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Elena91 blog


In tutto il mondo il 14 febbraio è la festa degli innamorati ❤

In Giappone però San Valentino ha una caratteristica particolare: l'intraprendenza femminile prende il sopravvento sulla riservatezza tipica giapponese…


Per saperne di più leggete il mio articolo!

https://www.otakusjournal.it/san-valentino-in-giappone/




 Collage by Elena Paoletta





Cercate un'alternativa al freddo pungente dell'inverno? Vorreste rimanere al calduccio senza alzarvi neanche per mangiare? Allora il kotatsu fa per voi :)

Per saperne di più cliccate qui  https://www.otakusjournal.it/che-bello-il-kotatsu/






Ieri ho partecipato alla presentazione del fumetto Into the Net, edito da Tatailab.

Sono molto curiosa di leggerlo! :D

Ringrazio ancora l'autrice Milena Ciccarello per questa bellissima dedica e la Fumetteria Jaku Toys per aver organizzato questo piacevole pomeriggio!

Superato anche il secondo corso del livello A2 di lingua giapponese! E ora via verso l'esame finale! ^__^



Se pensate di essere Otaku niente paura...Wotakoi - l'amore è complicato per gli Otaku è la serie che fa per voi, perchè quando si vive per le proprie passioni tutto diventa più bello e anche l'amore può essere dietro l'angolo... 

http://www.otakusjournal.it/wotakoi-lamore-e-complicato-per-gli-otaku/





Ogni Paese ha la sua magia del Natale ognuna ricca di significati e di eventi. È interessante scoprire come nel mondo si festeggia questo giorno tanto atteso da tutti… Andiamo a scoprire come si festeggia in Giappone!

Cliccate qui  http://www.otakusjournal.it/natale-in-giappone/






 Pictures © Elena Paoletta



Gli amanti del Giappone, o semplici curiosi, non possono mancare al prossimo appuntamento con il mercatino giapponese che propone a Roma due giorni di festa natalizia ricca di eventi. The Christmas City Mercatino Giapponese & V Market, offre un'occasione da non perdere per chi ancora non ha le idee chiare sui regali di Natale…
Per saperne di più cliccate qui https://www.otakusjournal.it/mercatino-giapponese/



All’Istituto giapponese di cultura a Roma è stata allestita la mostra “Kimono ovvero l’arte di indossar storie” che resterà in esposizione fino al 19 gennaio 2019. Per approfondire la conoscenza culturale di un popolo, il vestire è stato sempre un dato importante insieme al mangiare e all’abitare. Nel caso della mostra l’abito diventa un modo di trasmettere messaggi, storie ed emozioni.




La mostra è divisa in quattro sezioni che rappresentano aspetti fondamentali della vita dei giapponesi: la spiritualità, l’attenzione per l’infanzia, il particolare rapporto con la natura e le stagioni e la storia e le tradizioni sociopolitiche del Giappone.Tutti i kimono esposti provengono dalla collezione di Lydia Manavello, iniziata una quindicina di anni fa e legata alla profonda passione per i tessuti e per il Giappone. I suoi kimono rappresentano piccoli pezzi di storia come quelli dei primi quarant’anni del Novecento in cui sono presenti riferimenti alla cronaca degli anni fra le due guerre e in cui si notano le relazioni con la pittura e l’arte occidentale. Due esempi su tutti sono il piccolo kimono da bambino che richiama un episodio della guerra fra Giappone e Cina del 1932 e l’appariscente kimono da donna a sfondo viola che ricorda l’Art Decò.




La collezione, oltre ai tanti kimono, vanta anche numerosi accessori, come calzature, fermagli per capelli, borse, bambole, aquiloni e un nutrito numero di libri, riviste ed illustrazioni che vanno dai primi dell’Ottocento alla prima metà del Novecento.




Oltre a rendere omaggio all’estetica dei kimono, la mostra spazia dal contesto religioso a quello letterario e sociale e sarà impreziosita all’avvicendarsi di tre scuole di ikebana, l’arte di disporre i fiori in modo da creare ambienti che superano spazio e tempo.




Per il pubblico italiano il Giappone è una cultura fortemente iconica fatta di stereotipi come il kimono, ma pochi conoscono ciò che si nasconde dietro l’immaginario: il grande cambiamento nell’estetica stessa della società giapponese. La mostra “Kimono ovvero l’arte di indossar storie” racconta la vitalità, l’ironia e la creatività di un Giappone nuovo sempre però attento alla cultura tradizionale.


Roma, 1/12/2018



Elena Paoletta


Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

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Se qualcuno ama le atmosfere da fiaba non può non andare nella sala da tè sicuramente più particolare di Roma. All’Eur, in Viale Pasteur 45, all’interno di un appartamento si trova Arthè, una piccola ma accogliente location dove poter gustare tante varietà di tè o una cioccolata calda e deliziosi dolcetti.

È qui che ho passato l’ora del tè il giorno del mio compleanno, facendomi un incantevole regalo.




La proprietaria è una signora gentilissima, pronta a spiegare e a consigliare le scelte ma anche a lasciare spazio all’intimità che quell’ambiente molto curato offre. Ho saputo che fin da ragazza aveva la passione per il tè e collezionava tazze e altri oggetti in tema; lei è la dimostrazione vivente di come le proprie passioni vadano coltivate nel tempo senza mai rinunciarvi per riuscire a realizzare i propri sogni.I suoi dolci fatti in casa sono squisiti, non solo per il palato ma anche per la vista: mini muffin, torte e crostate ai più svariati gusti, biscotti e bombe ripiene…per soddisfare tutti.




L’arredamento riporta alle scenografie di Alice nel Paese delle Meraviglie e de La Bella e La Bestia per creare quel tocco fiabesco e magico che rende la degustazione ancora più coinvolgente. Viene spontaneo canticchiare mentalmente le più famose canzoncine di quei musical Disney e ci si aspetta che da un momento all’altro le tazze, le teiere e gli orologi si animino.




Trascorrere il tempo in questa sala è un po’ come fermarlo, si è fuori dal caos immersi in una tranquillità fortemente voluta, dove gli arredi e ogni minimo particolare cullano la fantasia e la voglia di restare lì il più possibile. Il fatto di poter consumare in tutta calma, senza alcun tipo di pressione o di fretta, è infatti molto apprezzabile; fa sentire a proprio agio quasi come se si prendesse un tè a casa propria o di amici.




È raro trovare un locale simile a Roma dove tutti vanno di fretta e preferiscono bere alcolici. Anche qui però si possono gustare aperitivi, ma molto particolari: gli Aperithè, cocktail a base di tè con aggiunta di bevande alcoliche accompagnati da stuzzichini salati.Se quando si entra si pensa a “C’era una volta”, quando si esce sicuramente si sorride pensando…“E vissero felici e contenti”.


Roma, 28/11/2018



Elena Paoletta


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Mirai è il nuovo anime del regista Mamoru Hosoda che ha conquistato la critica di Cannes lo scorso maggio, dove è stato proiettato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalizateurs 2018 e che è stato in programmazione nelle sale cinematografiche italiane il 15-16-17 ottobre.




Il film conferma il fatto che quasi tutte le opere di Hosoda sono fortemente influenzate dalla sua vita. Nel 2006 La ragazza che saltava nel tempo, vedeva la protagonista sfidare il tempo tornando nel suo passato per poi lasciarsi raggiungere dal presente e questo rifletteva lo stato mentale del regista che in quel momento si apprestava a diventare indipendente e a sposarsi. L’avvicinamento di Hosoda agli emergenti social network può ravvisarsi in Summer Wars del 2009, mentre in Wolf Children tutto il suo dolore per la perdita della cara madre è ben rappresentato dall’ululato del Lupo-Ame che echeggia tra le montagne. Nel 2015, dopo la nascita del figlio, con The Boy & The Best sosteneva che la responsabilità di tramandare conoscenze ed esperienze alle giovani generazioni risiede negli adulti.




I temi dell’amore filiale e della relazione genitore-figlio sono il denominatore comune nel lavoro di Mamoru Hosoda, ma in Mirai questi temi appaiono attraverso i modi in cui i personaggi esprimono il loro affetto e crescono insieme. La novità sta nel fatto che il regista affronta questo suo tema preferito attraverso il punto di vista di un bambino di quattro anni, Kun che deve affrontare l’arrivo della sorellina Mirai nella sua famiglia.




Geloso fino alle lacrime, il piccolo cerca, tra capricci e ricatti, di attirare l'attenzione dei genitori monopolizzata dai bisogni primari di Mirai e colma quella che lui avverte come una perdita di affetto, rifugiandosi nel cortile della casa dove un albero genealogico magico lo catapulta in un mondo fantastico in cui il passato e il presente si confondono.




Il giardino e il suo albero sono potenti simboli che legano e intrecciano i temi del cambio delle stagioni, del passare del tempo e della genealogia, perché proprio in quel luogo Kun incontra i suoi parenti in epoche e avventure diverse scoprendo la sua storia e trovando la sua identità. Ogni volta che il bambino si comporta male nei confronti della sorellina o dei genitori, la dimensione realistica del film lascia il campo a quella fantastica. Vede allora la personificazione del suo cane che gli spiega come anche lui abbia sofferto la perdita di attenzioni quando Kun è entrato a far parte della famiglia; viene accompagnato in avventure surreali dalla sorella magicamente diventata adolescente (Mirai significa “futuro”) e quindi più grande di lui; incontra la mamma quando era bambina e può vedere come caratterialmente gli somigli così tanto e il nonno da giovane, nel momento in cui conosce la nonna e dà il via a quella che sarebbe diventata poi la sua famiglia.




Tutto il film si snoda tra i piccoli gesti come scendere le scale, andare in bicicletta, reclamare l'attenzione degli adulti o strillare a perdifiato, con le osservazioni, i comportamenti e le espressioni tipiche dell'infanzia.

Tutto ciò che riguarda la via famigliare è reso da Hosoda con la semplicità delle azioni quotidiane e la maestria dei disegni, ma è necessario un po’ di soprannaturale per intraprendere quel percorso di crescita e di formazione necessario all’intera famiglia. È allora che storia e visivo rendono al meglio; è in quelle scene che si ammirano i disegni e i colori più forti come nella ricostruzione della stazione futurista o dove il passato riesce meglio a spiegare il presente come nell’incontro tra Kun e il nonno. Il potere immaginario del bambino è dunque il punto di forza del film, quello che ne traccia una trama altrimenti chiusa all’interno della normale amministrazione della vita di una giovane famiglia. Ma è la domanda che forse Hosada vuole porre allo spettatore quella che racchiude la sua poetica: come siamo arrivati qui e dove siamo diretti? E la risposta la suggerisce nell’affermazione visiva che ciò che viene tramandato di generazione in generazione non è altro che l’eterna continuità dell’esistenza.




Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

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