirebbero di fare qualsiasi cosa, compreso distruggere e ricostruire l’universo.




Con il termine Mecha si individua il genere fantascientifico robotico comeNeo Genesis Evangelion e Full Metal Panic che ha come caratteristica principale la presenza dei cosiddetti robot giganti, solitamente pilotati da umani. Per i fan di manga c’è una distinzione fra due "classi” di mecha: i Real Robot, ovvero i mezzi caratterizzati da un certo realismo tecnologico, spesso prodotti in serie e considerati come macchine comuni per quanto costose (Gundam) e i Super Robot, esemplari unici dai poteri praticamente illimitati che rappresentano i veri protagonisti della serie (Mazinga Z, Grande Mazinga, Mazinkaiser o Goldrake). La maggior parte dei mecha sono diretti ad un pubblico molto giovane, soprattutto i Mecha Trasformabili, i famosissimi Transformers, protagonisti di alcune serie animate e di film dal vivo, i cui modellini hanno invaso i negozi di giocattoli di tutto il mondo.




Il Meitantei (“investigatore”) è invece un sottogenere degli shōnen che si basa su storie da romanzo giallo. Il protagonista è infatti un investigatore che porta a termine i casi che gli vengono sottoposti, oppure un ladro che cerca di mettere a segno i suoi colpi. È un sottogenere realistico che però lascia ampio spazio alla fantasia dell’autore, che deve creare sempre nuovi casi da risolvere cercando di stupire il più possibile. In Italia hanno avuto fortuna Lupin III, Occhi di gatto, City Hunter, Detective Conan e Il fiuto di Sherlock Holmes.

Il genere Josei (“donna”) è pensato per un pubblico femminile che ormai ha superato la maggiore età. Più serio e pacato dello shōjo, il josei tratta relazioni meno idealizzate con linguaggio e rappresentazioni più espliciti; le trame sono più verosimili, sia nella scelta degli argomenti trattati, che nello sviluppo delle vicende. In genere il batticuore del primo amore lascia il posto a storie più complesse con tradimenti, relazioni finite o difficoltose e l'ambiente tipo non è più la scuola superiore, ma il posto di lavoro come la redazione giornalistica in Tokyo Style o la stanza di una mangaka come in Spicy Pink. I sentimenti non sono più assoluti e sconvolgenti, ma pacati e smorzati dall'esperienza e dalla necessità di confrontarsi con i problemi e le esigenze della vita adulta. L'eroina di un josei è spesso laureata, lavora, ha una carriera più che soddisfacente, portata avanti però a discapito della vita sentimentale; è invischiata in una storia d'amore problematica o è single da molto tempo e ha perso la fiducia negli uomini. Nel josei si avverte maggiormente l’attenzione data alle emozioni perché la psicologia dei personaggi è molto delineata. Il tratto dei disegni è più realistico e pulito rispetto ai generi dedicati agli adolescenti, con proporzioni corporee che non lasciano spazio agli artifici e fanno a meno anche dei grandi occhi scintillanti, pur mantenendo una certa influenza nella cura dei dettagli. A volte presentano nella trama elementi soprannaturali, come in Midnight Secretary, dove la protagonista, pur rispecchiando la donna adulta che lavora, è la segretaria di un vampiro. I josei hanno avuto un grande successo di pubblico soprattutto grazie a Cortili del cuore, Paradise Kiss e il famosissimo Nana.




Con il termine Seinen (“maggiorenne”) si indica il genere manga e anime indirizzato ad un pubblico maschile adulto o comunque oltre i diciotto anni. Pur essendo notevolmente più seri degli shōnen, si adattano a varie e complesse tematiche che danno ampio spazio allo studio psicologico. Gran parte dei seinen sono molto violenti e per questa ragione non di rado vengono censurati. Il loro stile è volutamente sporco per rendere il disegno il più realistico possibile, ma ciò non toglie il fatto che sia ben curato e particolareggiato. Alcuni illustri esempi sono: Liar Game, Tokyo Ghoul e Welcome to the NHK.




Un sottogenere dei seinen è il Gekiga, termine giapponese che significa “immagini drammatiche”, le cui caratteristiche sono: incremento del fattore psicologico; realismo delle descrizioni grafiche; riduzione o abolizione dell'elemento umoristico e comico; orientamento del prodotto verso un pubblico giovane o adulto e non più infantile (Black Bizzard/Tempesta nera).

IlSuriraa è il sottogenere seinen che spesso viene affiancato dal fantasy o dal poliziesco. È assimilabile al thriller cinematografico, con storie a sfondo psicologico e spesso basato su indagini che vedono coinvolti la CIA e l’FBI. La psicologia dei personaggi è ben curata e spesso presenta una gran quantità di ragionamenti che possono renderne complessa la lettura. Infatti il suriraa non è adatto a chi ama una lettura veloce ma si presenta adeguato per un pubblico più maturo e interessato. Titoli noti sono: Monster, Death Note e Mirai Nikki – Future Diary.




Gore, Kyoufu o Horā (dall’inglese “splatter”, sottogenere del cinema horror), è un altro sottogenere tipico dei seinen che tratta storie violente, del terrore o dell'orrore; spesso affiancato da una storia fantasy, è il più cruento tra i manga (Berserk, Gantz, Battle Royale e Another). 

La parola Hentai (“anormale”), che in Giappone si utilizza soprattutto con il significato di “sessualmente perverso”, indica un particolare genere pornografico giapponese contenenti riferimenti sessuali espliciti. Negli hentai le trame diventano secondarie e i personaggi possono essere ritratti come timidi o senza pensieri fino a che non vengono inseriti in una situazione nella quale sono stimolati ed eccitati. Può anche accadere che una donna venga usata contro la sua volontà solo per i fini propriamente sessuali e carnali dell’uomo, ma ci sono anche rappresentazioni di sesso consensuale tra coppie, così come di donne che prendono l’iniziativa sessuale come in Futari Ecchi.




Al genere pornografico hentai appartiene il termine ecchi o etchi, che deriva dalla pronuncia del nome inglese della consonante "H”, sinonimo di ero (eros), che però ha un significato più attenuato.

In Giappone il termineecchi può essere utilizzato per indicare proprio il rapporto sessuale nello specifico (la frase “ecchi shiyo-ze” in italiano viene tradotta con “facciamo sesso”). Nei fanservice, per rendere ancor più divertente e leggera tutta la situazione si fa uso di questo termine soprattutto nelle gag dove di solito la testa di uno dei personaggi maschili va a finire tra i seni di un procace personaggio femminile, magari durante il loro primo incontro, oppure quando uniformi, costumi o abiti, tutti rigorosamente attillati, che possono essere provocatori, vengono indossati come abbigliamento quotidiano da parte del personaggio. Nel genere ecchi c’è dunque del sesso, ma non è così esplicito come nell’hentai e non si vede il nudo integrale.

Ai manga per adulti appartengono anche i generi Yaoi e Yuri, che al loro interno presentano storie e ambientazioni che trattano tematiche differenti.

In entrambi i generi le vicende e le dinamiche tra i personaggi sono fondamentali.

Negli Yaoi, noti anche come Boy’s Love (Bōizu Rabu), generalmente i protagonisti sono maschi ambigui, sia nell'aspetto che nei comportamenti. Questi maschi sono detti bishōnen, che letteralmente significa “bel ragazzo” e vengono raffigurati magri, non molto muscolosi, con un mento affusolato e un’apparenza effeminata o androgina.




Il motivo dell'androginia è che il pubblico degli yaoi è principalmente composto da femmine, ma è anche molto apprezzato da alcuni maschi omosessuali. Spesso negli yaoi la sessualità è esplicita e i protagonisti finalizzano le proprie relazioni solo ai rapporti sessuali, anche se la trama viene focalizzata su relazioni fisico-romantiche omosessuali (amicizia romantica), più o meno idealizzate, nella stragrande maggioranza dei casi con protagonisti ragazzi e studenti poco più che adolescenti (Il tiranno innamorato). 

Nello yaoi l'irruenza con cui si consuma l’atto sessuale è una misura della reciproca passione: i ragazzi che vengono amati e posseduti sono ancora del tutto imbevuti di un’innocenza quasi angelica (Love Stage!!). Quasi tutti i Boy’s Love esplorano le diverse fasi del romanticismo sottolineando e soffermandosi spesso sull'interiorità e la psicologia dei personaggi come ad esempio in Junjō Romantica e Sekai-ichi hatsukoi.





Anche se spesso confuso con l'etichetta generica di yaoi, il vero e proprio manga a tematica gay (GEI Comi) è chiamato Bara (letteralmente “rosa") o Men’s Love (Menzu Rabu). Esso si rivolge ad un pubblico gay maschile e tende inoltre ad essere prodotto principalmente da autori maschi omosessuali o in alternativa bisessuali e serializzato per riviste espressamente gay. 

Il bara viene considerato ufficialmente un sottogenere dell'hentai, ovvero manga per adulti, assomiglia cioè molto più ai fumetti per soli uomini di stampo erotico piuttosto che a quelli shōjo o josei.

Il genere Yuri anche conosciuto come Girl’s Love (Gāruzu Rabu), è molto simile allo yaoi e si focalizza su relazioni omosessuali femminili. Le femmine negli yuri sono conosciute come bishōjo, che è sostanzialmente traducibile come “bella ragazza”. È un termine giapponese utilizzato per fare riferimento a giovani e belle ragazze di solito al di sotto dell’età universitaria. 

Gli Yuri enfatizzano sia la parte sessuale che quella romantica-emotiva delle relazioni tra donne. 

Il termine yuri letteralmente ha il significato di giglio ed è esattamente come molti altri nomi di fiori, piuttosto comune come nome personale femminile.

Le opere yuri si soffermano più sul rapporto fisico come inHaru yo, Simoun, Hanjuku Joshi e Girl friends.




Col termine gergale harem (hāremu) o hāremumono, si vuole descrivere un sottogenere comune a più generi di manga in cui un protagonista maschile si trova “amorosamente” circondato da tre o più membri del sesso opposto (Rosario + Vampire).

Di solito il protagonista è timido e imbranato ed è conteso da tante belle ragazze che provano sentimenti per lui, ma che creano spesso situazioni buffe, imbarazzanti e divertenti. Ci sono anche harem con toni più seri e drammatici e altri che presentano scene ecchi, ma che non sono per forza pornografiche (Love Hina). 

Quando il senso viene invertito, cioè una protagonista femminile è circondata da maschi, si parla di gyakuhāremu (reverse harem) come in Ouran Host Club e Perfect Girl Evolution.

In questo tipo di storie una ragazza dolce e ingenua e senza nessuna rivale, è circondata da un gruppo di bei ragazzi che la corteggiano contemporaneamente, come nello shojo Diabolik Lovers.




I manga in Giappone fanno quindi parte di una cultura dominante proprio perché, mano a mano che i giovani lettori crescono, si spostano naturalmente verso il genere più adatto alla loro età e ai loro gusti, trovando tutta una vasta gamma di sottogeneri che soddisfa ogni esigenza. In questo modo le case editrici hanno un pubblico che si rinnova sempre e che gli resta fedele per decenni.




Collages by Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91


Elena Paoletta C


Sono ormai passati vent'anni dall'inizio della serializzazione televisiva del manga shōjo di Sailor Moon, un’opera che è stata il mito di un’intera generazione. Tuttavia il suo successo è ancora così forte che la Toei Animation ha deciso di crearne una nuova per festeggiare il ventennale: un reboot, cioè una serie che riprende i personaggi e la sequenza della storia con la totale o parziale riscrittura degli eventi avvenuti nella saga originaria.Pochi sanno che Sailor Moon in realtà nasce come spin-off di un altro manga, Codename Sailor V, ovvero le avventure di quella che poi diventerà Sailor Venus nel gruppo delle guerriere Sailor.Codename Sailor V è un manga uscito poco tempo prima della nascita di Sailor Moon e cresciuto parallelamente ad esso. Protagonista del manga Codename Sailor V pubblicato in Giappone nel 1991, Sailor Venus prima si chiamava Sailor V e combatteva i nemici della Terra da sola aiutata dal gatto parlante Artemis. Spinta dal buon successo, l’autrice ha ampliato la storia di Sailor V creando appositamente il manga Pretty Guardian Sailor Moon, da cui è stata poi tratta la serie anime. Il personaggio originario è diventato così coprotagonista e viene chiamato Sailor Venus ed è la prima delle quattro amiche di Usagi Tsukino/Sailor Moon a trasformarsi in una guerriera. Le altre Sailor che compongono il nucleo iniziale, dette anche Guardian Senshi (dal giapponese “combattente”), vengono introdotte durante la prima stagione dell’anime: Sailor Mercury, Sailor Mars e Sailor Jupiter. Sono tutte studentesse con la tipica uniforme alla marinara che costituiranno la squadra di guerriere in supporto di Sailor Moon e che hanno il compito di difendere la principessa Serenity, vera identità di Sailor Moon nel regno del futuro Silver Millennium. In loro aiuto interviene anche Mamoru alias Tuxedo Kamen l’affascinante e misterioso cavaliere con cilindro e rosa letale con cilindro e rosa letale (da noi conosciuto come Milord), alias Endymion il principe sposato a Serenity. Il compito di tutti loro è sconfiggere i cattivi inviati sulla Terra per impossessarsi del Cristallo d’Argento appartenente alla Principessa Serenity.




Fin dalla prima puntata si parla di una Sailor misteriosa che combatte i criminali della città guidata dal gatto bianco Artemis. É molto importante la presenza felina: infatti quando la studentessa Usagi incontra la gatta nera Luna, questa le rivelerà la sua identità di Sailor dando così inizio alla saga di Sailor Moon. La serie, dopo le prime due stagioni di grandissimo successo, si è arricchita di nuovi personaggi e di una trama sempre più complessa che si avvicina ad un moderno ciclo mitologico che ha entusiasmato la generazione degli anni Novanta. Sono cresciuta con Sailor Moon insieme ai tanti cosiddetti “cartoni animati” che venivano trasmessi in quegli anni; ho iniziato a vederlo alle elementari e mi ha accompagnato per tutta l’infanzia. Mi hanno sempre affascinata le ambientazioni e anche io da piccola come tante ragazzine giocavo a essere una guerriera Sailor, la combattente che veste alla marinara. Ho adorato vedere per la prima volta sullo schermo le vicende di un gruppo di giovani adolescenti tormentate dal contrasto del vivere una vita normale e l’avere poteri per combattere il male nel mondo. Con Sailor Moon tutte le bambine dell’epoca hanno creduto che la solidarietà femminile e l’amicizia fossero impossibili da scalfire e soprattutto che non sempre per salvarsi è necessario l’aiuto maschile, ma che la forza d’animo e il credere in se stessi fa crescere e rende indipendenti.Insieme ad altri cartoni come Lady Oscar, Rossana, Ranma½ e Dragonball, Sailor Moon mi ha fatto scoprire un mondo bellissimo, ovvero quello dei manga e dell’animazione giapponese. Mi sono così avvicinata sempre di più a quelle storie molto diverse dalle solite fiabe e a quel particolare tipo di disegno a cui non ero abituata, una passione che non ho mai smesso di coltivare. Possedevo anche tantissimi giocattoli e gadget che purtroppo col tempo ho perso, tranne due pupazzetti a cui sono molto affezionata, quelli dei gatti Luna e Artemis. Naoko Takeuchi in un primo momento aveva in mente una storia un po’ diversa da quella poi realizzata. Per esempio Sailor Mercury doveva essere un cyborg che moriva distrutto dai nemici alla fine della prima stagione; l’editor dell’autrice le consigliò di trasformarla in un’umana per tenerla in vita e farla diventare una delle guerriere Sailor. Sailor Jupiter poi avrebbe dovuto essere il capo di una banda di teppisti con tanto di vizio del fumo, ma venne trasformata in una ragazza dalla forza fisica portentosa e quindi in una guerriera energica. L’autrice, oltre alla passione per la scienza, le auto di lusso e il cibo, è un’appassionata di moda e ha preso spunto da diversi stilisti famosi per creare gli abiti con cui abbellire i suoi personaggi; ad esempio l’abito della Principessa Serenity è ispirato allo storico abito Palladium di Dior e quello della Lady Nera è ripreso da una modella della pubblicità del profumo Opium.




In origine le uniformi delle guerriere Sailor erano tutte diverse, ispirate alle divise scolastiche giapponesi. Nella versione che conosciamo di Sailor Moon le divise sono tutte simili tra loro, cambia solo l’assortimento dei colori e qualche accessorio, mentre nei primi bozzetti dell’autrice ogni guerriera aveva un costume particolare. I colori presenti sull’uniforme di Sailor Moon ovvero il rosso magenta, il blu, il bianco e l’oro rappresentano i vari colori della Luna. A me sono sempre piaciute tutte le guerriere Sailor perché riuscivo a trovare in ognuna diversi aspetti in cui identificarmi: la positività e l’allegria di Usagi/Sailor Moon e il suo essere una golosa di dolci; la dolcezza e la timidezza di Ami/Sailor Mercury, la sua serietà nello studio e la voglia di conoscere e imparare cose nuove; la testardaggine di Rei/Sailor Mars e il suo essere spesso diffidente; la simpatia e la goffaggine di Minako/Sailor Venus, ma soprattutto Makoto/Sailor Jupiter, la guerriera del pianeta Giove, da sempre il mio personaggio preferito insieme a Sailor Moon. Adoravo il suo carattere, una ragazza romantica e gentile, forte e indipendente, che non si arrende mai di fronte alle avversità e adoravo anche i suoi orecchini a forma di rosa che stanno ad indicare il suo legame con i fiori, tanto che anche io come lei ne possiedo un paio. La coppia Usagi e Mamoru ha fatto sognare molte ragazzine come me e il romantico Milord è stato per tante il primo amore, quello che si idealizza e non si trova mai… :(




Sailor Moon è uno dei più bei ricordi della mia infanzia, di quei momenti spensierati in cui si giocava e si guardavano tantissimi cartoni animati con l’innocenza di essere bambini.I miei gusti non sono poi tanto cambiati con il passare del tempo, anzi la passione è diventata più consapevole e si è evoluta, ma Sailor Moon continua ad affascinarmi adesso come allora, tanto che mi è piaciuta molto la serie nuova Sailor Moon Crystal perché si guarda con occhi diversi e si riescono a percepire cose nuove che da bambina non avevo visto.Da domenica 18 dicembre 2017 è andata in onda giornalmente su Rai Gulp la prima stagione subito seguita dalla seconda, mentre la terza è stata trasmessa sempre sullo stesso canale a partire dal 16 giugno 2017 riscuotendo un grande successo, tanto che l’hashtag #SailorMoonCrystal è diventato addirittura top trend di Twitter durante la trasmissione.I capitoli del manga, chiamati Act, sono raggruppati in cinque serie: Dark Kingdom, Black Moon, Mugen, Yume e Stars. Queste cinque serie danno le basi delle cinque stagioni dell’anime, anche se in quest'ultimo sono presenti delle storie inedite.Questa nuova serie è più breve e più veloce della prima; infatti conta 39 atti fino alla terza stagione, mentre quella che uscì nel 1992 era composta da 46 solo nella prima. Sailor Moon Crystal è una serie che poco si dilunga in puntate filler raggiungendo subito il centro della narrazione e che ripercorre le gesta dell’eroina a partire dalle origini, attenendosi più fedelmente al manga originale di Naoko Takeuchi. Della nuova serie sono state trasmesse per ora solo tre stagioni su cinque, che approfondiscono parti di trama mai apparse nella vecchia serie, ma che hanno il pregio di rendere più matura e turbolenta la storia delle Sailor. Tuttavia, anche se non ha nulla a che vedere con l’impronta decisamente più spensierata data alla serie degli anni Novanta, questa nuova versione più dark viene trasmessa su un canale prettamente dedicato ai bambini e in fascia oraria pomeridiana.La scelta sicuramente tiene conto di come i tempi siano cambiati; oggi i bambini sono più consapevoli di come va il mondo, hanno più facilità al linguaggio degli adulti e sono più abituati a vedere immagini che una volta sicuramente potevano turbare o scandalizzare.In questo reboot scompaiono così le censure che negli anni Novanta crearono non pochi problemi alle emittenti che trasmettevano le serie importate. In Giappone infatti i manga e gli anime sono destinati ad un pubblico più adulto, mentre in Italia i cartoni animati sono spesso considerati adatti solo ai bambini. Per questo Sailor Moon è ricordato anche per essere stato uno dei cartoni a target infantile più censurato: frequentissimi sono stati i tagli e le modifiche apportate alla trama, date le allusioni sessuali ritenute eccessive per un pubblico di minori, ma derivanti da una cultura molto distante da quella italiana come quella giapponese, che tratta la sessualità in una maniera più libera. I tagli hanno riguardato soprattutto le inquadrature troppo ravvicinate alla nudità delle protagoniste durante le trasformazioni, oppure in alcune scene di intimità tra i personaggi. Una psicologa sostenne che la quinta serie di Sailor Moon sarebbe stata in grado di compromettere seriamente l’identità sessuale dei bambini. L’accusa era basata sulla segnalazione di alcuni genitori i cui bambini maschi, appassionati della serie, giungevano ad identificarsi con la protagonista. Successivamente la polemica riguardò la quinta stagione con l’apparizione del gruppo musicale maschile Three Lights che per combattere cambiano sesso e si trasformano nelle guerriere Sailor Starlights. Le immagini della trasformazione in Italia furono censurate e giustificate con la comparsa di sorelle gemelle, mentre in America la stagione non venne mai trasmessa. Altri cambiamenti riguardarono alcuni personaggi malvagi che vennero trasformati direttamente in donne, come Zakar e Occhio di pesce, per non spiegare la relazione omosessuale del primo con Lord Kaspar e la passione per gli abiti femminili del secondo. In conseguenza alle polemiche la serie di Sailor Moon, già riadattata, fu ancor più modificata: in video con vistosi fermi immagini e rimontaggi delle scene e ancora di più nei dialoghi che in diverse occasioni stravolgevano la trama originale. Nella terza serie le guerriere Sailor Uranus e Sailor Neptune formano una coppia omosessuale, ma il loro amore venne completamente censurato da Mediaset che le fece passare per semplici amiche.





Inoltre nell’ultimo episodio della serie, Sailor Moon coinvolta in una battaglia particolarmente violenta si mostra in video completamente nuda. Sebbene il nudo fosse inteso come simbolico e coerente con il senso della storia e non presentasse caratteri sessuali visibili, ma di fatto era un nudo simile a quello di molte bambole, venne giudicato inaccettabile e quindi censurato dagli adattatori. L’episodio è stato ritrasmesso per la prima volta senza censure video il 19 settembre 2010 sul canale a pagamento Hiro di Mediaset Premium e il 4 settembre 2011 su Italia1, mantenendo tuttavia le modifiche e le censure apportate nei dialoghi durante la prima messa in onda.I tempi sono cambiati e il livello di maturità raggiunta si vede anche nella scelta delle musiche; mentre una volta spadroneggiava la vocina allegra di Cristina D’Avena, oggi le sigle sono quelle originali giapponesi che rendono la storia più vera. Le sigle di apertura e di chiusura sono molteplici e i relativi video cambiano ogni volta che viene aggiunto un personaggio importante ai fini della trama.Il particolare che piacevolmente colpisce è il fatto che tutto l'anime pare avere un'intensità diversa, forse meno adatta ai bambini; lo si nota anche dalle musiche di sottofondo più incalzanti e cupe, che tentano di mantenere alto il pathos nelle scene che lo richiedono e rendono i personaggi più credibili, sia nelle gesta eroiche delle guerriere che nei momenti dove prevale l’amicizia. La nuova serie televisiva è comunque adatta alle bambine e ai bambini in età scolastica perché tutti gli argomenti sono toccati con delicatezza e semplicità. Si può solo consigliare che la vedano insieme a un adulto che possa aiutarli aggiungendo spiegazioni dove fosse necessario. La scelta di rimanere più fedeli al manga è indubbiamente da apprezzare soprattutto nel character design, nello svolgersi stesso della storia e nei più piccoli particolari come la spilla che permette la trasformazione. Le sorprese e i colpi di scena sono numerosi, non mancano i combattimenti ma neanche le scene romantiche; tutto è avvincente e spettacolare e sempre più aderente alla storia originale. Mi sono emozionata durante la visione del primo episodio, soprattutto all’introduzione del primo atto che ha toni quasi epici nel mostrare una suggestiva panoramica dell’universo, con i primi piani della Luna e della Terra e alla vista di una delle coppie più romantiche di sempre: Queen Serenity e Principe Endymion. Si viene poi catapultati sulla Terra ai giorni nostri per la presentazione della protagonista Usagi Tsukino, una quattordicenne pigra e piagnucolona, un po’ goffa ma un’alunna piena di vita del terzo anno di scuola media.





Avendo visto qualche immagine del nuovo adattamento prima della sua messa in onda, i miei sentimenti erano ancora divisi tra la curiosità/eccitazione e il timore di deludere i ricordi della bambina dentro di me che ha fatto tesoro del grande insegnamento della guerriera che veste alla marinara.Mi è piaciuto il fatto di aver visto qualcosa di completamente nuovo rispetto al vecchio anime, anche se non ho potuto evitare quella sensazione nostalgica che provavo da piccola quando il pomeriggio accendevo la tv e stavo incollata a guardare Sailor Moon gridando: «Potere del cristallo di Luna trasformami!»




Ciò che ho percepito oggi come vera bellezza dell’anime è la profondità dei personaggi e lo spazio che viene dato a ciascuno di loro, tanto che viene più spontaneo e facile identificarsi con una Sailor in particolare.Un altro dei grandi pregi di questa serie è il rispetto mantenuto dei nomi originali dei personaggi che gli adattamenti degli anni Novanta avevano annullato o deturpato in nome di una maggiore comprensibilità del prodotto per il pubblico occidentale.Infatti in Sailor Moon, edito in un periodo in cui la semplificazione culturale sui nomi era largamente diffusa, la protagonista Usagi venne ribattezzata Bunny per richiamare il significato del nome giapponese. Il nome di Bunny non è dunque casuale: Usagi in giapponese significa “coniglio” e una nota leggenda nipponica vuole che un coniglio risieda sulla Luna (Tsuki no usagi).Questo cambiamento di nome non ha conseguenze fino alla seconda serie, quando arriva una bambina che nell’anime originale si chiama Usagi e che poi, per non essere confusa con la Usagi più grande, viene chiamata Chibiusa, dove chibi sta per piccola e usa per Usagi, quindi giustamente Chibiusa significa “piccola Usagi”. La trasformazione italiana del nome Usagi in Bunny ha fatto sì che non venisse compresa questa particolarità. Meno male che in questa nuova edizione nel doppiaggio sono stati lasciati i nomi originali come è giusto che sia.La differenza con il vecchio cartone animato degli anni Novanta passa anche da un restyling dei personaggi, le vecchie facce da ragazzine vengono sostituite da nuovi visi dal mento marcato e dai capelli ribelli, che sono incredibilmente fedeli ai disegni originali di Naoko Takeuchi. La cosa che più contraddistingue Sailor Moon sono i suoi lunghi codini biondi ispirati alla forma degli odango giapponesi, le tipiche polpette di riso, ma non tutti sanno che nei primi bozzetti dell’autrice lei aveva i capelli rosa, che poi si sono evoluti in color argento ed infine si sono stabilizzati con il classico colore biondo. Usagi/Sailor Moon è meno macchietta di quanto fosse nella precedente serie, sia nel suo aspetto da scolaretta che nella sua veste da guerriera; grazie alla sua comicità, alla dolcezza e la forza che esprime riesce ad essere un esempio positivo per tutti.




Tutte le protagoniste sono più mature e slanciate, hanno gli abiti più sensuali come pure i loro atteggiamenti e i loro movimenti sono più sinuosi. Chi ha letto il manga non nota particolari differenze o quanto meno le stesse sono minime e ha l’impressione che i disegni originali abbiano preso vita.Nel nuovo anime i personaggi e gli sfondi sono identici ai disegni del manga, i colori sono in linea con quelli delle tavole di vent’anni fa, a volte più tenui e più caldi rispetto alla serie animata degli anni Novanta e a volte più intensi, ideati per ricreare l’atmosfera a tratti romantica e a tratti dark che l’autrice voleva trasmettere con il suo lavoro.Quando si parla di Sailor Moon non si parla di un semplice cartone animato, ma di uno dei simboli del girl-power anni Novanta. Ha ispirato decine di storie manga basate sulla collaborazione femminile unita alla responsabilità nel gestire i poteri per combattere il male. Sono state programmate repliche e ristampe del manga e in Giappone le sono stati dedicati un musical, una serie televisiva e un film, entrambi live action. Un successo che ha oltrepassato i confini di questo Paese così lontano e diverso da noi, ma che sicuramente ha contribuito a sviluppare in Occidente un crescente interesse verso la cultura nipponica.❤ 



Collages by Elena Paoletta

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Elena Paoletta C

Oggi vi parlo di un bellissimo manga che racconta una storia d’amore tormentata e che, insieme a Nana, considero tra i miei preferiti: Vampire Knight.

É uscito in Italia nel 2006 ma io l’ho scoperto, sempre grazie a mia sorella, qualche anno dopo nel 2010 quando ancora non leggevo manga (cioè quelli che io chiamavo fumetti, mentre lei aveva già collezionato tutta la serie di Ranma½).

Visto che leggevo poco o niente, mia sorella per invogliarmi alla lettura mi consigliò proprio Vampire Knight, dato che condividiamo la stessa passione per le storie sui vampiri. 

Affascinata da ciò che lei mi raccontava sui personaggi e incuriosita anche dal titolo, decisi di andare in fumetteria per la prima volta ad acquistarlo. Arrivata al pari con i volumi già pubblicati, ho dovuto aspettare però diversi mesi prima di leggere un altro volume perché le uscite andavano a rilento. Questo mi procurava ansia perché non vedevo l’ora di sapere come proseguiva quella storia piuttosto complessa, ma a cui mi ero senza dubbio appassionata.

Vampire Knight mi ha coinvolta ed emozionata dall’inizio alla fine, anche se purtroppo il finale del manga (per quanto in parte credo sia giusto) lascia il lettore con un po' di amarezza perché alcune cose non sono chiarite ma vengono lasciate in sospeso.

Lo ritengo importante perché è stato il primo manga che ho comprato e che ha fatto scattare in me la voglia di leggerne sempre di più e di collezionarli. Mentre lo leggevo ho scoperto che esisteva anche una serie animata e che era stata doppiata in italiano. Sicuramente a livello emozionale l’anime rende di più rispetto al manga, soprattutto grazie alle sigle che con le parole accennano alla storia, mentre la musica gotica di sottofondo sottolinea gli stati d’animo dei personaggi, i loro conflitti interiori e l’atmosfera cupa, carica di tensione di questo bellissimo e misterioso racconto. L’anime è composto da due serie: Vampire Knight e Vampire Knight Guilty e la storia ricopre fino al volume 10 del manga; nel 2009 è stato pubblicato in Italia il primo DVD della serie.


Dopo il successo del manga sono state realizzate anche tre light novel ispirate alla saga, ma non direttamente legate alla storia. Il terzo romanzo, Vampire Knight: Sogno d’argento, uscito in Italia nel 2014 e che io ho acquistato, contiene sei storie che si ricollegano ai fatti avvenuti nel manga e gettano una nuova luce sugli amatissimi personaggi, regalando un inedito punto di vista per rileggere ed apprezzare ancora di più i momenti salienti della storia. Rivelano interessanti retroscena, illustrano buchi narrativi lasciati all’immaginazione, danno delle sicurezze circa le questioni sentimentali e arricchiscono alcuni personaggi, mettendo in evidenza il loro lato più “umano”.

Il grande successo del manga è indubbiamente dovuto anche ai disegni; l’autrice Matsuri Hino si concentra più sui personaggi che sugli sfondi. Le sue illustrazioni hanno subito una grande trasformazione rispetto ai primi volumi. Sono infatti molto cambiati nei tratti, che all’inizio erano più spigolosi e meno morbidi, questo forse per mostrare la crescita dei protagonisti. I personaggi sembrano tutti molto somiglianti anche se le principali differenze si riscontrano negli occhi e nei capelli, che sottolineano le caratteristiche particolari di ognuno e delineano le espressioni attraverso le quali si riesce ad intuire il loro carattere, cosa provano e cosa dicono anche senza parlare.

Vampire Knight è composto da diciannove volumi ed è uno shōjo manga fantasy.

Lo shōjo indica una tipologia di manga rivolto per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici-dodici anni e fino ai diciotto (una fascia d’età compresa tra la fine dell’infanzia e l’inizio della maturità), anche se i maggiori successi vengono comunque letti da persone di età maggiore e di genere maschile.Solitamente lo shōjo introduce un’incantevole storia d’amore romantica, abbellita con elementi fiabeschi dove, nonostante ostacoli e avversità, alla fine è possibile superare tutto ed essere felici, ma in Vampire Knight non è proprio così…Si tratta pur sempre di vampiri!

Dimenticate Twilight, Vampire Knight è una storia più complessa, più cupa, con tinte dark e gotiche, ricca di suspance e colpi di scena. Non è la classica storia sui vampiri che fanno paura o che sono oggetto di attenzioni amorose da parte della bella protagonista, ma pone al centro della narrazione un triangolo amoroso tormentato non tanto per le pene d’amore, ma per il passato dei tre protagonisti che li lega l’uno all’altro per circostanze diverse. I loro sentimenti cambiano e si evolvono man mano che crescono, anche se i loro coinvolgimenti emotivi sono pur sempre quelli di normali adolescenti che conducono una vita apparentemente come quella dei loro coetanei.

Di vampiri si è parlato tanto, ci sono diverse teorie e racconti, ma dopo aver letto questa storia ci si rende conto di come la condizione di essere un vampiro non sia propriamente privilegiata anche se spesso si invidiano i loro poteri e soprattutto la loro immortalità.

Come sempre quando si segue una storia, ognuno ha il proprio personaggio preferito e di conseguenza un proprio punto di vista che propone forse una diversa interpretazione degli eventi. Senza svelarvi particolari o troppi dettagli, vi dirò la mia attraverso le parole dei personaggi e un’analisi del loro sofferto percorso provando a spiegarvi perché questo manga mi ha così emozionata e coinvolta.

«”Vampiro” …Significa belva in forma umana che succhia il sangue delle persone. I vampiri esistono, è solo che tu non te ne rendi conto…. Le persone non si devono avvicinare ai vampiri, se ti avvicini troppo a loro, sarai catturato da quegli occhi…».Con questo incipit vengono introdotti i principali elementi di inquietudine dei tre protagonisti resi ancora più evidenti attraverso gli occhi espressivi, che rispecchiano gli stati d’animo senza bisogno di troppe parole.



Vampire Knight è ambientato principalmente nella Cross Academy, un prestigioso Istituto privato con un’insolita struttura delle classi. Gli studenti sono infatti divisi tra Day Class, composta da ragazzi con la divisa nera che svolgono le lezioni di giorno e Night Class, ragazzi con la divisa bianca che svolgono le lezioni di notte, un’elite di bellissimi geni che in realtà sono tutti vampiri guidati da Kaname Kuran. Gli umani della Day Class ignorano il fatto che gli studenti della Night Class siano vampiri. Di questo segreto ne sono a conoscenza solo tre persone: il fondatore dell’Academy Kaien Cross e i suoi figli adottivi, Yuki Cross e Zero Kiryu. I due ragazzi fanno parte del comitato disciplinare e hanno il compito di assicurare una convivenza pacifica tra umani e vampiri, mantenere ordine e sicurezza nelle vesti di Guardian, ma soprattutto far sì che nessuno venga a conoscenza di quel particolare aspetto della Night Class. La storia è interessante dal punto di vista narrativo perché presenta diversi salti temporali e ha una struttura circolare: la prima parte si svolge all’interno dell’Istituto Cross, mentre la seconda anche al di fuori per poi tornare nuovamente dentro l’Istituto.

Vampire Knight è un manga sensuale ed intrigante, ma con momenti anche comici che servono ad intervallare la drammaticità della storia: ad esempio le scene di vita scolastica soprattutto quelle nel dormitorio della Night Class, i battibecchi quotidiani di Zero e Yuki, oppure quando lei si addormenta durante le lezioni perché ha lavorato come Guardian tutta la notte o quando ha difficoltà nello studio che Zero tenta di farle superare.

É fondamentale sapere come sono suddivise le diverse tipologie di vampiro, perché l’autrice mostra gli sconvolgimenti della loro complessa società, anche attraverso storie di personaggi secondari enigmatici e i loro misteri da svelare. Dimostra attraverso situazioni tese, come un membro della propria famiglia può arrivare a tradire per prendere il potere, come gli amici a volte feriscono e possono diventare nemici, mentre quello che si crede un nemico può diventare il tuo migliore alleato. 

Nella scala gerarchica dei vampiri di Vampire Knight esistono cinque status sociali:

LIVELLO A: Sangue puro. Non hanno alcun tipo di sangue umano nelle vene, sono puri fin dalla nascita. A loro spetta il ruolo di supervisori e di guide dell’intera società dei vampiri. Possono trasformare in vampiro le persone che mordono e se mordono un altro sangue puro ne possono acquisire il potere bevendone il sangue, tirando però a sé una specie di maledizione o di sventura.

LIVELLO B: Classe nobiliare. Anche a loro spetta il compito di sorvegliare le classi inferiori, pur rimanendo comunque dei sottoposti nei confronti dei sangue puro che sono molto più numerosi. Tutti i membri della Night Class sono nobili, ad eccezione del capoclasse Kaname Kuran che è un sangue puro.

LIVELLO C: Vampiri comuni. La stragrande maggioranza dei vampiri rientra in questa categoria; non hanno mansioni speciali ma devono sottostare alle direttive dell’aristocrazia. Appartengono a questa classe anche i vampiri ex-umani che sono riusciti a stabilizzare la sete di sangue. Le loro prerogative sono: forza superiore, velocità e rigenerazione.

LIVELLO D: Vampiri ex-umani. Sono vampiri ormai assetati di sangue tanto da esserne ossessionati. Attaccano gli umani appena ne hanno l’occasione stando attenti a non rischiare di essere scoperti. Quindi pur mantenendo in parte le capacità mentali, non sono ben visti dal resto della società. Vengono considerati solo uno status intermedio prima di abbassarsi al livello E, che possono evitare solo se riescono a bere il sangue del sangue puro che li ha trasformati.

LIVELLO E: Livello End. Termine usato per classificare tutti quei vampiri una volta umani, che sono ormai bestie in preda alla sete di sangue e attaccano gli umani a vista. Non hanno più la capacità cognitiva e spesso sono eliminati nel giro di poco tempo dagli Hunter (associazione di cacciatori apposita) o dalla stessa classe nobiliare perché considerati un disonore.

Come in molti racconti, i vampiri di Vampire Knight appaiono agli occhi umani estremamente belli ed affascinanti, ma si differenziano dai classici vampiri perché al sole non diventano cenere, anche se possono ustionarsi facilmente e sono più deboli rispetto a quando è notte, al punto che hanno bisogno spesso di fare un riposino. Si riflettono negli specchi e possono essere feriti però è molto difficile ucciderli.

Quando un sangue puro viene ucciso si sgretola in cristalli, mentre i vampiri normali si dissolvono in granelli di sabbia. Tutti i vampiri possono essere uccisi con la decapitazione oppure pugnalando il cuore con specifiche armi anti-vampiro. Possono riprodursi sessualmente e tra i sangue puro è consentito, quindi abbastanza frequente, il matrimonio tra fratelli per preservare la razza.

I vampiri di livello A e quelli della classe nobiliare possiedono dei poteri: ad esempio sono in grado di cancellare la memoria, dispongono della telecinesi e alcuni riescono a manipolare gli elementi. Inoltre un vampiro, meno sangue umano possiede nelle vene, più a lungo vive; per questo i livelli A vivono in eterno, i livelli B vivono estremamente a lungo e i vampiri comuni molto a lungo.

Un vampiro può essere dissetato completamente solo bevendo il sangue della persona che ama e questo lo disseta maggiormente se l’amore è ricambiato. Inoltre bere sangue di un altro vampiro, può essere visto come un gesto d’amore. Il sangue dei livelli A è bramato da molti, in quanto sembra dia molto potere; tuttavia anche solo chiedere di berlo è considerato un affronto. Solo i vampiri appartenenti a questo livello possono trasformare gli esseri umani in vampiri, ma se questi poi non bevono il sangue di un sangue puro sono destinati fatalmente a trasformarsi in un livello E.

I vampiri per dissetarsi possono nutrirsi benissimo con delle pasticche chiamate “pastiche ematiche” al sapore di sangue, un po' come gli esseri umani che al posto della carne mangiano solo legumi e verdure o quelli che sostituiscono i pasti con delle barrette iperproteiche.

I personaggi sono tutti, chi più chi meno, tormentati ed emotivi; si intuisce dai loro sguardi e dai discorsi che fanno, dal loro passato, dai monologhi interiori pieni di riflessioni e pensieri intimi e profondi:

«Quando ci si abbandona all’abbraccio delle tenebre è una liberazione, è vero. In quella morsa gelida si annulla ogni dolore. Eppure, continuo a credere che ci sia un modo per uscire tutti quanti, un giorno, da questo bosco scuro intriso di dolore e far sì che i nostri corpi gelidi siano finalmente riscaldati dalla luce del sole».I tre protagonisti intraprendono ognuno un percorso di vita diverso per mettere fine a quel combattimento interno che mina le loro già complesse personalità.


Yuki Cross è la protagonista, una ragazza carina, socievole, affettuosa e sempre sorridente, forse un po' infantile e distratta, ma di indole dolce e gentile, tanto che il padre adottivo le sceglie un nome adeguato:

«Kaname ha detto che le fanciulle sono tutte principesse. Quindi da oggi in poi pensavo di chiamarti Yuki che significa principessa gentile…bello vero?»Il nome giapponese Yuki è infatti una combinazione della parola Yu che significa “gentile” e Ki “principessa”; è interessante notare che Yuki può significare anche “neve”.

Purtroppo lei non ricorda nulla dei suoi primi cinque anni di vita e il suo percorso di crescita si basa proprio sulla ricerca del suo passato. La sua mente sarà presto attanagliata da dubbi e da visioni sanguinose, soprattutto quando scoprirà che Kaname Kuran, il ragazzo di cui è da sempre innamorata, le nasconde un segreto che riguarda proprio la sua infanzia. Yuki è sempre stata legata a quel ragazzo che le ha salvato la vita quando stava per essere uccisa da un vampiro e che poi l’ha sempre protetta, guardandola in lontananza e vegliando silenziosamente su di lei. Fin da bambina Yuki si è sempre confidata con Kaname; gli raccontava ogni cosa che la riguardasse e, anche se ha sempre pensato che gli occhi dei vampiri le facessero paura, non riesce a guardare altro:

«Grazie a te ho aperto gli occhi Kaname e per la prima volta ho scoperto il mondo. Prima tutto nella mia testa era solo bianco…ma la tua presenza ha dato colore alla mia vita».

Kaname è il vampiro più rispettato e temuto dagli altri studenti-vampiri perché appartiene alla stirpe dei "sangue puro". Possiede dei poteri unici e straordinari e tutti gli ubbidiscono da quando ha ordinato di seguire le regole stabilite dagli umani.

Yuki è consapevole di ciò che comporta essere un vampiro, della necessità di sangue e del pericolo che corre, non si spiega però perché lui l’abbia salvata e vuole cercare la verità a tutti i costi. Si renderà conto ben presto che Kaname non le dà risposte perché vuole tenerla al sicuro, lontana da ogni tormento poiché è misteriosamente legato proprio a quei ricordi che lei non riesce a recuperare. Yuki ammira Kaname, le è devota e gli sarà sempre debitrice; per lei rappresenta il suo inizio, il suo destino.

Lei dentro di sé sente che resterà per sempre legata a Kaname e anche se la sua vita cambierà, non cambierà mai il suo amore per lui. Sarà sempre innamorata di quel vampiro di sangue puro che ha sacrificato tutto per lei e senza il quale non esisterebbe:

«I miei ricordi iniziano quel giorno di neve di dieci anni fa…il bianco della neve e il rosso del sangue…poi la paura…ed infine, il ricordo di quel dolce abbraccio».



Kaname Kuran è un personaggio ambiguo e complesso e non tutti riescono a comprenderlo davvero, ma è proprio nella sua complessità che risiede tutta la sua bellezza, perché niente di ciò che lo riguarda è scontato, anche se il suo lato distaccato e calcolatore a volte spaventa. In più occasioni dimostra che il suo amore per Yuki è così grande da volerla possedere a tutti costi anche attraverso il desiderio di bere il sangue della ragazza che ama e trattenersi è per lui una dimostrazione di rispetto e anche una prova d’amore. Si percepisce subito il suo lato protettivo, a tratti ossessivo verso di lei; non vuole lasciarla andare, per questo cerca in ogni modo di rassicurarla e se potesse vorrebbe portarla lontano dai suoi ricordi per paura che questi possano distruggerla, perché lui li conosce nei minimi dettagli.

Kaname agli occhi di tutti rappresenta un mistero. Non si comprende mai ciò che sa e pensa realmente; è spesso subdolo e manipolatore, bugiardo, troppo testardo e fermo sulle sue convinzioni. Per attuare il suo piano di cui nessuno è a conoscenza, sfrutterà tutte le persone e i vampiri che lo circondano come se non gliene importasse nulla delle loro vite, ma in realtà non è proprio così…Appare estremamente egoista ed indifferente a tutto e a tutti e considera gli altri come pedine da manovrare, ma quello che pensa e che fa ha uno scopo ben preciso, tutte le sue azioni sono ragionevolmente ben motivate anche se non se ne viene a conoscenza fino alla fine della storia.

Kaname ha vissuto fin troppo a lungo ed è tremendamente stanco della sua esistenza di vampiro; soffrendo si ritira nella sua solitudine e nel suo silenzio, risultando così più fragile di quanto si possa immaginare. Si percepisce quasi subito, poi è evidente nel corso della storia, che la sua sofferenza e la sua solitudine non avranno mai fine. Ha sempre difeso la razza umana e desiderato restare insieme a Yuki, ma ciò che vuole di più in assoluto è osservare il mondo con gli occhi di un umano e non più con quelli di un vampiro, che conoscono soltanto oscurità. Lui è consapevole fin dall’inizio del suo destino e lo accetta con maturità e responsabilità; Yuki rappresenta la sua sola fonte di luce, perché non ne è mai stata totalmente immersa in quell’oscurità:

«Ascolta Yuki. Non è il mondo che è meraviglioso, ad esserlo è il tuo sguardo. Quando i tuoi occhi si posano sul mondo, il mondo diventa bello».In Yuki vede quindi quello che gli è sempre mancato: voler vivere una vita da essere umano per poter restare al suo fianco quanto più possibile e sapere che i suoi sentimenti sono ricambiati senza più dover soffrire. Questo è ciò che realmente prova, oltre all’affetto sincero e all’amore indiscusso che lo legano alla ragazza. Il loro rapporto può essere inteso come vincolo di appartenenza, un legame unico ed inscindibile che lega due esseri in modo speciale. Questo tipo di legame così forte è basato su eventi, fatti e coinvolgimenti che non è possibile ripetere con altri, perché ciò che Yuki vive con Kaname sono esperienze e sensazioni uniche, che la “costringono” a rimanere attaccata a lui per sempre. Dal canto suo lui fa capire costantemente quanto tiene a Yuki, preoccupandosi profondamente per lei e circondandola di un amore eterno, nel senso più romantico della parola. Lei è preziosa, per lui rappresenta tutto il suo mondo; una persona rara, diversa da tutte quelle che lo circondano. Yuki è una creatura in grado di farlo sentire bene nonostante tutto, che gli dà calore e conforto fin da quando era bambina, quando per lui era forse più facile starle accanto, proteggerla e tenerla lontana da ogni pericolo.

Kaname non ha mai creduto nell’esistenza di una persona come Yuki, qualcuno che lo facesse sentire in quel modo speciale e i ricordi che ha di lei bambina desidera fortemente custodirli per sempre, perché sono quelli che lo rendono felice.

Kaname e Yuki sono vicini ma allo stesso tempo lontani e per quasi tutta la durata della storia i due si allontanano e si respingono, ma non possono fare a meno l’uno dell’altra e cercano sempre un modo per restare insieme. Non smettono mai di cercarsi, di incontrarsi, perché sanno benissimo che si appartengono. Nonostante ciò sanno anche che non potranno mai essere felicemente uniti; ne è consapevole soprattutto Kaname e il loro sentimento viene sempre sottolineato da questa troppo grande, ma inevitabile distanza che li separa e li fa soffrire.

Il loro amore è difficile da accettare e da capire e i loro comportamenti appaiono per certi aspetti irritanti. In più di un’occasione Yuki si rivela troppo testarda ed egoista e con l’avanzare della storia sembra sempre più sottomessa a Kaname. Spesso si caccia in situazioni assurde, un po' forzate, che la fanno risultare troppo ingenua ma ostinata, indifesa e dalla lacrima facile. Kaname invece ha un modo di rapportarsi diverso da tutti, sia per il carattere che per l’educazione ricevuta, sia per il ruolo che ricopre nella società dei vampiri che per le responsabilità che ricadono su di lui.

È sempre calmo, impassibile e lucido, tanto da risultare freddo ed autoritario con i suoi compagni, mentre con Yuki è sempre gentile e dolce, anche se a volte le sorride forzatamente e diventa sfuggente per non soffrire troppo. Il suo linguaggio tagliente e poetico, la sua bellezza e il suo fascino irresistibile, la sua aura misteriosa, la sua intelligenza e logica mista ad ironia, il suo amore e il senso di protezione verso Yuki, il suo bisogno di sentirsi amato, la sua solitudine e malinconia, lo rendono un personaggio unico nel suo genere. All’inizio della storia non rivela il suo tormento ma sembra essere perfetto, soprattutto agli occhi di Yuki che lo idealizza forse troppo. Kaname diventa mano a mano il maschio dominante e riesce a conquistarla grazie alla sua forza, quella che offre riparo e protezione con le sue spalle larghe e i suoi abbracci rassicuranti.

Spesso quando sono soli, lui la tiene stretta a sé e il modo in cui la guarda è carico di amore e dolcezza ma allo stesso tempo di profonda tristezza:

«Vuoi diventare un vampiro? Vuoi trasformarti in un mostro che si nutre di sangue ed essere condannata a vivere al mio fianco per l’eternità?».


 


In questa storia d’amore c’è un altro protagonista: Zero Kiryu, vampiro ex-umano cresciuto insieme a Yuki verso la quale nutre sentimenti fraterni e di affetto sincero, tanto che i due riescono a stringere un’amicizia profonda che li legherà per sempre.

Zero è un vampiro di livello D perché la sua famiglia era umana, una generazione di cacciatori di vampiri ferocemente uccisa da una vampira di sangue puro. Insieme a lui era sopravvissuto solo il fratello gemello che però la donna ha portato via con sé e, proprio per questo motivo, ha sviluppato un profondo odio contro i vampiri, pur essendo stato trasformato lui stesso perché morso durante l’attacco.

Ha un modo di fare avventato, scontroso e scostante che risulta a volte fastidioso e a tratti pesante, difficile da comprendere; in realtà sotto questa apparenza da duro nasconde un animo fragile e sensibile. Spesso è cupo, cinico, schivo, sempre sulla difensiva e può comportarsi in maniera fredda ed ostile quando sembra pensare solo a sé stesso.

All’Istituto impara le tecniche più efficaci contro i vampiri, convinto nel proprio intimo che non potranno mai diventare delle creature buone e gentili, ma che sono e saranno sempre e soltanto mostri assetati da continuo desiderio di sangue, per questo il suo fine ultimo è eliminarli.

La vita di Zero è cambiata irrimediabilmente; a causa della sua terribile infanzia ha costruito barriere intorno a sé e non riesce ad aprirsi agli altri. Si è lasciato travolgere dalla sua solitudine fino al giorno in cui è stato adottato e Yuki lo ha consolato iniziando a stargli vicino, prendendosi cura di e cercando di proteggerlo dai suoi tristi pensieri con la leggerezza dei suoi sorrisi e i suoi goffi tentativi di distrarlo.Zero però all’inizio nasconde a Yuki il fatto di essere un vampiro, anche se questo suo segreto influisce nei suoi atteggiamenti e nei suoi pensieri più profondi. Con il passare del tempo il desiderio di protezione verso gli umani e la comprensione che Yuki gli dimostra preoccupandosi per lui, lo porta ad innamorarsi di lei. I due si trovano però spesso a litigare, il più delle volte perché Zero non sopporta le numerose attenzioni di Kaname nei confronti della ragazza. La gelosia è comunque il tipo di sentimento che accomuna i due vampiri, perché anche Kaname non approva il comportamento di Zero, un livello inferiore che si appropria di ciò che secondo lui gli appartiene.

Zero compie un percorso travagliato che gli logora l’anima anche se Yuki attribuisce questa sofferenza ai tragici eventi familiari senza accorgersi dell’amore che lui prova per lei. Quando scoprirà sulla propria pelle che Zero è un vampiro, allieverà le sue sofferenze donandogli spontaneamente il suo sangue ogni volta che lui ne avrà bisogno. Pur non riuscendo a confessare quello che prova da sempre per Yuki, Zero lotterà per tenerla accanto a sé, perché lei è l’unico rimedio alla sua solitudine, l’unica ragione per non restare immerso nel suo dolore. Per Yuki lui è il “il ragazzo dalle pupille rosso fuoco”, che si posano su di lei e, nonostante il suo sguardo la spaventi, non riesce a sottrarsene e ne è sempre più attratta, tanto che quel legame fatto di debolezze e ricordi li unisce in modo particolare. Sembra non esserci razionalità nei sentimenti che provano, ma soltanto passione e desiderio continuo di donare e bere sangue.

Zero è incapace di gestire ciò che prova ma anche la sua continua sete di sangue, per questo non riesce a controllarsi come vorrebbe e ciò lo fa risultare un personaggio forse più realistico rispetto a Kaname. Questa sua prerogativa umana di fragilità per la continua lotta contro ciò che è diventato, lo fa piacere sicuramente di più rispetto agli altri personaggi; lui incarna lo stereotipo del ragazzo per cui vale la pena rischiare, osare, ma anche perdere o rinunciare a qualcosa per aiutarlo nell’accettazione della sua condizione.

Sia Kaname che Zero hanno alle spalle un passato difficile e tormentato, presentano due caratteri particolari ma diversi anche se a tratti hanno alcune somiglianze, come il fatto di essere due bellissimi ragazzi, di poche parole, con un’espressione indecifrabile sul volto che li fa risultare scostanti e sulle loro.

Ciò che più li accomuna, oltre ad andare contro la loro natura di vampiro, è l’amore e il forte desiderio di proteggere Yuki, la ragazza che amano profondamente, ma in modo diverso. Zero la ama con tutte le sue debolezze umane tra cui la costante paura di perderla; Kaname con tutta la sua indole complessa ma nella convinzione che Yuki tornerà sempre da lui:

«Anche se senti qualcosa per lui, hai comunque detto che resterai accanto a me per sempre…Anche se scegliere solo uno di noi ti farà soffrire per sempre…ed è proprio questa la prova del tuo vero amore per me».Se Zero è centrale nell’opera, tutta la storia è però retta da Kaname; lui è il punto di forza, elegante e composto, una figura inafferrabile al di sopra di tutti anche più di quella del cavaliere, come richiama il titolo del manga, tanto che la stessa Yuki lo chiama “il nobile Kaname”. 



Non nascondo che Kaname Kuran è il mio personaggio preferito, non soltanto per la maturità che mostra di avere, ma perché riesco a comprendere tutta la sua grande tristezza e malinconia per essere quello che è e non poter cambiare le cose. L’ho molto rivalutato anche guardando l’anime, di cui ho apprezzato in particolar modo il doppiaggio italiano che ha reso bene il suo carattere attribuendogli una voce sensuale e più profonda, che rispecchia al meglio la sua forte personalità.

Zero invece è allo stesso livello di Yuki; i due sembrano proprio essere fatti l’uno per l’altra. Insieme a lei prova a superare le disastrose conseguenze del suo passato e grazie al suo affetto e alla sua dedizione può andare avanti e non vuole perderla a causa di Kaname.

Non è preparato all’idea di vederla andare via perché in questo modo deve trovare da solo la forza per perdonare sé stesso, accettare di essere ciò che è diventato e capire che lui non ha colpe se suo malgrado ora è un vampiro; solo così potrà mostrare i suoi veri sentimenti a Yuki e riuscire a stare al suo fianco per sempre finalmente felice insieme a lei. Ci riuscirà?...

C’è un unico momento in cui Zero ha la certezza di poter ricominciare da capo e che il suo amore possa essere da Yuki compreso e se non accolto, comunque ascoltato:

«Non importa se nel tuo cuore c’è anche un altro; io so quali sono i tuoi sentimenti per me, io sono una delle persone che ami e questo mi basta».

Queste sue parole fanno riflettere su quanto tutti e due i protagonisti maschili siano importanti nella vita di Yuki. Zero la protegge dai suoi incubi pur non conoscendo il suo passato e la fa sentire viva, necessaria per la sua vita in quanto lo nutre con il suo sangue e in lui Yuki vede un amore più umano e per questo raggiungibile; Kaname conosce bene il suo passato, vuole tenerla lontano da ogni tormento che questo potrebbe causarle e cerca di farla rimanere il più possibile nel suo mondo incantato, dove non esistono brutti ricordi. Avendole salvato la vita, rappresenta per Yuki l’amore romantico per eccellenza, quel tipo di amore eterno ma impossibile.Si può amare qualcuno che non ti rende felice? Kaname senza Yuki accanto soffrirebbe ancora di più, ma è perfettamente consapevole di ciò che lei prova per Zero e viceversa. Inoltre sa bene che la forza dei suoi sentimenti non può bastare a colmare la distanza che li separa e finirà sempre per far piangere il suo cuore, perché il loro è un amore irrealizzabile. Zero, da parte sua, non potrà mai perdonare al suo rivale il modo in cui ama Yuki proprio perché non le permette di “ridere dal profondo del cuore”.

Rendersi conto di essere legati a qualcuno nonostante il destino avverso, porta in questo caso all’impossibilità di riuscire a stare bene, qualsiasi cosa si provi a fare.

Il destino mette tutti alla prova e fa capire che a volte per vivere felici ci sono cose che è meglio dimenticare e altre che bisogna necessariamente affrontare. Ognuno ha la sua storia, il proprio carattere, le sue ragioni, un proprio scopo e così, come i personaggi di Vampire Knight, ognuno ha un proprio destino.Una storia d’amore intensa e forte, romantica e straziante può mettere in crisi e far perdere la cognizione di sé stessi e di quello che realmente si prova:

«Nessuno può essere il surrogato di un’altra persona. É per questo che gli addii sono sempre difficili».




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Elena Paoletta C
Oggi vi racconto una storia bellissima e molto realistica, di un anime che mi è rimasto nel cuore e che senza dubbio è il mio preferito: Nana.

La serie animata è stata trasmessa sul canale MTV alle ore 15.00 nel corso del 2007, dando l’opportunità di sentir parlare per la prima volta di anime al posto del termine più comune cartoni animati. Ricordo con piacere i pomeriggi trascorsi a guardare la serie insieme a mia sorella, aspettando con ansia l’episodio successivo. Fin dalle prime puntate Nana mi ha colpita, ho percepito qualcosa di profondamente diverso rispetto al solito già visto e l’ho amata subito, tanto che dopo un po’ di tempo ho letto il manga, curiosa di sapere se la storia originale avesse avuto un finale diverso. Nana nasce infatti come un manga di genere josei (pensato cioè per un pubblico femminile che ha superato la maggiore età); è serio e tratta relazioni con sentimenti più veri e non idealizzati, attraverso un linguaggio misurato, senza eccessi e rappresentazioni più esplicite: per questo è considerata un’opera più matura, che tratta temi attuali molto seri e delicati. La serie animata è trasposta in modo da essere uguale alla storia dei ventuno volumi del manga, almeno fino al dodicesimo. Ne sono stati ricavati quarantasette episodi con un finale che non può essere considerato proprio tale in quanto il manga, a causa di gravi problemi di salute dell’autrice Ai Yazawa, non è mai stato portato a termine definitivamente. La stessa autrice ha dichiarato più volte di non sapere se o quando ne riprenderà la lavorazione. Oltre al disegno, Ai Yazawa ha sviluppato una grande passione per la moda, come è facilmente intuibile dai suoi manga costantemente curati e dettagliati nella riproduzione dell'abbigliamento con frequenti richiami alla stilista Vivienne Westwood.




Ciò che colpisce di più in Nana è che si è facilmente coinvolti sia dai personaggi che dalle loro storie, riconoscibilissime nella nostra realtà. L’inizio della vicenda è semplice e apparentemente felice, ma poi tutto si riconduce alla realtà della vita, di questo mondo e di come gli esseri umani sono, pensano e agiscono nelle difficoltà e alle decisioni che devono prendere anche se a volte sono dolorose. Tutti gli episodi si aprono e si chiudono con riflessioni personali molto introspettive: «Nana...ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrate? Lo sai, io sono il tipo che crede fermamente nel destino, quindi sono assolutamente convinta che il nostro incontro sia stato voluto dal fato. Ridi pure se vuoi...» È così che ha inizio la storia di Nana. Ambientata nel Giappone contemporaneo, presenta le vicende di due ragazze appena ventenni accomunate dallo stesso nome e dall'uguale decisione di trasferirsi a Tokyo: Nana Komatsu un’entusiasta della vita e Nana Osaki una ragazza di una band punk, i Black Stones. Nella vita di tutte e due ricorre spesso il numero sette, che in giapponese si pronuncia appunto Nana. Le due giovani prendono lo stesso treno diretto a Tokyo ed è lì che si conoscono. Separatesi alla stazione, si incontreranno successivamente per caso in un appartamento che entrambe hanno intenzione di affittare: il 707. Decideranno di essere coinquiline e di dividere insieme la vita quotidiana. Nana Osaki è a Tokyo per tentare la carriera di cantante professionista, dopo che Ren Honjō, il ragazzo che ama, ha lasciato la sua band e si è già trasferito da due anni nella capitale per debuttare con una nuova band pop-rock, i Trapnest, mentre Nana Komatsu ci va inizialmente per raggiungere il suo ragazzo Shoji, con la scusa di volersi iscrivere anche lei all’Accademia delle Belle Arti che lui già frequenta, ma il vero motivo è che vuole staccarsi dalla sua famiglia per diventare una donna indipendente. Nana Komatsu ha sempre cercato di intrecciare relazioni durature, ma per motivi diversi queste poi sono sempre finite male, come la sua ultima vicenda amorosa con un uomo più grande e sposato, per lei difficile da dimenticare. Quando si tratta di uomini, è sempre calcolatrice e debole; non si capisce se è per sfortuna o se è per il suo modo di porsi, a volte troppo infantile e volubile, che risulta agli occhi di molti una ragazza facile con cui divertirsi.




Il punto forte di Nana sono i personaggi e i sentimenti che questi provano, specialmente le due protagoniste. Nana Komatsu è una ragazza carina e semplice, è solare, tenera e sognatrice, vivace e sempre allegra, che sembra un po' frivola ed immatura, ma in realtà è solo molto sensibile. Forse è un po' insicura, sbadata, troppo premurosa, gentile e facile all'innamoramento e questo suo atteggiamento la porta a fare spesso scelte sbagliate. Riesce con facilità a farsi amare e benvolere da chi le sta accanto perché, anche se spesso è capricciosa ed egoista, allo stesso modo è affettuosa e di lei ci si può sicuramente fidare, per questo viene sempre protetta e sostenuta dalle persone che le vogliono bene e che insieme a lei trovano sempre la voglia di sorridere. La sua amica le dà il soprannome Hachi da Hachiko, il nome del famoso cagnolino giapponese simbolo di fedeltà e termine che indica il numero otto, per distinguerla da lei. Nana Osaki è molto diversa dalla sua omonima, è bella e affascinante, calma e riservata; in apparenza risulta una ragazza dura, fredda e distaccata, tutta d’un pezzo, più decisa e sicuramente più matura rispetto alla sua amica proprio perché è dovuta crescere in fretta, ma in realtà nasconde una forte fragilità che le deriva dal suo triste passato lasciandole il cuore spezzato e impedendole di far venire fuori ciò che lei realmente prova. È indipendente perché se l’è dovuta sempre cavare da sola, per questo ha sviluppato un’incredibile ambizione che la determina nelle scelte, ma che la blocca nei sentimenti rendendola introversa e schiva; una sorta di scudo, come il suo giubbetto di pelle nero, caratteristico del suo stile punk che le dà un senso di protezione. É una ragazza razionale ma allo stesso tempo sensibile, che si circonda di un alone misterioso e spesso si isola per difendersi, per tenere a distanza gli altri ed evitare così di soffrire nuovamente. Ha lasciato i Black Stones (abbreviati spesso in Blast) ed è partita, portando con sé solo un pacco di sigarette e una chitarra; tutto per inseguire il suo sogno, diventare una cantante professionista. Il nome della band viene da una marca di sigarette che, a quanto pare, non le piacciono particolarmente anche se lei ne fuma molte. I Blast si ricostituiranno a Tokyo quando tutti i componenti raggiungeranno lì Nana e diventeranno rivali dei Trapnest, dove suona il suo ragazzo Ren. Le vicende di Nana si snodano quindi tutte intorno a queste due band e ai loro componenti, agli intrecci e ai tormenti che ognuno di loro si porta dietro. La convivenza delle due ragazze non risulterà semplice all’inizio poiché presentano caratteri, stili e gusti completamente diversi; hanno vissuti diametralmente opposti, così come completamente differente è il loro modo di fare e di esprimere i propri sentimenti e questo spesso le trascina in divertenti battibecchi. Ciò nonostante vivendo e condividendo la vita quotidiana, impareranno a conoscersi meglio e a volersi bene, instaurando una bellissima amicizia che le aiuterà ad affrontare insieme momenti di sconforto e difficoltà che si presenteranno nel corso della loro storia. Riusciranno a creare un legame profondo e sincero che le porterà a non poter fare a meno l’una dell’altra, tanto che Nana diventerà quasi “possessiva” verso Hachi, risultando a tratti oppressiva nei suoi confronti, tutto per paura di perderla. Ciò che scatena in Nana questi sentimenti è il timore opprimente di soffrire di nuovo perché lei desidera fortemente avere un po’ di stabilità affettiva e sentirsi finalmente accettata: «Ho imparato che non ha importanza quanto e come si ama, tutti noi, uomini e donne, viviamo le nostre vite da soli. Non ha senso volersi appropriare di qualcuno, e nonostante lo sappia, a volte me ne dimentico ancora. Purtroppo non posso fare a meno di pensarci e mi sento così sola e triste». Guardando la serie animata o leggendo il manga, si intraprende un viaggio introspettivo con se stessi, riflettendo molto sullo sviluppo della storia determinato dalle scelte e dalle azioni dei vari personaggi, ognuno con un suo passato, un suo carattere e i propri punti di vista. Viene naturale immedesimarsi in quello che sentiamo a noi più vicino o a cogliere le sfumature caratteriali per farle proprie e percepire molte affinità con loro. Nel corso della storia vengono mano a mano evidenziate tutte le varie fragilità, i diversi sentimenti e le emozioni contrastanti che a volte non riescono a capire neanche gli stessi personaggi, ma oltre alla malinconia ci sono anche tanti bei momenti divertenti passati tutti insieme che rafforzano e rendono unica quell’amicizia. Nana e Hachi mi hanno trasmesso tante belle emozioni e tanta tenerezza. Il loro rapporto è speciale; un’amicizia vera e rara, difficile da trovare e da mantenere, una di quelle che incontri una volta nella vita o forse mai e che diventa con il tempo una grande forma d’amore. Nana vede in Hachi ciò che le è sempre mancato, la dolcezza e la spensieratezza, la gioia di vivere, soprattutto il calore e l’affetto di una famiglia; mentre Hachi ammira Nana per la sua forza e determinazione nel voler inseguire il suo sogno. Se ci rendiamo conto che l’amicizia è importante solo quando rischiamo di perdere la persona a cui siamo legati, lo stesso vale quando dopo tanto tempo la rivediamo e capiamo quanto sia importante per noi il valore della sua presenza. Una storia di rivincita personale all’inseguimento dei propri sogni, lottando per ciò che si desidera, per trovare la strada giusta che possa condurre alla felicità; di cuori infranti dove tutto non è o bianco o nero, ma mostra che esistono diverse tonalità e motivazioni per ogni cosa; soprattutto è la storia di un'amicizia speciale tra le due protagoniste, un legame che tutti vorremmo avere. L’enorme successo della serie portò alla realizzazione di due film live action nel 2005, con una trama molto simile a quella dell'anime e del manga, anche se nel primo film la storia è più concentrata sul personaggio di Nana Osaki, mentre nel secondo su quello di Nana Komatsu. Il finale è nuovo, poiché il manga si interrompe al ventunesimo volume, ma è anche diverso dalla serie anime che non chiariva bene alcuni aspetti comprensibili solo a chi aveva letto il manga.  Per l’ultimo film è stata trovata una soluzione alternativa che chiude la storia nel miglior modo possibile, cercando soprattutto di non scontentare i numerosissimi fan. Degna di nota è la colonna sonora di questi due film: Mika Nakashima, l'attrice/cantante molto somigliante a Nana Osaki, che infatti sembra essere uscita direttamente dall’anime, riesce a dare alle canzoni dei Blast un tono personale molto punk, come in Glamour Sky, canzone scritta dalla stessa autrice Ai Yazawa e da Hyde componente dei L’Arc-en-Ciel, uno dei gruppi musicali alternative-rock di maggior successo in Giappone.




Le canzoni dei Trapnest sono invece un po’ più dolci, con una melodica più lenta e comunque di tutti i brani delle due band sono state fatte diverse cover. In Italia indubbiamente ha avuto più successo la serie animata; i film live action sono usciti solo in DVD, con gli stessi doppiatori dell’anime, ad eccezione del personaggio di Ren e questo emoziona tantissimo soprattutto chi ha già visto la serie animata. Nel film sono state ricreate le atmosfere e le ambientazioni, in particolare quella dell’appartamento 707 che è molto fedele all’originale, ma riascoltare le stesse voci fa vivere sullo schermo i personaggi disegnati incarnandoli in persone vere. In Nana è naturale che la musica abbia un ruolo fondamentale visto che le vicende ruotano intorno a due band, quella dei Black Stones e quella dei Trapnest. Le sigle, sia di apertura che di chiusura dell’anime, sono tutte canzoni originali e per me è stata una vera sorpresa sentirle in giapponese. Dopo anni abituata a sigle televisive rese in italiano allegre e spensierate, queste musiche pop-rock-punk originali ed orecchiabili, come Rose cantata da Nana Osaki, mi hanno affascinato e avvicinato in modo impressionante al mondo di Nana, facendomi apprezzare un genere musicale proposto in modo completamente nuovo. Tutte le musiche, anche quelle di sottofondo, caratterizzano la serie e marcano i pensieri più profondi di Nana o di Hachi: «Se fosse possibile azzerare questa vita piena di errori e ripartire da capo, a cominciare da quale momento correggeresti i tuoi sbagli? Io comincerei dalla notte di neve in cui ci siamo conosciute. Sei l’unica cosa del mio passato che non voglio cancellare».  


Dedico questo post ad una persona che ho sempre ammirato e stimato. Per me è una guida e un esempio da seguire. Conosciamo benissimo i diversi aspetti l’una dell’altra, abbiamo condiviso tante cose e, anche se siamo lontane fisicamente, lei è con me ogni giorno.  Crescendo noto che più faccio progressi e meno sento il bisogno di appoggiarmi a lei, ma so che continuerà a sostenermi e a volermi proteggere, spingendomi a fare sempre meglio perché crede in me. Trovare una persona speciale è raro; qualcuno su cui poter sempre contare che non pretende niente in cambio, a cui non devi dare spiegazioni o giustificazioni. Una persona forte, vera e sincera che sappia tutto di te, che ti legge dentro e non ha bisogno di chiederti nulla per sapere cosa ti passa per la testa, perché capisce all’istante ogni tuo stato d’animo.  Fortunatamente io quella persona l’ho trovata, o meglio ce l’ho da sempre…mia sorella, che ringrazio per avermi fatto scoprire Nana, per avermi aperto la strada al mondo degli anime e dei manga, ma soprattutto per essere sempre la mia migliore amica, la mia Nana.



 

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