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Elena Paoletta C
Ho sempre amato gli impressionisti, in particolar modo Claude Monet, quindi andare a vedere ieri la mostra a lui dedicata è stato un piacere immenso (a parte la lunga fila per entrare). Davanti alle sue opere mi sono veramente commossa e non nascondo di aver pensato alle atmosfere di alcuni fondali dei più famosi anime, primo fra tutti Il Giardino delle Parole di Makoto Shinkai.




La mostra Monet, ospitata dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018 nella sede del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma, propone al pubblico sessanta opere del padre dell’Impressionismo provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, che l’artista conservava nella sua ultima dimora e che il figlio Michel donò al Museo.




Da sempre definito il pittore che dipingeva en plein air, “all’aria aperta”, dal 1883 Claude Monet si trasferì a Giverny, una città situata sulla riva destra della Senna in Normandia, dove poi acquistò una proprietà e visse lì fino alla sua morte, avvenuta nel 1926.In quel luogo Monet dipinse molte delle sue più celebri tele e coltivò la sua passione per l’acqua, continuando la ricerca di effetti ricchi di colore e luce.




A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, a Parigi e in tutta la Francia si diffuse la moda della cultura giapponese e Monet fu affascinato dalla particolare filosofia di vita che arrivava dal Sol Levante, che univa la visione della natura alla propria spiritualità. Il suo giardino di Giverny esprime proprio questo: per il suo laghetto fece arrivare i semi delle ninfee dal Giappone, sulle sponde coltivò delle piante esotiche, fece piantare dei salici piangenti e costruire un ponte in stile giapponese, tutto per il piacere di meditare ammirando le bellezze e i colori della natura.





Le ninfee poi rappresentarono per lui icone di un pensiero che andava oltre il dipinto, quella visione astratta della natura che divenne il manifesto dell’Impressionismo e di cui Monet fu il fondatore.L’artista scrisse nel 1912: «No, non sono un grande pittore. Grande poeta nemmeno. Io so solamente che faccio quanto è nelle mie possibilità per rendere ciò che provo davanti alla natura e che più spesso, per arrivare a rendere ciò che sento, dimentico le regole più elementari della pittura».A rievocare Monet nella mostra del Vittoriano, oltre alle sue opere, ci sono i suoi occhiali tondi con le lenti ambrate di giallo, la pipa e la tavolozza con i colori che sembrano essere lì da poco, come se l’artista li avesse lasciati così, per ricordare forse che dietro tutta quell’eterea bellezza dipinta c’è una figura umana.





Dipinte in piena luce solare, con la nebbia o con la pioggia fitta, i soggetti delle sue tele spiccano tra tutte le varianti atmosferiche attraverso pennellate spontanee, che li rendono astratti ma allo stesso tempo carichi di energia tanto da abbagliare con i loro colori e donare un senso di bellezza e serenità.«Tutti discutono la mia arte e affermano di comprenderla, come se fosse necessario comprendere, quando invece basterebbe amare». (Monet)




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Elena Paoletta C

Presso l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma si può ammirare la mostra ad ingresso gratuito Washoku: la colorata vita alimentare dei giapponesi, che resterà in programma fino al 19 aprile 2017.

La mostra, oltre ad esporre alcune opere d’arte e riproduzioni di stampe a tema, dove il cibo è riprodotto in scene classiche o satiriche risalenti alla seconda metà del XIX secolo, ha un divertente settore con riproduzioni in plastica delle più note pietanze giapponesi.

Il Washoku è la cultura alimentare tradizionale salutista dei giapponesi; il menu tradizionale prevede miso, misoshiru o zuppa, ma il piatto forte è il riso mescolato con verdura, carne e pesce di ogni tipo con combinazioni che sprigionano il loro sapore. Si tratta di uno stile alimentare che punta al massimo sulla valorizzazione del riso, l’ingrediente fondamentale della cultura gastronomica, sempre presente nel pasto e che si accompagna essenzialmente a brodo o zuppa, al pesce, alle verdure, ai legumi e anche ai dolci.




Il Washoku racconta come la cucina nipponica sia molto più dell’ormai noto sushi; comprende tecniche di lavorazione volte alla conservazione e valorizzazione dei prodotti, nel pieno rispetto della tradizione, della provenienza e della stagionalità in analogia alla dieta mediterranea e alla cucina italiana. Soprattutto per quanto riguarda le verdure e i legumi, si riconoscono tra le principali modalità di lavorazione: la fermentazione, l’essiccazione, la frittura e la cottura in stufato, ognuna delle quali vuole enfatizzare e mettere in risalto le diverse caratteristiche dei prodotti. 

Tutto è pensato per soddisfare il fabbisogno nutrizionale ed energetico della famiglia, ma anche per appagare il senso estetico; infatti l’eleganza delle preparazioni culinarie, l’attenzione al dettaglio nella presentazione e nelle stoviglie utilizzate, il rispetto per il cibo e l’effetto benefico dei pasti, sono tra gli elementi che fanno della cucina giapponese una delle più apprezzate e sane. 

Va ricordato che il popolo giapponese cura particolarmente la qualità dei suoi prodotti e tiene molto all’alimentazione sana; nei piatti preparati amorevolmente non ci sono mai troppi grassi, carne e pesce vengono utilizzati in egual modo e c’è grande uso di legumi, verdure e alghe. 

Una delle sezioni della mostra che mi è piaciuta di più si sofferma sul menù tradizionale giapponese, momento importante nella vita quotidiana scandito da precise regole di comportamento.

Come sempre in Giappone, nulla è lasciato al caso ed ogni minimo dettaglio e comportamento è codificato: le ciotole con le pietanze hanno una loro posizione, così come le bacchette hashi che vengono disposte in modo da avere le punte rivolte a sinistra. 




Due parole sono molto importanti per l’etichetta a tavola: itadakimasu e gochisousama

Itadakimasu, detta prima di iniziare a mangiare, letteralmente significa “ricevere” o “accettare”, ma in questo contesto è ormai divenuta un rito dai connotati quasi spirituali, intesa proprio come una preghiera prima del pasto, un momento riservato alla meditazione e al ringraziamento. Questa parola ha una valenza fortissima; molti erroneamente traducono come “buon appetito” ma in realtà è il ringraziamento che l’essere umano rivolge al cibo che mangia e che gli consente di vivere e che a sua volta era stato essere o elemento vitale. Il sacrificio di animali ma anche di vegetali e legumi avviene nella consapevolezza che il flusso vitale si trasforma e nulla viene sacrificato invano. Da qui ne discende che nulla deve andare sprecato e non si devono lasciare avanzi nelle ciotole o nei piattini, al limite è meglio servirsi poco alla volta.

Gochisousama, ha il significato di “grazie per il cibo” viene invece detta alla fine di un pasto, quando si lascia o si sta per lasciare la tavola ed è rivolta a chi ha preparato il piatto, sia che ci si trovi al ristorante o come ospiti a casa di qualcuno.

I giapponesi nutrono profondo rispetto per una natura così ricca di doni, ponendo in relazione il cibo al culto degli antenati e delle divinità e dando un significato profondo al legame con la terra e la famiglia. Infine c'è il colore e la sua brillantezza: questi piatti della cucina giapponese sono bellissimi da vedere perché realizzati ad arte con un profondo senso del kawaii. Per appagare i due sensi della cucina giapponese: vista e gusto. 

A proposito a chi fosse interessato vi rimando al mio post Vista e gusto…I due sensi della cucina giapponese https://jobok.eu/blogs/58 e alle mie foto della mostra nell'album Washoku: la colorata vita alimentare dei giapponesi.




 Roma, 18/02/2017


Pictures © Elena Paoletta
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Elena Paoletta C

Alcuni giorni fa mi è capitato di leggere la classifica, stilata da centosettantasette critici cinematografici proveniente da trentasei Paesi, dei cento film più memorabili dal 2000 ad oggi.

La mia sorpresa più grande è stata quella di trovare piazzato al quarto posto il capolavoro di animazione del maestro giapponese Hayao Miyazaki La città incantata, già premiato con L’Orso d’oro a Berlino nel 2002 e con l’Oscar nel 2003.




Da vent'anni a questa parte, Miyazaki è il re del cinema d'animazione giapponese. Dopo essere stato uno dei pionieri del genere, è considerato ancora oggi il migliore e sicuramente è il più conosciuto a livello mondiale. Considerando l'immensa varietà delle sue opere, si può affermare che forse è proprio il suo essere versatile la chiave del suo immenso successo: produttore, scenografo, regista, scrittore e autore, Miyazaki è un vero genio, una delle menti più brillanti della sua generazione.Nella sua lunga carriera ha affrontato vari temi imponendosi come molto più di un semplice cineasta: Miyazaki è un poeta, un trovatore che racconta storie ambientate tra la fine del secolo e l'alba del nuovo millennio. Il suo spirito di sacrificio, il suo rigore, la sua passione per il lavoro lo hanno portato a spingere al limite la sua percezione e le sue potenzialità cinematografiche. È un autentico artigiano, scrupoloso, meticoloso e irremovibile, che ha fatto del suo lavoro un tributo al potere di un'immaginazione straordinaria.Quest’uomo che adora il volo, non sopporta di essere vincolato e costringe lo spettatore a una difficile e stimolante sfida culturale; lo obbliga a liberarsi dalla forza esercitata dalla tradizione e a leggere il cinema proprio come si fa con i manga, in un verso opposto a quello al quale si è da sempre abituati. In questo modo riesce a dare diversi significati che rendono i film adatti a ripetute visioni: ogni volta affiora un senso nascosto, un dettaglio sfuggito, una chiave di lettura trascurata.La città incantata racconta di Chihiro, una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l'intero universo debba sottostare ai suoi bizzarri voleri. Quando i suoi genitori decidono di traslocare, la bambina non fa nulla per nascondere la sua rabbia, ma sulla strada che li porta alla nuova casa sono costretti a fermarsi davanti ad un tunnel che somiglia ad una gigantesca bocca. La curiosità spinge tutti e tre ad addentrarsi a piedi nella galleria, anche se Chihiro è molto riluttante e ben presto si ritrovano in una città fantasma, composta quasi interamente da ristoranti e locali. I genitori si gettano famelici su un suntuoso banchetto e questo gesto snaturato e ignorante li fa trasformare in maiali sotto gli occhi della figlia, mentre si ingozzano in maniera irrefrenabile. Nella filosofia buddista il maiale è l’animale che rappresenta l’ignoranza. Rimasta sola Chihiro si rende conto ben presto di essere in un mondo abitato da antiche divinità e esseri magici, governato da una strega malvagia, l'arpia Yubaba. Apprenderà così che i nuovi arrivati nella città vengono trasformati in animali prima di essere uccisi e mangiati, mentre coloro che riescono a sfuggire a questo tragico destino saranno condannati all'annientamento quando verrà dimostrato che non servono a nulla. Per salvare i genitori, ritardare il più possibile il terribile giorno della resa dei conti e sopravvivere in questo mondo strano e pericoloso, Chihiro dovrà rendersi utile e quindi lavorare nel complesso termale dove incontrerà numerosi e particolari ospiti, tra cui il “senza volto” Kaonashi. Così la ragazzina rinuncerà alla sua pigrizia, ai suoi capricci e a molte altre cose; dovrà cambiare il suo carattere, il suo modo di pensare e persino il suo nome.Tutti i lavori a cui Chihiro viene sottoposta durante la sua permanenza alle Terme, costituiscono il suo percorso che non è di crescita, ma di cambiamento: da bambina annoiata e disinteressata, diventerà curiosa, forte, tenace, volenterosa e amante della natura.





Miyazaki è riuscito a spazzare via quel pregiudizio che vuole i film di animazione destinati ai bambini, giudicati incapaci di cogliere la complessità e l’ambiguità della vita. Il regista invece ripone in loro la giusta fiducia nella capacità innata che hanno di afferrare un’idea senza bisogno di troppe spiegazioni. Trovare questo suo capolavoro così in alto in quella speciale graduatoria mi ha molto sorpreso e mi ha fatto riflettere su ciò che di quel film mi avevano maggiormente colpita. Ad esempio non trovo giusto il fatto che spesso si accusa Miyazaki dell’incapacità di definire personaggi interamente cattivi, anzi di fornire una motivazione alla loro cattiveria. Sarebbe difficile immaginare una produzione Disney senza il suo protagonista cattivo; al contrario i film di Miyazaki sono notevoli proprio per la mancanza di personaggi completamente malvagi, anche se questi si riconoscono dall’aspetto fisico volutamente esagerato. Il pensiero giapponese non prevede che nell’uomo esistano due elementi in costante antagonismo, non c’è l’idea di un Bene e di un Male assoluti. Per ogni comportamento c’è una ragione e una circostanza e, se queste mutano, cambiano anche le reazioni dei personaggi: Miyazaki quindi offre sempre una spiegazione.NeLa città incantata, la strega Yubaba, che pensa solo ai soldi e ad avere il controllo di tutto, è avida e arrogante, ma perde tutta la sua arroganza davanti al figlio, un grande mostruoso neonato che vive rinchiuso in una camera stracolma di giochi. La differenza tra la donna di affari che gestisce al meglio le Terme e la madre amorosa è enorme e repentina. Nella sequenza in cui Yubaba si rassegna a prendere Chihiro al suo servizio, la donna riesce a parlare alla ragazzina con tono sprezzante e allo stesso tempo a sussurrare parole affettuose al figlio. Al contrario sua sorella gemella Zeniba, vive ritirata in una casa di campagna e la sua personalità è unica, solida e compatta. Bada agli aspetti essenziali della vita e ciò le permette di essere rispettata senza bisogno di alzare la voce; le persone stanno bene accanto a lei perché si sentono utili piuttosto che sfruttate. Se Yubaba rappresenta la realtà della maggior parte delle persone obbligate a scindere la vita professionale da quella privata, Zeniba incarna ciò che quasi tutti vorrebbero essere e di come vorrebbero vivere. In questa rappresentazione della doppia identità che ciascuno assume nella vita contemporanea, si manifesta una volta di più il segno della capacità di Miyazaki non solo di osservare la realtà, ma di riprodurla in modo simbolico e universale. 




Se le donne protagoniste dei suoi film sono scisse tra atteggiamenti di compromesso e spirito battagliero, ciò non è dovuto al loro vivere con disagio la femminilità quanto piuttosto al fatto di agire in società incapaci di rendere serenamente possibile la fusione di caratteristiche tradizionalmente separate in femminili e maschili. Non occorre essere un guerriero per essere intrepidi e non occorre essere una donna per rinunciare alla lotta.Il femminismo è uno dei temi più ricorrenti nei film di Miyazaki. Gran parte dei suoi protagonisti sono ragazzine o donne che mandano avanti città intere ed emergono come forza trainante della società. Sono spesso le donne quelle che gestiscono le situazioni più difficili e complicate; sono le figure femminili che, al contrario degli uomini, riescono ad entrare in collegamento con la natura e a comprenderne la forza o la magia. A differenza delle politiche femministe estremiste, le donne di Miyazaki non cercano mai la prevaricazione sugli uomini: primeggiano per la loro autorità, la loro dolcezza o le loro capacità, emergono senza forzature perché sono esseri umani e, come tali, si impongono per le loro caratteristiche naturali.Il cinema di animazione di Miyazaki è riuscito anche a colmare quel vuoto che la maggior parte delle storie, nel descrivere l’infanzia e l’adolescenza, ignorava. Il regista ha privilegiato la fascia di età dai nove agli undici anni, proposta a volte solo attraverso gli occhi e i desideri degli adulti, perché attraverso la lettura di shōjo manga si è reso conto che non c’è nessuno che si preoccupa dei problemi e delle esigenze delle ragazzine. Per questo motivo ha scelto di scrivere qualcosa che arrivasse soprattutto alle future donne; qualcosa a cui le bambine potessero pensare e fare riferimento quando immaginano il loro futuro e i loro rapporti con la società e per questo motivo molte di loro sono protagoniste dei suoi film. Miyazaki inoltre popola di creature divine i luoghi meravigliosi in cui svolge le sue storie: sono la cornice ideale per rendere al meglio la sacralità della natura e condannarne la sua profanazione.Ne La città incantata è particolarmente affascinante la divinità vagabonda del “senza volto”, che non ha nessun riferimento con la tradizione giapponese. Attraverso Kaonashi, Miyazaki intende rappresentare il Giappone contemporaneo, quello dove in molti sono convinti che i soldi bastino ad assicurare la felicità. La divinità si trova alle Terme, un luogo in cui Miyazaki immagina si rechino sia gli uomini che gli dei perché presuppone che le divinità del folklore giapponese, proprio come gli uomini d’affari, abbiano bisogno di fortificarsi in acque calde. Il loro percorso termale viene proposto attraverso ambienti favolosi, evocativi, onirici, che si fondono per creare un universo sorprendente e a tratti cupissimo, trasmettendo sensazioni forti e nostalgiche. Naturalmente gli dei desidererebbero rimanere più a lungo in quel tepore, ma sono costretti ad uscire quando si conclude il fine settimana perché, come gli uomini di oggi, sono indaffarati e devono riprendere le loro attività.Kaonashi si trova lì ed elargisce continuamente oro con le sue mani e tutti gli schiavetti rana si accalcano e si calpestano pur di ottenerlo; accecati dalla ricchezza e dal potere dei soldi, si picchierebbero e si ammazzerebbero per possederne la maggior quantità possibile. Hanno solo quello in testa, non gli interessa altro. Il “senza volto” ha però un’altra caratteristica, ovvero mangia qualsiasi cosa ed ha sempre fame, è inarrestabile e quindi arriva a mangiare anche gli schiavetti rana. Miyazaki vuol far capire che inseguendo continuamente la ricchezza tanto da esserne ossessionati senza pensare al resto, si può anche essere divorati dalla stessa fonte che produce quella ricchezza. Kaonashi non è però malvagio, anche se cerca di conquistare Chihiro con dell’oro, ma a lei questo non interessa; vuole solamente salvare i suoi genitori. Il “senza volto”, abituato ad ottenere sempre tutto quello che vuole resta così spiazzato, non capisce come conquistare la bambina e quindi impazzisce e si infuria. Si calmerà solo quando Chihiro, capendo la solitudine della divinità causata dal suo eccessivo potere a discapito di ogni sentimento, gli consentirà di prendere insieme a lei il suggestivo treno sull’acqua per condurlo da Zeniba e trovargli finalmente un posto tranquillo dove stare. 




Il regista dimostra ancora una volta che la ricchezza non è tutto nella vita, che ci sono altri aspetti molto più importanti, come i sentimenti, la gioia delle piccole cose, il senso del sentirsi utili, ma anche l’ecologia ed il rispetto dell’ambiente. A questo proposito introduce quindi alle Terme il personaggio di Okusare-Sama, un demone dal cattivo odore (Kusare in giapponese significa marcio), un mostro sporco e puzzolente che pretende di essere lavato. Una sorta di macchia gigante che nessuno vuole pulire per ribrezzo; solo Chihiro trova questo coraggio. Sotto la melma il demone è composto da lavatrici, frullatori, forni, televisori, tutti elettrodomestici e pezzi di metallo: questi elementi rappresentano il marcio del Giappone, ovvero l’inquinamento e il consumismo. Quando la bambina finirà di pulirlo, scoprirà che sotto tutta quella sporcizia e ammasso di elettrodomestici, c’era lo spirito di un fiume che era stato precedentemente inquinato.Ora finalmente si rivela la parte pulita del Giappone: fiumi incontaminati, bellissimi, perfetti, quella parte del Paese che dovrebbe sempre essere pulita e preservata, nonostante tutti gli elementi che rappresentano il progresso.Anche Haku, un bambino che accompagna ed aiuta Chihiro durante la sua permanenza alle Terme, ha a che fare con la natura. Sottomesso a Yubaba, ne esegue gli ordini segreti trasformato in dragone, ma ha perduto la sua identità, non sa più chi è e questo lo ha portato a perdere anche la sua libertà. Durante un volo sul dorso del dragone, Chihiro ricorda un evento infantile: da piccola era stata salvata mentre stava per annegare in un fiume. Il suo salvatore era stato Nume Kohaku Nigihayami, il dio del fiume che lei riconosce nel suo amico Haku. Ritrovata la propria identità, il ragazzino recupera anche le fattezze umane e si libera dalla schiavitù della strega Yubaba.




Un altro aspetto dei film di Miyazaki che mi ha sempre affascinata, è che molti di questi non si adeguano alla sempre più diffusa abitudine di abbandonare la sala prima del completo scorrimento dei titoli di coda. Il regista infatti aggiunge quasi sempre una piccola storia utilizzando quello spazio per evitare soluzioni scontate e accompagnare gli spettatori verso l’uscita. Il film finisce così con un tono più naturale e realistico fornendo spiegazioni o particolari della trama. Per esempio ne La città incantata, durante i titoli di coda vengono proposti i disegni preparatori dei fondali utilizzati poi per il film. I colori più tenui e le linee sfumate che definiscono i luoghi soprannaturali riportano Chihiro e gli spettatori alle Terme, dove la protagonista ha smesso di essere una bambina debole e capricciosa. Inoltre suggeriscono che quel mondo non è più nel presente di Chihiro, ma si conserva comunque nella sua memoria grazie al nastrino per capelli che lei ha con sè e che è stato intessuto con tanto affetto per lei dai suoi amici della città magica.La classifica stabilita dalla particolare giuria si basa ovviamente sui gusti dei critici interpellati, gusti da cinefili che non comprendono i grandi film da incasso o i blockbuster. Tuttavia ci sono dentro i film di animazione Disney, come Alla ricerca di Nemo al novantaseiesimo posto o Inside Out al quarantunesimo. Tuttavia trovare un anime tra i primi quattro classificati non può che riempire di orgoglio gli appassionati del genere e anche i semplici fan.



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Elena Paoletta C

Oggi vi parlo di un bellissimo manga che racconta una storia d’amore tormentata e che, insieme a Nana, considero tra i miei preferiti: Vampire Knight.

É uscito in Italia nel 2006 ma io l’ho scoperto, sempre grazie a mia sorella, qualche anno dopo nel 2010 quando ancora non leggevo manga (cioè quelli che io chiamavo fumetti, mentre lei aveva già collezionato tutta la serie di Ranma½).

Visto che leggevo poco o niente, mia sorella per invogliarmi alla lettura mi consigliò proprio Vampire Knight, dato che condividiamo la stessa passione per le storie sui vampiri. 

Affascinata da ciò che lei mi raccontava sui personaggi e incuriosita anche dal titolo, decisi di andare in fumetteria per la prima volta ad acquistarlo. Arrivata al pari con i volumi già pubblicati, ho dovuto aspettare però diversi mesi prima di leggere un altro volume perché le uscite andavano a rilento. Questo mi procurava ansia perché non vedevo l’ora di sapere come proseguiva quella storia piuttosto complessa, ma a cui mi ero senza dubbio appassionata.

Vampire Knight mi ha coinvolta ed emozionata dall’inizio alla fine, anche se purtroppo il finale del manga (per quanto in parte credo sia giusto) lascia il lettore con un po' di amarezza perché alcune cose non sono chiarite ma vengono lasciate in sospeso.

Lo ritengo importante perché è stato il primo manga che ho comprato e che ha fatto scattare in me la voglia di leggerne sempre di più e di collezionarli. Mentre lo leggevo ho scoperto che esisteva anche una serie animata e che era stata doppiata in italiano. Sicuramente a livello emozionale l’anime rende di più rispetto al manga, soprattutto grazie alle sigle che con le parole accennano alla storia, mentre la musica gotica di sottofondo sottolinea gli stati d’animo dei personaggi, i loro conflitti interiori e l’atmosfera cupa, carica di tensione di questo bellissimo e misterioso racconto. L’anime è composto da due serie: Vampire Knight e Vampire Knight Guilty e la storia ricopre fino al volume 10 del manga; nel 2009 è stato pubblicato in Italia il primo DVD della serie.


Dopo il successo del manga sono state realizzate anche tre light novel ispirate alla saga, ma non direttamente legate alla storia. Il terzo romanzo, Vampire Knight: Sogno d’argento, uscito in Italia nel 2014 e che io ho acquistato, contiene sei storie che si ricollegano ai fatti avvenuti nel manga e gettano una nuova luce sugli amatissimi personaggi, regalando un inedito punto di vista per rileggere ed apprezzare ancora di più i momenti salienti della storia. Rivelano interessanti retroscena, illustrano buchi narrativi lasciati all’immaginazione, danno delle sicurezze circa le questioni sentimentali e arricchiscono alcuni personaggi, mettendo in evidenza il loro lato più “umano”.

Il grande successo del manga è indubbiamente dovuto anche ai disegni; l’autrice Matsuri Hino si concentra più sui personaggi che sugli sfondi. Le sue illustrazioni hanno subito una grande trasformazione rispetto ai primi volumi. Sono infatti molto cambiati nei tratti, che all’inizio erano più spigolosi e meno morbidi, questo forse per mostrare la crescita dei protagonisti. I personaggi sembrano tutti molto somiglianti anche se le principali differenze si riscontrano negli occhi e nei capelli, che sottolineano le caratteristiche particolari di ognuno e delineano le espressioni attraverso le quali si riesce ad intuire il loro carattere, cosa provano e cosa dicono anche senza parlare.

Vampire Knight è composto da diciannove volumi ed è uno shōjo manga fantasy.

Lo shōjo indica una tipologia di manga rivolto per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici-dodici anni e fino ai diciotto (una fascia d’età compresa tra la fine dell’infanzia e l’inizio della maturità), anche se i maggiori successi vengono comunque letti da persone di età maggiore e di genere maschile.Solitamente lo shōjo introduce un’incantevole storia d’amore romantica, abbellita con elementi fiabeschi dove, nonostante ostacoli e avversità, alla fine è possibile superare tutto ed essere felici, ma in Vampire Knight non è proprio così…Si tratta pur sempre di vampiri!

Dimenticate Twilight, Vampire Knight è una storia più complessa, più cupa, con tinte dark e gotiche, ricca di suspance e colpi di scena. Non è la classica storia sui vampiri che fanno paura o che sono oggetto di attenzioni amorose da parte della bella protagonista, ma pone al centro della narrazione un triangolo amoroso tormentato non tanto per le pene d’amore, ma per il passato dei tre protagonisti che li lega l’uno all’altro per circostanze diverse. I loro sentimenti cambiano e si evolvono man mano che crescono, anche se i loro coinvolgimenti emotivi sono pur sempre quelli di normali adolescenti che conducono una vita apparentemente come quella dei loro coetanei.

Di vampiri si è parlato tanto, ci sono diverse teorie e racconti, ma dopo aver letto questa storia ci si rende conto di come la condizione di essere un vampiro non sia propriamente privilegiata anche se spesso si invidiano i loro poteri e soprattutto la loro immortalità.

Come sempre quando si segue una storia, ognuno ha il proprio personaggio preferito e di conseguenza un proprio punto di vista che propone forse una diversa interpretazione degli eventi. Senza svelarvi particolari o troppi dettagli, vi dirò la mia attraverso le parole dei personaggi e un’analisi del loro sofferto percorso provando a spiegarvi perché questo manga mi ha così emozionata e coinvolta.

«”Vampiro” …Significa belva in forma umana che succhia il sangue delle persone. I vampiri esistono, è solo che tu non te ne rendi conto…. Le persone non si devono avvicinare ai vampiri, se ti avvicini troppo a loro, sarai catturato da quegli occhi…».Con questo incipit vengono introdotti i principali elementi di inquietudine dei tre protagonisti resi ancora più evidenti attraverso gli occhi espressivi, che rispecchiano gli stati d’animo senza bisogno di troppe parole.



Vampire Knight è ambientato principalmente nella Cross Academy, un prestigioso Istituto privato con un’insolita struttura delle classi. Gli studenti sono infatti divisi tra Day Class, composta da ragazzi con la divisa nera che svolgono le lezioni di giorno e Night Class, ragazzi con la divisa bianca che svolgono le lezioni di notte, un’elite di bellissimi geni che in realtà sono tutti vampiri guidati da Kaname Kuran. Gli umani della Day Class ignorano il fatto che gli studenti della Night Class siano vampiri. Di questo segreto ne sono a conoscenza solo tre persone: il fondatore dell’Academy Kaien Cross e i suoi figli adottivi, Yuki Cross e Zero Kiryu. I due ragazzi fanno parte del comitato disciplinare e hanno il compito di assicurare una convivenza pacifica tra umani e vampiri, mantenere ordine e sicurezza nelle vesti di Guardian, ma soprattutto far sì che nessuno venga a conoscenza di quel particolare aspetto della Night Class. La storia è interessante dal punto di vista narrativo perché presenta diversi salti temporali e ha una struttura circolare: la prima parte si svolge all’interno dell’Istituto Cross, mentre la seconda anche al di fuori per poi tornare nuovamente dentro l’Istituto.

Vampire Knight è un manga sensuale ed intrigante, ma con momenti anche comici che servono ad intervallare la drammaticità della storia: ad esempio le scene di vita scolastica soprattutto quelle nel dormitorio della Night Class, i battibecchi quotidiani di Zero e Yuki, oppure quando lei si addormenta durante le lezioni perché ha lavorato come Guardian tutta la notte o quando ha difficoltà nello studio che Zero tenta di farle superare.

É fondamentale sapere come sono suddivise le diverse tipologie di vampiro, perché l’autrice mostra gli sconvolgimenti della loro complessa società, anche attraverso storie di personaggi secondari enigmatici e i loro misteri da svelare. Dimostra attraverso situazioni tese, come un membro della propria famiglia può arrivare a tradire per prendere il potere, come gli amici a volte feriscono e possono diventare nemici, mentre quello che si crede un nemico può diventare il tuo migliore alleato. 

Nella scala gerarchica dei vampiri di Vampire Knight esistono cinque status sociali:

LIVELLO A: Sangue puro. Non hanno alcun tipo di sangue umano nelle vene, sono puri fin dalla nascita. A loro spetta il ruolo di supervisori e di guide dell’intera società dei vampiri. Possono trasformare in vampiro le persone che mordono e se mordono un altro sangue puro ne possono acquisire il potere bevendone il sangue, tirando però a sé una specie di maledizione o di sventura.

LIVELLO B: Classe nobiliare. Anche a loro spetta il compito di sorvegliare le classi inferiori, pur rimanendo comunque dei sottoposti nei confronti dei sangue puro che sono molto più numerosi. Tutti i membri della Night Class sono nobili, ad eccezione del capoclasse Kaname Kuran che è un sangue puro.

LIVELLO C: Vampiri comuni. La stragrande maggioranza dei vampiri rientra in questa categoria; non hanno mansioni speciali ma devono sottostare alle direttive dell’aristocrazia. Appartengono a questa classe anche i vampiri ex-umani che sono riusciti a stabilizzare la sete di sangue. Le loro prerogative sono: forza superiore, velocità e rigenerazione.

LIVELLO D: Vampiri ex-umani. Sono vampiri ormai assetati di sangue tanto da esserne ossessionati. Attaccano gli umani appena ne hanno l’occasione stando attenti a non rischiare di essere scoperti. Quindi pur mantenendo in parte le capacità mentali, non sono ben visti dal resto della società. Vengono considerati solo uno status intermedio prima di abbassarsi al livello E, che possono evitare solo se riescono a bere il sangue del sangue puro che li ha trasformati.

LIVELLO E: Livello End. Termine usato per classificare tutti quei vampiri una volta umani, che sono ormai bestie in preda alla sete di sangue e attaccano gli umani a vista. Non hanno più la capacità cognitiva e spesso sono eliminati nel giro di poco tempo dagli Hunter (associazione di cacciatori apposita) o dalla stessa classe nobiliare perché considerati un disonore.

Come in molti racconti, i vampiri di Vampire Knight appaiono agli occhi umani estremamente belli ed affascinanti, ma si differenziano dai classici vampiri perché al sole non diventano cenere, anche se possono ustionarsi facilmente e sono più deboli rispetto a quando è notte, al punto che hanno bisogno spesso di fare un riposino. Si riflettono negli specchi e possono essere feriti però è molto difficile ucciderli.

Quando un sangue puro viene ucciso si sgretola in cristalli, mentre i vampiri normali si dissolvono in granelli di sabbia. Tutti i vampiri possono essere uccisi con la decapitazione oppure pugnalando il cuore con specifiche armi anti-vampiro. Possono riprodursi sessualmente e tra i sangue puro è consentito, quindi abbastanza frequente, il matrimonio tra fratelli per preservare la razza.

I vampiri di livello A e quelli della classe nobiliare possiedono dei poteri: ad esempio sono in grado di cancellare la memoria, dispongono della telecinesi e alcuni riescono a manipolare gli elementi. Inoltre un vampiro, meno sangue umano possiede nelle vene, più a lungo vive; per questo i livelli A vivono in eterno, i livelli B vivono estremamente a lungo e i vampiri comuni molto a lungo.

Un vampiro può essere dissetato completamente solo bevendo il sangue della persona che ama e questo lo disseta maggiormente se l’amore è ricambiato. Inoltre bere sangue di un altro vampiro, può essere visto come un gesto d’amore. Il sangue dei livelli A è bramato da molti, in quanto sembra dia molto potere; tuttavia anche solo chiedere di berlo è considerato un affronto. Solo i vampiri appartenenti a questo livello possono trasformare gli esseri umani in vampiri, ma se questi poi non bevono il sangue di un sangue puro sono destinati fatalmente a trasformarsi in un livello E.

I vampiri per dissetarsi possono nutrirsi benissimo con delle pasticche chiamate “pastiche ematiche” al sapore di sangue, un po' come gli esseri umani che al posto della carne mangiano solo legumi e verdure o quelli che sostituiscono i pasti con delle barrette iperproteiche.

I personaggi sono tutti, chi più chi meno, tormentati ed emotivi; si intuisce dai loro sguardi e dai discorsi che fanno, dal loro passato, dai monologhi interiori pieni di riflessioni e pensieri intimi e profondi:

«Quando ci si abbandona all’abbraccio delle tenebre è una liberazione, è vero. In quella morsa gelida si annulla ogni dolore. Eppure, continuo a credere che ci sia un modo per uscire tutti quanti, un giorno, da questo bosco scuro intriso di dolore e far sì che i nostri corpi gelidi siano finalmente riscaldati dalla luce del sole».I tre protagonisti intraprendono ognuno un percorso di vita diverso per mettere fine a quel combattimento interno che mina le loro già complesse personalità.


Yuki Cross è la protagonista, una ragazza carina, socievole, affettuosa e sempre sorridente, forse un po' infantile e distratta, ma di indole dolce e gentile, tanto che il padre adottivo le sceglie un nome adeguato:

«Kaname ha detto che le fanciulle sono tutte principesse. Quindi da oggi in poi pensavo di chiamarti Yuki che significa principessa gentile…bello vero?»Il nome giapponese Yuki è infatti una combinazione della parola Yu che significa “gentile” e Ki “principessa”; è interessante notare che Yuki può significare anche “neve”.

Purtroppo lei non ricorda nulla dei suoi primi cinque anni di vita e il suo percorso di crescita si basa proprio sulla ricerca del suo passato. La sua mente sarà presto attanagliata da dubbi e da visioni sanguinose, soprattutto quando scoprirà che Kaname Kuran, il ragazzo di cui è da sempre innamorata, le nasconde un segreto che riguarda proprio la sua infanzia. Yuki è sempre stata legata a quel ragazzo che le ha salvato la vita quando stava per essere uccisa da un vampiro e che poi l’ha sempre protetta, guardandola in lontananza e vegliando silenziosamente su di lei. Fin da bambina Yuki si è sempre confidata con Kaname; gli raccontava ogni cosa che la riguardasse e, anche se ha sempre pensato che gli occhi dei vampiri le facessero paura, non riesce a guardare altro:

«Grazie a te ho aperto gli occhi Kaname e per la prima volta ho scoperto il mondo. Prima tutto nella mia testa era solo bianco…ma la tua presenza ha dato colore alla mia vita».

Kaname è il vampiro più rispettato e temuto dagli altri studenti-vampiri perché appartiene alla stirpe dei "sangue puro". Possiede dei poteri unici e straordinari e tutti gli ubbidiscono da quando ha ordinato di seguire le regole stabilite dagli umani.

Yuki è consapevole di ciò che comporta essere un vampiro, della necessità di sangue e del pericolo che corre, non si spiega però perché lui l’abbia salvata e vuole cercare la verità a tutti i costi. Si renderà conto ben presto che Kaname non le dà risposte perché vuole tenerla al sicuro, lontana da ogni tormento poiché è misteriosamente legato proprio a quei ricordi che lei non riesce a recuperare. Yuki ammira Kaname, le è devota e gli sarà sempre debitrice; per lei rappresenta il suo inizio, il suo destino.

Lei dentro di sé sente che resterà per sempre legata a Kaname e anche se la sua vita cambierà, non cambierà mai il suo amore per lui. Sarà sempre innamorata di quel vampiro di sangue puro che ha sacrificato tutto per lei e senza il quale non esisterebbe:

«I miei ricordi iniziano quel giorno di neve di dieci anni fa…il bianco della neve e il rosso del sangue…poi la paura…ed infine, il ricordo di quel dolce abbraccio».



Kaname Kuran è un personaggio ambiguo e complesso e non tutti riescono a comprenderlo davvero, ma è proprio nella sua complessità che risiede tutta la sua bellezza, perché niente di ciò che lo riguarda è scontato, anche se il suo lato distaccato e calcolatore a volte spaventa. In più occasioni dimostra che il suo amore per Yuki è così grande da volerla possedere a tutti costi anche attraverso il desiderio di bere il sangue della ragazza che ama e trattenersi è per lui una dimostrazione di rispetto e anche una prova d’amore. Si percepisce subito il suo lato protettivo, a tratti ossessivo verso di lei; non vuole lasciarla andare, per questo cerca in ogni modo di rassicurarla e se potesse vorrebbe portarla lontano dai suoi ricordi per paura che questi possano distruggerla, perché lui li conosce nei minimi dettagli.

Kaname agli occhi di tutti rappresenta un mistero. Non si comprende mai ciò che sa e pensa realmente; è spesso subdolo e manipolatore, bugiardo, troppo testardo e fermo sulle sue convinzioni. Per attuare il suo piano di cui nessuno è a conoscenza, sfrutterà tutte le persone e i vampiri che lo circondano come se non gliene importasse nulla delle loro vite, ma in realtà non è proprio così…Appare estremamente egoista ed indifferente a tutto e a tutti e considera gli altri come pedine da manovrare, ma quello che pensa e che fa ha uno scopo ben preciso, tutte le sue azioni sono ragionevolmente ben motivate anche se non se ne viene a conoscenza fino alla fine della storia.

Kaname ha vissuto fin troppo a lungo ed è tremendamente stanco della sua esistenza di vampiro; soffrendo si ritira nella sua solitudine e nel suo silenzio, risultando così più fragile di quanto si possa immaginare. Si percepisce quasi subito, poi è evidente nel corso della storia, che la sua sofferenza e la sua solitudine non avranno mai fine. Ha sempre difeso la razza umana e desiderato restare insieme a Yuki, ma ciò che vuole di più in assoluto è osservare il mondo con gli occhi di un umano e non più con quelli di un vampiro, che conoscono soltanto oscurità. Lui è consapevole fin dall’inizio del suo destino e lo accetta con maturità e responsabilità; Yuki rappresenta la sua sola fonte di luce, perché non ne è mai stata totalmente immersa in quell’oscurità:

«Ascolta Yuki. Non è il mondo che è meraviglioso, ad esserlo è il tuo sguardo. Quando i tuoi occhi si posano sul mondo, il mondo diventa bello».In Yuki vede quindi quello che gli è sempre mancato: voler vivere una vita da essere umano per poter restare al suo fianco quanto più possibile e sapere che i suoi sentimenti sono ricambiati senza più dover soffrire. Questo è ciò che realmente prova, oltre all’affetto sincero e all’amore indiscusso che lo legano alla ragazza. Il loro rapporto può essere inteso come vincolo di appartenenza, un legame unico ed inscindibile che lega due esseri in modo speciale. Questo tipo di legame così forte è basato su eventi, fatti e coinvolgimenti che non è possibile ripetere con altri, perché ciò che Yuki vive con Kaname sono esperienze e sensazioni uniche, che la “costringono” a rimanere attaccata a lui per sempre. Dal canto suo lui fa capire costantemente quanto tiene a Yuki, preoccupandosi profondamente per lei e circondandola di un amore eterno, nel senso più romantico della parola. Lei è preziosa, per lui rappresenta tutto il suo mondo; una persona rara, diversa da tutte quelle che lo circondano. Yuki è una creatura in grado di farlo sentire bene nonostante tutto, che gli dà calore e conforto fin da quando era bambina, quando per lui era forse più facile starle accanto, proteggerla e tenerla lontana da ogni pericolo.

Kaname non ha mai creduto nell’esistenza di una persona come Yuki, qualcuno che lo facesse sentire in quel modo speciale e i ricordi che ha di lei bambina desidera fortemente custodirli per sempre, perché sono quelli che lo rendono felice.

Kaname e Yuki sono vicini ma allo stesso tempo lontani e per quasi tutta la durata della storia i due si allontanano e si respingono, ma non possono fare a meno l’uno dell’altra e cercano sempre un modo per restare insieme. Non smettono mai di cercarsi, di incontrarsi, perché sanno benissimo che si appartengono. Nonostante ciò sanno anche che non potranno mai essere felicemente uniti; ne è consapevole soprattutto Kaname e il loro sentimento viene sempre sottolineato da questa troppo grande, ma inevitabile distanza che li separa e li fa soffrire.

Il loro amore è difficile da accettare e da capire e i loro comportamenti appaiono per certi aspetti irritanti. In più di un’occasione Yuki si rivela troppo testarda ed egoista e con l’avanzare della storia sembra sempre più sottomessa a Kaname. Spesso si caccia in situazioni assurde, un po' forzate, che la fanno risultare troppo ingenua ma ostinata, indifesa e dalla lacrima facile. Kaname invece ha un modo di rapportarsi diverso da tutti, sia per il carattere che per l’educazione ricevuta, sia per il ruolo che ricopre nella società dei vampiri che per le responsabilità che ricadono su di lui.

È sempre calmo, impassibile e lucido, tanto da risultare freddo ed autoritario con i suoi compagni, mentre con Yuki è sempre gentile e dolce, anche se a volte le sorride forzatamente e diventa sfuggente per non soffrire troppo. Il suo linguaggio tagliente e poetico, la sua bellezza e il suo fascino irresistibile, la sua aura misteriosa, la sua intelligenza e logica mista ad ironia, il suo amore e il senso di protezione verso Yuki, il suo bisogno di sentirsi amato, la sua solitudine e malinconia, lo rendono un personaggio unico nel suo genere. All’inizio della storia non rivela il suo tormento ma sembra essere perfetto, soprattutto agli occhi di Yuki che lo idealizza forse troppo. Kaname diventa mano a mano il maschio dominante e riesce a conquistarla grazie alla sua forza, quella che offre riparo e protezione con le sue spalle larghe e i suoi abbracci rassicuranti.

Spesso quando sono soli, lui la tiene stretta a sé e il modo in cui la guarda è carico di amore e dolcezza ma allo stesso tempo di profonda tristezza:

«Vuoi diventare un vampiro? Vuoi trasformarti in un mostro che si nutre di sangue ed essere condannata a vivere al mio fianco per l’eternità?».


 


In questa storia d’amore c’è un altro protagonista: Zero Kiryu, vampiro ex-umano cresciuto insieme a Yuki verso la quale nutre sentimenti fraterni e di affetto sincero, tanto che i due riescono a stringere un’amicizia profonda che li legherà per sempre.

Zero è un vampiro di livello D perché la sua famiglia era umana, una generazione di cacciatori di vampiri ferocemente uccisa da una vampira di sangue puro. Insieme a lui era sopravvissuto solo il fratello gemello che però la donna ha portato via con sé e, proprio per questo motivo, ha sviluppato un profondo odio contro i vampiri, pur essendo stato trasformato lui stesso perché morso durante l’attacco.

Ha un modo di fare avventato, scontroso e scostante che risulta a volte fastidioso e a tratti pesante, difficile da comprendere; in realtà sotto questa apparenza da duro nasconde un animo fragile e sensibile. Spesso è cupo, cinico, schivo, sempre sulla difensiva e può comportarsi in maniera fredda ed ostile quando sembra pensare solo a sé stesso.

All’Istituto impara le tecniche più efficaci contro i vampiri, convinto nel proprio intimo che non potranno mai diventare delle creature buone e gentili, ma che sono e saranno sempre e soltanto mostri assetati da continuo desiderio di sangue, per questo il suo fine ultimo è eliminarli.

La vita di Zero è cambiata irrimediabilmente; a causa della sua terribile infanzia ha costruito barriere intorno a sé e non riesce ad aprirsi agli altri. Si è lasciato travolgere dalla sua solitudine fino al giorno in cui è stato adottato e Yuki lo ha consolato iniziando a stargli vicino, prendendosi cura di e cercando di proteggerlo dai suoi tristi pensieri con la leggerezza dei suoi sorrisi e i suoi goffi tentativi di distrarlo.Zero però all’inizio nasconde a Yuki il fatto di essere un vampiro, anche se questo suo segreto influisce nei suoi atteggiamenti e nei suoi pensieri più profondi. Con il passare del tempo il desiderio di protezione verso gli umani e la comprensione che Yuki gli dimostra preoccupandosi per lui, lo porta ad innamorarsi di lei. I due si trovano però spesso a litigare, il più delle volte perché Zero non sopporta le numerose attenzioni di Kaname nei confronti della ragazza. La gelosia è comunque il tipo di sentimento che accomuna i due vampiri, perché anche Kaname non approva il comportamento di Zero, un livello inferiore che si appropria di ciò che secondo lui gli appartiene.

Zero compie un percorso travagliato che gli logora l’anima anche se Yuki attribuisce questa sofferenza ai tragici eventi familiari senza accorgersi dell’amore che lui prova per lei. Quando scoprirà sulla propria pelle che Zero è un vampiro, allieverà le sue sofferenze donandogli spontaneamente il suo sangue ogni volta che lui ne avrà bisogno. Pur non riuscendo a confessare quello che prova da sempre per Yuki, Zero lotterà per tenerla accanto a sé, perché lei è l’unico rimedio alla sua solitudine, l’unica ragione per non restare immerso nel suo dolore. Per Yuki lui è il “il ragazzo dalle pupille rosso fuoco”, che si posano su di lei e, nonostante il suo sguardo la spaventi, non riesce a sottrarsene e ne è sempre più attratta, tanto che quel legame fatto di debolezze e ricordi li unisce in modo particolare. Sembra non esserci razionalità nei sentimenti che provano, ma soltanto passione e desiderio continuo di donare e bere sangue.

Zero è incapace di gestire ciò che prova ma anche la sua continua sete di sangue, per questo non riesce a controllarsi come vorrebbe e ciò lo fa risultare un personaggio forse più realistico rispetto a Kaname. Questa sua prerogativa umana di fragilità per la continua lotta contro ciò che è diventato, lo fa piacere sicuramente di più rispetto agli altri personaggi; lui incarna lo stereotipo del ragazzo per cui vale la pena rischiare, osare, ma anche perdere o rinunciare a qualcosa per aiutarlo nell’accettazione della sua condizione.

Sia Kaname che Zero hanno alle spalle un passato difficile e tormentato, presentano due caratteri particolari ma diversi anche se a tratti hanno alcune somiglianze, come il fatto di essere due bellissimi ragazzi, di poche parole, con un’espressione indecifrabile sul volto che li fa risultare scostanti e sulle loro.

Ciò che più li accomuna, oltre ad andare contro la loro natura di vampiro, è l’amore e il forte desiderio di proteggere Yuki, la ragazza che amano profondamente, ma in modo diverso. Zero la ama con tutte le sue debolezze umane tra cui la costante paura di perderla; Kaname con tutta la sua indole complessa ma nella convinzione che Yuki tornerà sempre da lui:

«Anche se senti qualcosa per lui, hai comunque detto che resterai accanto a me per sempre…Anche se scegliere solo uno di noi ti farà soffrire per sempre…ed è proprio questa la prova del tuo vero amore per me».Se Zero è centrale nell’opera, tutta la storia è però retta da Kaname; lui è il punto di forza, elegante e composto, una figura inafferrabile al di sopra di tutti anche più di quella del cavaliere, come richiama il titolo del manga, tanto che la stessa Yuki lo chiama “il nobile Kaname”. 



Non nascondo che Kaname Kuran è il mio personaggio preferito, non soltanto per la maturità che mostra di avere, ma perché riesco a comprendere tutta la sua grande tristezza e malinconia per essere quello che è e non poter cambiare le cose. L’ho molto rivalutato anche guardando l’anime, di cui ho apprezzato in particolar modo il doppiaggio italiano che ha reso bene il suo carattere attribuendogli una voce sensuale e più profonda, che rispecchia al meglio la sua forte personalità.

Zero invece è allo stesso livello di Yuki; i due sembrano proprio essere fatti l’uno per l’altra. Insieme a lei prova a superare le disastrose conseguenze del suo passato e grazie al suo affetto e alla sua dedizione può andare avanti e non vuole perderla a causa di Kaname.

Non è preparato all’idea di vederla andare via perché in questo modo deve trovare da solo la forza per perdonare sé stesso, accettare di essere ciò che è diventato e capire che lui non ha colpe se suo malgrado ora è un vampiro; solo così potrà mostrare i suoi veri sentimenti a Yuki e riuscire a stare al suo fianco per sempre finalmente felice insieme a lei. Ci riuscirà?...

C’è un unico momento in cui Zero ha la certezza di poter ricominciare da capo e che il suo amore possa essere da Yuki compreso e se non accolto, comunque ascoltato:

«Non importa se nel tuo cuore c’è anche un altro; io so quali sono i tuoi sentimenti per me, io sono una delle persone che ami e questo mi basta».

Queste sue parole fanno riflettere su quanto tutti e due i protagonisti maschili siano importanti nella vita di Yuki. Zero la protegge dai suoi incubi pur non conoscendo il suo passato e la fa sentire viva, necessaria per la sua vita in quanto lo nutre con il suo sangue e in lui Yuki vede un amore più umano e per questo raggiungibile; Kaname conosce bene il suo passato, vuole tenerla lontano da ogni tormento che questo potrebbe causarle e cerca di farla rimanere il più possibile nel suo mondo incantato, dove non esistono brutti ricordi. Avendole salvato la vita, rappresenta per Yuki l’amore romantico per eccellenza, quel tipo di amore eterno ma impossibile.Si può amare qualcuno che non ti rende felice? Kaname senza Yuki accanto soffrirebbe ancora di più, ma è perfettamente consapevole di ciò che lei prova per Zero e viceversa. Inoltre sa bene che la forza dei suoi sentimenti non può bastare a colmare la distanza che li separa e finirà sempre per far piangere il suo cuore, perché il loro è un amore irrealizzabile. Zero, da parte sua, non potrà mai perdonare al suo rivale il modo in cui ama Yuki proprio perché non le permette di “ridere dal profondo del cuore”.

Rendersi conto di essere legati a qualcuno nonostante il destino avverso, porta in questo caso all’impossibilità di riuscire a stare bene, qualsiasi cosa si provi a fare.

Il destino mette tutti alla prova e fa capire che a volte per vivere felici ci sono cose che è meglio dimenticare e altre che bisogna necessariamente affrontare. Ognuno ha la sua storia, il proprio carattere, le sue ragioni, un proprio scopo e così, come i personaggi di Vampire Knight, ognuno ha un proprio destino.Una storia d’amore intensa e forte, romantica e straziante può mettere in crisi e far perdere la cognizione di sé stessi e di quello che realmente si prova:

«Nessuno può essere il surrogato di un’altra persona. É per questo che gli addii sono sempre difficili».




Collages and Pictures by Elena Paoletta 

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at http://jobok.eu/user/Elena91


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