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Elena91 blog

Oggi vi racconto una storia bellissima e molto realistica, di un anime che mi è rimasto nel cuore e che senza dubbio è il mio preferito: Nana.

La serie animata è stata trasmessa sul canale MTV alle ore 15.00 nel corso del 2007, dando l’opportunità di sentir parlare per la prima volta di anime al posto del termine più comune cartoni animati. Ricordo con piacere i pomeriggi trascorsi a guardare la serie insieme a mia sorella, aspettando con ansia l’episodio successivo. Fin dalle prime puntate Nana mi ha colpita, ho percepito qualcosa di profondamente diverso rispetto al solito già visto e l’ho amata subito, tanto che dopo un po’ di tempo ho letto il manga, curiosa di sapere se la storia originale avesse avuto un finale diverso. Nana nasce infatti come un manga di genere josei (pensato cioè per un pubblico femminile che ha superato la maggiore età); è serio e tratta relazioni con sentimenti più veri e non idealizzati, attraverso un linguaggio misurato, senza eccessi e rappresentazioni più esplicite: per questo è considerata un’opera più matura, che tratta temi attuali molto seri e delicati. La serie animata è trasposta in modo da essere uguale alla storia dei ventuno volumi del manga, almeno fino al dodicesimo. Ne sono stati ricavati quarantasette episodi con un finale che non può essere considerato proprio tale in quanto il manga, a causa di gravi problemi di salute dell’autrice Ai Yazawa, non è mai stato portato a termine definitivamente. La stessa autrice ha dichiarato più volte di non sapere se o quando ne riprenderà la lavorazione. Oltre al disegno, Ai Yazawa ha sviluppato una grande passione per la moda, come è facilmente intuibile dai suoi manga costantemente curati e dettagliati nella riproduzione dell'abbigliamento con frequenti richiami alla stilista Vivienne Westwood.




Ciò che colpisce di più in Nana è che si è facilmente coinvolti sia dai personaggi che dalle loro storie, riconoscibilissime nella nostra realtà. L’inizio della vicenda è semplice e apparentemente felice, ma poi tutto si riconduce alla realtà della vita, di questo mondo e di come gli esseri umani sono, pensano e agiscono nelle difficoltà e alle decisioni che devono prendere anche se a volte sono dolorose. Tutti gli episodi si aprono e si chiudono con riflessioni personali molto introspettive: «Nana...ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrate? Lo sai, io sono il tipo che crede fermamente nel destino, quindi sono assolutamente convinta che il nostro incontro sia stato voluto dal fato. Ridi pure se vuoi...» È così che ha inizio la storia di Nana. Ambientata nel Giappone contemporaneo, presenta le vicende di due ragazze appena ventenni accomunate dallo stesso nome e dall'uguale decisione di trasferirsi a Tokyo: Nana Komatsu un’entusiasta della vita e Nana Osaki una ragazza di una band punk, i Black Stones. Nella vita di tutte e due ricorre spesso il numero sette, che in giapponese si pronuncia appunto Nana. Le due giovani prendono lo stesso treno diretto a Tokyo ed è lì che si conoscono. Separatesi alla stazione, si incontreranno successivamente per caso in un appartamento che entrambe hanno intenzione di affittare: il 707. Decideranno di essere coinquiline e di dividere insieme la vita quotidiana. Nana Osaki è a Tokyo per tentare la carriera di cantante professionista, dopo che Ren Honjō, il ragazzo che ama, ha lasciato la sua band e si è già trasferito da due anni nella capitale per debuttare con una nuova band pop-rock, i Trapnest, mentre Nana Komatsu ci va inizialmente per raggiungere il suo ragazzo Shoji, con la scusa di volersi iscrivere anche lei all’Accademia delle Belle Arti che lui già frequenta, ma il vero motivo è che vuole staccarsi dalla sua famiglia per diventare una donna indipendente. Nana Komatsu ha sempre cercato di intrecciare relazioni durature, ma per motivi diversi queste poi sono sempre finite male, come la sua ultima vicenda amorosa con un uomo più grande e sposato, per lei difficile da dimenticare. Quando si tratta di uomini, è sempre calcolatrice e debole; non si capisce se è per sfortuna o se è per il suo modo di porsi, a volte troppo infantile e volubile, che risulta agli occhi di molti una ragazza facile con cui divertirsi.




Il punto forte di Nana sono i personaggi e i sentimenti che questi provano, specialmente le due protagoniste. Nana Komatsu è una ragazza carina e semplice, è solare, tenera e sognatrice, vivace e sempre allegra, che sembra un po' frivola ed immatura, ma in realtà è solo molto sensibile. Forse è un po' insicura, sbadata, troppo premurosa, gentile e facile all'innamoramento e questo suo atteggiamento la porta a fare spesso scelte sbagliate. Riesce con facilità a farsi amare e benvolere da chi le sta accanto perché, anche se spesso è capricciosa ed egoista, allo stesso modo è affettuosa e di lei ci si può sicuramente fidare, per questo viene sempre protetta e sostenuta dalle persone che le vogliono bene e che insieme a lei trovano sempre la voglia di sorridere. La sua amica le dà il soprannome Hachi da Hachiko, il nome del famoso cagnolino giapponese simbolo di fedeltà e termine che indica il numero otto, per distinguerla da lei. Nana Osaki è molto diversa dalla sua omonima, è bella e affascinante, calma e riservata; in apparenza risulta una ragazza dura, fredda e distaccata, tutta d’un pezzo, più decisa e sicuramente più matura rispetto alla sua amica proprio perché è dovuta crescere in fretta, ma in realtà nasconde una forte fragilità che le deriva dal suo triste passato lasciandole il cuore spezzato e impedendole di far venire fuori ciò che lei realmente prova. È indipendente perché se l’è dovuta sempre cavare da sola, per questo ha sviluppato un’incredibile ambizione che la determina nelle scelte, ma che la blocca nei sentimenti rendendola introversa e schiva; una sorta di scudo, come il suo giubbetto di pelle nero, caratteristico del suo stile punk che le dà un senso di protezione. É una ragazza razionale ma allo stesso tempo sensibile, che si circonda di un alone misterioso e spesso si isola per difendersi, per tenere a distanza gli altri ed evitare così di soffrire nuovamente. Ha lasciato i Black Stones (abbreviati spesso in Blast) ed è partita, portando con sé solo un pacco di sigarette e una chitarra; tutto per inseguire il suo sogno, diventare una cantante professionista. Il nome della band viene da una marca di sigarette che, a quanto pare, non le piacciono particolarmente anche se lei ne fuma molte. I Blast si ricostituiranno a Tokyo quando tutti i componenti raggiungeranno lì Nana e diventeranno rivali dei Trapnest, dove suona il suo ragazzo Ren. Le vicende di Nana si snodano quindi tutte intorno a queste due band e ai loro componenti, agli intrecci e ai tormenti che ognuno di loro si porta dietro. La convivenza delle due ragazze non risulterà semplice all’inizio poiché presentano caratteri, stili e gusti completamente diversi; hanno vissuti diametralmente opposti, così come completamente differente è il loro modo di fare e di esprimere i propri sentimenti e questo spesso le trascina in divertenti battibecchi. Ciò nonostante vivendo e condividendo la vita quotidiana, impareranno a conoscersi meglio e a volersi bene, instaurando una bellissima amicizia che le aiuterà ad affrontare insieme momenti di sconforto e difficoltà che si presenteranno nel corso della loro storia. Riusciranno a creare un legame profondo e sincero che le porterà a non poter fare a meno l’una dell’altra, tanto che Nana diventerà quasi “possessiva” verso Hachi, risultando a tratti oppressiva nei suoi confronti, tutto per paura di perderla. Ciò che scatena in Nana questi sentimenti è il timore opprimente di soffrire di nuovo perché lei desidera fortemente avere un po’ di stabilità affettiva e sentirsi finalmente accettata: «Ho imparato che non ha importanza quanto e come si ama, tutti noi, uomini e donne, viviamo le nostre vite da soli. Non ha senso volersi appropriare di qualcuno, e nonostante lo sappia, a volte me ne dimentico ancora. Purtroppo non posso fare a meno di pensarci e mi sento così sola e triste». Guardando la serie animata o leggendo il manga, si intraprende un viaggio introspettivo con se stessi, riflettendo molto sullo sviluppo della storia determinato dalle scelte e dalle azioni dei vari personaggi, ognuno con un suo passato, un suo carattere e i propri punti di vista. Viene naturale immedesimarsi in quello che sentiamo a noi più vicino o a cogliere le sfumature caratteriali per farle proprie e percepire molte affinità con loro. Nel corso della storia vengono mano a mano evidenziate tutte le varie fragilità, i diversi sentimenti e le emozioni contrastanti che a volte non riescono a capire neanche gli stessi personaggi, ma oltre alla malinconia ci sono anche tanti bei momenti divertenti passati tutti insieme che rafforzano e rendono unica quell’amicizia. Nana e Hachi mi hanno trasmesso tante belle emozioni e tanta tenerezza. Il loro rapporto è speciale; un’amicizia vera e rara, difficile da trovare e da mantenere, una di quelle che incontri una volta nella vita o forse mai e che diventa con il tempo una grande forma d’amore. Nana vede in Hachi ciò che le è sempre mancato, la dolcezza e la spensieratezza, la gioia di vivere, soprattutto il calore e l’affetto di una famiglia; mentre Hachi ammira Nana per la sua forza e determinazione nel voler inseguire il suo sogno. Se ci rendiamo conto che l’amicizia è importante solo quando rischiamo di perdere la persona a cui siamo legati, lo stesso vale quando dopo tanto tempo la rivediamo e capiamo quanto sia importante per noi il valore della sua presenza. Una storia di rivincita personale all’inseguimento dei propri sogni, lottando per ciò che si desidera, per trovare la strada giusta che possa condurre alla felicità; di cuori infranti dove tutto non è o bianco o nero, ma mostra che esistono diverse tonalità e motivazioni per ogni cosa; soprattutto è la storia di un'amicizia speciale tra le due protagoniste, un legame che tutti vorremmo avere. L’enorme successo della serie portò alla realizzazione di due film live action nel 2005, con una trama molto simile a quella dell'anime e del manga, anche se nel primo film la storia è più concentrata sul personaggio di Nana Osaki, mentre nel secondo su quello di Nana Komatsu. Il finale è nuovo, poiché il manga si interrompe al ventunesimo volume, ma è anche diverso dalla serie anime che non chiariva bene alcuni aspetti comprensibili solo a chi aveva letto il manga.  Per l’ultimo film è stata trovata una soluzione alternativa che chiude la storia nel miglior modo possibile, cercando soprattutto di non scontentare i numerosissimi fan. Degna di nota è la colonna sonora di questi due film: Mika Nakashima, l'attrice/cantante molto somigliante a Nana Osaki, che infatti sembra essere uscita direttamente dall’anime, riesce a dare alle canzoni dei Blast un tono personale molto punk, come in Glamour Sky, canzone scritta dalla stessa autrice Ai Yazawa e da Hyde componente dei L’Arc-en-Ciel, uno dei gruppi musicali alternative-rock di maggior successo in Giappone.




Le canzoni dei Trapnest sono invece un po’ più dolci, con una melodica più lenta e comunque di tutti i brani delle due band sono state fatte diverse cover. In Italia indubbiamente ha avuto più successo la serie animata; i film live action sono usciti solo in DVD, con gli stessi doppiatori dell’anime, ad eccezione del personaggio di Ren e questo emoziona tantissimo soprattutto chi ha già visto la serie animata. Nel film sono state ricreate le atmosfere e le ambientazioni, in particolare quella dell’appartamento 707 che è molto fedele all’originale, ma riascoltare le stesse voci fa vivere sullo schermo i personaggi disegnati incarnandoli in persone vere. In Nana è naturale che la musica abbia un ruolo fondamentale visto che le vicende ruotano intorno a due band, quella dei Black Stones e quella dei Trapnest. Le sigle, sia di apertura che di chiusura dell’anime, sono tutte canzoni originali e per me è stata una vera sorpresa sentirle in giapponese. Dopo anni abituata a sigle televisive rese in italiano allegre e spensierate, queste musiche pop-rock-punk originali ed orecchiabili, come Rose cantata da Nana Osaki, mi hanno affascinato e avvicinato in modo impressionante al mondo di Nana, facendomi apprezzare un genere musicale proposto in modo completamente nuovo. Tutte le musiche, anche quelle di sottofondo, caratterizzano la serie e marcano i pensieri più profondi di Nana o di Hachi: «Se fosse possibile azzerare questa vita piena di errori e ripartire da capo, a cominciare da quale momento correggeresti i tuoi sbagli? Io comincerei dalla notte di neve in cui ci siamo conosciute. Sei l’unica cosa del mio passato che non voglio cancellare».  


Dedico questo post ad una persona che ho sempre ammirato e stimato. Per me è una guida e un esempio da seguire. Conosciamo benissimo i diversi aspetti l’una dell’altra, abbiamo condiviso tante cose e, anche se siamo lontane fisicamente, lei è con me ogni giorno.  Crescendo noto che più faccio progressi e meno sento il bisogno di appoggiarmi a lei, ma so che continuerà a sostenermi e a volermi proteggere, spingendomi a fare sempre meglio perché crede in me. Trovare una persona speciale è raro; qualcuno su cui poter sempre contare che non pretende niente in cambio, a cui non devi dare spiegazioni o giustificazioni. Una persona forte, vera e sincera che sappia tutto di te, che ti legge dentro e non ha bisogno di chiederti nulla per sapere cosa ti passa per la testa, perché capisce all’istante ogni tuo stato d’animo.  Fortunatamente io quella persona l’ho trovata, o meglio ce l’ho da sempre…mia sorella, che ringrazio per avermi fatto scoprire Nana, per avermi aperto la strada al mondo degli anime e dei manga, ma soprattutto per essere sempre la mia migliore amica, la mia Nana.



 Wallpaper © Elena Paoletta

 

Video Editor / Blogger at Wonderland Tales

Artist at http://jobok.eu/user/Elena91


C’era una volta…” è la frase che da sempre ci affascina, ci trascina e ci coinvolge in un mondo irreale, atemporale e per questo meraviglioso. Un mondo popolato da creature immortali perché rimangono per sempre dentro di noi e diventano parte del nostro immaginario, soprattutto quando abbiamo voglia di evadere, di sognare anche ad occhi aperti o di sperare nel futuro e credere che qualcosa che migliori le nostre vite accadrà. 

Fiaba è un termine spesso confuso con favola, ma la caratteristica principale della favola è che ha sempre ben espressa una morale e il suo scopo principale è quello di denunciare, attraverso l’ironia del narratore, ingiustizie sociali o ridicolizzare i difetti degli uomini e criticarne i vizi. Al contrario la fiaba non ha una morale esplicita, ma un insieme di significati nascosti che risalgono ad  antiche credenze, legate spesso a riti di iniziazione o a metamorfosi  riguardanti il passaggio dell’uomo dall’età infantile a quella adulta. Ha per protagonisti uomini, fanciulle o bambini che spesso devono superare una serie di difficoltà, ma anche maghi, streghe, fate, orchi, folletti che  rappresentavano per lo più le credenze delle società primitive sul carattere magico-fantastico dei fenomeni naturali. Altra sua particolarità è che ha  sempre un lieto fine per invitare alla bontà, alla correttezza nei rapporti, a mantenere fede alla parola data, perché alla fine si viene sempre ricompensati. Le fiabe possono essere istruttive e rivelatrici circa i problemi interiori degli esseri umani e proporre le giuste soluzioni alle loro difficoltà. Ad esempio suggeriscono che una vita gratificante e positiva è alla portata di ciascuno nonostante le avversità, ma soltanto se si è disposti a lottare e a cercare la propria identità nel mondo. Infatti chi è troppo timoroso e di mentalità ristretta per mettere a repentaglio se stesso in questa importante ricerca, deve accontentarsi di un’esistenza  monotona o di un destino ancora peggiore. I personaggi e gli eventi delle fiabe dunque personificano e illustrano i conflitti interiori, ma suggeriscono in modo estremamente sottile la loro soluzione. Alla fine della storia l’eroe riesce a superare tutte le difficoltà incontrate lungo il suo percorso, rimanendo fedele a se stesso o le attraversa raggiungendo la sua autentica individualità; diventa  padrone di sé, una persona autonoma che non prevarica sugli altri, perché la maturità consiste nella capacità di governare se stessi con saggezza e di conseguenza vivere felici.  

Dai primi del Novecento le fiabe sono arrivate  nelle sale  cinematografiche, nelle versioni abbastanza fedeli a quelle popolari. Nei cosiddetti “classici Disney” sono stati però notevoli i cambiamenti rispetto alle versioni classiche e questo le ha rese a volte simili a favole, perché vi sono animali che parlano, cantano e agiscono come esseri umani, ma che hanno il ruolo di aiutanti del protagonista o gli regalano saggi consigli. In realtà servono ad attenuare i lati più oscuri e spaventosi delle storie, offrendo finali rassicuranti a tutto il pubblico, come  vuole ogni fiaba che si rispetti. Negli ultimi anni c’è stata una profonda tendenza a rivisitare le fiabe in chiave ironica, epica, dark o gotico-horror; versioni che hanno conquistato il pubblico grazie anche agli effetti speciali e al 3D. La fiaba affollata di streghe, lupi affamati e troll, gode di una vera e propria rinascita da quando le meraviglie in computer graphics rendono tutto possibile. La fantasia dei bambini di un tempo lascia spazio alle straordinarie  possibilità di entertainment del cinema commerciale contemporaneo che  rende vero tutto ciò che avevamo sempre solo immaginato. Hollywood sembra essersi ricordata che tutti i grandi sono stati bambini almeno una  volta e per questo non è importante quale fiaba si scelga di raccontare, ma  come si sceglie di raccontarla per ottenere la produzione di film non più  rivolti unicamente al mondo dei più piccoli, ma per tutti. La fiaba sullo  schermo vive un’incessante trasformazione; infatti oggi non si conoscono quasi più le fiabe nella loro versione originale, ma quelle che vengono  riproposte, al cinema o in televisione, sono spesso semplificate o private dei  loro  contenuti più profondi, per dar vita a nuove versioni che privilegiano lo spettacolo al significato. Inoltre chi ama le fiabe a volte ha anche l’opportunità di vedere come la  storia  è continuata dopo l’inevitabile lieto fine. I protagonisti sono cresciuti o sono del tutto nuovi, ma restano alle prese con streghe, orchi, matrigne  cattive, lupi famelici, fate e draghi, perpetuando la lotta del Bene contro il Male, per raccontare le paure e i desideri di tutti.





Allo stesso modo le versioni dark o gotico-horror con cui vengono rivisitate con grande successo le fiabe classiche, raccontano storie note ma nelle quali eroi ed eroine sono andati avanti con le loro vite, sanno cavarsela nelle situazioni più difficili e hanno linguaggi nuovi, accessibili ai giovani che tanto amano gli effetti speciali. 

Molti autori e sceneggiatori si sono accorti così che  anche i serial televisivi incentrati sulle fiabe vincono nelle gare degli ascolti  televisivi: Once upon a time, trasmesso in Usa nel 2011 e un anno dopo in  Italia, ne è un esempio. Questa serie fantasy, liberamente ispirata a molte  fiabe e leggende classiche della letteratura mondiale ma ambientata ai nostri  giorni, deve la sua nascita agli stessi autori dell’ormai leggendario Lost, Adam Horowitz e Edward Kitsis, e riesce a riunire personaggi come  Cappuccetto Rosso, Pinocchio, Biancaneve e i sette nani, il Cappellaio Matto, Capitan Uncino, Tremotino e tanti altri. Intrappolati in una dimensione senza  tempo e senza felicità, i protagonisti delle varie fiabe non ricordano nulla del  proprio passato per effetto di un sortilegio creato dalla matrigna cattiva di  Biancaneve e il loro salvatore sembra essere una giovane donna, Emma  Swan, che non ha niente a che vedere con le fiabe ma che in realtà si scoprirà essere la figlia di Biancaneve e del Principe Azzurro. L’espediente  narrativo è stato sfruttato al meglio con l’approfondimento di un personaggio  fiabesco in ogni episodio e rivolgendosi ad un pubblico di tutte le età, in  grado di appassionarsi a questa lotta senza tempo tra Bene e Male, ragione e  fede, ma soprattutto tra amore e potere. 

Il mondo incantato delle fiabe non  appartiene più quindi al passato, ma rivive attraverso strumenti più moderni  e di largo utilizzo. I media ricreano, grazie all’espediente tecnologico, la  meraviglia, l’incanto e la paura che da sempre hanno suscitato le fiabe e  rappresentano al meglio l’unico universo dove i sogni possono avverarsi e  dove alla fine il Bene trionfa, per questo non se ne potrà mai fare a meno. La  fiaba dallo schermo parla a tutti attraverso la sua magia, trasmettendo emozioni e il suo ruolo è quello di tenere aperto un varco verso il possibile,  un cammino verso la speranza.  Le fiabe oggi non servono più per  addormentare i bambini, ma per risvegliare la coscienza degli adulti.


 Artwork © Elena Paoletta



Potete vedere questo video da me realizzato dedicato a due personaggi della serie tv Once Upon A Time e descritto in maniera approfondita sul mio blog Wonderland Tales




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