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Elena91 blog

Presso l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma si può ammirare la mostra ad ingresso gratuito Washoku: la colorata vita alimentare dei giapponesi, che resterà in programma fino al 19 aprile 2017.

La mostra, oltre ad esporre alcune opere d’arte e riproduzioni di stampe a tema, dove il cibo è riprodotto in scene classiche o satiriche risalenti alla seconda metà del XIX secolo, ha un divertente settore con riproduzioni in plastica delle più note pietanze giapponesi.

Il Washoku è la cultura alimentare tradizionale salutista dei giapponesi; il menu tradizionale prevede miso, misoshiru o zuppa, ma il piatto forte è il riso mescolato con verdura, carne e pesce di ogni tipo con combinazioni che sprigionano il loro sapore. Si tratta di uno stile alimentare che punta al massimo sulla valorizzazione del riso, l’ingrediente fondamentale della cultura gastronomica, sempre presente nel pasto e che si accompagna essenzialmente a brodo o zuppa, al pesce, alle verdure, ai legumi e anche ai dolci.




Il Washoku racconta come la cucina nipponica sia molto più dell’ormai noto sushi; comprende tecniche di lavorazione volte alla conservazione e valorizzazione dei prodotti, nel pieno rispetto della tradizione, della provenienza e della stagionalità in analogia alla dieta mediterranea e alla cucina italiana. Soprattutto per quanto riguarda le verdure e i legumi, si riconoscono tra le principali modalità di lavorazione: la fermentazione, l’essiccazione, la frittura e la cottura in stufato, ognuna delle quali vuole enfatizzare e mettere in risalto le diverse caratteristiche dei prodotti. 

Tutto è pensato per soddisfare il fabbisogno nutrizionale ed energetico della famiglia, ma anche per appagare il senso estetico; infatti l’eleganza delle preparazioni culinarie, l’attenzione al dettaglio nella presentazione e nelle stoviglie utilizzate, il rispetto per il cibo e l’effetto benefico dei pasti, sono tra gli elementi che fanno della cucina giapponese una delle più apprezzate e sane. 

Va ricordato che il popolo giapponese cura particolarmente la qualità dei suoi prodotti e tiene molto all’alimentazione sana; nei piatti preparati amorevolmente non ci sono mai troppi grassi, carne e pesce vengono utilizzati in egual modo e c’è grande uso di legumi, verdure e alghe. 

Una delle sezioni della mostra che mi è piaciuta di più si sofferma sul menù tradizionale giapponese, momento importante nella vita quotidiana scandito da precise regole di comportamento.

Come sempre in Giappone, nulla è lasciato al caso ed ogni minimo dettaglio e comportamento è codificato: le ciotole con le pietanze hanno una loro posizione, così come le bacchette hashi che vengono disposte in modo da avere le punte rivolte a sinistra. 




Due parole sono molto importanti per l’etichetta a tavola: itadakimasu e gochisousama

Itadakimasu, detta prima di iniziare a mangiare, letteralmente significa “ricevere” o “accettare”, ma in questo contesto è ormai divenuta un rito dai connotati quasi spirituali, intesa proprio come una preghiera prima del pasto, un momento riservato alla meditazione e al ringraziamento. Questa parola ha una valenza fortissima; molti erroneamente traducono come “buon appetito” ma in realtà è il ringraziamento che l’essere umano rivolge al cibo che mangia e che gli consente di vivere e che a sua volta era stato essere o elemento vitale. Il sacrificio di animali ma anche di vegetali e legumi avviene nella consapevolezza che il flusso vitale si trasforma e nulla viene sacrificato invano. Da qui ne discende che nulla deve andare sprecato e non si devono lasciare avanzi nelle ciotole o nei piattini, al limite è meglio servirsi poco alla volta.

Gochisousama, ha il significato di “grazie per il cibo” viene invece detta alla fine di un pasto, quando si lascia o si sta per lasciare la tavola ed è rivolta a chi ha preparato il piatto, sia che ci si trovi al ristorante o come ospiti a casa di qualcuno.

I giapponesi nutrono profondo rispetto per una natura così ricca di doni, ponendo in relazione il cibo al culto degli antenati e delle divinità e dando un significato profondo al legame con la terra e la famiglia. Infine c'è il colore e la sua brillantezza: questi piatti della cucina giapponese sono bellissimi da vedere perché realizzati ad arte con un profondo senso del kawaii. Per appagare i due sensi della cucina giapponese: vista e gusto. 

A proposito a chi fosse interessato vi rimando al mio post Vista e gusto…I due sensi della cucina giapponese https://jobok.eu/blogs/58 e alle mie foto della mostra nell'album Washoku: la colorata vita alimentare dei giapponesi.




 Roma, 18/02/2017


Pictures © Elena Paoletta
Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91

Evvai! Superato il primo corso di lingua giapponese!!!

Da oggi ho iniziato il secondo :)



Sicuramente non tutti gli anime prodotti in Giappone arrivano in Occidente. Non si sa di preciso neanche quanti siano, né si conosce il nome di tutti i loro autori ma, grazie ad alcune case di produzione come la Lucky Red, la Dynit, la Yamato Video e la Nexo Digital, si sono potute ammirare anche in Italia alcune delle opere più significative non solo del maestro Hayao Miyazaki ma anche di quelli che vengono definiti i suoi “eredi”. Primo fra tutti Makoto Shinkai conosciuto già in Italia per i suoi film 5 Centimetri al Secondo e Il Giardino delle Parole e ora per il suo nuovo capolavoro Kimi no na wa (Your Name), presentato in Italia come evento e per questo motivo doveva essere proiettato sugli schermi cinematografici solo per tre giorni, ma oltre ogni aspettativa il film ha richiamato un vasto pubblico ed è rimasto in programmazione per diversi giorni.




L’animazione è un genere che al di fuori del Giappone ha purtroppo un destino difficile; molto spesso non viene compresa per le evidenti differenze culturali o viene marcata dall’etichetta “per soli bambini” pensando che sia come tutti i cartoni animati a cui siamo da sempre abituati. La difficoltà sta forse proprio nella non accettazione che storie importanti vengano raccontate attraverso il disegno animato e per questo Makoto Shinkai potrebbe essere uno dei disegnatori e registi capaci di trovare la strada giusta per allargare il target e arrivare così più facilmente a tutti. Prima di dare vita al suo ultimo fenomeno cinematografico, l’autore ha scritto l’omonimo romanzo raccontando la storia che ha poi commosso milioni di spettatori al cinema.

Grazie alla casa editrice J-Pop (etichetta di Edizioni BD) infatti è stata resa disponibile la light novel di Your Name, che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. Nella postfazione Shinkai ha spiegato la nascita della storia e il suo senso profondo:

«Il motivo è perché ha sentito che da qualche parte ci fossero dei ragazzi come Taki e Mitsuha. Questa è ovviamente una storia di fantasia, eppure credo che da qualche parte esistano delle persone che hanno vissuto esperienze simili e provano sentimenti simili ai protagonisti; che hanno perso figure o luoghi importanti e che hanno deciso mentalmente di lottare lo stesso. Persone che continuano a tendere la mano verso qualcosa che ancora non possono incontrare, assolutamente sicure però che un giorno succederà. E poi credo di aver scritto questo libro perché sentivo che ci fosse il bisogno di raccontare questi sentimenti con una serietà diversa rispetto allo splendore del film».




Tra il romanzo e il film non ci sono grosse differenze. Secondo Shinkai è difficile stabilire quale sia l’opera originale, anche se il libro è stato scritto prima di completare il film. 

Nel romanzo la storia è raccontata in prima persona dai due protagonisti secondo il loro punto di vista; nel film viene mostrata dalla telecamera, quindi in terza persona e le scene in cui Taki e Mitsuha non sono presenti (cosa che nel romanzo non succede mai) sono raccontate in maniera veloce.

Il produttore e scrittore Genki Kawamura è stato importantissimo per la stesura del romanzo poiché Shinkai gli aveva chiesto di esprimere un commento in un momento di forti dubbi sullo scriverlo o meno. Kawamura desiderava che la nuova opera del regista fosse “il meglio di Makoto Shinkai”, in modo che chi ancora non lo conoscesse potesse rimanere sorpreso venendo a contatto con i suoi mondi e chi aveva già visto le sue opere potesse nuovamente assistere ai risultati del suo talento. 

Tutte le opere di Shinkai hanno sempre avuto una colonna sonora meravigliosa, per questo anche Your Name doveva essere quanto più possibile musicale. Kawamura chiese a Shinkai se ci fosse un musicista in particolare che gli piacesse e lui nominò i Radwimps. Fatalità il produttore conosceva il frontmen della band e gli scrisse subito una mail; in questo modo Shinkai e Yojiro Noda hanno potuto incontrarsi ed iniziare una collaborazione miracolosa che sembra guidata dal destino. Noda ha preso storia e sceneggiatura e le ha ampliate sotto forma di musica; dall’unione di tutto ciò è nato il romanzo e contemporaneamente è stato completato il film. Shinkai aveva precedentemente dichiarato di non voler scrivere il romanzo ma è stato portato a realizzarlo proprio dalla musica di Noda. Insieme sono riusciti a illustrare una storia in cui due persone si incrociano quasi per caso in un mondo grandissimo: Makoto Shinkai e Yojiro Noda uniti dal destino hanno dato vita a ciò che sembrava impossibile. Ovviamente nel romanzo non può esistere la musica di sottofondo, ma il libro ha subito una forte influenza dei testi dei Radwimps e nel romanzo si riescono a percepire chiaramente le note della rock band giapponese.

La canzone Zenzenzense (Vita Preprecedente) sottolinea in modo magistrale la storia d’amore di un ragazzo e una ragazza che vogliono lottare in modo splendido in questo mondo crudele, contribuendo senza dubbio a far definire Your Name il più grande capolavoro di Makoto Shinkai:

«Ho iniziato a cercati dalla tua vita preprecedente…

“Sei in ritardo", dici con tono arrabbiato…eppure, sono arrivato il prima possibile

Il mio cuore è arrivato da te prima di me».

Shinkai ha raccontato il ruolo del destino in una storia d’amore, dove due persone si incrociano in mondi stupendi, magnifici, senza tempo e la musica lo conferma:

«Ho iniziato a cercarti tante vite prima che nascessi;

È poggiando lo sguardo su quel sorriso strano, che sono arrivato ad oggi.

Anche se tu dovessi perdere tutto e venissi spazzata via dal vento,

Non dimenticherò più chi sono e inizierei semplicemente a cercarti dal principio.

O forse dovrei ricostruire l'intero universo da zero?…

Ci incontrammo ai confini estremi tra tante galassie;

Come devo afferrarti la mano per evitare che si spezzi?»…

La canzone parla di  questo mondo pieno di incroci legati da un sottile filo; è difficile incontrare la persona del proprio destino e anche se ci si riesce, chi garantisce che sia proprio quella? 

Il filo rosso del destino è una leggenda popolare di origine cinese diffusa in Giappone. Ognuno di noi nasce con un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra (la versione originale cinese narra che il filo è legato alle caviglie). Questo filo ci lega alla persona a cui siamo destinati, alla propria anima gemella.

Le due persone così unite sono destinate ad incontrarsi; non importa il tempo che dovrà passare, le circostanze, le distanze che le separano, l’età, la classe sociale o altro, perché il filo rosso sarà lunghissimo e fortissimo e dato che ha la caratteristica di essere indistruttibile non si spezzerà mai. Sarà lo stesso destino a tenerlo saldo e unito finché esse non si incontreranno. Questo filo lega indissolubilmente due anime gemelle, due amanti, due persone destinate a vivere insieme per sempre. Essendo molto lungo il filo spesso si aggroviglia e crea intrecci strani e nodi che creano difficoltà alle due anime destinate a congiungersi; ogni groviglio che verrà sciolto sarà il superamento di un ostacolo nella relazione, ogni nodo che verrà districato servirà a rafforzare il legame.




Uscito in Giappone lo scorso agosto, Your Name si è trasformato in pochissimi mesi in uno dei più grandi successi cinematografici di sempre, l’unico film d’animazione della storia capace di competere con il successo dei più famosi film di Miyazaki come La Città Incantata.

Shinkai è cresciuto col mito e all’ombra del maestro Miyazaki, per sua stessa ammissione: 

«È un enorme fonte di ispirazione. Lui e il suo team hanno praticamente fondato l’intero sistema.

Hanno creato quello che l’animazione giapponese è oggi. É impossibile non essere influenzati dal lavoro del maestro Miyazaki…Io non voglio fare film simili a lui, ma riuscire a suscitare le stesse emozioni che il maestro suscita nelle persone, me compreso».

Lui sostiene di essere un disegnatore mediocre; uno che scrive storie e poi cerca immagini da proporre agli animatori per far vedere loro cosa vorrebbe che disegnassero, in questo modo riesce a creare anime meravigliosi e ad inventare storie ugualmente importanti e coinvolgenti. Viene ormai considerato da tutti un maestro assoluto dell’animazione giapponese, grazie alla sua straordinaria padronanza delle arti visive e alla sua incredibile abilità narrativa.

I suoi panorami iperrealistici e le sue atmosfere malinconiche hanno commosso e incantato in tutto il mondo milioni di appassionati di anime. La sua maestria nel creare e la regia lo hanno consacrato come l’erede di Miyazaki, pur essendo la sua un’animazione molto diversa; l’artista risente inoltre delle influenze della letteratura contemporanea giapponese, in particolare delle opere di Murakami ed è quindi definibile come più matura e concentrata sul mondo reale.

Campione di incassi in Giappone e molto elogiato dalla critica mondiale, Your Name ha portato come conseguenza perfino dei tour che ripercorrono il giro delle location della storia e perfino la biblioteca che appare nel film ha dovuto esporre un regolamento speciale per far fronte all’improvvisa ondata di visitatori. Oltre agli innumerevoli gadget di ogni tipo e al materiale pubblicitario distribuito in ogni luogo, è stato prodotto anche un sakè ispirato ad una delle principali scene del film.

Sebbene la pellicola si presenti come una storia romantica (in gergo shojo) tra un ragazzo e una ragazza che senza un perché si ritrovano l’uno nel corpo dell’altra, Your Name è molto di più. 

L’incipit mostra che dal cielo cade una stella cometa; lenta e inesorabile brucia nell’atmosfera dividendosi in diversi frammenti infuocati. Un ragazzo e una ragazza distanti tra loro, senza sapere di star condividendo lo stesso momento, fissano di notte l’insolito e meraviglioso spettacolo, pervasi da una strana sensazione; a fior di labbra un unico pensiero, un sussurro del cuore: «Quel giorno dal cielo cadde una stella e fu come vivere un sogno, come condividerlo».

Li rivediamo di giorno, ognuno nelle proprie città di appartenenza, risvegliarsi con le lacrime agli occhi e nel cuore e nell’anima la sensazione vivissima di aver perduto qualcosa o qualcuno.

«Ogni tanto, la mattina, appena sveglia, mi capita di ritrovarmi a piangere, senza sapere perché».




I due adolescenti vivono in luoghi ed ambienti molto diversi tra loro, ma entrambi sono insoddisfatti della propria quotidianità, così senza conoscersi si ritrovano a vivere uno la vita dell’altro; una storia che si intreccia tra reale e soprannaturale. I ragazzi, lasciandosi dei messaggi a vicenda, inizieranno a comunicare e a cercare il perché di ciò che sta loro accadendo e di comprendere il legame che li unisce, che si rafforza notte dopo notte, sogno dopo sogno, mentre incombe il passaggio di una misteriosa cometa, quella che in realtà gli spettatori hanno visto nell’incipit.

Mitsuha è una studentessa che vive nel paesino di montagna Itomori. Intrappolata in una vita monotona desidera trasferirsi a Tokyo, la grande metropoli dove ogni sogno si può realizzare. 

Taki è uno studente delle superiori che vive proprio a Tokyo e si mantiene facendo il cameriere in un ristorante italiano che non a caso si chiama “Il Giardino delle Parole”; ha una grande passione per il disegno e vorrebbe un giorno lavorare nel campo dell’arte o dell’architettura.

Mitsuha è costretta a svolgere il compito di sacerdotessa scintoista ereditato dalla madre e un giorno implora il suo dio di farla diventare un bel ragazzo di città, magari in una prossima vita. L’indomani al suo risveglio qualcosa è cambiato inesorabilmente e il suo sogno si è avverato: la ragazza si ritrova infatti in una stanza che non conosce, ha nuovi amici e lo skyline di Tokyo si apre davanti al suo sguardo. Mitsuha si è risvegliata a Tokyo nel corpo di Taki e contemporaneamente il ragazzo si risveglia nel corpo di Mitsuha nella piccola città di montagna mai vista prima.

É un divertente scambio di ruoli che serve a far entrare nella storia lo spettatore e farlo affezionare ai protagonisti. Ci si trova di fronte ad una tipica divertente commedia degli equivoci, come accade spesso in anime di questo genere: ci sono due adolescenti che si scambiano di sesso, con scene che lo raccontano in modo abbastanza esplicito. Per esempio quando Taki capisce di essere nel corpo di Mitsuha e inizia a toccarsi incuriosito il seno o viceversa quando lei, trovandosi improvvisamente ad essere un ragazzo, si guarda scioccata le parti intime. Poi però ci si rende conto che c’è qualcosa che non va, che i particolari della storia non sono messi lì a caso ma devono focalizzare l’attenzione dello spettatore sulle dinamiche narrative.




Taki e Mitsuha non si conoscono, non hanno idea di che cosa stia loro accadendo e, come se non bastasse, ad ogni risveglio non si ricordano l’uno dell’altra. Cosa sta succedendo? Quale sarà il segreto che si cela dietro questi strani sogni incrociati e perché si scambiano i propri corpi mentre la loro personalità resta la stessa?

L’intreccio si complica e il mistero si infittisce perché i due ragazzi quando riprendono possesso dei loro corpi, si ricordano ciò che hanno fatto nella vita dell’altro ma non ne conoscono il nome; non si incontrano mai ma le loro vite si legano indissolubilmente. A dire il vero ci provano a lanciarsi dei segnali per ricordarsi l’uno dell’altra: una scritta sulla mano, il nastro rosso per capelli che Taki riceve da una sconosciuta ragazzina sul treno e soprattutto la richiesta scritta su un foglio...Your Name.

All’inizio quindi entrambi sono sconcertati e capiscono poco e nulla di ciò che sta accadendo, poi giorno dopo giorno, grazie ad una sorta di diario che Taki tiene nel suo cellulare, riescono a capire che lo strano fenomeno avviene in modo casuale e di notte durante i loro sogni.




Anche se non sanno nulla l’uno dell’altra ma apprendono cose della propria personalità tramite le persone che li circondano, i due si affezionano e cominciano così a cercare di comunicare e a lasciare tracce di ciò che accade durante il loro scambio, per poter poi ricordarsene. Entrambi quando assumono il corpo dell’altro/a migliorano le rispettive quotidianità e riescono a vivere esperienze che altrimenti non avrebbero mai potuto fare; questo fragile equilibrio è però destinato ad infrangersi perché qualcosa di minaccioso incombe sulle loro vite. Taki, preso da un presentimento dopo aver saputo del passaggio imminente della cometa, partirà alla ricerca di Mitsuha pur non sapendo né chi sia, né come si chiami, né dove abiti, perché il messaggio del film è proprio questo: qualcuno che tu non hai ancora incontrato, si chiede come potrebbe essere conoscere una persona come te.

C’è il grande sacrificio dell’impegnarsi in prima persona, sfidando i limiti dello spazio e del tempo, anche a costo di rimetterci la carriera scolastica o addirittura la vita: 

«Ovunque tu possa essere nel mondo, io verrò a cercarti».




Ciò che rende questo film un capolavoro è quello che accade da questo momento in avanti reso attraverso una magia di luci, sensazioni ed emozioni. In modo sublime Shinkai porta avanti una grande regia e una straordinaria realizzazione tecnica catturando i colori caldi e freddi che, accompagnati da una entusiasmante colonna sonora, sostengono e sviluppano il rapporto tra i personaggi, trascinando lo spettatore nel senso profondo della storia.

Mentre la prima parte del film è divertente e ritmata, la seconda ha un risvolto del tutto differente: è qui che si riscontrano le amare riflessioni sul terremoto del 2011 e sul disastro di Fukushima. In questo momento nel film gli elementi fantascientifici si intrecciano al naturalismo e al pensiero buddista sul tempo e lo spazio.

Grazie alla bellezza della doppia ambientazione, quella urbana e quella campestre, Shinkai ha potuto dare il meglio nel raccontare i suoi scenari prediletti: la vita nella metropoli e quella in comunione con la natura. In questo suo modo visivo di trasportare luoghi e sensazioni, lo spettatore avverte una serie di emozioni che vanno dalla gioia, al dubbio, alla tristezza fino a un dolce senso di speranza capace di rincuorare anche le più oscure previsioni. 




Your Name è splendido tecnicamente, merita di essere visto anche più di una volta per cogliere al meglio i dettagli e lasciarsi coinvolgere dai sentimenti.

La capacità di Shinkai di enfatizzare la luce creando immagini e situazioni che lasciano senza fiato è ben nota agli appassionati dell’animazione giapponese. Nel suo lavoro Il Giardino delle parole era stato capace di creare probabilmente la migliore pioggia mai vista su un grande schermo. 

Da un semplice pretesto narrativo la storia di Your Name avanza complicandosi fino ad arrivare ad una toccante riflessione sulla meraviglia del destino e dell’amore.

Pur ritrovando le tematiche tanto care a Shinkai, questo film porta però una novità: chiude il capitolo dell’amore destinato a non accadere e apre quello delle anime gemelle, dei legami che vanno oltre il tempo, lo spazio, l’età e l’aspetto fisico.

Per definizione il romantico è colui che è capace di vedere oltre la superficie delle relazioni, delle cose in generale e crea storie protese verso un domani meraviglioso ma disperatamente irrealizzabile. È ciò che Shinkai è in grado di fare e in questo senso si può definire un romantico; le storie che racconta racchiudono un’amara attualità in un animo estremamente sensibile.

Bisogna quindi lasciarsi alle spalle i pregiudizi sull’animazione giapponese e accettare che un romantico artista completo racconti una storia semplice, con la sorpresa e la meraviglia delle illustrazioni, la profondità e il modo delicato e poetico in cui viene narrata, perché questo film fa bene agli occhi, al cuore e rassicura lo spirito.





Elena Paoletta

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at https://jobok.eu/user/Elena91

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