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Novella Fois

Una Dama. Una guerra. Il suo nemico e un destino da compiere.



Disclaimer: Trama, personaggi, luoghi e tutti gli elementi che questa storia contiene, sono una mia creazione e appartengono solo a me.


Immobile accanto alla finestra guardava quello che una volta era stato il suo regno. Dove un tempo si estendevano a perdita d’occhio campi verdi e gialli, ora si allargava una distesa di brulla terra rivoltata. L’aria era offuscata dal fumo dei centinaia d’incendi serviti a cancellare i numerosi, piccoli villaggi che punteggiavano le sue terre. 

La Dama osservava con sguardo corrucciato, strinse le labbra, livide contro la pelle esangue del viso. I capelli corvini scendevano in onde scomposte sulla veste bianca, ormai lisa. Chiuse gli occhi appoggiandosi alla fredda pietra. Si chiese quanto ancora il suo orgoglio e la sua stoltezza avrebbero potuto sostenerla in quella folle guerra. 

Erano in stallo da tanto tempo, due paesi un tempo ricchi potevano vantare, ora, solo popolazione affamata, torri diroccate ed eserciti cenciosi che continuavano a scontrarsi l’uno contro l’altro con una insensatezza pari solo a quella dei propri governanti. Con stizza allontanò quei pensieri. Aveva sfidato il Negromante, con tutto il coraggio della disperazione. Non avrebbero avuto mai né pace né integrità se non avesse annientato la sua brama che di giorno in giorno cresceva più impaziente e brutale che mai. 

Un rumore di passi la indusse a riaprire gli occhi. 

- Mia Signora… 

La Dama si voltò, un uomo l’aveva raggiunta: sporco e lacero, sembrava esausto. La donna provò un moto di tenerezza verso il suo valoroso Capitano. Un lieve sorriso le increspò le labbra. Non portava buone notizie. 

 - La Torre Bianca è caduta. Non rimane che una squadra di cavalieri e pochi fanti. 

L’uomo aveva abbassato gli occhi, tutto in lui parlava di sconfitta. La Dama si avvicinò di un passo. 

- Così…è arrivato il mio momento. 

Il Capitano rialzò il viso, c’erano rammarico e paura nei suoi occhi scuri. Le prese le mani tra le sue. La donna gli sorrise dolcemente, il suo viso sembrava risplendere di una luce soffusa. 

- Sono le regole del gioco, è il mio destino. Non posso rimanere nascosta qui, quando è mio dovere fare la mia parte. 

Era questo ciò a cui tutto si riduceva, alla fine. Un ultimo inesorabile cimento, lo scontro finale tra la Bianca Regina e il Negromante. Il Capitano comprese, l’aveva sempre saputo e aveva fatto di tutto per evitarle quella sorte. Attirò la sua dama contro il petto tenendola stretta per un tempo che sembrò indefinito.

Più tardi, dopo aver elaborato un estremo, disperato piano di battaglia, dopo che il Capitano si era accomiatato con un ultimo bacio, la Dama si era fermata accanto al talamo. 

Tirò la cortina di mussola finissima e guardò con tenerezza il suo Re. Dormiva, i riccioli chiari, quasi bianchi, erano sparsi disordinati sul cuscino, le ciglia tremolavano impercettibilmente. Stava sognando. Mugolò. 

La donna lo prese in braccio, lo strinse al cuore. Il suo Re, il suo bambino, l’avrebbe difeso a costo della morte. 

Pensò con cautela le parole magiche che avrebbe scagliato contro il Negromante, per far finire tutta quella follia. Le salirono alle labbra con un singulto. 

- Shamat. - mormorò piano.

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